Dopo una medio-lunga atteza IZO incontra l'ezito pozitivo al sorteggio, la Bombola decreta la sua vivisezione. Gozu e Izo, due film di Takashi Miike dal titolo molto breve e simile, due opere molto diverse, due visioni particolari, due esiti deludenti.
Pensandoci su Miike si dimostra ancora una volta capace di stupirci. Abbiamo visto il crudele Audition, il top-splatter Ichi the Killer, il disturbante Visitor Q, l'allucinato Gozu, il divertente Fudoh. Ci aspettavamo qualcosa che potevamo finalmente comprendere e apprezzare appieno ma a quanto pare non abbiamo capito che il valore di Izo si nasconde al di sotto dello strato di noia e ripetitività che ci ha rimbalzato l'attenzione.
Mondo Movie del 1968 che riscosse un grandissimo successo di pubblico in Italia nonostante il genere particolare; a favore di tal successo fu il riuscire ad evitare tagli dalla censura grazie all'assenza totale di pelo pubico garantendo egualmente un'elevata quantità di petti femminili scoperti e belle ragazze...cosa non difficile perchè in Svezia le ragazze sono tutte fiocche...e non si tratta di un luogo comune...tutte! ma proprio TUTTE!
Ecco dunque passare in rassegna i giovani educati alla sessualità prestissimo con due ore settimanali a scuola sulla materia, i medici specializzati, gli istituti in cui fare domande apposite, le macchinette distributrici di anticoncezionali per strada ma anche i negozi pornografici, i locali per scambisti e per lesbiche, le madri di famiglia che posano nude, gli incesti, gli stupri.
Se le indagini sulle abitudini sessuali risultano comunque interessanti e divertenti ( ricordando sempre l'anno in cui il film è uscito ) assolutamente da buttare la parte in cui si va ad affrontare altri "problemi" della società svedese attribuendo la causa di tutto ciò ad una errata tradizione sessuale...siccome tutti fanno sesso ma nessuno vuole fare famiglia o fare figli, l'istituzione famiglia va in crisi, gli anziani muoiono di solitudine, i giovani bevono e si drogano, si abusa dei bambini, il telefono amico spilla danaro, il suicidio è per molti l'unica soluzione...a parte che le immagini sono chiaramente fasulle e montate neanche tanto bene lasciando al commentatore l'ingrato compito di sparare a zero su tutto e tutti senza fermarsi mai (a differenza dei buoni mondo movie in cui il commento vocale è ridottisimo ed un sapiente montaggio,oltre che immagini VERE, racconta da solo tutto ciò che va raccontato)...a parte questo i problemi mostrati erano e sono presenti in tutti i paesi del mondo e di certo non era ne è il sesso la causa scatenante di gesti estremi.
In una villa palladiana di un rinomato scrittore in declino: Oliviero Ruvigni si organizzano dei festini a base di sesso, droga ed ogni quant'altro di vizioso si possa immaginare; egli ama invitare ospiti giovani, spesso di buona famiglia, o hippies incalliti...la maggior parte degli ospiti però sono stranieri. In una di queste feste umilia la moglie Irene (anita Strindberg) davanti a tutti...ella completamente succube del marito non riesce a sottrarsi al fascino del vizio anche se vorrebbe per lo meno preservare la dignità; passatempo della donna è l'allevamento delle colombe che puntualmente però vengono uccise dal gatto nero di Oliviero che porta il nome abbastanza indicativo di “Satana”
Una notte viene uccisa una giovane amante di Oliviero...la polizia arriva velocemente a scoprire la tresca che vi era tra i due ma inaspettatamente la moglie fornisce un alibi al marito per la sera dell'omicidio, chiaramente fasullo. Ecco però che poco tempo dopo viene uccisa proprioin casa loro la serva negra; per evitare ulteriori sospetti decidono di murare il cadavere dentro un buco nel muro
nella cantina; arriva anche Floriana (edwige Fenech) la nipotina che sa della reputazione di Oliviero e alimenta il vizio già presente nella casa mentre un brizzolato Ivan Rassimov gira nei dintorni senza una meta precisa; dopo un'ulteriore omicidio di una puttanella arrivata con lo stesso treno di Floriana la polizia smaschera il colpevole...nient'altro che il bibliotecaio vistosi rapidamente in una scena precedente...l'attenzione quindi si sposta tutta sul dramma familiare con questo scomodo cadavere in cantina, con Irene tormentata dal marito che si sfoga su Satana e Floriana che si intrattiene con entrambi in attesa di qualcosa che scopriremo solo più avanti.
Riscrivendo la trama mi saltano agli occhi ancor maggiormente i tanti buchi di sceneggiatura che solo leggermente avevo notato durante la visione ,concentrato soprattutto nel tentativo di svelare con gli occhi il più possibile...il cambio quasi totale di tono che assume il film dopo che si scopre l'assassino era una trovata geniale...interrompere la classica trama del whodunit per trattare maggiormente i singoli personaggi e il teso clima familiare di villa Ruvigni apre però una vasta gamma di interrogativi che rimangono irrisolti (perchè se il colpevole è stato trovato e, immaginiamo, ha confessato i suoi reati senza indicare quello della negra, uccisa come ricorderete da un altro dei personaggi della storia, ai due coniugi non è saltato in mente di chiedersi...ma allora chi l'ha uccisa? Uno dei due la aveva uccisa ma l'altro non ci pensa? Forse il buon Oliviero era troppo sicuro di sé credendo di dominare totalmente la moglie?)
Ray Lovelock lasciato ai marginissimi (eppure è un grande attore, non capisco!), imbiancato come non mai, non ci permettono nemmeno di godere appieno della sua morte, perchè invece che un bel manichino metallico che cade sempre di faccia come ci ha insegnato Fulci il suo corpo cadente è barbaramente disegnato con l'indelebile sulla pellicola, un batman cadente! Anita Strindberg brava e credibile (la ritroveremo in Chi l'ha vista morire e fu anche l'amante del padre ne “L'anticristo”) ma Edwige Fenech è insuperabile...bellissima, sexissima ma anche bravissima come attrice, provocante come solo lei è capace aiutata da qualche dialogo mitico...
Un film che va a momenti che presi singolarmente sono ottimi ma che nell'insieme non risultano ben amalgamati nonostante Martino dimostri molta sicurezza con la macchina da presa a parte i continui primi piani al gatto (molto carino per carità); la riproposizione de “Il gatto nero” in questo film che parte come un “chi è l'assassino”, prosegue come un dramma familiare e finisce appunto recuperando le atmosfere di Poe risulta forzata con dei cambiamenti di tono interessanti ma non resi troppo bene soprattutto perchè la prima parte non lascia strascischi nella seconda e così la seconda per la terza...è mancato l'insieme! Inoltre la cosa più interessante ed originale,ovvero i festini, le orge, i canti e spogliarelli che appaiono nella prima scena scompaiono totalmente dal film forse perchè gli ospiti avevano perso la chiave per entrare nella casa del vizio.
Il film è pieno zeppo di pubblicità occulte che Martino è barvo ad utilizzare come strumenti utili per la sua regia, ne è un chiaro esempio la corsa in moto che alterna l'immagine del cartellone pubblicitario con marca ben in vista e inquadrato frontalmente con la moto in corsa e un tizio che maneggia dell'olio...il messaggio pubblicitario arriva ma Martino lo maschera in questo modo: il tizio rovescia una secchiata d'olio sulla strada,la moto scivola e i due muoiono proprio ai piedi del cartellone pubblicitario, che inquadrato precedentemente diventa capolinea annunciato da un destino beffardo della loro fuga con il malloppo.
Il tuo vizio è una stanza chiusa e solo io ne ho la chiave rimane uno dei titoli più belli che io abbia mai letto ma il film forse perchè visto subito dopo il migliore “la morte non ha sesso” e dopo “la morte ha sorriso all'assassino” basato anch esso sul gatto nero non ha retto il confronto.
Citazione: - Sei solo una puttanella da quattro soldi!
-Potrebbero essere quattro soldi spesi bene!
2° 4,60 - La morte non ha sesso (Dallamano)
2° 4,60 - Brain Damage - La maledizione di Elmer (Henenlotter)
4° 4,58 - Maniac (Lustig)
5° 4,28 - Peeping Tom - L'occhio che uccide (Powell)
5° 4,28 - Il tuo vizio è una stanza chiusa e solo io ne ho la chiave (Martino)
7° 3,66 - Acacia (Park)
8° 2,70 - 11:11: la paura ha un nuovo numero (Bafaro)
9° 2,30 - Izo (Mike)
Fc- Svezia inferno e paradiso (Scattini)
Lo spoglio della terza edizione avvenuto durante la festa natalizia del Gff si è inserito come intervallo nella visione del film di Bob Clark "Natale rosso sangue" gentilmente donatoci lo scorso anno da Ciccio nella sera dedicata a "Grano rosso sangue"...del film parleremo in un post apposta...fatto sta che lo spoglio è stato mille volte più avvincente del film...fino all'ultimo momento grande indecisione sul titolo vincitore..con momenti di esaltazione quando Brian Damage sembrava potesse ottenere il primo posto. Alla fine però l'ha spuntata Ultimo mondo cannibale grazie ad un doppio sei che ha annullato le due leggere insufficienze;secondo posto parimerito per il giallo di Dallamano "La morte non ha sesso" e il film di Henenlotter ma per medie voto paterne (4,5/6 contro 5,33/6) il film italiano merita almeno di essere scritto sopra quello statunitense; Maniac si è difeso assai bene, nessuna insufficienza per lui come Brain Damage mentre tutti gli altri film hanno ottenuto almeno un giudizio negativo; quinti parimerito L'occhio che uccide e il tuo vizio è una stanza chiusa due film che sono decisamente su due piani diversi ma si sono pareggiati a causa anche dei voti femminili: Lady Pain ha detto di aver apprezzato Peeping Tom e gli ha dato 3, il Fuhrer ha detto che il film di Martino le ha fatto schifo e le gli ha dato 4,5. Sotto la sufficienza Acacia, sotto il 3 di media IIII e Izo; un'edizione ricca e variegata che è incappata però in alcuni film catastrofici che hanno abbassato il livello medio dell'edizione abbastanza alto

Atterrati con qualche problema in un radura della foresta delle pioggie malesiana, Robert Harper (Massimo Foschi) e il collega Rolf (Ivan Rassimov), attivi nel settore del greggio, cercano la troupe di colleghi mandata in avanscoperta in precedenza ma inutilmente trovando solo la loro radio fuori uso; impossibilitati a ripartire passano la notte lì nonostante la guida e l'accompagnatrice nativa della zona li mettano all'erta sui pericoli della zona; è proprio l'accompagnatrice, uscita per fare pipì a finire nei pericoli...udite le sue grida i tre uomini si guardano bene dal correre in suo aiuto. L'indomani però è la stessa guida a lasciarci le penne poco dopo essersi intrufolati tra i grovigli della foresta...i due uomini moderni non sanno più ritrovare la strada per il loro aereo. Costruiscono una zattera per navigare sul fiume senza motivo e finiscono sulle rapide dove vengono disarcionati e divisi dalla corrente.
Robert Harper viene catturato da una tribù primitiva che vive in una zona della foresta; costoro sono attratti dall'uomo bianco: lo scrutano,lo toccano e avendolo visto arrivare dal cielo si domandano che tipo di uccello sia provando ad issarlo in alto con una carrucola per poi vedere se riesce a librarsi in volo durante la fase di caduta; delusi per il fatto che non ci riesce lo rinchiudono insieme ad un uccello piumato e ad un falchetto dandogli quel tanto che basta per farlo restare in vita; comincia così la lunga prigionia di Robert che ignaro della sua sorte finisce col ridursi nelle stesse condizioni dei suoi carcerieri:un animale disposto a tutto pur di sopravvivere anche mangiare quanto di più schifoso esista o lottare con il falchetto per sottrargli la sua porzione di cibo. Una primitiva (la tettuta Me Me Lai)affascinata dal diverso prova ad avvicinarsi all'uomo che la implora per dell'acqua; la selvaggia fraintende...Harper scopre che è tenuto lì come esca (alla pari del tacchino e del falco) per coccodrilli di cui la popolazione si nutre e decide che è il momento dievadere; lo fa e porta con se la selvaggia che in breve tempo sa come addomesticare fino a farla diventare una dolce compagna; in una grotta ritrova Rolf ,un contatto umano civile ...il piacere di poter parlare ancora la propria lingua è forte, l'incontro è benefico per entrambi ma rischia di allontanare Robert da quello che è l'obiettivo primario: sopravvivere. Per farlo i due dovranno attraversare una zona abitata da una tribù cannibale e la donna non ha intenzione di avventurarsi per quei luoghi.
Un altro ottimo cannibal movie firmato Ruggero Deodato...in ordine cronologico se non erro questo dovrebbe essere il secondo o il terzo cannibal movie italiano (dopo l'esordio avvenuto con “Il paese del sesso selvaggio” di Umberto Lenzi) ed è uscito prima di tutti gli altri che abbiamo visto finora (Cannibal Holocaust,Mangiati vivi,Cannibal Ferox,La montagna del dio cannibale, Nudo e Selvaggio, Incontro nell'ultimo paradiso) che furono comunque dei grandi film.
Ultimo mondo cannibale è privo di quella componente critica che mirava a contrapporre la società primitiva con quella moderna (o almeno lo fa in maniera assai minore) che contraddistingueva i vari cannibal; dopo 10 minuti di film il protagonista è sperduto, è solo, i suoi compagni sono morti o dispersi ed egli si ritrova prigioniero di una tribù primitiva incapace di comunicare con loro e capire i loro comportamenti...ed è così che per 35-40 minuti non c'è un solo dialogo in tutto il film ma solo versi, grugniti,grida...Harper si imbruttisce, si imbarbarisce e diventa come loro senza la possibilità di scegliere o quantomeno discutere...questa è la particolarità e la bellezza di “Ultimo mondo cannibale” che lo rende un film molto appassionante e molto vissuto: crudo, fisico, che ti si attacca alla pelle. Evitabili forse i pensieri del protagonista che in un paio di occasioni possiamo udire anche noi...silenzio e difficoltà a capire cosa gli stia succedendo...questo lo rende alla pari dei primitivi...la capacità di pensiero lo fa restare un civile.
La liberazione e la creazione di una specie di famiglia con Me Me Lai forniscono un'ulteriore interesse al film sia per la generosa presenza della bella attrice( presente anche nel paese del sesso selvaggio e in mangiati vivi) sia per le varie implicazioni sociali che vi si possono trovare...da considerare che il matrimonio è suggellato da una stuprata invece che dal classico scambio di fedi. Il ritrovamento dell'amico (Un Ivan Rassimov un po' sotto tono e irriconoscibile) riportano il film al dialogo e ad una trama più classica all'interno del filone ma egualmente valida.
Le scene splatter,le sequenze animaliste sono come al solito di grandissimo livello, la colonna sonora piacevole , la regia e il montaggio discreti,si avverte in alcuni punti un po' di fretta nel girare ma del resto l'ambiente non era dei più ospitali e le indio del luogo non erano tutte come Me Me Lai.
Il genere cannibalico attende ora la sua ultima prova prima di essere consacrato come miglior genere cinematografico della storia: il Cannibal world di Bruno Mattei
Secondo la tradizione popolare, la bella Lady Godiva prese le parti della popolazione di Coventry, che stava soffrendo per le tasse oppressive imposte da suo marito. Lady Godiva gli chiese più volte di toglierle, ma il marito rifiutò sempre.Stanco delle sue suppliche, le disse che avrebbe dato ascolto alla sua richiesta solo se avesse cavalcato nuda nelle vie della città. Lady Godiva lo prese alla lettera e, dopo la pubblicazione del proclama dove si raccomandava a tutte le persone di mantenere chiuse porte e finestre, cavalcò in Coventry, coperta soltanto dai suoi lunghi capelli.
Soltanto una persona nella città, un sarto poi conosciuto come Peeping Tom, disobbedì al proclama.Nella storia, Tom fece un foro in una persiana per poter vedere il passaggio di Godiva e rimase cieco.Alla fine, il marito di Godiva mantenne la sua parola e abolì le tasse onerose.
Ecco spiegato il titolo Peeping Tom che ci va a presentare un Michael Powell acculturato oltre che grandissimo regista; Powell è infatti ritenuto il miglior regista cinematografico inglese dopo Hitchcock, anche se quest'ultimo abbandonò la sua patria per gli States. E' curioso che proprio nel 1960, anno d'uscita dell'occhio che uccide, uscì nelle sale anche Psycho...curioso anche il diverso successo: Psycho record di incassi, Peeping Tom censurato, boicottato dalla critica moralista, accusato di perversione, ritirato molto presto dalle sale e anche causa dell'inizio del declino dello stesso Powell; salvo poi essere recuperato e osannato anni dopo
Mark Lewis è un operatore cinematografico per una società di produzione inglese e nel tempo libero arrotonda facendo il fotografo per alcune riviste osè; abita al piano superiore della vecchia casa di famiglia, il piano inferiore invece lo affitta perchè mantenere la casa tutta intera costa. Nel suo appartamento ha un laboratorio di fotografia dove può dedicarsi alla propria passione: guardare i vecchi filmini realizzati dal padre con lui protagonista e guardare i filmati da lui stesso realizzati. Questa passione per Mark assume però i tratti dell'ossessione;
egli è convinto che nulla della realtà debba andare perduto perciò gira sempre con la sua cinepresa sempre pronto a catturare dei momenti unici, momenti che senza di lui svanirebbero nel nulla per mai più ritornare; egli malauguratamente ha un cruccio: vuole riuscire a filmare la cosa più forte, più sensazionale, più unica che si possa immaginare, cioè l'espressione terrorizzata di una donna che vede se stessa un'istante prima di morire; perciò modifica la sua cinepresa e il suo cavalletto con degli optional particolari al fine di realizzare questo suo scopo. Mark è malato: la sua malattia è la scopofilia: il trovare piacere dal vedere, l'ossessione per la visione...ma va oltre il semplice voyeurismo per cui si ricerca piacere attraverso la visione di nudità egli vuole vedere tutto e salvare, registrandoli, i momenti irripetibili del mondo.
Un film concettualmente perfetto, modello per molti film che lo hanno seguito , tra l'altro film che ho particolarmente apprezzato (Strange Days, The Brave,American Beauty,Cannibal Holocaust,alcuni film passati recentemente come Noroi e REC) in particolare ho notato la forte influenza che questo film deve aver avuto su Marebito di Takashi Shimizu: anche là c'era un protagonista che girava sempre con la videocamera e filmava tutto in continuazione riuscendo a filmare la paura del suicida...e finendo anche lui per guardare se stesso morire mentre la videocamera registrava il tutto...ma non ho raccomandato il film per lanciarmi in paragoni tanto è vero che conoscevo solo in parte il tema del film; non ho potuto fare a meno di raccomandarlo perchè ho ricevuto dei segnali premonitori che me lo hanno imposto...un po' come le previsioni di Viola...ovunque c'era qualcosa che mi reindirizzava a Peeping Tom; mi posso dire assai soddisfatto di questa scelta.
Il film non è fatto solo di concettualità ma anche di trama, personaggi,morti, polizia ed in questi punti si possono accusare delle mancanze: in particolare la vecchia madre cieca rappresenta un'incognita...è chiaro che in un film sulla visione bisogna considerare tutti i casi particolari del meccanismo-vista ma perchè si comporta così...e se sente il pericolo perchè non fa qualcosa per evitarlo...e perchè si presenta nel suo laboratorio e dice qualcosa tipo “Io vengo qui tutte le notti!”
La scelta di non mostrare le uccisioni piuttosto che il sangue può essere comprensibile ...troppo assurdo il corpo di polizia che non solo non riesce a fare il collegamento ma addirittura non lo vede neanche quando è su in alto sull'impalcatura e fa cadere qualcosa; bravi gli altri attori tra cui ricordiamo le due modelle (la mia scena preferita del film è quella della ragazza di profilo che si volta mostrando la cicatrice provocando l'eccitazione del protagonista), il docciato e la fidanzatina di Mark; Mark rende bene il suo personaggio ma mi sembra troppo marcata la differenza del suo comportamento tra quando è al lavoro e quando è a casa con la morosina, il ciuffo biondo gli perdona questa caratteristica (che è sicuramente voluta ma da me non capìta). Il tema malattia ereditata dal padre non mi ha stupefatto così come la frase finale del bambino...resta comunque un film di gran pregio che non si può certo definire “vecchio”
Mi sono affrettato a pubblicare la recensione del film appena visto, col fine di mettere in secondo piano quella recentemente pubblicata da BatzuBaxter. Questo primo pomeriggio abbiamo visionato Acacia. La prima intenzione di tutti noi sembrava più quella di pranzare insieme vista la foga con cui ci siamo buttati sulle cibarie quasi ignorando la prima mezzora di film. Meglio così perchè almeno quella è passata in fretta! Riponevo moltissime aspettative in.. ACACIA chissà poi perchè, di cosa mi illudevo parlasse il film se non di un albero? La locandina mi aveva messo in guardia mostrando un bimbo con la mamma.
Il bambino inizia a fare comunella con una bambina vicina di casa, con cui trascorre qualche momento felice, e con lo spoglio albero di Acacia piantato in giardino. L'albero pare sia la vera mamma del bambino, il quale ci passa sempre più tempo addosso, causando così il suo graduale rinfoltimento.
Acacia è così vuoto di idee e contenuti che pur essendo koreano dura solo 1ora e 40. L'albero salva in parte il film con il suo fascino. Ho apprezzato il suo modo di difendere i bambini, facendo cadere rametti fioriti, esalando profumi che mandano in coma, radunando formichine che uccidono. Durante il lungometraggio sono disseminati gli incubi del padre ginecologo, un po' fuorvianti e messi giusto per seminare terrore, senza successo. Davanti a immagini che scorrono lente e prive di senso qualche sbalzo di volume vorrebbe farci saltare sulla poltrona, bah.
Altro passo falso di Park al Ghisoni Film Festival nella sua terza stagione, quella che avrebbe dovuto ridare dignità al cinema koreano. 

è immensa, e l'illogicità del suo rapporto con Frank suscita risate... spettacolari i modi di uccidere, resi con un bello splatter e con azioni pazzesche, come l'omicidio col fucile. Insomma, un bel lungometraggio, che merita un giudizio certamente positivo.

- Brain Damage: la maledizione di Elmer ( Frank Henenlotter, USA 1988 )
HandHell presenta:
- Maniac ( William Lustig, USA 1980 )
Demon Death presenta:
- Acacia ( Ki-hyeong Park, COREA DEL SUD 2003 )
Lord Pain presenta:
- 11:11 – La paura ha un nuovo numero ( Michael Bafaro, CANADA 2006)
- Ultimo mondo cannibale ( Ruggero Deodato, ITALIA 1977 )
- Izo ( Takashi Mike, GIAPPONE 2004 )
- Il tuo vizio è una stanza chiusa e solo io ne ho la chiave ( Sergio Martino, ITALIA 1971 )
Rabid Rats presenta:
- L'occhio che uccide ( Michael Powell, INGHILTERRA 1960 )
- La morte non ha sesso ( Massimo Dallamano, ITALIA 1968 )
Fuori concorso: Svezia, inferno e paradiso, Luigi Scattini, ITALIA 1968 )
La terza bombola propone un'edizione molto simile alla prima: ritornano infatti subito Takashi
Mike e Ki-Hyeong Park (quest'ultimo anche questa volta raccomandato) ansiosi di confermarsi uno, di rifarsi l'altro; poi si è verificata di nuovo una doppia estrazione di film di uno stesso regista: Massimo Dallamano...Cosa avete fatto a Solange però dovrà aspettare essendo uscito dopo "La morte non ha sesso"; Ritorna anche Frank Henenlotter, l'uomo, che darà il via all'edizione con il suo secondo film Brian Damage; Maniac era un film che volevo togliere dalla listazza poi però l'ho tenuto,convinto che fosse un film della Hammer (come La morte va a braccetto con le vergini) direttoda Michael Carreras negli anni 60, comunque anche questo Maniac anni 80 ora mi interessa; DemonDeath raccomanda Acacia senza badare alle voci che dicono che in Corea non sanno fare film dell'orrore, Pain invece sceglie un film francese amatoriale che nessuno di noi però possiede...speriamo di trovalo in tempo codesto MALEFICIA. Altro ritorno importantissimo è quello di Ruggero Deodato con il suo primo film sui cannibali dal titolo "Ultimo mondo cannibale"; simpatica poi la vicinanza del sesto e del settimo titolo: il titolo più breve di sempre (Izo) e poi quello più lungo (Il tuo vizio è una stanza chiusa e solo io ne ho la chiave);La proposta di Rabid è il classico Peeping Tom - L'occhio che uccide: una buona dose di vecchiume ci vuole proprio; si chiude l'edizione con il già citato film di Dallamano. Interessante il fuori concorso proposto da Pain: un mondo movie sulle abitudini sessuali svedesi, assolutamente da non perdere