Kitano parte il suo film alla grande con una citazione a Kwaidan in particolare al terzo episodio; una manciata di minuti iniziali sono infatti dedicati ad uno spettacolo di bambole con canti antichi e biwa in sottofondo poi parte il film vero e proprio...un film che può essere visto come un Kwaidan moderno con storie di amore invece che storie di fantasmi...ma è un film che si arricchisce anche della presenza di molti elementi legati alla tradizione e alla filosofia giapponese e a momenti di indagine sul mondo molto profondi
Tre sono le vicende raccontate che avvengono circa nello stesso arco di tempo con alcuni flashback al loro interno per spiegare meglio chi sono i personaggi; le tre vicende non sono nettamente separate con titoli a parte ma convivono incontrandosi solo di sfuggita; la prima e quella a cui è dedicata la maggior parte parla di una felice coppia di ragazzi innamorati: poco prima del matrimonio i genitori di lui lo obbligano a sposare la figlia del capo per cui egli lavora per assicurare al figlio e a sè stessi benessere e sicurezza
La ragazza abbandonata tenta il suicidio, la salvano ma perde la ragione; lui abbandona le nozze per andare da lei e decide di starle sempre accanto...la lega a sè con una corda rossa e per tutti diventano i "barboni legati".
La terza storia parla di una idol amatissima dal pubblico; quando per un incidente decide di ritirarsi dalle scene per non essere più vista, il suo più grande ammiratore decide di diventare cieco per poter stare con lei ma senza vederla come secondo i suoi desideri.
Consiglio di vederlo a tutti; non avevo molto apprezzato Zatoichi di Kitano ma questo Dolls merita assolutamente;2° 4,66 - Black Symphony - Tuno Negro (Vicente)
3° 4,50 - Spoorloos (Sluizer)
4° 4,10 - Kwaidan (Kobayashi)
4° 4,10 - Survive Style 5+)
6° 3,90 - The car (Silverstein)
7° 3,70 - Fantasie di una tredicenne (Jires)
8° 3,60 - Dolls (Gordon)
9° 3,58 - La casa delle ombre lunghe (Walker)
Fc- Dolls (Kitano)
Schiacciante vittoria per REC che ottiene anche la seconda miglior media voto di sempre in un'edizione secondo me ottima; se il primo posto era più o meno prevedibile il resto della classifica era più incerto; come spesso accade il secondo posto se lo aggiudica un film rivelazione dal quale ci si aspettava poco o niente: Tuno negro. Spoorloos si prende un terzo posto meritato poi abbiamo i due film orientali a parimerito. Sotto la sufficienza troviamo The car e poi a pochi punti di distanza Fantasie, Dolls e la casa delle ombre lunghe tre film che hanno avuto in comune una valutazione (uno e mezzo) che li ha portati ad una media voto troppo bassa rispetto a quella che si meritavano. L'edizione ha visto uscire anche due 6/6 come la precedente; Bazzu da il massimo a REC, Rabid il massimo a Valerie; Io personalmente non ho dato insufficienze anche se qualche piccola imprecisione di valutazione l'ho fatta...comunque la classifica non sarebbe mutata anche con mezzo punto in più di qua e di la
Particolare e divertente film dell'esordiente Sekiguchi; difficile da commentare; ci vengono presentate delle vite che si incrociano solo in certi punti, ognuno dei personaggi ha la sua peculiarità ed originalità: il capellone che continua a combattere contro una figura femminile, la donna in carriera dalla fervida immaginazione, l'associazione che vende la morte con il killer inglese e il suo traduttore, il padre famiglia ipnotizzato che si crede un uccello, più un gruppo di ladruncoli sgangherati in cui nasce un amore gay e delle ragazze che si raccontano le violenze subite; il problema del film è secondo me che ,una volta presentati e caratterizzati i personaggi (secondo me molto bene) il film continua a riproporre le medesime situazioni più e più volte; il capellone continua ad uccidere, seppellire e ritrovare la ragazza in casa, il killer continua a chiedere a tutti quale sia la propria funzione nella vita, il traduttore continua a tradurre, la pubblicitaria continua a immaginare spot che diventano sempre più brutti e il fidanzamento dei due gay è lento; sono quindi le interazioni tra i vari personaggi a far evolvere (piacevolmente) le varie vicende: il capellone si rivolge ai killer per uccidere definitivamente la donna ma quando questo avviene egli si scopre assuefatto alla presenza in casa della ragazza e vorrebbe interrompere il lavoro, il giovane gay si dichiara quando viene ferito a morte dal killer...
Film con grandi pregi (colonna sonora, scenografia, colori) e qualche intoppo (alcuni effetti sono un pò così così...ad esempio alcuni momenti di combattimento...l'attore inglese diventa insopportabile già alla sua seconda apparizione) con un senso volutamente non chiaro ma che lascia un senso di gioia e voglia di vivere qualunque sia la nostra funzione nella vita. Bellissimo il finale; l'assenza di un nudo integrale (si è vista solo qualche caviglia) ha pesato; un film che sarà sicuramente rivalutato col tempo ma che per via di quella positività di fondo non ha trovato fortuna in questo festival di cinema sostanzialmente horror
Dopo tre minuti di titoli in viola su sfondo bianco alternati a flash in cui conosciamo la giovane protagonista del film e accompagnati dal tema musicale portante del film inizia Valerie a tyden divu; sarebbe potuto finire lì oppure andare avanti un'ora in più dell'oretta e un quarto che il risultato non sarebbe cambiato: il film è un capolavoro; Valerie è una tredicenne di famiglia nobile che ha perso i genitori e vive con la nonna Elsa in una grande casa con tante stanze; lei ha la sua: bianca e immacolata dove per tante notti si è coricata serena e sicura,ignara dei pericoli del mondo esterno
Riposando in serra, una notte il suo amico Orlik le ruba gli orecchini, lei vede un mostro e subito dopo un furetto, la ritroviamo a farsi il bagno nel torrente e Orlik le restituisce gli orecchini; questi orecchini nascondono un segreto, la nonna le dice di disfarsene; intanto Valerie diventa donna proprio nella settimana in cui in paese stanno arrivando degli artisti per festeggiare il matrimonio del ricco e avaro fattore con la bella Hedvika, alla quale carovana fa seguito l'arrivo dei missionari; Valerie guidata da un potere magico racchiuso nei suoi orecchini vede un mostro tra la folla; la nonna sembra sapere qualcosa che non vuole dire alla nipote; il reverendo del paese, anch'egli dalle sembianze mostruose, obbliga la giovane a guardare sua nonna flagellarsi davanti a Gracian, il missionario; ma Orlik arriva in suo aiuto
La nonna decide di accettare la proposta del governatore, severo capo di Orlik: succhiare il sangue alla giovane sposa Hedvika per ritornare giovane e bella in cambio però egli vuole la casa che appartiene a Valerie; Orlik allora regala a Valerie una perla dicendo che la salverà; durante la festa Gracian però si accorge di Valerie e la sera prova a possederla salvo poi resistere alla tentazione quando vede che lei sta per cedere; continuano i pericoli e le tentazioni per Valerie che però li affronta con coraggio anzi con curiosità; la ragazza non sembra affatto impaurita, i suoi occhi, il suo corpo sembrano attratti dal peccato e dal male che la circondano e poi ha con sè la perla di Orlik e gli orecchini della madre...non teme neppure di essere arsa viva quando è accusata dallo stesso Gracian di aver tentato di sedurlo.
Valerie non ha paura perchè quello che vede è solo un mondo di fantasia che rispecchia in un certo modo quelli che sono i sogni, le paure, i desideri, le aspettative di una tredicenne che sta diventando donna; che cosa è vero che cosa è falso nel film? Sono davvero morti i suoi genitori? Orlik è suo fratello o il suo innamorato? Perchè il reverendo,il governatore sono mostri? Perchè sono allo stesso tempo anche suo padre e un furetto? Certo il film è un insieme di fantasie e non proverò neanche a dare dei significati alle visioni (altrimenti dovrei ammettere che anche i film di Polselli hanno un significato) ma non sono fantasie create dal nulla; Valerie ha dei sogni,delle paure,molta gioia e tanta tristezza dentro di sè che la portano a creare ,poco prima del sonno o durante, un mondo in cui sperimentare quello che il giorno dopo dovrà provare sulla sua pelle
La bellissima Jaroslava Schallerovà interpreta Valerie, una ragazza che si prepara ad affrontare il mondo senza tirarsi indietro; finirà per lei la settimana delle meraviglie e sarà ora di svegliarsi e andare ma intanto perchè smettere di fantasticare? C'è un mondo creato da lei in cui tutto gira intorno a lei (commovente il girotondo finale), in cui lei è oggetto di desiderio di uomini,donne,preti, in cui lei stessa è libera e desiderare quello che vuole: dal vizio più peccaminoso all'ideale più sublime.
Attori,ambientazioni,costumi,trucchi,musiche,effetti speciali,fotografia,lingua originale,colori,titoli,breve durata,nudi,animalismo,biwa...tutto perfetto ed emozionante
Piccole e grandi aspettative dei prodi Ghisoniani per il nuovo film di Balaguerò, un regista spagnolo a me sconosciuto (ho proposto il film a caso pensando fosse americano) ma che pare abbia firmato altri interessanti movies tra i quali Fragile e Experience.
L'emergenza è apparentemente banale: una signora sta facendo un casino d'inferno sbraitando dal suo appartamento. Sul posto troviamo le famiglie dello stesso palazzo e i nostri salgano nell'appartamento indicato a controllare cosa succede. La vecchia ha una camicia da notte imbrattata di sangue e appena un paio di vigili con una guardia giurata le si avvicinano ella salta al collo di uno mordendolo e strappandogli un pezzo di collo e attaccandogli anche un morbo misterioso del quale ancora non sappiamo nulla. Il ritmo del film impenna, tra gli abitanti del condominio si diffonde grande agitazione e anche tra i giovani giurati in sala un po' di curiosa inquietudine. La guardia perde molto sangue e va portata in ospedale ma Attenzione non è più possibile uscire dal palazzo. Come mai? Ancora non si sa, arrivano solo un paramedico di new york e un uomo delle forze dell'ordine e in men che non si dica il palazzo viene sigillato e messo in quarantena, un altoparlante dall'esterno ordina a tutti di non uscire dall'edificio per alcuna ragione ma tranquilli va tutto bene e sopratutto sono solo cazzi vostri!
I nostri due continuano a girare, intervistano i condomini e veniamo a conoscenza delle loro storie e dei loro pettegolezzi. Una mamma frigna perchè la bambina ha bisogno delle medicine che il papino è andato a acquistare (beato lui), una famiglia di vietcong sono preoccupati per l'anziano nonno bloccato al terzo piano e gli altri non esitano a dare la colpa al vecchio o a un cane. La situazione degenera in maniera esponenziale, i nostri cercano una via di fuga, il morbo dilaga... Da ricordare la nostra scoiattolina che pur non denudandosi attizza gli spettatori ad ogni sua apparizione, sempre più accaldata e sporca di sangue.
REC si inserisce nella lista dei "real movies" da noi vivisezionati come il più realistico a mio parere. Non ci sono grandi errori di ripresa se non quando il cameraman riavvolge il nastro di un pezzo per rivedere la vecchia pazza, chissà poi perchè, sembra che la scena sia stata inserita apposta per essere l'unica non ripresa dalla telecamera ma dagli occhi dei protagonisti. La visione soggettiva trasmette con successo la tipica ansia di una visione reale o pseudotale. Nella seconda parte la tensione è palpabile e i ghisoniani se la fanno sotto, il tutto culmina in un saltone di gruppo da record nel finale. Balaguerò è bravo a girare con realismo anche tutta la prima parte, in cui sembra davvero di assistere ad uno di quegli squallidi programmi notturni.
Uno per edizione; anche NOROI ci aveva messo dietro all'obiettivo all'inizio della stagione. Ho preferito il titolo giapponese per la sua capacità di coinvolgere con un linguaggio fresco, arricchito anche dalle immagini della televisione giapponese e dalla simpatia del conduttore. REC ha dalla sua un ottimo finale e la bravura del regista nello sfruttare la torcia della telecamera come unica fonte di luce e il buio come eterna fonte di terrore.Per la regia di Pete Walker, nel 1983 fu girato The House of The Long Shadows, bel film che giunge ora al Ghisoni.
Kenneth Magee è uno scrittore che una sera discute di romanzi d'amore ottocenteschi col suo editore. I due fanno una scommessa, determinata dal fatto che Kenneth ha detto che chiunque oggi saprebbe scrivere un romanzo come quelli al centro della discussione, ormai superati: lui scriverà un romanzo di successo in 24 ore nel maniero gallese dell'amico, per 20000 dollari. Kenneth si dirige così in Galles e, dopo un lungo viaggio sotto la pioggia e dopo l'incontro con una coppietta, un lugubre capostazione e una vecchietta incappucciata e dai modi bruschi, giunge, a sera, a destinazione. Accesa una candela, si mette al lavoro, ma è interrotto dai rumori provocati da un uomo e una donna, entrambi anziani, che si dicono i custodi della proprietà, promettendogli di non disturbarlo. Ma Kenneth non può continuare, infatti poco dopo arriva una donnina bionda che, dopo che il suo travestimento da
vecchietta incappucciata (si scopre chi era la vecchina della stazione) è andato buco, rivela al protagonista che c'è un grande pericolo in quella casa e che deve andarsene. Lo scrittore non ci casca, e i suoi sospetti che sia stato l'editore a mandargliela per vincere la scommessa vengono comprovati da una telefonata, che egli la ode fare all'amico; non sente però che quest'ultimo dice alla sua gregaria che non ci dovrebbero essere custodi nel castello. Ella però glielo dice, suscitandone solo indifferenza. Da questo momento è un continuo arrivare di personaggi, che con ogni scusa con chiavi loro entrano in casa. Ultimo di questi, un uomo che dice di essere il solo a avere il diritto di essere lì, perchè presto diverrà proprietario della dimora. Tuttavia permette agli altri di restare e gli va bene cenare assieme a loro. Durante la cena, si scopre la verità: tutti i visitatori (escluso l'ultimo) sono membri di una stessa famiglia, che ha sempre vissuto lì. Essi svelano a Kenneth, all'amica e al neoproprietario di aver imprigionato uno di loro nella soffitta 40 anni prima, per punirlo di aver ucciso una ragazza. Ora lo vogliono liberare. Ma in soffitta non c'è nessuno: solo bambole verminose e il pupazzo di un impiccato. Evedentemente il prigioniero si è liberato e ora tutti temono si voglia vendicare. Il timore si fa realtà: uno dopo l'altro, i vari personaggi vengono uccisi, e restano solo due: un membro della famiglia e il futuro proprietario. Si scopre allora che quest'ultimo è in realtà il parente imprigionato, che è fuggito 40 anni prima, e che non lui aveva ucciso la ragazza, ma l'ultimo altro rimasto, che uccide. Kenneth, difendendosi dalla sua follia, lo fa fuori. Ma tutto si rivela uno scherzo: appare ridacchiante l'editore, autore di tutto per vincere i 20000 dollaroni. C'è dunque una trama dentro la trama, e con un colpo di scena si scoprirà una terza cornice, la storia vera, che si concluderà in
modo davvero penoso.
Il film non mi è dispiaciuto: la storia del parente malvagio è accattivante e mi è piaciuta, così come le scene in cui si scopre che in cantina non c'è nessuno, rese in modo da generare tensione. I personaggi non è che siano caratterizzati al meglio, neanche lo scrittore, protagonista della storia, tuttavia sono simpatici e si fanno ricordare. Le ambientazioni sono oscure al punto giusto per un buon film horror. Il sistema delle scatole cinesi fa scadere un poco il finale, ma complessivamente non ci si può lamentare.
un film con la classica prepotenza dell’avanguardia cinematografica spagnola. L’inizio è una bomba,anzi 2 bombe! La fantastica apparizione delle poppe strepitose di Carla Hidalgo, dopo 5 secondi dall’inizio del film gasa per bene il pubblico gff che si prepara ad assistere a un miscuglio di trovate geniali che terranno in piedi il film per ben più di un’oretta..










Se un film si potesse giudicare solo da una scena, la scena qui illustrata in 7 fotogrammi qualificherebbe in men che non si dica THE CAR per le fasi finali del GFFIII; sapientemente costruita con questa finestra nera alle spalle verso la quale il nostro sguardo è richiamato grazie ad una piantina su un vaso che si muove all'esterno e grazie all' utilizzo della fotografia che va a far risaltare la finestra buia sullo sfondo...ed infatti ecco accendersi un lumino giù in fondo alla strada e pian piano avvicinarsi insieme al ruggito del motore di THE CAR che senza pietà sfonda la casa uccidendo la donna del protagonista ed andandosene con la stessa velocità con cui è arrivata...un evento che lascia molti strascichi all'interno del film e ci proietta verso un'atmosfera da unhappy ending...cosa che invece non avviene (anche se la vera sceneggiatura prevedeva un ritorno della macchina in compagnia di 6 amiche identiche a lei);
il classico finale americano con botti, inseguimenti, miccette con la sola particolarità che il violento riabilita (anche se solo in parte) la sua immagine contribuendo alla distruzione del mostro (invece che morire di morte violenta per contrappasso divino); l'alcolizzato che invece secondo i principi classici di una sceneggiatura hollywoodiana doveva sacrificare la sua vita per farsi perdonare di aver causato la morte di molti a causa del suo vizio invece non fa niente, chi lo vede più...e soprattutto la sua fidanzata, quella con quell'enorme cofano davanti che fine ha fatto?
sua macchina, le cui chiavi sono in mano della morosa per un giochetto d'amore fra i due, Saskia scompare. Dopo un'ora e tre quarti, lui si accorge che lei non
torna, e va a cercarla; solo la cassiera ricorda di averla vista e gli dice che era vicino alla macchinetta del caffè. Ma Saskia proprio non si trova, e la situazione è aggravata dal fatto che Rex non può muoversi di lì, a causa delle chiavi della macchina non in suo possesso. Tornato non si sa come in Olanda, l'uomo passa tre anni nell'ossessione di trovare l'amata (che tanto amata non era, dato che già si è consolato con un'altra): va addirittura in tv per raccontare la sua storia e per invitare il rapitore di lei a farsi vivo. Ed ecco che a un certo punto riappare un omino col pizzetto che già il pubblico aveva visto nelle scene dell'autogrill: egli va a casa di Rex e, prendendosi un sacco di pugnetti e calcetti che non farebbero male a un moschino, gli dice di chiamarsi Raymond e di essere responsabile di ciò che è successo a Saskia, e soprattutto che se vuole soddisfare la sua ossessione deve seguirlo. Durante il viaggio verso i luoghi del rapimento, Raymond cerca di fargli capire le sue motivazioni, e quando si fermano in un parchetto gli dice che se vuole scoprire la verità deve bere un caffè misto a droga che ha lì. Dopo un po', stupidamente Rex beve... 
- Kwaidan ( Masaki Kobayashi, GIAPPONE 1964 )
- Spoorloos ( George Sluizer, OLANDA 1988 )
- The car ( Elliot Silverstein, USA 1977 )
Demon Death presenta:
- REC ( Jaume Balaguerò, SPAGNA 2007 )
Lord Pain presenta:
- Black Symphony - Tuno Negro ( Pedro Barbero / Vicente Martin, SPAGNA 2001 )
- La casa delle ombre lunghe ( Pete Walker, INGHILTERRA 1983 )
Rabid Rats presenta:
- Fantasie di una tredicenne - Valerie a tyden divu ( Jaromil Jires, CECOSLOVACCHIA 1970 )
- Survive Style 5+ ( Gen Sekiguchi. GIAPPONE 2004 )
HandHell presenta:
- Dolls ( Stuart Gordon, USA 1987 )
Fuori concorso: Dolls ( Takeshi Kitano, GIAPPONE 2002 )
L'edizione numero due per la prima volta non presenta nessun film italiano; è una specie di esorcismo visto che è da Gennaio 2007 con "L'isola degli uomini pesce" che un film italiano non vince un'edizione anche quando ce n'era qualcuno che meritava (come nell'edizione appena finita); speriamo che dalla prossima possano ritornare più forti che mai; in compenso abbiamo due film spagnoli, uno inglese, uno olandese (dopo i successi di Dick Maas) e il primo e forse unico film horror proveniente dalla Cecoslovacchia...inoltre due americani e due giapponesi. Si inizierà con Kwaidan un film bello vecchio e per questo mal visto da alcuni, attesissimo da altri...poi tocca al "Mistero della donna scomparsa" titolo italiano di Spoorloos. Inevitabilmente i film che vengono maltrattati da Bazzu prima ancora di essere visti vengono estratti dalla sorte: ecco quindi "senza troppa convinzione" The Car di Elliot Silverstein. Propostona di DemonDeath è REC sicuramente il film della scorsa stagione che più mi interessa, quella di Pain è invece "Tuno Negro" forte della sua frase di lancio: "La ignorancia mata!" , poi tocca a Pete Walker un regista di cui volevo assolutamente vedere qualcosa e la sorte (insieme con l'ostruzionismo di alcuni in fase di compilazione di X) ha voluto che vedessimo come suo primo film al GFF l'ultimo film da lui diretto: la casa delle ombre lunghe. Per la mia raccomandazione ringrazio HandHell per la traduzione dei sottotitoli, spero che "Valerie and her week of wonders" non deluda. Survive Style 5+ è atteso più che altro per la presenza di un attore sosia di un nostro compaesano in versione giapponegus; si chiude con Dolls di Stuart Gordon e con l'omonimo fuori concorso di Kitano