Gli eclettici giurati del gff si trovano a visionare per la prima volta una pellicola thriller erotica diretta del mitico george raminto(il nostro martino),unanimemente riconosciuta come un capolavoro .Spiando marina è splendidamente ambientata nella buenos aires barocca del periodo d'oro postperonista:è la storia di Max (uno Steve Bond strepitoso,assolutamente da oscar)ex poliziotto divenuto corrotto dopo essersi immischiato in storie troppo grosse coi narcotrafficanti colombiani.La sua famiglia è vittima di un attentato,il cui incubo ricorrerà per tutto il film,in seguito al quale viene assoldato per una missione da mercenario in argentina(ove arriverà con un pesante trucco tanto che rabid non riuscirà a riconoscere lo stesso attore dietro la maschera).Mentre aspetta il bersaglio da colpire si diletto bevendo,andando a mignotte(mitica la negra puta raffaella Officiani)e soprattutto spiando marina,la vicina di appartamento dotata di due poderose bombe e che si diletta nel farsi bombare a ripetizione tutti giorni.con la scusa del serpente in camera i due si conosceranno,e in circa 1 giorno si innamoreranno.ma,come sempre accade,donna uguale danno:marina si rivela essere complice del narcotrafficante che Max dovrebbe uccidere,e con un abile scambio di persona il poliziotto ucciderà,invece del criminale,proprio il suo datore di lavoro.ingannato e tradito dalle poppe di Debora Caprioglio(secondo me fantastica,unica nella sua dizione ma decisamente sexy e adatta alla parte..fioccheranno le candidature in fatto di pere,meloni e frutti vari),Max,sospinto dai maschi presenti in sala(quindi da tutti) avrà la forza di vendicarsi uccidendo prima il narcotrafficante,poi la donna che aveva amato(in splendide sequenze nella stanza,nel bar,nella hall,nel camerino etc..)
Semplicemente perfetto,un film che incarna ottimamente il genere,con uno sfumato di romanticismo e nostalgia.consigliatissimo,il nudismo esagerato(nel senso di dimensioni),non è nemmeno l'elemento principale,perchè martino,pardon raminto, costruisce una grande storia di inganni,sentimenti e solitudine nel piu classico stile del dramma latino,accompagnata da una colonna sonora precisa e indimenticabile. Ispiratore di molte situazioni piccanti per le giovani coppie degli anni novanta,spiando marina è un "must" che non deve mancare nella vostra videoteca. assolutamente 6/6
Torniamo indietro di qualche mese, Demonaz sta cercando dei film con Christina Ricci e si imbatte in questo Cursed, si accorge che è un horror e per giunta diretto da un maestro dell'orrore come Wes Craven (a proposito perchè non è stato inserito tra le giovani e vecchie glorie che hanno diretto i Masters? non ditemi che è perchè non è più quello di un tempo perchè allora il nostro Dario..)
Facendo due conti aspettative quasi del tutto ripagate, divertente il personaggio del fratellino sfigato vittima di un bullo così soft che verrà a bussare alla porta di casa dichiarando il suo affetto omosessuale. Spaventi non ne ricordo ma un po' di tensione sì, Craven non ha dimenticato come girare certe scene. Insomma nessuna novità o miracolo, Cursed è un filmetto nel quale non avevo investito grandi speranze, una piacevole visione che si guadagna la sufficienza. Grande l'intervento di Manfred sul finale e la sua repentina bocciatura, gli ultimi minuti del film sono in effetti la parte più debole, con scene d'azione che trasudano digitale e un prevedibile happy ending con bacio perugina incluso.
6 donne per l'assassino: un film così perfetto da essere quasi noioso!
Un giallo del 1964, una storia solida con alcuni dei punti saldi dei film di Bava ( movente: danaro, tradimenti familiari, complici insospettati, polizia inconcludente, finale che lascia solo sconfitti)
Colori, fotografia,recitazione ineccepibile; bella la figura misteriosa dell'assassino; buone dosi di violenza, struttura non banale, incastri
intelligenti e meno intricanti che altrove (reazione a catena).
Le sei donne non erano bellissime ma Bava le dipinge in una maniera così bella che le migliora.
Unico buco è come faccia a scappare il killer che scappa ai piani superiori, ma poco importa.
Eppure davanti a tutto ciò cosa ci rimane? Come davanti ad una macchina perfetta restiamo affascinati e ammirevoli lo stesso accade davanti a questo film, ma non restiamo allo stesso modo emozionati e scossi come davanti ad una poesia . Se mi chiedessero qualcosa sui film di Bava sicuramente parlerei dello stile, dei colori, delle immagini bellissime ma se volessero sapere le trame dei suoi film avrei dei problemi. In questo caso poi il non aver preso appunti, causa cena da servire, non mi ha favorito. La serata invece me la ricordo bene: una cena sontuosa, l'illuminotecnica natalizia, un ambiente caldo in una cantina fredda e la prima partecipazione di Rockfeller che ha lanciato anche il tormentone "It's a long way to the top!".
Trama:in una sartoria viene trovata morta Isabella, una modella. La polizia indaga sull'accaduto ma nessuno sembra coinvolto. Il ritrovamento del diario della ragazza pone però le altre modelle e i rispettivi compagni in uno stato di agitazione: tra quelle pagine sono elencati i loro segreti che potrebbero in qualche modo comprometterli. Ogni personagio ha i suoi peccatucci; l'assassino tenta di eliminare il prima possibile tutti gli indizi e chiunque possa avere la cattiva idea di parlare troppo. La polizia riesce nella difficile impresa di arrivare sul luogo del delitto sempre troppo tardi.






Takashi Shimizu ritorna alla grande con un horror tipicamente giapponese di un effetto superlativo.Brillante,agghiacciante,con una tensione altissima,per una storia da paura che non lascia al pubblico che il meritato applauso finale.La storia si rifa al genere J-horror theatre che punta a riproporre il genere horror nipponico in una chiave più letteraria,con un maggiore approfondimento della sceneggiatura e interessanti significati a livello cinematografico.Rinne(titolo originale) entra di prepotenza nella storia del genere recuperando quegli elementi tipici quali i bambini,i flashback,le giovani in gonnellina,aggiungendo una thriller altamente emotivo e particolarmente coinvolgente.Molto bella la visione metacinematografica di film nel film:infatti la storia mostra le riprese per un film di un inspiegabile delitto avvenuto 30 anni prima in un albergo ora abbandonato.Ma in realtà le persone coinvolte nelle riprese portano il pesante ricordo delle anime morte 30 anni prima,i cui spiriti reincarnatosi tornano a vivere scontrandosi nuovamente con l'esperienza passata.Un padre impazzito uccide la famiglia e altre 11persone nell'albergo prima di morire egli stesso.Il tutto viene ripreso dallo stesso con una telecamera,che verrà ritrovata dalla stessa persona che rivive il tormento delle anime uccise e gli spostamenti e le sensazioni dell'assassino:l'attrice protagonista,ovvero Nagisa Sugiura(Yuka)che ha anche il potere di risvegliare l'antica passione di DD per le asian.Spicca nel cast anche Tetta Sugimoto,ma sono soprattutto la sapiente regia e l'azzeccata ambientazione a creare un fortissimo pathos(si noti che i produttori sono gli stessi di the grudge e the ring,due tra i migliori j-horror di sempre).Solo dopo vari colpi di scena si identificano le varie reincarnation:il regista è il fratellino, l'aspirante attrice che per prima vede le anime erranti è la bambina che chiede continuamente "chotto ishi daewo"?,con la sua bella bambolina molto inquietante.Durante lo shoot finale Nagisa ritrova la macchina da presa dell'assassino la cui anima prende il sopravvento e ricomincia a uccidere.Quando il passato è tornato a verificarsi in maniera tragica,la follia è totale nella mente dell'attrice che finisce in manicomio nel finale più tragico possibile, per la gioia di chi non ama l'happy ending,o peggio il finale inesistente.Da gustarsi tutto in un fiato,sicuramente il più bel film giapponese visto nella storia del Gff.brillante colonna sonora,bellissima la musica all'interno dell'hotel e strepitosa la sigla di coda,già pluritrasmessa nella discoteca Gff.
Non c'è pace nella reincarnazione .
La morte è solo l'inizio.
2° 4,37 - Reincarnation (Shimizu)
3° 4,20 - La bottega che vendeva la morte (Connor)
3° 4,20 - Grano rosso sangue (Kiersch)
5° 4,00 - The V word (Dickerson)
6° 3,83 - Sei donne per l'assassino (Bava)
7° 3,50 - Cursed il maleficio (Craven)
8° 3,30 - Dead Meat (MacMahon)
9° 2,60 - Marabunta (Charleston)
Fc- Spiando Marina (Martino)
Il dominio di A venezia un dicembre rosso shocking è stato netto fin oltre le aspettative; indubbiamente il film migliore dell'edizione, ma mi sarei aspettato un maggior contrasto da parte di Reincarnation e da sei donne per l'assassino, finito in bassissimo, a causa anche della mancanza dei voti di Hand Hell. Quello che mi stupisce sono alcune medie voto: la bottega che vendeva la morte, un gioiellino, poteva essere anche seconda senza un 3 e un 3 e mezzo di cui non so capacitarmi, V word e Cursed hanno ricevuto voti esagerati che mi han fatto rimpiangere di essere stato buono con loro. Tutto sommato una buona edizione, segnata soprattutto da una partecipazione costante e da voti molto uniformi,salvo poche eccezioni
Irlanda, una giovane coppia sta attraversando verdi campi a bordo di un automobile. Tra una smanceria e l'altra investono un tizio col brutto vizio di stare in mezzo alla strada, cosa vi ricorda?
Volete sapere come va avanti la storia? La donna incontra un giovanotto e insieme cercano di raggiungere una casa. Lungo la via devono ammazzare un bel po' di zombie. Poi incontrano una coppia di bifolchi ancora sani e con loro provano a fuggire in macchina, ma sono quasi più pericolosi degli zombie per quanto sono antipatici (belli però come personaggi). Scende la notte, un po' di angoscia prima del supercombattimento finale al quale sopravvive solo la ragazza (punto a favore). Conclusione dal sapore agrodolce di cui non si è capita molto l'utilità ma ho comunque considerato positiva in quanto un po' fuori dalla norma.
Facendo due conti quindi lavoro positivo di McGregor. Pur partendo da un'unica innovativa idea (la mucca pazza che zombizza gli umani) e girando su una trama di 2 righe, riesce a sfruttare un'ambientazione insolita senza risultare troppo casereccio, infarcisce il film di uccisioni divertenti, grezze e a volte originali (e a volte un po' improbabili mi salta alla mente qualcuno ucciso con un rametto). Inoltre si impegna per colorire tecnicamente il tutto.
Atteso da più di un anno, tratto da King, diretto da uno sconosciuto, gran titolo, grandi aspettative, mia proposta a causa dell’esclusione dalla listazza. La prima parte mi ha fatto credere nella possibilità di un piccolo capolavoro, poi purtroppo mi sono un po’ arrabbiato.
A qualcuno però il sistema sta stretto: ecco l’incredibile personaggio chiamato Malachia, un ribelle tra i ribelli, con le sue inquietanti sembianze a metà tra TommyKnockers e Sherminator. La vicenda viene raccontata dagli occhi di due bambini che stanno sempre un po’ in disparte, la bambina ha il potere di prevedere le sfighe disegnandole con un pastello rosso, un po’ come faceva Baxter. Tutto molto affascinante, se non fosse che i veri protagonisti del film sono una coppia di sfigati che passano in macchina dal villaggio dei bambini. Lui è un frigido professore che ha già dimenticato la voglia di giocare, lei la stupida consorte che cerca di sedurre senza spogliarsi, contribuendo ad allungare la siccità di nudismo che ha perseguitato la Cantina per settimane.
La coppia sta percorrendo una strada che passa tra i campi di grano, all’improvviso la macchina sbatte conto il cadavere di un ragazzino. Poco dopo i due sono nei guai, la donna viene rapita e appesa in croce, verrà sacrificata come tutti i gli adulti? E’ la sorte che toccherebbe anche a un ragazzo che ha appena compiuto diciott’anni e deve quindi essere dissanguato e impalato. Durante l’affascinante cerimonia però entra il nostro duro, che si libera dei bambini con un paio di spintoni e interrompe tutto dicendo “fermatevi tutti, ma cosa state combinando qua?”. Il suo modo di sottovalutare i bambini e prendersi gioco della loro religione è assolutamente irrispettoso e insopportabile, per questo merita più volte la morte, ma lui si divincola, si toglie le coltellate dal petto, scappa, non si capisce come i bambini abbiano fatto a uccidere tutti gli adulti visto che questo, anche se solo, se ne sbatte di tutto e non si fa prendere. Forse perché è già un momento critico nella giovane comunità, Isaac sta perdendo credibilità e Malachia tenta il colpo di stato..
Nel finale i buoni ovviamente vincono, in modo assurdo e per di più con l’ausilio di effettacci digitali di prima generazione. Peccato perché fino a quel momento avevo apprezzato la cura delle riprese, della suggestiva fotografia e dei dettagli scenici. Un plauso al gruppo dei bambini, quasi sempre seri e credibili. 
In una piccola bottega d'antiquariato in un vicolo di Londra, un anziano signore, pipa alla bocca, cerca di piazzare i suoi pezzi migliori offrendo anche dei buoni sconti. Il destino di chi cerca di imbrogliarlo o derubarlo porta inesorabilmente alla morte: uno perde la ragione a causa di uno specchio da poco acquistato e ne rimane intrappolato; una medaglia conduce un padre di famiglia ad innamorarsi di una strana ragazza, dedita ai riti vuu-duu e a sposarla dopo essersi liberato della moglie; la polverina di una tabacchiera appiccica alla spalla di un altro aquirente un inventario : essere invisibile di natura maligna, minacciando l'incolumità della moglie fino all'intervento di una specialista; un giovane che acquista una porta per il suo armadio si ritrova nell'ufficio un varco per una stanza segreta dove è riposto un male celato per secoli. Dopo un tentativo di furto sventato il bottegaio invita il pubblico ad andare a far compere al suo negozio.
La visione più dura della storia del GFF: il computer mandava l'audio, il portatile proiettava il video e il giusto accostamento si è trovato a pochi minuti dal termine...una visione dura che coincide con un bel film, opera prima del regista inglese Kevin Connor. Dopo i primi 15 minuti mi stavo chiedendo come sarebbe potuto proseguire il film: era già successo tutto quello che poteva succedere, poi mi (ci) siamo resi conto della struttura ad episodi; i quattro episodi più quello conclusivo sono tutti buoni con qualche momento di stasi nel secondo e un finale non all'altezza dei primi due nel terzo; il quarto episodio, pur simile al primo, si risolve positivamente per il protagonista, l'unico a non truffare il bottegaio, sottolineando la lealtà del diavolo verso chi rispetta i patti. Impregnato di un'atmosfera inglese molto positiva, il film mi è piaciuto,migliore di Creepshow e sullo stesso livello di Todesking (gli altri due film a episodi incrociati finora).Un esempio di semplice e sano horror!

Spesso si sente dire :"il film più atteso del Gff", quasi ad ogni film; in questo caso però davvero aspettavo questo film da molto tempo,almeno due anni e mezzo, cioè da quando BatzuBuster(da dopo questo film Batzu Baster) mi presentò il film raccontandomi di come suo padre ne restò colpito quando uscì nelle sale. Non potevo non vedere un film con un titolo simile e raccomandato da una figura così importante per la mia personale passione per l'horror (ricordo ancora quando ero ragazzino e mi imprestava i suoi fumetti di Dylan Dog) solo che Winmx non lo trovava, su ebay c'era ma non avevo la carta di credito, poi è arrivato il GFF: ma non c'era ancora Batzu tra i giurati,abbiamo aspettato il GFFII, quindi il mese di Dicembre e anche se problemi dell'ultimo momento non hanno permesso la visione insieme,subito è avvenuto un recupero proprio a casa Batzu, con suo padre che si è allontanato dopo aver udito le musiche di Donaggio che hanno rievocato in lui gli spaventi del 1973.

un assassino che non sappiamo chi è e, per restare fedele a se stesso, Roeg non ci dice neanche se verrà o meno catturato.
ponti. L'ambientazione è fantastica e grande è la scelta di far vedere non lo sfarzo di Venezia (tranne un pò al commisariato) ma i cartelloni pubblicitari malandati, non le chiese magnificenti, ma i lavori di restauro. Ottima prova di tutti gli attori, dai protagonisti alle spalle (da ricordare Leopoldo Trieste nei panni dell'alberghiere gay(ma lo è davvero o è solo una nostra impressione? Non si vede con chi è appartato nello stanzino!)) Il montaggio è molto particolare proprio nelle scene che più amiamo (sesso e morte); le musiche di Pino Donaggio(che non aveva brillato nella setta) sono stupende. Tratto da un racconto di Daphne Du Maurier, A Venezia un dicembre rosso shocking (titolo originale "Don't look now!") è un film su cui bisognerà discutere a lungo, eppure c'è chi dice che è il più commerciale del regista (nella foto)
Pasta al pesto,spagnolette,aranci,schiacciatine al rosmarino...la prima cena domenicale in compagnia del GFF è acompagnata dalla vivisezione del master di E.Dickerson, un estraneo. Il titolo non è V World come credevamo,ma V Word dove V si presume stia per Vampiro...poca differenza vista la scarsa attinenza titolo/film.
I protagonisti sono due babbi che passano le serate giocando a videogiochi sparatutto e spargisangue. Un giorno decidono di andare alla funeral home per guardare il cadavere di un loro coetaneo morto da poco; questo per dimostrare di essere meglio del cadavere(?) che sono dei veri uomini(?) che il padre di uno dei due ha sbagliato a lasciare la madre(?). Ah dimenticavo...uno è bianco .l'altro è negro.
Fatto sta che lì un cadavere si alza e morde molto violentemente il negro al collo. Il bianco scappa a casa ma dopo un po' l'amico lo raggiunge e , affamato,lo mordicchia.
Il ragazzo inizia così la sua vita da vampiro alla quale però non pare intenzionato ad abbandonarsi: riesce a non farsi scoprire dalla famiglia, non uccide il padre e dopo aver fatto fuori il capo si lascia morire esponendosi alla luce; il negro invece si lascia prendere dal contagio e va a New York per fare la dolce vita,anzi la dolce morte.
Prima mezzora orribile,lenta e con un pesante e ridicolo dramma familiare portato avanti da una sceneggiatura che non fa che ripetere:”Oh God!, Damn! What the fuck!” poi dopo un paio di belle scene di sangue la seconda parte procede bene, tornando a rallentare solo nei punti in cui viene riproposto il dramma della famiglia. La rappresentazione dei due diversi modi di vivere il vampirismo è ben realizzata.Il master è una sorta di metafora tra vampirismo/droga e dipendenza/sangue: si riprende lo stesso concetto alla base di addiction ma con molto meno stile, molto meno idee, molte meno parole e molti più "Damn!"