Michael è un esperto d'arte e regista di documentari sul tema, sua moglie è morta poco tempo prima a causa di un incendio; da allora la figlia Emily (Nicoletta Elmi) appare disturbata e in preda ad incubi ricorrenti; su consiglio dei medici lasciano Londra e si recano a Spoleto da una contessa amica di Michael, con loro va la tata Jil, segretamente innamorata di Michael, ma a Spoleto lui si mette con Johanna, l'organizzatrice della produzione dei suoi documentari.
Mentre Emily è tormentata da visione di scene di inquisizione (anche da sveglia) , michael trova un quadro in casa della contessa che lo seduce fortemente, in esso si vede una donna bruciare e, ricordando la morte della moglie, vuole sapere tutto su quel dipinto; Emily intanto appare posseduta e si sfoga con la povera tata, insultandola e mordendola, fino a spingerla giù da una rupe; la contessa vede nei suoi tarocchi brutti presagi per Michael e, numero, lo fa richiamare con urgenza da Londra,ove era momentanemaente andato per il funerale della tata, per dirgli di andarsene da Spoleto. Si svela così il segreto del quadro: 200 anni prima una bambina morì e la notte stessa il quadro apparve dal nulla: la bambina si chiamava Emilia; tra quell'evento e la nostra Emilia il punto in contatto è il medaglione che il padre le ha regalato...si scoprirà che la bambina "soffoca tutto quello che vuole soffocarla" in pratica tutte le donne che girano attorno al padre (compresa sua madre) ma l'ipotesi della possessione demoniaca rimane sempre presente e mai del tutto smentita dal regista poichè si sa che il più grande trucco del diavolo è stato fare a credere a tutti di non essere mai esistito...parte dunque nel finale un monologo recitato dalla bambina che si chiede tanti Perchè? Perchè innocui: domande che una bambina si pone davanti a tanto male da lei provocato ma non voluto veramente, causato da qualcosa di malvagio dentro di lei...come se non bastasse il PERCHE?! è gridato da una scritta in azzurro maiuscolo che colpisce duro un pò come un paio di effetti di retroproiezione non particolarmente riusciti.
Perchè è uno di quei film che mi piacciono perchè hanno cuore, anche se secondo Demon io non guardo i film col cuore, film onesti che non nascondono il desiderio di provocare nel pubblico una qualsiasi emozione che sia paura, tristezza, commozione, indignazione, rabbia...anche con mezzi che alcuni definirebbero "impuri" o "antiestetici" come le musicozze di Stelvio Cipriani o i ralenti, o i flash con l'immagine del demonio, o i flashback ripetitivi o le sequenze oniriche della bambina, sbalzi di volume...ben vengano questi espedienti anzi la prima apparizione degli inquisitori è davvero da paura, un'ottima scena.
Perfetta anche l'ambientazione tra le mura e le scalinate e i boschi della città di Spoleto, un setting perfetto per il cinema (vedi anche l'etrusco uccide ancora); la parte visiva e registica del film è ottima, la sceneggiatura invece ha dei momenti morti e un intreccio già in precedenza sfruttato, Dallamano però non trascura nessuno degli elementi che un buon horror deve avere, dai nudi ai pipistrelli, dalle comparse ai manichini...brava Nicoletta Elmi e il protagonista, non del tutto convincenti le re donne soprattutto quando vestite...e una sola si sveste...curiosa intrusione anche nel mondo dell'arte e per un breve momento si ha a che fare con un argomento che mi ha sempre affascinato: la sindrome di Stendahl, ovvero, il fenomeno per cui quando uno guarda troppo a lungo un quadro ne rimane come ipnotizzato e ci finisce dentro.
Film anni 90 diretto da Maurizio Zaccaro, sceneggiato da Pupi Avati con le scenografie di un certo Carlo Simi: Demon e Shock Trauma esultano alla lettura di questo nome, chiedo delucidazioni, mi si risponde che non sono fatti miei; ingoio il rospo ma chiudo in un cassetto del cervelletto questo maltrattamento pronto a riaprirlo tra un paio d'anni. Belle colonne sonore sui titoli di coda.
14 anni dopo questi eventi il 23enne Irving torna per risolvere la vendita e contatta un avvocato la cui figlia Nora, molto graziosa, lo seduce; accade però che tutti hanno la loro da dire sul fattaccio che riguardò la famiglia di Irving: una vecchia amica di Glenda dice di averla veduta recentemente, una bibliotecaria cinese (Sibil) incaricata di ordinare i libri del padre sente suonare telefoni dal piano superiore, poi trovano un rossetto usato di recente anche se fabbricato solo 14 anni prima; inoltre se il padre non faceva entrare nessuno in casa allora chi ha dato l'allarme quando egli è morto....insieme a Benny (altro bibliotecario) i 4 esplorano la casa alla ricerca di tracce che consentano di affermare con certezza che la ragazza è ancora viva, vanno perfino a far visita alla madre della ragazza chiusa in un manicomio dai tempi bui.
Saltano fuori anche altre cose: c'è un'interessante dimostrazione del suono volta a dimostrare qualcosa, forse che il suono del telefono era prodotta dall'aria che filtrava da una porta specchio che viene quindi scoperta, non ricordo più tanto bene anche se è stata una bella scena....fino alla scoperta della verità che per Irving è in realtà una riscoperta, qualcosa che già sapeva ma che aveva preferito dimenticare...fu sua madre ad uccidere Glenda Mallory per gelosia, una coperta insanguinata ne è la prova, e il padre per salvarla dall'accusa di omicidio inventò più o meno consapevolmente tutti gli altri misteri...Irving riappropriatosi della verità si sente tornare bambino e apparecchia la tavola per i suoi genitori, ritornando con la mente a quando era un bambino che credeva ancora nella perfezione della sua famiglia.
Particolare giallo in cui molti elementi delle storie di Avati saltono all'occhio: mistero, dicerie di paese, atmosfera claustrofobica anche se non c'è una creazione di tensione forzata come negli horror...essa pare nascere quasi spontaneamente dall'unione delle diverse impressioni che ogni personaggio ha sulla medesima storia; buona la regia di Zaccaro, un pò imbarazzanti gli attori soprattutto Benny (sotto) ma nel complesso validi...la stranezza (forse peculiarità) delle storie di Avati è che poi la soluzione ti viene data così , all'improvviso, dopo una lunga serie di aspettative e strade che non portano necessariamente alla soluzione ma servono solo ad escluderne altre, ma a volte neanche a questo...insomma ci fa immedesimare e incuriosire per tutto il film ma poi nel finale bisogna distaccarsi accontentarsi di quello che ci viene offerto (è un pò il motivo per cui non avevo apprezzato molto La casa dalle finestre che ridono).
Non so che altro dire, pare che il nascondiglio di Avati sia molto simile a questo film...per questo è stato tolto dalla nostra lista...a parte gli scherzi il film lascia buone sensazioni ma poche ceretezze
Film di Roger Fratter del 2000: Anabolyzer è una vicenda thriller ambientata nel mondo delle palestre: non vi è un vero protagonista ma diversi personaggi che parimenti rivestono i ruoli necessari alla trama, quest'ultima però non riesce ad esprimere al meglio le sue potenzialità nascoste: una cattiva presentazione dei personaggi e interpretazioni sottotono degli attori sono accompagnati da un doppiaggio che lascia sgomenti e non permette mai alla vicenda di entrare nel vivo anche perchè ogni due per tre una sequenza erotica o di omicidio interrompono per un considerevole lasso di tempo lo scorrere dell'azione e distraggono lo spettatore dalla storia:
Il direttore di una palestra (Zandro Kaufmann) decide di sperimentare dei nuovi anabolizzanti su un paio di suoi abituali clienti: uno resta sotto e inizia ad uccidere donne infatti la stimolazione sessuale lo porta alla violenza esasperata...l'altro: Alfio, il capellone nella foto, viene sottoposto di nascosto alla cura, ed essendo già di suo un violento, l'eccesso della sostanza gli causa irrefrenabile voglia di uccidere; sua moglie (la mora nella foto) d'accordo col direttore mettono in piedi un piano: anabolizzare Alfio al massimo e poi lasciarlo in compagnia della moglie del direttore, nota ninfomane (nella foto sotto) affinchè la uccida e permetta ai due di potersi mettere insieme.
Inoltre Alfio si incontra/scontra col precedente dopato/assassino e lo farà fuori...iniziando così a provare un certo gusto nell'uccidere al di là degli anabolizzanti che comunque fanno il loro... come se non bastasse c'è un poliziotto con la sua ragazza, aspirante modella, che entrano a contatto con questa vicenda ma invece che fare qualcosa (-che ne so- il poliziotto indaga, lei,fuggita dal killer accusa il suo aggressore-) scompaiono subito dal film. Quest 'ultima è la più evidente di diversi passaggi di trama che non funzionano.
Interessante anche un'altra ragazza ninfomane, in un ruolo secondario, la quale non ci nasconde le sue grazie, come del resto le altre attrici. Fratter garantisce nei suoi film un alto numero di nudismo di pregevole qualità, elemento sempre importante in un film...ne fa le spese la trama...il senso di amatorialità del film non è un peso ma lo diventa quando ci si ostina su effetti speciali o inquadrature troppo ricercate rispetto ai mezzi a disposizione...non tutti sono Ittenbach. Film comunque divertente e bello da vedere in compagnia, citando Bazzu, troppo lungo per quel che ha da dire.
2° 4,62 - L'abbraccio mortale di Lorelei (De Ossorio)
3° 4,50 - Anabolyzer (Fratter)
4° 4,20 - Dove comincia la notte (Zaccaro)
5° 4,12 - Dimensione terrore (Dekker)
6° 3,62 - White Noise (Sax)
7° 3,37 - Il cameraman e l'assassino (Belvaux, Bonzel)
8° 2,37 - Faster pussycat Kill Kill (Meyer)
9° 2,25 - Scannati vivi (Bartalos)
Fc- La sconosciuta (Giuseppe Tornatore)

è sulla sedia a rotelle a causa di un incidente con tale mezzo di trasporto) scappa a casa. Anche Varla di dà da fare: seduce l'altro figlio, che però non sa se sta facendo la cosa giusta. Le tre criminali svelano allo spettatore i propri scopi: il vecchio nasconde un tesoro da qualche parte e lo vogliono. Anche il vecchio però non è troppo incline a lasciar loro fare ciò che desiderano. Come finirà questo scontro?
In un periodo di guerra in Giappone ci si arrangia come si può: due donne, una giovane una vecchia uccidono i samurai feriti per derubarli buttando i loro corpi senza vita nel buco, una tomba naturale che si trova tra i canneti, ambientazione naturale di tutta la pellicola; un giorno arriva Hachi, un compagno di guerra del figlio della donna anziana e sposo dell'altra ragazza, ma porta brute notizie: il loro uomo è morto in guerra!
Hachi si sistema lì in zona per il periodo e non appena può corteggia molto apertamente la bellissima ragazza che presto finisce col cedere alle lusinghe della carne; la donna anziana non è contenta, non solo per la mancata fedeltà dei voti matrimoniali della ragazza ma perchè teme che Hachi possa portarle via la giovane senza la quale non riuscirebbe più ad uccidere i samurai; una notte arriva il demone, o meglio, un samurai che indossa una maschera da demone perchè sotto di essa ha un viso talmente bello che se lo vedi te ne innamori; la verità è che chi indossa quella maschera non può più togliersela: la vecchia però non lo sa e, ucciso il samurai facendolo rpecipitare nel buco, la indossa.
Onibaba è un film affascinante sotto ogni aspetto: bellezza dei paesaggi, della ragazza, delle inquadrature e della fotografia più qualche costume e la maschera del demone, stupendo poi l'acquazzone finale e i soliti effetti speciali di Kanneto Shindo che realizza delle scene di volo ( qui più che altro salti) spettacolari anche se meno acrobatiche che in Kuroneko...la trama nella sua semplicità presenta molte più idee di quelle che sembrano; la sceneggiatura infatti si lancia di tanto in tanto in interessanti speculazioni su paradiso, peccato, piacere il tutto inserito in un contesto benissimo realizzato...belle le scene di corsa folle di Hachi tra i canneti e l'inseguimento della donna nuda purtroppo censurata con un pesantissimo bollino nero fatto con Paint. Film da assorbire e tenere dentro di sè.



Codice L A per questo secondo film di De Ossorio al GFF, vivisezionato a casa Bazzu senza Demon in un tardo lunedì di fine estate:Lorelei è una figura leggendaria della Germania.Secondo la leggenda, Lorelei era una bellissima ondina del fiume Reno, che attirava a sé gli uomini col suo canto e con il suo aspetto, causando naufragi e sciagure. Un giorno, per vendicare il figlio morto, un nobile inviò i suoi soldati ad uccidere la fanciulla, soldati che seppero resistere al suo incanto e che l'avrebbero uccisa, se lei non avesse chiamato suo padre in aiuto: egli mandò un cavallo di schiuma che condusse la ninfa nelle profondità del fiume, da cui ella non fece più ritorno.Da allora, i marinai non dovettero più temere gli inganni di Lorelei.La roccia su cui secondo la tradizione appariva Lorelei viene chiamata ancora oggi col suo nome.Questa figura leggendaria si ritrova spesso nei componimenti dei poeti tedeschi dell'epoca romantica, come ad esempio in Das Lied der Loreley di Heinrich Heine o in Waldgespraech di Joseph Freiherr von Eichendorff... (fonte wikipedia)
con una base come questa siamo già in zona -capolavoro, ma De Ossorio ci aggiunge addirittura la spada di Sigfrido, il tesoro dei Nibelunghi, Wotan e il Walalla più una serie incomparabile di fighe paiura.
TRAMA: Dopo la morte di una giovane sposa un guardiacaccia viene assunto come tutore della tranquillità delle fanciulle di un collegio femminile; un cieco lo avverte raccontandogli la leggenda di Lorelei, la sirena del Reno,intanto un professore ha creato un'arma in grado di sconfiggerla: è una spada magnetica che inverte il processo di Lorelizzazione ovvero il trasformarsi della bella ragazza chiamata Lorelei ,che si aggira tra gli stagni ,nella creatura mostruosa...muoiono però una ragazza del collegio, il cieco, il baffo, futuro marito dela prima vittima e il professore stesso...il guardiacaccia intanto seduce sia Lorelei (umana) sia la direttrice del collegio dimenticando però il suo ruolo primario didifensore delle tipe ....DIVORARE CUORI UMANI PER TORNARE AL SUO RIPOSO DI SECOLI, questo è quello che Lorelei vuole e il suo servo Alderigo la aiuta prendendo a frustate chi la ostacola...il guardiacaccia risolverà tutto con una discesa subacquea fino a raggiungere il covo di Lorelei e tante belle sirene come lei...
Storia meravigliosa accompagnata da un protagonista simpaticissimo e tante belle attrici, dopo la terza morte c'è anche un simpatico stacchetto musicale per sdrammatizzare, arriva il piacione pronto a fare il bagno in piscina e la direttrice: " In questo collegio alle ragazze è vietato fare il bagno con un uomo!" - Risposta immediata di Elvis (il protagonista) "Ma a me non è proibito fare il bagno con le ragazze!"....un pò forzata la spiegazione scientifica della spada e l'inserimento in generale della scienza in questa storia che è completamente immersa nel fantastico supportata anche da antiche leggende di gran fascino...effetti speciali molto grezzi ma che i puristi potranno sicuramente apprezzare, un pò meno gli effetti-negativo del finale in cui la visione del Walalla ci viene proposta come un negativo di pellicola, cioè come se in paradiso noi diventassimo dei negus. Comunque direi che De Ossorio si conferma un regista mitico e bravo nel catturare lo spettatore.La tematica del mostro che si innamora di chi ha il compito di ucciderlo è già vista ma affrontata bene...inoltre credo sia il primo horror che tratti di una sirena...fantastico!
Citazione:"Andiamo a fare un giro in barca sul fiume così le farò vedere il mostro!"
Nella foto:la roccia di Lorelei


disturbato e difficile, tramite lo schermo televisivo. Jonathan comincia allora a parlare con Anna, ma vede che ella si trova in un posto non felice, attorniata da tre figure che tra l'altro lo offendono. Raymond, che dopo un po' scompare dalla scena, gli dice che ci sono molte anime cattive. Anna non gli dice nulla di comprensibile, finchè inizia ad avvertirlo che alcune persone sono in pericolo di vita in particolari luoghi. Egli li raggiunge sempre, ma non riesce a salvare nessuno di quelli che la moglie gli indica. Con la sempre più vicina presenza delle tre anime malvagie e sempre più spaventato e disperato, Jonathan avrà in modo inaspettato la risposta a tutti i suoi dubbi.
Irena è una ragazza che viene dall'Est: giunta in Italia cerca di essere assunta con ogni mezzo a lavorare per una famiglia di orafi : accetta lo sfruttamento del portiere della palazzina che le chiede una percentuale dei suoi guadagni per permetterle di lavorare lì e non esita neppure a far del male all'anziana bambinaia per prendere il suo posto nella casa in questione. Una volta ottenuto il lavoro si impegna al massimo delle sue forze per farsi accettare ed entrare in confidenza con la famiglia soprattutto con la bambina la quale soffre di un disturbo particolare che le impedisce di difendersi e rialzarsi in seguito ad una caduta; conosciamo tramite dei flash il tragico passato della donna: era una prostituta sfruttata da un violento pappone che era entrata in un giro di vendita di bambini: partoriva figli per famiglie che ne volevano comprare uno...ben presto ci accorgiamo che la sua presenza in quella casa è spinta dal desiderio di ritrovare almeno una delle sue figlie...ma il suo passato non ha ancora finito con lei.
La sconosciuta di Giuseppe Tornatore (Nuovo cinema paradiso, La leggenda del pianista sull'oceano, Malena) a differenza dei suoi tre film maggiori non mi è proprio piaciuto: a saltare all'occhio sono subito dei passaggi di trama da thriller di basso livello, in particolare il "cattivo" (Michele Placido) che torna dalla morte in maniera inspiegabile e solo per farsi fregare un'altra volta, come se fosse possibile che un'organizzazione criminale come quella descritta nel film (che riesce a trovare Irena in capo al mondo e non esita ad uccidere la madre della bambina per incastrare la ragazza) non avesse avuto delle contromisure efficaci contro l'eventualità che lei non volesse dire dove aveva messo i soldi rubati tempo prima...a questo poi si aggiunge la strana fiducia che Irena ripone nella levatrice (forse la peggiore delle criminali dell'associazione), come fa a credere davvero che le dica la verità sull'identità della coppia che ha comprato la sua ultima figlia?
A Livello morale siamo poi di fronte ad una serie di personaggi che non hanno niente da insegnare: dalla protagonista che uccide (o quasi) un'innocente (tra l'altro una delle poche persone che le era amica) per poter veder crescere la bambina che crede sua figlia, fino a tutti i personaggi secondari nessuno escluso. Tornatore non si trova evidentemente a suo agio con questa trama che sembra così diversa da quelle dei suoi film migliori, così lontana dalla sua personalità...La sconosciuta sembra più che altro uno di quei drammoni italiani di adesso che tentano di proporsi come alternativa ai cine-panettoni ma finiscono con il diventare un altro cancro per il cinema italiano invece che essere una medicina. Non fraintendete la mia durezza: la sconosciuta è un film apprezzabile per molti aspetti e nel 2006 ha vinto tutti i principali premi italiani ma è ben lontano dai tre capolavori che ho citato sopra...attendiamo ora l'uscita di Baaria nelle sale



La quarta stagione del GFF inizia con un film belga del 1992 il cui titolo originale è C'est arrivé près de chez vous che tradotto significa "E' accaduto vicino a te"; esso è opera di tre ragazzi che ne hanno firmato la regia e hanno ricoperto i ruoli principali:Remy Belvaux è il biondo, il reporter che porta avanti l'ambizioso progetto di un documentario che metta in mostra le gesta di un vero assassino, Andrè Bonzel è il cameraman, credo sia il primo (che non si vede mai) sia il secondo che arriva quando il primo muore in un incidente (il capellone che partecipa allo stupro (vedi foto sotto).
Quest'ultimo ha visto dopo questo film aprirsi le porte verso una carriera da attore che lo ha reso molto celebre in Francia e Belgio, gli altri due invece non hanno fatto praticamente null'altro nel cinema...triste la notizia che ho letto del suicidio di Remy (il biondo) avvenuto nel 2006...e pensare che pare che questo film doveva essere usato dai tre come sola tesi di laurea (non so esattamente come), invece con un budget ridottissimo (interamente autofinanziato) e un cast reclutato tra amici e parenti ignari della tematica della trama, il film è stato presentato a diversi festival europei ottendo diversi riconoscimenti
Il film è un documentario come detto che senza tanti ghirigori ci presenta un assassino: sia durante il suo lavoro sia durante la vita privata: freddo e spietato durante gli omicidi (realizzati principalmente a scopo di rapina) ma anche un gran simpaticone con la famiglia e al bar con gli amici: egli è un pò razzista ma lamenta anche un certo malessere riguardo a certe contraddizioni della società, tipo le case popolari antiestetiche...che però sono i posti in cui preferisce lavorare perchè "se muore un povero non se ne accorge nessuno!" Solo su richiesta dei suoi registi infatti si reca ai quartieri ricchi per uccidere e rubare ma con risultati deludenti.
Il nostro assassino uccide con freddezza impressionante: donne, vecchi, bambini e si libera dei cadaveri con precisione aritmetica...se a inizio film i coraggiosi registi temono un pò il loro oggetto di indagine (rifiutano un suo invito a cena) dopo un pò l'amicizia con lui si fa grande in particolare con Remy che vede morire i suoi due colleghi e grazie all'assassino riesce a punire i killers dei suoi amici...nel finale Remy e la nuova recluta iniziano a partecipare attivamente ai delitti (uccisione bambino, stupro)...mi sorge una domanda: ma a chi mai avrebbero fatto vedere quel documentario? Un documentario in cui loro non solo permettevano ad un uomo di uccidere altre persone ma addirittura contribuivano ai delitti?
Ma anche se non avessero partecipato attivamente come l'avrebbe presa l'assassino quando il suo volto sarebbe stato reso pubblico nelle sale? Insomma questo documentario non sarebbe mai potuto essere trasmesso, avrebbe significato la propria condanna.
Insomma: questi film che si spacciano per documentari o per filmati recuperati...insomma per reali...dovrebbero prima di tutto essere intaccabili dal punto di vista tecnico e teorico...il cameraman e l'assassino regge dal punto di vista tecnico (montaggio, tempi, regia, unica eccezione il ralenti finale) ma non da quello teorico (è un documentario che non avrebbe avuto nessun senso perchè non mostrabile se non come snuff movie per pochi), inoltre visto che Remy stesso parla al pubblico per ricordare i due amici scomparsi, avrebbe dovuto far lo stesso per dichiarare lo scopo del loro lavoro...tutto quello che han fatto risulta ingiustificato.- Il cameraman e l'assassino ( Remy Belvaux / Andre Bonzel, BELGIO 1992 )
DemonDeath presenta:
- Dove comincia la notte ( Maurizio Zaccaro, ITALIA 1991)
- Onibaba - Le assassine ( Kanneto Shindo, GIAPPONE 1964)
Rabid Rats presenta:
- L' abbraccio mortale di Lorelei ( Amando De Ossorio, SPAGNA 1973 )
- White noise - Non ascoltate! ( Geoffrey Sax, CANADA 2005 )
- Scannati vivi ( Gabe Bartalos, USA 1997 )
- Faster pussycat Kill! Kill! ( Russ Meyer, USA 1965 )
- Anabolyzer ( Roger Fratter, ITALIA 2000 )
Fuori concorso: La sconosciuta ( Giuseppe Tornatore, ITALIA 2006 )