I Fuori concorso del GFF spesso regalano capolavori unici della storia del cinema: è così anche per Das Boot di Wolfgang Petersen, anno 1981, Germania.
L'U-Boot 96 attraversa il mare e un mare di problemi: rischia di essere colpito dalle bombe di una nave inglese, poi ne attacca una flotta ma è costretto a ripiegare e nascondersi in profondità per un tempo incalcolabile, poi quando la missione sembra essere conclusa ordini dall'alto obbligano il capitano a raggiungere il porto di La Spezia obbligando il sottomarino a passare da Gibilterra roccaforte inglese impenetrabile ; a tutto questo sia ggiungono i problemi di vita all'interno del sottomarino (spazi ridotti, scarsa igiene, alimentazione poco sana, piattole, claustrofobia e crisi di panico) e problemi morali quando il capitano deve decidere che cosa fare con alcuni nemici in mare.
Mi fermo qui con la trama: film impeccabile dal primo all'ultimo dei suoi 195 minuti, assolutamente realistico e studiato nel dettaglio con delle ricostruzioni perfette degli interni dei veri sottomarini tedeschi nella seconda guerra mondiale, delle divise, della scenografia...movimenti di macchina studiati alla perfezione e nonostante il piccolo spazio in cui tutto viene girato i movimenti sono fluidi e anche rapidi come nelle bellissime scene in cui la macchina da presa corre per tutta la lunghezza del sottomarino a seguire i soldati che si spostano tutti da un lato per favorire l'immersione del mezzo; a tutto questo si aggiunge un'ottima caratterizzazione di tutti i personaggi e una perfetta storicizzazione.
E' forse uno dei primi film tedeschi sulla guerra ma non c'è patriottismo nè esaltazione nè commiserazione ; potevano essere di qualsiasi nazione: è il dramma umano che la storia vuole porre in primo piano...
2° 3,90 - Solamente nero (Bido)
3° 3,80 - L' ultima onda (Weir)
4° 3,75 - Captivity (Joffè)
5° 3,75 - Dogora (Honda)
6° 3,60 - The phone (Ky-Ahn)
7° 3,50 - Stacy: attack of the schoolgirls zombies (Tomomatsu)
8° 2,37 - Zora la vampira (Manetti Bros)
9° 1,87 - Inseminoid (Warren)
Fc- Das Boot (Wolfgang Petersen)
Santa sangre è un film messicano del 1989 diretto dall'artista poliedrico Alejandro Jodorowski, nativo del Cile. Esso è prodotto dall'italiano Claudio Argento, fratello di Dario, il quale ha fortemente creduto nel progetto di Jodorowski contribuendo a trasportarlo con alcune direttive semplici (mettici almeno tre morti) all'interno del genere horror, quindi sugli schermi del GFF.
Passati un pò di anni Felix è in un manicomio dove si comporta come un uccello vivendo appollaiato su un albero cavo e cibandosi di pesce fresco. Attirato dalla madre che torna a fargli visita egli esce dalla finestra e riesce a fuggire; Felix diventa così le braccia di sua madre in alcuni spettacoli teatrali ma la donna non si limita a questo: ella spinge Felix ad uccidere alcune donne, sempre appartenenti al giro di questi artisti da baraccone: fa fuori prima la donna tatuata, ora divenuta pappona e sfruttatrice di giovani ragazze, tra cui la mima muta di cui Felix era innamorato da bambino (che intanto riesce a fuggire), poi una donna lottatrice.... ma quando la madre gli impone di uccidere proprio la ragazza che un tempo egli aveva amato (la mima) egli decide di liberarsi una volta per tutte dal peso della madre.
Film che ha in sè tutto quello che si possa desiderare in un film: una buona trama, semplice e lineare nella sua comprensione, geniale e affascinante nella sua realizzazione; ottime ambientazioni, otiime interpretazioni, ottime musiche, scene di grande fascino profondamente legate al mondo circense e degli artisti di strada, cui il regista fa parte, con momenti di pura fantasia e originalità e qualche breve incursione nell'universo del sogno e dell'ipotetico (o metaforico), non sono mancate neanche le pere, il sangue ha fiottato...unico difettuccio...un ralenti troppo prolungato durante una scena di colluttazione...troppo poco però per privare questo fil del massimo dei voti, secondo me.
Santa Sangre è un film meraviglioso che pur trattando di mostri della mente e follia post-trauma riesce ad essere molto fisico e a contatto con la realtà, grazie soprattutto ad un'ambientazione verissima, non credo siano stati utilizzati molti set, nel degrado dei bassifondi messicani anni 80.
Jodorowski è attore, regista, scrittore, fumettista, cartomante e psicomago oltre che uno dei principali esponenti del surrealismo novecentesco; tante voci su di lui giravano prima del film (vedi la meteora del GFF Destination Darkness) , ora che ho potuto vedere qualcosa di concreto non posso che congratularmi con il personaggio del quale non tarderà la proiezione dei suoi altri film (ne ha diretti pochi pochi), i quali sono:


Dopo The Ring e The Eye il nuovo terrificante capitolo dell'horror orientale.

Io chiuderei già così la RECensione di questo film del 1978 di Antonio Bido ma se volete vado avanti

La scena qui sopra, candidata come best hot è anche stata molto divertente: i due si baciano davanti alla finestra aperta, poi si sdraiano e scompaiono dall'immagine, la cinepresa si sposta e li va a trovare nella loro intimità, poi ritorna sulla finestra...il colpo di genio sarebbe stato ritornare ancora una volta sulla coppia...Bido spreca un'occasione.











Un film tardivo, arrivato dopo che il filone giallo all'italiana aveva sfornato già tante pellicole e sfruttato al meglio le possibilità di intreccio del filone...ma forse proprio per questo le carte sono rimischiate in maniera fluida e, dopo un'attenta analisi dei predecessori, Bido non dimentica di inserire gli elementi intoccabili ( numero di morti elevato, scena di nudo, il manichino, il riassuntone) e direi anche al momento giusto con una buona colonna sonora e una regia sicura e precisa...per il resto le ispirazioni prese da altri film è quasi bello scoprirle e vedere chi ne trova di più (La casa dalle finestre che ride, Non si sevizia un Peperino sono le più evidenti oltre a tutti i film ambientati a Venezia)

Divertenti i due attori principali anche se pessimi attori (Stefano e Sandra); Lei mi è piaciuta molto con la sua belleza funerea, lui ha una faccia assurda e quando fa Sherlock HOlmes col cappellino fa troppo ridere (oltre alla già citata crisi finale)...buone anche alcune sequenze oniriche come la visione del cuore d'agnello nel tabernacolo e la comunione finale con tutte le vittime dell'assassino...che è il prete se ancora non lo avete capito! (Ora verrà la meteora fantasma a criticarmi perchè faccio spoiler!)
Insomma: film divertente; ha il merito di migliorare in corso invece che peggiorare come spesso accade tra i film del filone; peccato per l'audio rovinato,si sarà rotto nel trasporto.
Giappone 1964, torna Ishiro Honda, con un nuovo film di mostri.
Chi si aspettava un mostro di questo tipo quando fu nominato per la prima volta il nome di Godora sarà forse rimasto un pò deluso dalle sembianze simil-polipo del mostro in oggetto. Nella foto sopra vediamo GODZILLA, RODAN il mostro alato, GHIDRAH il mostro a tre teste e il larvone: MOTHRA, quattro creature delle leggende giapponesi a cui Honda ha dato fama grazie alla sua fortunata serie di film sui mostri.
Dinanzi ad un mostro simile e ad un pericolo di così grandi dimensioni le inutili corse dell'uomo per inseguire la ricchezza, in questo caso i diamanti, sono senza senso, visto che chiunque potrebbe morire da un momento all'altro; è ancora una volta una metafora della minaccia atomica, la protagonista minacciosa dei film di Honda, che ,ricordo, ha veduto coi suoi occhi le conseguenze di Hiroshima.

essere leggendario, legato a ciò che sta accadendo in Australia. In questo sfondo di paura e incertezze, e di rapporti difficili coi suoi clienti, David continua a lavorare per tentare di vincere il processo, puntando sul fatto che gli assassini abbiano seguito il proprio diritto, e non quello dei bianchi. Nei fenomeni naturali che continuano ad avvenire vengono coinvolti anche i famigliari dell'avvocato, che cerca di metterli in salvo. Alla fine, nonostante i suoi sforzi per capire e per compiere bene il suo compito, David perde la causa. Egli viene invitato nelle viscere della terra dagli aborigeni, i quali gli mostrano qualcosa di orribile che i loro padri, abitatori secolari del suolo di Sydney, avevano predetto che sarebbe accaduto
una storia horror e per certi versi fantascientifica, immersa in un clima magico. La magia aborigena ha fatto forse in modo che gli spettatori ghisoniani abbiano associato questo film al recentemente visto L'Australiano: a me non è parso che i due abbiano grandi contatti; inoltre, sebbene mi sia piaciuto, L'Ultima Onda non ha la stessa forza e la stessa genialità del lungometraggio ad esso paragonato. Positivo comunque, non lascia certo delusi.

- L'ultima onda ( Peter Wier, AUSTRALIA 1977 )
Demon Death presenta:
- Captivity ( Roland Joffè, USA 2007 )
- Inseminoid ( Norman J. Warren, INGHILTERRA 1981 )
Rabid Rats presenta:
- Dogora: il mostro della grande palude ( Ishiro Honda, GIAPPONE 1964 )
LordPain presenta:
- Zora la vampira ( Manetti Bros, ITALIA 2000 )
- Solamente nero ( Antonio Bido, ITALIA 1978 )
- Santa Sangre ( Alexandre Jodorowski, MESSICO 1989 )
- The phone ( Byeong-Ki Ahn, COREA DEL SUD 2002 )
- Stacy : attack of the schoolgirls zombies ( Naoyuchi Tomomatsu, GIAPPONE 2001 )