Il giorno prima della cerimonia funebre di Johnny, terzogenito di una famiglia di gangster, i Tempio, tutta la famiglia si riunisce attorno alla salma del fratello portata alla casa Natale; pian piano conosciamo tutta la famiglia, in particolare i due fratelli maggiori, Ray e Chez e le rispettive mogli e torniamo con una serie di flashback a scoprire come Johnny sia stato ucciso e da chi; i fratelli decidono di attuare la loro vendetta ma ciò non basta a riportare la serenità nella casa...ci pensa Chez a modo suo a farlo.
Un gangster movie diverso dagli altri in cui i clichè del genere vengono tenuti in secondo piano per favorire l'analisi dei personaggi, sia singolarmente sia nelle loro relazioni...in particolare salta all'occhio il difficile rapporto dei fratelli con le loro mogli; Fratelli (The funeral) è un film che riesce a spostare il centro di interesse prima su un personaggio poi su un altro poi su qualcos altro ancora senza mai far diminuire la curiosità e la voglia di sapere cosa resa possibile grazie alla bravura di tutti gli attori tranne Chris Penn (il fratello più cicciotto, Chez),pace all'anima sua,ma quando c'è lui c'è anche o la moglie o l'amica a creare nuovi stimoli per seguire il film.
Ferrara riesce a ricreare il senso di oppressione delle persone della famiglia in maniera ottima, le donne sono ridotte a mobilia, gli uomini sono oppressi principalmente da questioni di onore ma anche tra gli stessi uomini della famiglia si avverte disagio, tensione...
IL film però dove vuole arrivare? Il finale apre una grossa domanda: Perchè? Rispondere a questa domanda aiuterebbe a capire meglio questo film del 1996 che secondo me ha lo stesso esito degli altri film di Ferrara che ho visto finora: stracarico di messaggi ma nessuno in grado di arrivare davvero e colpire nel segno...forse anche a causa di altri messaggi che quella sera ero impegnato a ricevere
Un sol grido si è levato da quasi un anno,da quando è stata ufficializzata la listazza..TOMOMATSU,un nome cosi altisonante da ribattezare il film in questione(che è noto anche come Osaka telephone club). Abbiamo imparato,oltre alle specifiche sul genere J-horror anche qualche elemento più direttamente culturale:Tokyo e i suoi registri ci mostrano turbe psichiche,fantasmi,anime irrequiete e suicidi,con una forte impronte filosofica. A Osaka invece si bomba..e si bomba duro! già Sato ci aveva dato un assaggio che anche nel mondo virtuale o anche solo con un cactus sia possibile divertirsi..Tomomatsu,re dell'estremo,supera tutti i limiti,mettendo sullo schermo le perversioni e il sadismo così com'è,senza nessuna censura.Un po strano il destino di eat the schoolgirl...unico tra i film superestremi tra qui visionati ad aver cosi poco successo,non tanto per la valutazione,che è sempre giustamente opinabile in queste tipologie di film,ma per il dimenticatoio in cui è troppo presto finito,complice senz'altro il mese e mezzo di ritardo nella recensione,che ho dovuto fare io perchè l'incaricato latita da troppo tempo dal blog...ma se quest'ultimo è scusabile per ragioni non dipendenti dalla sua volontà non è scusabile l'atteggiamento squadrista volto a cancellare un film che giudico decisamente gagliardo,pur non privo di errori,proprio per il suo essere troppo estremo...eppure l'anno scorso film che andavano ben oltre il buon gusto(senza fare nomi)sono stati oggetto di venerazione o comunque di dibattito..e su temi anche più pesanti della depravazione sessuale..certo i giapponesi tendono ad esagerare ma propri l'entrare in una visione culturalmente differente del problema dovrebbe essere sentore d'interesse..comunque,dopo questo preambolo,raccontiamo delle scolarette di Tomomatsu:il film è soprattutto messa in scena delle pratiche sadiste e depravate più dure ma comunque più reali..sexploitation è la parola chiave del film dove le storie si intrecciano con un solo denominatore comune:bombare duro.si comincia con una stridente musica tecnoelettronica e masturbazioni telefoniche(telefono che diventa strumento del contatto,un po come tutti i vari media in tutti i modi possibile,anche il pennarellone)..in pratica i due protagonisti sono due collaboratori della yakuza(Osaka è la città base della mafia giapponese-ma quante ve ne insegno-)che reclutano fanciulle piu o meno violente per girare pornazzi hentai di genere rape che poi rivendono in mezzo alla strada..ovviamente non tutte le ragazzine sono consenziente,anzi ben pochi.i 2 giovini hanno 2 peculiarità..uno è un fanatico dell'autoerotismo,che pratica per la gran parte della giornata.l'altro si eccita solo mentre fa a pezzetti le ragazze.e alle ragazze succede di tutto..dal classico abuso alle umiliazioni piu varie,che vanno anche al di là della comune fantasia(il clisterone???)..la scena madre è il bombaggio in macchina,dove la giovine in questione si esibisce con tutto il suo repertorio di attrice:entrambe le poppe.vDavricordare inoltre la scena della merda viva..credo non ci siano dubbi sul momento più disturbante del gff2..tutti hanno distolto lo sguardo,e quella della ragazza squartata che cerca di rimettere a posto gli intestini.I 2 protagonisti mi sono piaciuti,hanno ben gestito il ruolo assurdo dando anche una identità a 2 personaggi che risultano troppo spersonalizzati,non basta la storia dell'angelo venuto dal passato che spinge ad uccidere dopo un trauma infantile,anche perchè non viene sviluppato.Il regista cerca,riuscendo a dare un forte impatto visivo (pure troppo) e ottimi effetti speciali,oltre agli effetti di nudo di qualità altissima.Certo non è un film per tutti..qualcuno si è nascosto dietro la sedia per non vedere scene così "peccaminose" e,proprio come i film hardcore(cioè i porno) anche un soft core troppo continuo alla lunga stanca(anche se a dir la verità di soft c'è stato ben poco),però io l'ho apprezzato,c'è tutta la follia umana,particolarmente quella del sol levante,nel modo più reale possibile.Non per ultimo mi è piaciuto lo stile di regia di Tomomatsu.Non dimentichiamo che questo era il suo primo film e che...ne ha già fatti altri 5!

Recensione Di LordPain
Avevo fatto una recensione spettacolare di e tanta paura,ci avevo messo 58 minuti,dato che una volta è saltata...poi mentre la inviavo si è cancellato inspiegabilmente tutto e nonostante l'avessi anche salvata con "copia" non mi è rimasta nemmeno li...contando che ho impiegato tutto il sabato sera per scriverla capirete quanto sia incazzato negro.di conseguenza,non potendo riscriverla mi limitero ai punti salienti
-bel film di cui si ricorda piu il titolo che la trama
-gagliardi personaggi e storia con il grande pregio di avere un finale non scontato e tenere sempre in dubbio lo spettatore
-clamorosa presenza di edi wallach (Tuco di il buono il brutto e il cattivo)nella parte di Ricci
avevo scritto ampiamente anche la trama segnalando i bomnaggi di jane e i vizietti dei festini dell'attempato assassino,oltre alla componente critica sociale di cavara,di cui ritengo il miglior film,anche se rimarra famoso per mondo caneù
si vede proprio che questo film non ha fortuna,sottovalutato dalla critica e respintodal blog.Amen.
Recensione di Rabid Rats:
Dopo un uomo ucciso strangolato (lo chiamavano il Lecca Lecca perchè amava leccare) durante un gioco sado-maso parte il film: una donna viene uccisa su un tram con un a chiave inglese ... non sono ancora finiti i titoli di testa! poi il commissariato: il commissario Lomenzo indaga sui fatti: sul luogo del delitto sono stati trovate delle figurine tratte da un libro per bambini :Pierino Porcospino, scritto da un certo Hoffman; intanto qualcuno fa raccolta dei necrologi delle recenti vittime. Lomenzo cerca aiuto dal capo di un'agenzia privata che,dotata di macchinari e quattrini, sa tutto di tutti in città e il cui capo, uno zoppo , controlla tutta la città tramite il solo uso del telefono. Muore anche una prostituta, bruciata viva; la polizia collega le tre vittime: tutte erano presenti ad una festa di uno pseudo-club di amici della fauna dove in realtà si facevano giochi erotici e in cui poco tempo prima una ragazza era morta d'infarto poiché aveva bevuto troppo e si era spaventata trovandosi davanti una tigre in una gabbia; guarda caso la villa dove si ritrova il club appartiene ad un certo Hoffman; le prove portano tutte lì; il commissario Lomenzo intanto si innamora della bella modella Jane, conosciuta per caso in ascensore, che era presente al festino di Hoffman in cui morì la sventurata ragazza, in realtà puttana per serate particolari. Jane non dice tutto quello che sa a Lomenzo ma si lascia sfuggire un particolare che fa sospettare il suo amante e inizia a fargli fare supposizioni sull'accaduto come se fosse uno scrittore di gialli ; per lui infatti “ nei gialli a differenza che nella realtà il colpevole viene sempre trovato”. 
Intanto sono morti anche il critico televisivo Picozzi, l'organizzatore dei giuochi erotici e il capo di una macelleria, tutti presenti a villa Hoffman quella fatidica sera...ma del sig.Hoffman nessuna traccia. C'è anche tempo per un bell'inseguimento per Milano anche se Augustino, il catturato, era semplicemente il pappone della ragazza uccisa che pur conservando i necrologi (chissa perchè) non aveva nulla a che fare con gli omicidi.
I superstiti di quel festino chiedono aiuto all'agenzia privata poiché la polizia non offre loro abbastanza protezione ma intanto Lomenzo ha capito tutto o quasi... il finale infatti ci offrirà un doppio colpo di scena che rimane comunque aperto.
Ed è proprio il finale il punto debole di un film assolutamente strepitoso; Lunghetto e ripetitivo e con continui ribaltamenti...a mio avviso sarebbe stato meglio fermarsi prima con il capo dell'agenzia che accettava la sua sorte...cambiare l'identità del principale colpevole per offrire uno spunto per una possibile morale(la giustizia bisogna farsela da sé?) e trovare un frettoloso movente a tutte queste morti (vendetta per essere stato licenziato). Se tralasciamo il finale l'unica cosa che non ha brillato nel film sono gli effetti speciali, non sempre brillanti e un po' troppo casarecci.
La storia è ottima arricchita con dialoghi fantastici e dall'uso del dialetto da parte dei protagonisti;
Michele Placido, attore che non mi è mai molto piaciuto, è fantastico nel suo ruolo, le sue numerose spalle anche di più; Corinne Clery è tanto bella quanto incredibile; incredibile è stato il suo incontro proprio col poliziotto che si sta occupando del caso in cui lei è coinvolta e incredibile il vero amore che nasce tra i due. Avevo già parlato di lei in un film visto a Pietrasanta l'anno scorso dicevo che non c'era una sola foto in cui non fosse nuda, ora anche i miei confratelli l'hanno potuta ammirare in tutto il suo splendore. 
Ottime le scene sexy, addirittura interrazziali, musiche dolci alternate a un pezzo gozzissimo che fa più o meno: TA! TA!...TA! TATTATTA! TA! e tante,tante piccole perle. Rimane da chiarire il personaggio del capo dell'agenzia che svela il colpevole definitivo ma sappiamo essere in qualche modo colpevole egli stesso anche se non ha mai ammazzato nessuno con le sue mani ma solo facendo telefonate a persone che ricattava incaricandole di far fuori ...il suo reato è stato quello di coprire il suo uomo solo per dimostrare la veridicità della sua tesi secondo cui qualsiasi uomo può diventare un assassino se costretto dalle circostanze.Ma però è lui ad agire in prima persona per spingere Hoffman al suicidio...boh!
UN film che contiene anche una bella rappresentazione, molto caricaturale, della polizia italiana ma che lascia , a fianco di una critica abbastanza evidente, un messaggio di speranza nella giustizia preferibile ad una giustizia sommaria...temi ancora d'attualità.
Citazione:"Sit Down! ma lo sai che sei peggio di un negro! Ora mangiamo poi dopo se ho voglia facciamo l'amore!"
Un film in bianco e nero ma con tutti i colori della classe. Datato 1956, tratto dall’omonimo libro, “L’invasione degli ultracorpi” (“The invasion of the bodysnatchers”) ha destato nei diversi spettatori varie emozioni, dalla noia di alcuni alla esaltazione di altri (specialmente me, in alcune parti).

Il film a me è piaciuto, anche se non in modo appassionante. L’epoca ha influito molto: zero splatter, dialoghi attempati, ecc…, ma la storia è bella e i protagonisti simpatici. Non conosco la storia del cinema e non ho i mezzi per analizzare il lato tecnico e l’influenza che il lungometraggio ha avuto sulla produzione successiva, né di che filone fa parte, ma mi è sembrato avere un’elevata classe. Restano incognite, come già dissi: cosa sono in realtà i baccelli? Da dove vengono? Chi li ha mandati e perché? I baccelli creano copie degli esseri umani, che vengono uccisi, o li svuotano solo delle emozioni? Questo è l’interrogativo principale, che probabilmente non troverà mai risposta.
2° 4,50 - E tanta paura (Cavara)
3° 4,35 - The thing (Carpenter)
4° 4,16 - La residencia (Serrador)
5° 4,00 - L'invasione degli ultracorpi (Siegel)
6° 4,00 - Eat the schoolgirls) (Tomomatsu)
7° 3,87 - Valerie on the stairs (Garris)
8° 2,83 - Squirm, i carnivori vebuti dalla Savana (Lieberman)
9° 2,60 - Dahmer il cannibale di Milwaukee (Jacobson)
Fc- Fratelli (Ferrara)
Un film inserito quasi per scherzo sorprende tutti aggiudicandosi un'edizione in cui la concorrenza era molto aguerrita e ottenendo la media voto finora più alta; il regista Joseph Ruben (a letto col nemico, il figlio buono...quest'ultimo l'avevo visto senza sapere di chi fosse) entra così tra i grandi del GFF con il suo patrigno; tra i grandi del GFF di questa stagione manca ancora un regista italiano: Cavara sicuramente avrebbe meritato questo onore ma si deve accontentare del secondo secondo posto con il suo giallo erotico "E tanta paura". The thing si guadagna il podio più per rispetto che per meriti propri...nella lotta tra capolavori universalmente riconosciuti io ho preferito L'invasione degli ultracorpi che finisce solo quinto; giusto invece il quarto posto de "La residencia. Eat the schoolgirls arriva sesto, il master non va oltre la settima posizione; Squirm e Dahmer finiscono impietosamente sotto il 3. L'edizione numero 8 ci ha riservato ben due astensioni tramite 7,5 ma anche due 5,5 e un 1; insomma ci sono stati pareri discordanti ma alla fine il vincitore ha messo daccordo tutti
Mi sono accorto di essere l'unico rimasto affezionato alla stupenda sigla dei Masters of Horror, tant'è che all'inizio di ogni episodio solo io voglio ascoltare la musichetta e veder scorrere la famosa "serie di luoghi comuni del cinema horror" così più o meno la definì MorbidCake, un ex-giurato. Celebri icone alle quali tutti siamo legati nel profondo e che secondo me è brutto (fingere di) rinnegare. Tutto questo per spiegare il motivo per cui mi sono accollato la recensione di Valerie: primo perchè è il più corto, secondo per mettere l'immagine delle pere, di cui parleremo e terzo? boh. ah sì stavo dicendo perchè sono quello che ha dato il voto più alto all'episodio (4 e mezzo) e ancora un po' ci credo nella magia dei Masters. Magia, paura, inquietudine, momenti di gelo e silenzio ci hanno tenuto in tensione per qualche minuto. Merito di un meccanismo semplice ma quasi sempre efficace: il protagonista è un personaggio nel quale è facile immedesimarsi, un ragazzo della nostra età che si inserisce in un ambiente nuovo un po' spettrale e cerca di concentrarsi e spremere le meningi. Risultato: allucinazioni visive e sonore, paura pura. Non vi ricorda qualcosa? Mick Garris ha pensato bene di buttare fuori Stuart Gordon dalla 2a annata dei Masters e di fare un episodio sulla falsa riga di Dreams in the Witch House, secondo me il più efficace e spaventoso della prima serie.
Come solida base di tutto ha puntato su un racconto di Clive Barker (detto tra noi un nome famoso ma non mi ricordo nemmeno cos'ha fatto, non era il regista di Hellraiser? mamma mia che ignoranza..)
L'allucinazione preferita da Rob e anche da noi è una ragazza di nome Valerie, che campeggia nuda sulle scale e viene a trovarlo a letto. E qui si potrebbe aprire un ampia parentesi per descrivere gli incredibili seni di Valerie, basta dire che ci hanno stupito pur essendo appena usciti dalla visione di Tomomatsu e dalla qualità del suo casting. Valerie è un angelo perfetto (lascio parlare l'immagine) che solo la fantasia può concepire. Ma basta così con la trama se no arriva l'Ascellofantasma a sgridarci, aggiungo solo che la dimensione parallela riserverà spiacevoli incontri, i nostri sul finale dovranno vedersela con il super mostro il pappone intergalattico. Dahmer è il serial killer più famoso degli stati uniti decine di vittime fatte a pezzi e mangiate.questa è la storia vera o considerata tale,da cui il film è tratto.In realtà si notano subito parecchie differenze e il film non è quello che ci si aspetta,ossia la messa in mostra splatter del modus operandi ma il tentativo di caratterizzazione psicologica del killer,peraltro molto mal riuscito.ne esce fuori un episodio a se stante che non da a pensare a un serial killer ma a un mezzo matto piuttosto normale,e forse è qui sta l'importanza del film,che esce dagli schemi del genere.
Di Dahmer possiam dire che vive con qualche morto sul letto,ha una testa in una scatola,droga le sue vittime,non ha un buon rapporto con la famiglia,è gay o perlomeno bisex.Gran parte della storia è incentrata nel rapporto con un negus superchecca (artel kayaru)conosciuta mentre comprava un coltellaccio(cariiiiino).Dapprima odioso il negus diviene simpatico,e si innamora non si sa bene come di Dahmer,forse perchè lo maltratta come vorrebbe una donna vera.Dahmer è attratto dal corpo del negus,però solo come cadavere..piu volte sfiora di ucciderlo,ma alla fine non se ne fa niente e si accontenta degli altri morti che ha seminato in carriera(che non vediamo e ci vegnono raccontati dai titoli iniziali).nsomma non c'è spaltter e morte,o perlomeno non quanto se ne aspetti.Di primo acchito il film non mi è piaciuto molto,come tutti i film troppo psicologici,ma è innegabile che c'è del buono in questa visione.Sicuramente la cosa migliore è l'interpretazione di Jeremy Renner,che riesce a far filtrare la personalità di dahmler soprattutto nei momenti di vita normale,sia nel presente,sia nei fleshback da ragazzo.La grande pecca è una lentezza esasperante in certi tratti,con momenti morti che effettivamente non si riescono a spiegare e danno l'effetto mattone a un film che forse,con qualche elemento piu classico,anche se un po piu commerciale,sarebbe stato più godibile.Ma il regista Jacobson ha voluto fare una scelta coerente e per questo va applaudito.
Noto anche come "la casa che urla",in inglese,e "gli odori del liceo femminile" in italiano, "la residencia "è l'esordio di serrador al gff.Padre della ambientazione collegio femminile,piu volte ripresa dal genere horror,il film spagnolo è un thriller molto gotico con un a ottima rappresentazion della severità dell'epoca collegiale. Molte giovani all'interno della residencia spariscono misteriosamente:si crede che siano scappate,complice la voglia di nuove esperienze che le spingono a turno nel capanno,dove vengono bombate dal villico di turno.invece no.il personaggio chiave della vicenda è il teenager Luis, figlio della direttrice del collegio,che,vittima del complesso di edipo al contrario,o pedofilia incestuosa che dir si vogli.in pratica è gelosa delle ragazzine che teme possano deflorare il piccolo luis..e fa bene!le ragazzette si rivelano delle grandi maiale,un po come tutte le ragazze costrette alla clausura di un colleggio o le ragazze di chiesa.il problema è che il giovine luis,che al èprimo sguardo sembrerebbe un piccolo peppino,si riveli un folle assassino guardone che rischia la vita per un pelo di gattone(ma chi non lo farebbe?),seduce le ragazzine,le limone, e le ammazza,così,un pom per follia,molto perchè non ha nulla da fare,costretto in caa dalla madre superprotettiva.
Come detto il film merita soprattutto per la sua rappresentazione del collegio.Molto divertenti le gag tra collegiali,che dimostrano l'inferiorità femminile sin dalla giovane età(tutte vengono uccellate dal piccolo luis),un po deludente l'usanza di fare la doccia vestite(credo sia questo che rende folle luis),anche se poi qualche mammella si intravede.Pecca un po di lentezza,ma riesce a rendere una buona atmosfera.Carino,insomma,soprattutto dovrebbe istigare i ragazzini come batzu,che non ricordo se l'ha visto,ma sicuramente ha pensato a qualche sua coetanea.La cosa fondamentale è stata scoprire Serrador,un buon regista,dicui si attende per la terza edizione un capolavoro assoluto:QUIEN PUEDE MATAR A UN NINO?(ma come si può ucidere un bambino?).non dimenticate questo titolo,già disponibile nello stock gff.
The thing è stato inserito nell'ottava edizione per motivi già specificati: colmare una lacuna innanzitutto: nessuno di noi aveva ancora visto questo film e dare un'ulteriore chance a Carpenter che ha fatto grandi film ma al GFF sono stati presentati solo i peggiori.
Il film è stato proiettato in lingua originale con sottotitoli in inglese cosa che potrebbe apparire svantaggiosa per un film ma se consideriamo che abbiamo avuto ben tre vincitori in lingua originale sottotitolati direi che il film partiva comunque con il favore dei bookmakers, essendo annoverato tra i 10 film horror più belli della storia
Una spedizione scientifica all'Antartico viene improvvisamente attaccata da un norvegese impazzito che si mette a sparare loro contro dopo aver tentato di uccidere un cane da neve. Bloccato il folle con una pistolettata il cane viene messo in gabbia, il cadavere esaminato e si decide di andare a controllare quale sia la situazione nella base norvegese: tutti morti!
Al loro rientro nella base si scopre che il cane era contagiato da un virus che si trasmette anche agli uomini, ma ormai è tardi; qualcuno all'interno della base è già stato contagiato e la cosa aliena si trasferisce di corpo in corpo favorita dal freddo; l'unica arma in grado di fermarla è infatti il fuoco.
I membri della spedizione capitanati da Reinhold Messner (un glaciale Ken Russel) si ritrovano isolati, bloccati a causa della tormenta di neve e sospettosi l'un dell'altro finchè con un particolare esame del sangue i contagiati vengono identificati...ma come si potrà avere la certezza che la cosa sia stata sconfitta definitivamente?
Il film sarà candidato agli oscar nella categoria effetti speciali (la cosa migliore di tutta la pellicola) e per la categoria Sleepwalker, al film più dormito; Bazzu ha sofferto molto nella prima metà del film, Demon nella seconda, io mi sono distratto alcune volte ma come ho detto in apertura la causa non è stata l'inglese o i sottotitoli; per tutto il film infatti regna il silenzio assoluto onde ricreare l'atmosfera antartica, la firma di Ennio Morricone alla colonna sonora è ingannevole poiché i suoi interventi si limitano a una nota prolungata ogni tanto o ,nel finale, alla stessa nota bassa a ritmo regolare...un battito del cuore in mezzo al silenzio della distesa polare innevata.
La storia prosegue lentamente ma inesorabilmente: gli studiosi vengono man mano avvolti dal sospetto che l'altro possa essere stato infettato dalla cosa e ognuno inizia a pensare a se stesso; il finale aperto con i due superstiti che attendono la sorte rilassandosi e bevendo mi è piaciuto molto.
Gli obiettivi che avevano spinto la mia raccomandazione sono stati assolti: Carpenter si è decisamente riscattato e noi abbiamo assorbito un capitolo di cultura horror molto importante ma va detto che riconoscere un capolavoro a prima vista non è sempre facile per questo mi piacerebbe rivedere questo film per capire che cosa non abbia funzionato a dovere nella prima vivisezione (a parte la lentezza); ad esempio: può l'assoluta assenza di un essere umano di sesso femminile per tutto un film essere la causa di una parziale delusione tra un pubblico maschile come quello del GFF che ha in mente solo una cosa?.
La tranquilla casa di un pacifico quartiere americano ospita un massacro: il patrigno ha appena ucciso moglie e bambini; si rade, mette un parrucchino, mette le lenti a contatto e parte verso una nuova famiglia. Un anno dopo il patrigno ha messo radici in una nuova casa, neanche troppo distante dalla precedente: ha semplicemente attraversato in traghetto il lago. Qui ha conosciuto Susan, una vedova ancora giovane e bisognosa di un uomo con una figlia (Jill Scoelen, bella 24 enne che fa la parte di una 16enne) che invece non vuole altre figure paterne dopo la morte del padre e vorrebbe la madre tutta per sé per giocare a lanciarsi addosso le foglie. Ma il suo astio verso l'uomo non è solo dovuto al suo atteggiamento di teenager ribelle (come lo psichiatra pensa) ma anche ad un cattivo presentimento che avverte ogni qualvolta l'uomo le si avvicina. Intanto il patrigno è molto amato nella sua comunità: parla con tutti, è amico di tutti, insomma sembra non preoccuparsi di restare nascosto; cosa molto strana visto che la polizia è in possesso di una sua foto...ma evidentemente le forze dell'ordine non hanno voglia di spingersi per le ricerche aldilà del lago o di far publicare sui giornali le foto del pericoloso individuo; ma il fratello dell'ultima vittima è deciso a ritrovare il patrigno e fargliela pagare.
Il plot del patrigno è abbastanza comune, poste le basi della storia è facile intuire come si evolverà il tutto, inoltre siamo più in un ambito di thriller piuttosto che horror; insomma il patrigno è il genere di film che di solito non amo guardare...ma il patrigno ha un qualcosa di più: anzitutto l'attore (Terry O Quinn) che da credibilità ad un personaggio difficile;è stata proprio la sua presenza nel cast che mi ha spinto a ricercare e proporre questo film al GFF e Terry, uno dei miei personaggi preferiti della serie LOST, non mi ha deluso. Le scene “forti” poi sono un' altro punto di forza del film con tanto di massacro iniziale, infanticidio, legnate, telefoni in faccia, pugni nelle mani, coltellate e spari...ci viene risparmiato solo l'animalismo nonostante il cagnolino sembrava messo lì apposta per essere ucciso.
Il patrigno è un uomo fortemente legato al valore della famiglia ma in cui non riesce a starci troppo a lungo e continua a cambiarla; interessante anche la costruzione del rapporto padre/figlia...il film parte subito con dei forti sospetti della figlia verso il patrigno, sospetti che sembrano tramutarsi in certezze ma che poi il patrigno è abile a far scomparire, cambiando la foto del serial killer, che la figlia si fa inviare dal giornale e uccidendo l'unica altra figura maschile su cui la fanciulla fa affidamento (lo psicologo), ma poi è proprio un altro ragazzo, il moccioso di cui la figlia è innamorata, che lo fa andare fuori di testa e lo spinge a cambiare aria. La visione, già piacevole di suo, è poi arricchita da alcune macchiette secondarie e da alcune scene mitiche...l'assedio alla famiglia finale ricorda un po' Shining così come la frettolosa morte di chi per tutto il film non ha fatto altro che cercare che altro sangue venisse sparso; ma è la scena della doccia che fa salire veramente di mezzo punto la valutazione al film, un film positivo ma che ha come errore di fondo questa benedetta foto del patrigno che tutti i poliziotti hanno ma nessuno si decide a guardare
-Che stronzo!
-Lei non è qualificato a chiamarlo stronzo, per questo privilegio bisogna conoscerlo da almeno mezzora!
-Forse mi può dare una mano lei miss Barness
-Si, potrei, ma la domanda è... perchè dovrei?
-Perchè così daremmo un dispiacere allo stronzo! Che ne dice Miss Barness?
-Io dico...che lei è qualificato per chiamarmi Annie!
Nella tarda serata del 29 Settembre 1975 un temporale di estrema violenza investì una zona paludosa, prospicente il mare di Fly Lake, Georgia. Il vento abbattè le linee elettriche dell'alta tensione e centinaia di migliaia di volt si scaricarono nel terreno melmoso lasciando senza corrente la piccola ,isolata cittadina di Fly Creeck. Nelle ore che seguirono l'uragano gli abitanti di Fly Creeck furono coinvolti in avvenimenti che gli scienziati giudicarono come una delle più spaventose stranezze della natura, mai prima d'allora verificatesi.
Eccone la storia.......parte così il film d'apertura del gffii8; un film che aveva tutto per essere bello ma che ha fatto il possibile per non esserlo.
Mick ,il fidanzatino di Geri, la ragazza più stimata del paesino, viene da New York fino in Georgia per trovare la sua amata ma ancor di più per vedere la merce del celebre robivecchi della zona; fermatosi nel bar per bersi una cioccosoda, ivi trova un verme nel suo bicchiere. Il poliziotto del paese accusa Mike di aver fatto una ragazzata tipica degli stranieri che vengono dalle grandi città...quando scoprirà che lui è il ragazzo di Geri dirà alla ragazza che non si sarebbe mai aspettato che lei potesse stare con uno così e che quello al massimo andrebbe bene per la sorella Alma, una svergognata tutta canne e alcohool. Geri non da retta al burbero sceriffo cacciatore di gonnelle, invece Mike si visto che subito si cambia gli abiti bagnati davanti ad Alma, condivide con lei l'erba e si intrattiene con lei oltre che , in seguito, lasciare Geri sola con Roger. Roger è il figlio dell'allevatore di vermi del paese (il paesino vive di pesca e antiquariato) e vicino di casa di Geri di cui è perdutamente innamorato ma è troppo bifolco per farsi avanti.
Comunque...quando i due sposini vanno dall'antiquario non trovano che uno scheletro; chiamano il poliziotto...lo scheletro non c'è più, il poliziotto li accusa di aver fatto un altro scherzo; poco dopo ritrovato lo scheletro nel furgone di Roger, Mick ha un piano: portare Roger a pesca con loro, lasciarlo da solo con la sua ragazza, tornare allo scheletro, staccarne il teschio, andare dal dentista del paese (che sa benissimo dove si trova pur essendo lì da un paio d'ore), entrare di nascosto, trovare al primo colpo le radiografie dei denti dell'antiquario e capire finalmente dal confronto tra le carte e i denti del teschio che l'antiquario è morto. Non ho mai visto un personaggio più idiota di questo!
Ma il nostro eroe farà in seguito altre scoperte sensazionali cioè che sono stati i vermi ad ucciderlo e che i vermi sono stati resi aggressivi dall'eletricità nel terreno causata dalle linee elettriche abbattute.
Succedono poi altre cose che van dette: Roger è assalito dai vermi, suo padre viene divorato, il poliziotto pure e nel giro della notte tutta la città viene mangiata dai vermi...
Il film aveva un'idea interessante, un titolo invitante, un addetto agli effetti speciali davvero in gamba e ci sono delle ottimi scene (i vermi dalla doccia, i vermi nella faccia di Roger, l'albero caduto) ma tutto accompagnato da una sceneggiatura insensata e da comportamenti folli. Tra quello che è bagnato ma non si cambia perchè deve andare a vedere l'antiquario, tra quello che pensa che uno scheletro di uomo possa essere venduto tanto da guadagnarsi i soldi necessari per sposarsi, tra la cena in cui sono tutti inspiegabilmente tranquilli tranne la madre che è l'unica che ancora non sa nulla ed è tutta nervosa, posso davvero dire che i vermi sono i più intelligienti.
Finale positivo anche se non ci viene risparmiata un'ultima insensatezza :“stai lì non muoverti”: il protagonista si mette a fare l'eroe quando il pericolo è ormai passato.
Gli attori del film sono state tutte delle meteore nel mondo del cinema tranne il protagonista (Don Scardino) che però ha ottenuto maggior successo come regista televisivo.. peccato perchè sia Alma sia Roger mi sono piaciuti, il secondo sarebbe potuto diventare un'icona per tutti i bifolchi del mondo.
Demon Death presenta:
- Eat the schoolgirl ( Naoyuki Tomomatsu, GIAPPONE 1997 )
- Il patrigno ( Joseph Ruben, USA 1987 )
- Dahmer - il cannibale di Milwaukee ( David Jacobson, USA 2002 )
Rabid Rats presenta:
- La cosa ( John Carpenter, USA 1982 )
- Valerie on the stairs ( Masters of horror II, Mick Garris, USA 2002 )
- E tanta paura ( Paolo Cavara , ITALIA 1976 )
- L'invasione degli ultracorpi ( Don Siegel, USA 1956) )
Fuori concorso: Fratelli ( Abel Ferrara, USA 1996 )
Un sorteggio davvero interessante quello della bombola che ci offre un'edizione variegata e sulla carta bellissima; si inizia con un titolo suggestivo: Squirm, poi la raccomandazione di Lord Pain ci riporta in Spagna e negli anni 60 con La Residencia di Serrador; giunge poi la nuova scommessa orientale di DemonDeath che propone un titolo e un regista da lungo attesi. Il patrigno è un titolo rischioso: potrebbe essere un capolavoro così come una schifezza, me ne assumo io la responsabilità avendolo inserito in lista. Dahmer è in teoria l'anello debole dell'edizione ma viste le sorprese che hanno offerto i film meno attesi non c'è nulla di già scritto; la mia proposta è più che altro un'occasione per colmare una lacuna oltre che una possibilità a Carpenter di far vedere quanto vale. E arriva anche uno dei pochi masters davvero attesi; riuscirà Mick Garris a ripetere il miracolo dell'anno scorso? E riuscirà Cavara dopo l'incredibile secondo posto della sesta edizione a qualificarsi al masters con il suo "e tanta paura"? Si chiude con un classico, per ora il film più vecchio dell'intero GFFII: l'invasione degli ultracorpi. DemonDeath propone come fuori concorso Fratelli di Abel Ferrara