Roma pagana...37 AD- 41 AD...che profitto trarrebbe un uomo se ottenesse il mondo intero ma perdesse la propia anima? Questo è l'incipit di quello che reputo un grande film.
Malcolm Mc dowell è il giovane Caligola...egli è destinato a diventare il successore di Tiberio, il terzo Cesare della storia, ma ha fretta oltre che paura di esser fatto fuori da qualcuno prima di essere incoronato; è lui quindi che fa uccidere lo zio per diventare il nuovo Augusto; dopo aver eliminato il suo sicario inizia il suo impero in cui pochissimo tempo è dedicato agli affari di stato (una scena), tantissimo alle feste, agli spettacoli,alle orge e alla violenza. Ben presto Caligola inizia a farsi nemici con i suoi atteggiamenti spregiudicati ma è la morte dell'amata sorella Drusilla a fargli perdere l'ultimo barlume di raziocinio. Costruisce un bordello, manda il suo esercito a combattere contro il granoturco chiamandolo Britannia e fa arrestare e giustiziare persone importanti e influenti fino al complotto che lo toglie di mezzo.
Manca nel film l'episodio che ha reso celebre Caligola, ovvero quando nomina senatore il suo cavallo...ma la componente storica è curatissima e attenta, e probabilmente quella del cavallo è solo una leggenda
L'ascesa al potere di Caligola e i suoi 4 anni di potere raccontati nel modo più verosimile possibile; Brass ci mostra la depravazione della società romana e la pazzia del giovane uomo/Dio, il tutto inserito in un apparato scenografico sensazionale. Non sono mancate scene scioccanti e di grande violenza degne dei migliori film horror; Un film la cui storia è travagliata, pare che lo stesso Brass sia stato licenziato e che ci siano state numerose versioni, noi forse abbiamo visto la più completa; da serie storica per la tv con la regia di Rossellini a film porno da usare come lancio della rivista Penthouse, non è ben chiaro il processo che ha portato alla nascita di questo capolavoro (interpretato superbamente da quel genio di McDowell) sta di fatto che in modo o nell'altro ci è arrivato.
Un film troppo esplicito per non essere considerato pornografico ma che dimostra che i film belli si possono trovare dove meno te lo aspetti.
L'opera prima del celebre frontman dei White Zombie ha ricevuto parecchi consensi e parecchie bocciature. Pur non ricordandomi recensioni ufficiali avevo la sensazione che il film potesse essere grandioso oppure una grandiosa stronzata. I commenti negativi di Bonebraker e quelli positivi di altri mi davano speranza.
Due coppie di amici giornalisti viaggiano per la provincia americana alla ricerca di curiosità da scrivere in un loro pezzo. Una sera piovosa si imbattono in vero e proprio pane per i loro denti. Presso una stazione di servizio un tizio travestito da clown ha costruito un esilarante tunnel degli orrori assolutamente da visitare: il Captain Spaulding's Museum of Monsters and Madmen. Nel breve giro vengono raccontate le gesta di famosi serial killer della storia tra i quali anche il miticheggiante doctor Satan, che affascina in particolare i ragazzi, desiderosi di saperne di più. Il clown allora fornisce loro una mappa per raggiungere l'albero del dottor Satana..
Sulla strada caricano una graziosa autostoppista, che li conduce dritti dritti nella tana del lupo. E' la vigilia di Halloween, mentre Rufus si prende cura della loro macchina, che ovviamente ha bucato, essi vengono presentati ai restanti membri della famiglia: una ragazza che balla e canta in playback, un nonno, un tipo alto e sfigurato e la mamma di tutti, una milf non proprio desiderabile.
I ragazzi sono invitati a cena, iniziano a intesirsi e a preoccuparsi, la situazione degenera in maniera inquietante e graduale. Rimaniamo tutti stupiti quando la macchina viene effettivamente riparata e messa in strada, i 4 sono liberi e possono andare via... ma quando uno scende per aprire il cancello alcuni fantocci mascherati appesi a delle croci iniziano ad animarsi, scendono e danno vita a una scena a di poco spettacolare. Zombie e il fratello avevano organizzato tutto per divertirsi un po', via con le mazze da baseball e questa volta i giornalisti sono costretti a trattenersi per molto più tempo nella dimora del dottor Satana. La polizia e il padre di una ragazza si mettono sulle tracce degli scomparsi, dando vita a ulteriore divertimento per i cattivi e per gli spettatori. E' vero, il regista pecca di manierismo, usa alcuni effettacci digitali per dare un po' di ritmo con immagini forti, flashback. Ma il risultato è assolutamente godibile! Quando i poliziotti e il padre trovano le ragazze crocifisse, sfregiate, mutilate, parte una dolce musica retro, il ralenti.. e via al massacro!
L'ultima straordinaria sezione deve ancora iniziare, quella che mi ha convinto a dare il massimo dei voti.
I coniglietti rosa, la caccia, la messa nera, il face painting, l'incredibile mondo sotterraneo, le litanie sataniche, la paura, la morte. E il tanto ambito finale così come piace a me, assolutamente senza speranze.
La casa dei mille stronzi ricalca, con la sua prima parte, uno dei più classici plot dell'horror americano: un gruppo di sfigati un po' troppo curiosi finisce tra le grinfie di una famiglia di psicopatici stronzi che si diverte seviziandoli e uccidendoli. Che poi si parli di scopiazzature o di citazioni questo è un limite sottile che sta a ciascuno giudicare. Inoltre, come già detto, Zombie si avvale di alcuni espedientucci fotografici e registici abbastanza ruffiani (flashback scattanti di immagini colorate, melodie in contrasto con le immagini, scena epica sottolineata da grande inquadrature nel silenzio più totale, come i parecchi secondi che precedono l'esecuzione del poliziotto etc.) che però non ho trovato fastidiosi ma godibili.
Il ritratto della famiglia americana e del mondo di Spaulding è dipinto con forti tinte Burlesque, sicuramente un elemento innovativo e interessante.
Io ho apprezzato molto il film anche perchè ha toccato alcune corde che da sempre mi affascinano, probabile che l'ambito musicale di provenienza del regista abbia contribuito a titillare la mia sensibilità personale con alcuni riferimenti stranamente rari nel mondo dell'horror, su tutti la stupenda cerimonia satanica.
Il commissario Tellini (Giancarlo Giannini) sta indagando sulla morte di Maria Zani (Barbara Bouchet), che svolgeva mansioni di vario tipo in un centro di massaggi. Si scopre che la Zani tradiva il marito il quale viene subito accusato dell'omicidio riuscendo però a sfuggire alla polizia; egli vuole dimostrare la propria innocenza e cerca con l'aiuto de “Il Catapulta”, un investigatore privato, di trovare l'uomo con cui la moglie si appartava; il commissario segue tutt'altra pista: una fotografia che ritrae la Zani con l'amante; da un particolare incredibile nella foto (il jet in picchiata) riescono a trovare la casa dell'uomo proprio nello stesso momento in cui il catapulta conduce il marito in quel luogo (forse anche lui ha seguito le rotte aeree, non lo sappiamo).
Commissario e marito si uniscono in un inseguimento sui tetti dell'amante che tanto ha ricordato il videoclip dei Beastie Boys :”Sabotage”; si termina con la morte sia del marito (che precipita giù) sia dell'amante , investito dal vero assassino che intanto aveva già fatto fuori la pellicciaia (Annabella Incontrera). La vicenda si complica con giri di cocaina e foto scottanti: alcune ragazze del centro massaggi decidono di confessare quello che sanno alla polizia ma puntualmente vengono uccise prima che riescano a parlare....tutte queste morti però conducono inevitabilmente la polizia al centro dove apparentemente non vi è alcuna persona sospetta se si esclude un cameriere gay e un massaggiatore cieco. Del Catapulta intanto si è smarrita ogni traccia.
La tarantola dal ventre nero trae il suo titolo da una scena semi-documentaristica a metà film in cui un entomologo (che poi scopriremo essere un importatore di droga) mostra al commissario che il nemico mortale della tarantola è la vespa: prima paralizza il ragnone con una puntura poi la uccide e depone le sue uova nel di lei ventre; un meccanismo che ricorda all'incirca il modo di uccidere dell'assassino.
La storia qui non è difficile da seguire o troppo intricata: è semplicemente piena di cose e di personaggi inutili (anche se divertenti). Nella sua illogicità risulta essere un film logicissimo: le cose vanno così :stop! Le vicende secondarie sono quasi interamente estranee alla linea principale del racconto cioè la caccia all'assassino ma si esauriscono sempre poco dopo che vengono aperte, non confondono le idee; esse portano via via all'eliminazione di ogni possibile sospetto e di ogni possibile movente...fatto sta che restano solo due sospettati che in tutto quello che accade nella prima ora e dieci non c'entrano nulla.
Ammetto però di aver capito come il film sarebbe finito molto prima; sicuramente questo è dovuto all'esperienza e ai tanti film del genere vivisezionati ma la prevedibilità della soluzione gioca tutta a sfavore del film. Da come ne ho parlato finora sembra che il film mi abbia fatto schifo; tutt'altro!
IL film si inserisce comunque in un filone che adoro e ai limiti di sceneggiatura (scritta da una donna)
rispondono grandi attori, belle ragazze (quasi tutte coi capelli rossi), begli omicidi, la coppia delle BB (Barbara Bach, Barbara Bouchet), ottime musiche del maestro Morricone e una regia e un montaggio sicuri.
Probabilmente i difetti di sceneggiatura sono una delle caratteristiche del giallo all'italiana (o thrilling), molte volte si tende a peccare per eccesso, a voler aggiungere troppo; in questo caso la cosa è evidentissima ma essendo questi eccessi decisamente divertenti il film non ne risulta troppo penalizzato. Barbara Bouchet (Inspiegabilmente dimenticata lo scorso anno) è segnalata all'oscar come miglior Prugna
Un nome,una leggenda,che diviene infine realtà al gff dopo un lungo periodo di ricerca del rarissimo capolavoro.Il babbuino piu famoso del mondo,Shakma,viene reso iperaggressivo da esperimenti genetici effettuati dagli "scienziati" di un centro noto più per i giochi notturni che per l'effettivo lavoro sulle cavie:accade infatti che gli improbabili dottori,sotto la diligenta guida del sommo professore,giochino a una specie di gioco di ruolo che li terrà occupati per tutta la notte.il premio del gioco sarà la principessa,una minorenne che vorrebbe concedersi al vincitore a meno che si tratti del pollo di turno,il giovine con la maschera..nessun problema,perchè costui è il primo a cadere sotto gli artigli di shakma..Il babbuino, infatti,non era stato soppresso nonostante fosse diventato pericoloso per un errore(che appare pero assolutamente voluto)dell'ammaestratore di cavie.La scimmia impazzita diviene il protagonista assoluto,attorno al quale girano le altre comparse,che servono soprattutto a creare momenti divertenti per allentare l'altissima tensione creata da Shakma(interpretata da Typhoon il babbuino,candidato all'oscar come migliore attore).devo ammettere che questa bestia assatanata con i suoi urli diavoleschi mi ha davvero impressionato,e ha contribuito al successo del film,che ritengo il migliore in concorso in questa edizione.Posseduto,indemoniato e terribilmente cattivo,una scimmia che rende al meglio il personaggio del cattivo assetato di sangue,un mostro davvero di primo livello,soprattutto perchè assolutamente reale...chi di noi ora,andando un qualsiasi zoo,non proverà un po di ansia di fronte alla gabbia dei babbuini?
In conclusione un film ben costruito nonostante il misero budget,che fa divertire il pubblico che viene ovviamente portato a tifare per la scimmia...come detto i personaggi secondari sono secondo me ben riusciti(il babbo,il prof,il negus) e qualche imprecisione di regia viene risanata da una sceneggiatura veramente convincente.Molto bello.
Curiosità zoologica: il nome Shakma è una storpiatura inglese del termine zoologico Chacma utilizzato per definire i babbuini sudafricani(Papio Ursinos),ovvero i babuini più grandi in natura. In realtà il nostro Typhoon è un Papio Hamadryas, originario del corno d'africa e diffuso anche sul mar Rosso,un po più piccolo e caratterizzato dalla tipica criniera,la barba bianca,che lo rende ancora più spaventoso quando si incazza...
"attenzione,state per entrare nella contea dei babbuini"(Cit.)
Bruno Mattei esordisce al gff con uno dei titoli più attesi dell'intera stagione:LA BOMBA.Alcuni studiosi improbabili si recano in messico per studiare la civiltà maya,affidandosi alla sapienza di una presunta guida,lo zio di demon.questi,senza alcuna evidente ragione,muore in un cimitero e i giovani vengono guidati così,senza un motivo particolare, da bruja(la strega)una santona del luogo che aizza i beoni con la danza del ventre ma non ha il buongusto di farci vedere le pere.La sensitiva conduce i giovani(dal livello recitativo inferiore alle comparse usate nei primi film di rabid,ossia i pupazzi e dal dubbio numero)in una giungla che termina con una tomba maya dove si dovrà risvegliare un antico re "imbalsamato" qualche secolo prima.I giovani esploratori cadono come fuscelli sotto i colpi della tomba,in cui si alternano zombie scheletri e demoni vari.alla fine il processo di risurrezione non viene completato e il bene vince(o almeno così pare).
Diciamo che la tomba è sicuramente un film brutto,perchè pieno di imprecisioni,mal recitato,senza nudi di rilievo,ma io credo che si debba giudicare anche nel contesto per cui è stato prodotto e nelle modalità operative del regista.Mattei è un culture di un horror di serie b puramente italiano,che non brilla per abilità dietro la macchina ma cerca un suo filone di riferimento,quel trash che andava negli anni70-80 e che oggi,con la morte di David Hunt l'anno scorso(siamo quasi all'anniversario)è definitivamente sparito.In quest'ottica,La Bomba, film per la tv e non per le sale,realizzato in DTV(e peraltro mai trasmesso in tele,siamo tra i pochissimi ad averlo visionato)è un film riuscito,superiore a molti altri, e non ha mancato il suo scopo principale..divertire con fore ed effetti forse "scrausi" ma efficaci,copiando paurosamente il cinema classico(la mummia su tutti ma anche l'armata delle tenebre e i vari alien/stargate)ma dandone una connotazione univoca nell'oretta di visione. La cosa più scandalosa di questo film è senz'altro il doppiaggio,che ha rovinato la splendida prova recitativa di Aldo Montano(al secolo Roberto Madison,già visto nel gff nel ruolo dell'ispettore Lissoni in la terza madre e candidato all'oscar gff).gli altri attori sono tutti cassati,forse il pelato che interpreta il re maya sfiora la sufficienza,anche perchè si vede poco.Il meglio è dato da una storia ricca di subintrecci che a volte non conducono a nulla,perchè così deve essere la tomba,un mistero inesplorato da sempre e che nemmeno il buon mattei ci può chiarire fino in fondo.Ad esempio,come hanno fatto a procurarsi delle tende ultimo modello con brande nuove di zecca,montarle in una giungla senza spiazzi senza nemmeno trasportarle,portarne una in più per bruja,appena conosciuta,darle dei bagagli con dei ricambi,e quando ella dice una cosa tipo "la notte di luna piena ci sarà un sacrificio e il re risorgerà"-"quando sarà la prossima luna piena?"-"stanotte"non avere il benchè minimo sospetto sulla strega sconosciuta??? questi e altri sono i misteri rimasti rinchiusi ne... LA TOMBA
2° 4,12 - La tarantola dal ventre nero (Cavara)
3° 3,87 - La casa dei mille corpi (Zombie)
4° 3,85 - Il profumo della signora in nero (Barilli)
5° 3,71 - Rabid grannies (Kervyn)
6° 3,66 - Miriam si sveglia a mezzanotte (Scott)
7° 3,58 - Shakma, la scimmia che uccide (Logan)
8° 3,40 - La tomba (Mattei)
9° 3,40 - We all scream for ice cream (Holland)
Fc- Caligola (Brass)
Uno spoglio incredibile che ha raggiunto il culmine dell' esaltazione quando sembrava che la tarantola dal ventre nero potesse aggiudicarsi il primo posto...l'immagine della vittoria sarebbe stata quella del jet in picchiata...ma non è andata così: di un pelo l'inquilino si qualifica al master;mai il vincitore di un'edizione aveva avuto la media voto così bassa. Ben sette medie vanno sotto il quattro (pur non scendendo oltre i 3,40), tutti i film nell'arco di 76 centesimi...secondo me abbiamo assistito alla migliore edizione della seconda stagione, la media voto così bassa mi suona strana seppure sono stato io il primo ad essere severo nelle valutazioni. Sul podio finiscono appunto Cavara e Zombie (secondo 6/6 dell'anno per lui), poi il bellissimo film di Barilli, rabid grannies che avuto parecchi sostenitori tanto da superare Miriam. Shakma è stata molto amata dai tre padri (non poteva essere altrimenti) ma non altrettanto dagli altri votanti, la tomba è stata distrutta da Handhell euna volta che c'era un master decente, questi è finito ultimo. A supporto della mia teoria che questa è stata la più bella edizione è il fuori concorso porno/storico: Caligola: punteggio massimo da parte mia
Victoria ed Elizabeth sono due care nonnine di 92 anni; per il loro compleanno hanno deciso di invitare alla loro villa tutto il parentado eccetto il cugino Christopher, rinnegato dalla famiglia in quanto dedito alle oscure arti della negromanzia. Uno alla volta arrivano tutti i parenti nonché potenziali eredi delle nonnnine ognuno con l'intento di mettersi in primo piano e mettere in cattiva luce gli altri; ecco quindi il nipote baffuto con la cantante, la coppia con figli, il produttore di armi, la verginella, il bullo Roger, la lesbica con la sua amica e il prete Parcifal, tutti desiderosi di mettere le mani sul patrimonio delle vecchie.
Durante la cena, in cui conosciamo anche il cameriere Ragù e le due cuoche, madre e figlia, una donna porta un regalo alle nonnine da parte del cugino di Christopher: uno scrigno in ottone.
Quando le due vecchie lo aprono un gas le investe ed esse diventano rabide ossia mostri con unghie di lunghezza variabile, capacità di imitare la voce altrui ed assumere altre sembianze, animate unicamente dalla voglia di uccidere tutti. Assistiamo così al massacro.
Contrariamente a quanto ci si può aspettare la parte migliore del film è quella non horror, la parte iniziale con l'arrivo dei personaggi e la loro rapida ma efficace rappresentazione, i loro primi contatti ( con tanto di bombatina tra Roger e l'amica della lesbica) e la cena in cui tra un'occhitaccia e l'altra i parenti se le mandano a dire. Quando inizia l'horror il film prende una piega ridicola: i caratteri dei personaggi vengono esasperati, rovinando il buon lavoro fatto in precedenza, gli effetti speciali lasciano molto a desideraree le morti sono tutto tranne che memorabili; la scena finale nella sua frettolosa realizzazione con tanto di mano mozzata che resta sullo schermo mezzo secondo dimostra che il regista stesso (Kervyn) aveva fretta di concludere.
Rabid grannies è stato divertente ma neanche più di tanto:non si fa problemi a ricorrere a contenuti blasfemi mostrandoci un prete che si lascia la fede alle spalle e pensa a salvarsi la pelle, ma trascura le componenti più estreme e trash che mi sarei aspettato da un film prodotto dalla Troma.
L'esordio della Troma al GFF non è quindi dei più felici ma questo gruppo americano, fondato a metà anni 70 da Lloyd Kaufman e Michael Herz che finanzia progetti di serie Z merita una seconda opportunità
Miriam è una bella vampira millenaria che vive in una stupenda casa insieme a David Bowie, il suo amante del momento. Ella può donare l'immortalità ma anche toglierla, così da un giorno all'altro David inizia ad invecchiare velocemente, senza però morire. Guardando la televisione viene a conoscenza di Susan Sarandon, una dottoressa che sta sperimentando, a spese di alcune scimmiette, una cura per la longevità tendente all'immortalità. Susan studia in particolare i casi di alcuni bambini che nel giro di pochi anni invecchiano molto velocemente per via di una sindrome incurabile. Quando David si accorge della degenerazione del suo corpo crede che la dottoressa posso risolvere i suoi problemi ma recatosi da lei resterà in sala d'aspetto a invecchiare annoiandosi a morte.
Tette, sangue, negus in ascensore, scimmie impazzite, animalismo, pianoforte, magliette bagnate, trasparenze, lesbicanze, fotografia, comparse, teppismo telefonico, indio sui pattini a rotelle, abbigliamento anni 80, chiappone in piscina, bulli, eccessi, bicchierini di sherri.. questo film ha veramente tutto ciò che si può desiderare.
Veramente un peccato non averlo vivisezionato insieme anche se la visione solitaria mi ha riservato grandi emozioni. Non dimenticherò l'immensa tristezza che mi ha avvolto quando il decrepito Bowie viene riposto nella bara a invecchiare per l'eternità.
Il signor Trelkovsky di origine polacca è in Francia per lavoro; trovare un appartamento in una grande città francese negli anni 70 non è facile, ecco perchè decide di adeguarsi alla prima opportunità che gli viene offerta; un vecchio e moralista padrone di casa gli offre un appartamento un po' malandato, senza bagno, ad un prezzo molto alto e in cui pochi giorni prima la precedente inquilina ha deciso di togliersi la vita gettandosi dalla finestra. Perchè l'appartamento risulti libero a tutti gli effetti bisogna aspettare che Simon,l'inquilina, muoia,cosa che visto il suo stato dopo il tuffo dal terzo piano, sembra ormai prossima. In una visita alla morente Trelkovsky conosce Stella (isabelle Adjani) e tra i due scocca la scintilla che diventa poi fuoco in una sala cinematografica che proietta un film di Bruce Lee.
Dopo la morte di Simon e il suo tetro funerale Trelkovsky è il proprietario dell'appartamento: ma ecco che le cose iniziano ad andare storte: i vicini si lamentano per i rumori, e una volta che non li fa più si lamentano ugualmente, poi i ladri gli fanno visita, poi trova un dente in un buco nel muro e ogni sera guardando fuori dalla finestra si accorge che in bagno c'è sempre qualcuno che, immobile, guarda un punto fisso. Anche fuori dall'appartamento le cose sono piuttosto strane: tutto ruota in funzione di fargli perdere le sue abitudini (caffè, marca di sigarette) e inculcargli quelle della defunta Simon (cioccolata, marca diversa di sigarette); come se non bastasse un pretendente di Simon si fa avanti ed è proprio Trelkovsky a dovergli dare la cattiva notizia ottenendo in cambio quel bacio che l'uomo avrebbe tanto voluto dare a Simon. La situazione continua a peggiorare e Trelkovsky inizia a dare segni di squilibrio (si veste come Simon,picchia bambini) ; teme che tutti i vicini siano daccordo per farlo impazzire (un giorno si sveglia senza un dente e ne trova due nel buco nel muro) e teme di esserlo davvero quando si ritrova nel bagno e vede se stesso nel suo appartamento; neanche l'amore di Stella riesce a tranquillizzarlo anzi, Trelkovsky finisce col pensare che anche lei sia coinvolta.
Un film sul quale c'è poco da dire: bellissimo in ogni sua componente. E' stata una casualità che sia finito nella stessa edizione con “il profumo della signora in nero”, anch esso un film sui complotti...sono film che possono essere assimilati ma hanno esiti completamente opposti: nel film di Barilli c'è davvero un complotto, in quello di Polanski no! Trelkovsky cade da solo nell'abisso della follia generata dal sospetto, dalla paura e dal suo sentirsi disadattato, diverso, straniero. i suoi vicini sono gente comune quindi cattiva e meschina per natura propria; è il suo carattere mite e tranquillo che lo rende vulnerabile tanto che riesce ad imporsi solo su chi è più indifeso di lui (il marmocchio).
La lunghezza del film non si è fatta sentire (un nudo invece si), due simpatici netturbini hanno aggiunto un po' di colore ai toni grigi della pellicola e Polanski attore è strepitoso.
Capace di creare più tensione che il film di Barilli tuttavia l'inquilino ha avuto un pizzico di originalità e di sangue in meno ma alla fine dei conti non saprei dire qual è il migliore tra i due solo che avendo visto questo per secondo non ho commesso lo stesso errore di valutazione che ho commesso per “il profumo della signora in nero”, o forse ho sbagliato in maniera meno grave.
Questa stagione di Masters non cessa di regalarci piccole ma preziose sorprese, e la perla in
questione è WE ALL SCREAM FOR ICE CREAM, per la regia di Tom Holland.
In una cittadina non meglio precisata degli States, capitano strani casi di omicidi: i malcapitati sono trovati disciolti in una strana sostanza marroncino-grigiastra (gelato sciolto?). Mentre la maggior parte degli abitanti paiono non interessarsene minimamente, Layne Banixter, un giovine padre di famiglia, sembra preoccuparsi, anche perché le vittime sono suoi amici d’infanzia. Di notte, i suoi figlioletti, come altri bimbi del luogo, si comportano in modo alquanto strano, quasi come sonnambuli: essi infatti escono di casa in trance e attendono non si sa chi. Una notte, Layne sta tornando in macchina e quasi investe suo figlio. Durante le strane nottate la temperatura si abbassa, una strana musichetta si ode e una voce spettrale canta una filastrocca sui gelati. Layne inizia a ricordare un episodio della sua infanzia, e lo racconta alla moglie: un simpatico uomo vestito da clown, detto Buster, era solito arrivare col suo camioncino nel quartiere e vendere i gelati ai bimbi, trattenendoli con divertenti giochi di prestigio. Ma lui e i suoi amici, che ora stanno crepando l’uno dopo l’altro,avevano deciso,
da bravi teppistelli, di rovinare il lavoro al poveretto. Dopo l’ennesimo omicidio Layne ha il coraggio d i raccontare alla mogliettina anche la parte finale del racconto: egli aveva, spronato dal capobanda, un fumatore di 10 anni, tolto il freno a mano del camion di Buster, facendolo andare all’indietro e causando la morte del poveretto, rimasto investito. Con furbi stratagemmi, e dopo aver compreso che gli amici si liquefanno quando i loro figli mangiano uno strano gelato, egli riuscirà a porre fine al film in una maniera antipatica e meschina.
A me il film non è dispiaciuto. Buster mi ha suscitato molta simpatia, a differenza del protagonista, soprattutto nelle scene in cui era bimbo e prendeva di mira il povero clown. Ci sono alcuni particolari rimasti in incognito: il naso di Buster, la morte dell’amico teppista n°1, senza figli, l’apparizione finale. Alla fine vince il teppismo più bieco, come dimostra la frase: HA AVUTO QUEL CHE SI MERITAVA, che il protagonista dice con tono ignorante e che forse doveva riferire a sé stesso dopo essere stato punito in qualche modo e non al vero destinatario. Nonostante le antipatie e la fine indegna comunque ho trovato bello questo Master, anche se alcune parti effettivamente potevano essere rese meglio.
Silvia è una dolce ragazza con tutto il futuro davanti a sé: un lavoro di prestigio al laboratorio, un ragazzo bello e inserito negli ambienti che contano, un appartamento tutto suo oltre che la vecchia casa dove è cresciuta; in una serata tra amici Roberto (il fidanzato) la porta a casa di Andy, un africano mega evoluto che ha fatto una gran carriera in Italia ma che non rinuncia a raccontare le vecchie macabre leggende del suo paese; Silvia un po' si spaventa per le parole di Andy ma viene rassicurata che si tratta solo di uno scherzo; eppure dal giorno dopo qualcosa cambia nella vita di Silvia; inizia coll'alzarsi in ritardo, saltare il lavoro, poi iniziano le visioni: una donna le appare nello specchio ,vestita di nero e con una boccetta di profumo che si sta spruzzando addosso, poi vede un vaso in una vetrina; un vaso che una volta era in casa sua, poi la stessa donna nuda con un uomo, poi un cesto di fiori le appassice nel giro di trenta secondi, fino a che inizia a vedere una bambina bionda che si stabilisce a vivere da lei.
Intanto i numerosi personaggi secondari intrecciano le proprie vite con quella di Silvia,ognuno offrendo un aiuto diverso ma in verità sembrano tutti d'accordo nel complottare contro di lei. Un giorno muore anche una sua amica :Francesca, ma Silvia non riesce a vederne il cadavere; Silvia continua sempre più a chiudersi in se stessa, le visioni aumentano e diventano parte della sua realtà, i contatti con l'esterno sono a metà tra realtà e fantasia fino a che Silvia rivive il tragico trauma della sua infanzia ...ma non è ancora finita.
Il profumo della signora in nero è stato un grande film ricco di mistero.
La storia è scritta benissimo tanto è vero che nel lungo discorso di Andy all'inizio egli ci spiega tutto quello che sta per accadere: orrendi riti, magia nera, cannibalismo, sette, fenomeni che si stanno espandendo anche in Europa e conclude dicendo che ci vuole tempo e pazienza per entrare in un cervello, ma il discorso cade nel dimenticatoio. E invece tutto ritorna:
non era il solito straparlare del negus di turno. Tutti quanti sono coinvolti, nessuno escluso (anche l'amica Francesca che nel finale non si vede e forse è realmente morta- si vedano le dita nella ciotola del gatto- ma anche lei era del gruppo), tutto per potere un giorno assaporare (letteralmente) il sapore della propria vittoria; ma anche se è evidente che c'è un complotto questo è lasciato ai margini della vicenda e ripresentato con qualche scena misteriosa di tanto in tanto (Roberto e Andy in macchina, il gruppo che si avvia in un tunnel (questo potrebbe essere addirittura un flash-forward o più semplicemente è il gruppetto che va a fare a Francesca lo stesso trattamento che ha in serbo per Silvia))...la storia infatti è tutta incentrata su Silvia che vediamo lentamente varcare il sottile confine tra normalità e pazzia; sarà stato a causa della sua psiche contorta o della magia nera degli adepti?
Silvia sfodera via via : doppia personalità, sindrome di Peter Pan (scrive anche come una bimba), omofobia, isterismo ma se fino alla fine crediamo che tutto sia dovuto a ciò che ha vissuto nell'infanzia, la scena finale in cui il complotto finalmente si svela (nel modo più macabro e silenzioso possibile) ci fa capire che tutto è stato causato (ma sempre restano nell'ambito del “forse”) dall'intervento della setta. Un film che lascia lo spettatore disorientato e dubbioso sulla gente che gli sta accanto
Ottime musiche di Piovani, regia, scenografie e fotografia pressochè perfette, buone interpretazioni (non tutte però) soprattutto della protagonista Mimsy Farmer (finalmente qualcuno che recita il ruolo della pazza in maniera convincente e non ridicola), un attore di colore di un certo valore (Jho Jhenkins), il clamoroso gatto nel finale (non mi riferisco a Chopin, il gatto della vicina rompiballe, né a quello del professore Rossetti)e un anno di produzione che storicizzando come si deve ci
consente di guardare la pellicola con rispetto anche maggiore.
E' un film che però può non attirarsi le simpatie di una giuria variegata come la nostra, con dei ritmi spesso lenti, con punti che apparentemente vegono lasciati in sospeso e che fa ricorso, anche se poi non è tale, all' utilizzo della tanto odiata doppia personalità che tuttavia, permettetemi di dirlo, non è mai stata tirata in ballo così bene ( e inoltre qui avrebbe avuto anche un senso)
Non posso dire altro se non che ho sbagliato voto dimostrando di non essere molto più sveglio di Mimsy Farmer: lei non si è accorta di essere circondata da complottatori, io di essere davanti ad un gran film
Rabid Rats persenta:
- La casa dei mille corpi ( Rob Zombie, USA 2003 )
- MIriam si sveglia a mezzanotte (Tony Scott, UK 1983 )
- L'inquilino del terzo piano ( Roman Polanski, FRA 1976 )
- We all scream for ice cream ( Master of horror II, Tom Holland, USA 2007 )
DemonDeath presenta:
- SHakma, la scimmia che uccide ( Tom Logan, USA 1990 )
- Rabid grannies ( Emmanuel Kervyn, BELGIO 1988 )
Lord Pain presenta:
- La tomba ( Bruno Mattei, ITALIA 2004 )
Fuori concorso: Caligola ( Tinto Brass, ITALIA 1979)
La sesta edizione ci propone dei titoli importantissimi e a lungo attesi: si parte con un doppio appuntamento col giallo all'italiana anni 70, il mio genere preferito, con Cavara e Barilli pronti a stupire, poi la mia proposta questa volta affidata totalmente alla sorte (Zombie è forse l'ultimo dei registi che avrei voluto proporre); è Tony Scott a proporre il suo Miriam si sveglia a mezzanotte, attesissimo nonostante la trama vampiresca, poi c'è il ritorno di Polanski con un film sulla carta fortissimo. Dopo la parentesi master of horror verso il quale nessuno ha grandi aspettative sebbene il regista Tom Holland sia acclamatissimo (non si sa bene per cosa) ecco la proposta di DemonDeath: Shakma ...ieri le pareti della cantina hanno tremato alla lettura del titolo. Rabid grannies non ha suscitato particolare entusiasmo, speriamo che l'origine belga del film abbia qualcosa che ci faccia sorprendere; si chiude con l' esordio di Bruno Mattei al GFF con quello che può essere considerato il capolavoro trash del nuovo millennio: La Tomba. Il fuori concorso è firmato da Tinto Brass con il caro Malcolm McDowell nei panni del giovane Caligola in un film tutt'altro che pornografico,forse.