Metropolis, la grande città del futro, trae energia e vita dal mondo che sta sotto di essa; lì migliaia di operai lavorano a pesanti e pericolosi macchinari come automi per i signori della città; ad essi non è consentito di godere delle meraviglie della città da loro stessi alimentata. Il figlio del capo di Metropolis, Joh Fredersen,vive beato nel suo piccolo paradiso terrestre, ignaro di quel che avviene sotto i suoi piedi. Conosciuta però una graziosa fanciulla, Maria(Brigitte Helm), figlia di un operaio, si ritrova a curiosare nel sottosuolo dove finisce col soccorrere e prendere il posto di un operaio in difficoltà.
Tornato in superficie il figlio chiede spiegazioni al padre e lo invita a trovare una soluzione per le condizioni di vita degli operai, ma Fredersen non vuol sentire. Intanto vengono alla luce dei piani di rivolta trovati in mano a qualche sovversivo; essi hanno come loro guida e capo carismatico proprio Maria.
Fredersen la fa rapire e la sostituisce con un robot costruito dal suo fido inventore col fine di spingere i ribelli ad uscire allo scoperto,indi farsi catturare, o uccidere. Ma l'amore del figlio per Maria è tanto forte da poter porre fine a questa lotta e creare le basi su cui fondare la nuova Metropolis
.Storicizzando il film in questione ne possiamo capire l'importanza. Metropolis è il capostipite dei film di fantascienza, ancora oggi venerato e rispettato da tutti gli amanti del genere. La sua leader ship in ambito fantascientifico non è mai stata messa in discussione se non dopo l'uscita di 2001:Odissea nello spazio, ma quello è un film unico e irripetibile, Metropolis invece ha fornito per anni e fornisce ancora una struttura basilare grazie alla quale prendono vita,in forma diversa ma sempre proveniente da questa struttura, i film di fantascienza moderni.
Il film presenta grandi temi come il rapporto padre/figlio, la dialettica servo/padrone, la privazione di identità (dell'individuo ridotto automa, di Maria sostituita da un robot) ma lascia spazio anche al sentimento dell'amore,forza primaria per far funzionare il mondo o ,in questo caso, una città.
Grandi set per le fabbriche sotterranee, bei modellini per le riprese della città; non mancano alcuni dettagli migliorabili che non possono essere giustificati esclusivamente dall'età del film: i lunghi e noiosi inseguimenti, le recitazioni troppo espressive (pratica derivante dal teatro e diffusa nei film di quegli anni,ok! Ma gli attori devono capire che non sono più a teatro!) e poi un uso delle luci che a volte fa scomparire i volti degli attori.Che sia simbolo dell'identità perduta?
Alcune imperfezioni per cui, pur storicizzato, Metropolis si cucca un 5/6.
Il terzo film che mi spetta recensire in questa edizione è il capitolo di mezzo della trilogia di Martino, che inizia con La Montagna del dio cannibale e si chiude con L'Isola degli uomini pesce. Questa è stata la mia raccomandazione per il GFFII2, volevo inserire qualcosa di avventuroso nell'edizione e avevo una gran voglia di chiudere la trilogia elogiando ancora una volta le prodezze dell'attore candidato agli oscar del GFFI Claudio "Claude" Cassinelli. Il film però inizia subito male quando scopriamo che Claude, che in questo episodio impersona il fotografo Daniel Nessel, è stato doppiato da un chissachi, perdendo così l'esilarante accento emiliano che gli fece guadagnare la prestigiosa candidatura.
Lo spietato imprenditore Joshua sta ultimando la costruzione di un super albergo nello Sri Lanka, che offre ai turisti il delizioso contrasto tra i comfort di ultima generazione e la crudezza della natura inesplorata. Prima del suo arrivo infatti la zona era una pacifica oasi sul fiume popolata solo da indigeni rimasti all'età pietra. -Ma il progresso per loro sarà un bene o un male?- si chiede Nessel scendendo dall'elicottero in compagnia della modella di colore Sheena. I selvaggi temono che l'arrivo dell'uomo bianco provochi le ire di un dio caimano che loro adorano e combattono al tempo stesso. I primi a farne le spese saranno Sheena e un suo amico che, recatisi nel giorno sbagliato in un'isola speciale destinata alla copulazione, verranno pappati dal mostro al calar del sole. O della luna, perchè intorno al fiume il tempo passa così dolcemente che non ci si rende neanche conto di qual è il giorno e qual è la notte, adesso il cielo è chiaro, poi è scuro, poi ancora chiaro..
Nessel intanto ci prova di brutto con l'assistente personale del capo, la splendida Barbara Bach, la quale se all'inizio dà ad intendere di starci senza problemi poi inizia a fare la difficile, regalandoci dialoghi indimenticabili:
-Guarda c'è qualcuno laggiù sull'acqua -Sì è strano -Stanno andando all'isolotto dell'amore. La religione dei Kuma proibisce l'accoppiamento quando c'è la luna piena- -Magari sarà una scappatella..- -Tu non mi sembri un idiota, non fare di tutto per sembrarlo.-
-Ti andrebbe di accoppiarti con me?- -Lo chiedi sempre con questo tatto?- -Noo.. posso essere anche più esplicito.-
Più tardi arriva un barcone di turisti di prova, vere e proprie cavie che in un modo o nell'altro vengono date in pasto al dio caimano. Tra di loro spicca qualche bella figliola, una bambina rompiscatole e una vecchia altrettanto insopportabile.
Intanto Nessel e la Bach, sulle tracce della scomparsa Sheena, si imbattono in una tribù che lì indirizza alla grotta di un vecchio prete rimbambito completamente terrorizzato da Kruna, questo è il nome del mostruoso caimano che uccise tutti i componenti della sua missione. Nell'ultima mezzora di film i turisti fanno un giro notturno su un barcone che mostra loro tutte le meraviglie della fauna locale (o di uno zoo qualunque) e poi rimbalzano tra due fuochi inseguiti da una parte dal caimano gigante e dall'altra dagli indigeni incazzati. Il massacro finale con il Caimano che si mangia quanti più cristiani riesce in un sol boccone è intenso e ripaga l'attesa, peccato che i buoni si salvano come sempre.
Il fiume, come gli altri episodi della trilogia, vanta un livello di trash altissimo, che se per alcuni è considerato un ottimo motivo per alzare il voto (2 biglietti da 5 e mezzo) per altri è un ottimo motivo per dare il minimo consentito (di solito la critica universale). Io mi sono trovato nel mezzo e ho considerato questo il peggiore della trilogia, un po' fiacco e privo di idee, dotato un intreccio impalpabile. Meno elaborato dell'isola, mi viene in mente lo statuario Claude, i pesci di gomma, gli sberloni e una trama interessante. Meno intenso della montagna, che colma la mancanza della Bach con divertenti personaggi di contorno, l'uranio, il fantoccio e naturalmente Ursula e la leggendaria scena che tutti ricordiamo.
Signori, dopo aver rivisto parecchie scene del film e scritto una lunga e confusa recensione, posso dire di aver sbagliato a votare: il caimano meritava almeno mezzo punto in più. Un'altra prova di quanto la valutazione di un film dipenda spesso dall'umore e dallo spirito con cui si affronta una serata. Tuttavia, alla luce dei risultati finali, sono contento di aver affossato la zattera di Martino con il mio 3 concedendo così la vittoria meritata alla piccola bottega di Corman.
Varie citazioni:
-Bene eccoci qui, benvenuta nel nostro paradiso terrestre. -Lo sa che a volte mi chiedo se Eva non fosse stata una negra? Lei che ne dice? -Non lo so ma sicuramente Adamo era uno stronzo.
-Non si può dire davvero che lei sia un tipo molto loquace! -Ma come, faccio continuamente click!
-Mister Nessel questa è la mia preziosissima assistente: Alice Brandt. -Alice nel paese delle meraviglie? -Lei crede ancora alle favole signor Nessel?
-Grazie a tutti ragazzi, andate a bere e a prendere i regali!-
Su dei graziosi titoli di inizio disegnati a mano il sergente Joe Fink ci introduce una bizzarra storia ambientata nei bassifondi, più precisamente in un negozio di fiori: "da Mushnick's". Qui il titolare non fa altro che truffare la povera gente e sgridare il maldestro garzone Seymour, il quale per evitare il licenziamento mostra a tutti una particolare pianta da lui coltivata. La pianta viene battezzata Audrey Junior, nome preso dalla popputa collega del quale il garzone è perdutamente innamorato. Su consiglio di uno stravagante individuo mangiafiori la pianta viene messa in esposizione nel negozio come unico preziosissimo esemplare al mondo, se l'idea attirerà più clienti Seymour non perderà il posto. E al posto di lavoro Seymour ci tiene molto, sia per la contemplazione giornaliera delle tette a punta di Audrey, sia perchè a casa c'è una madre da mantenere, ghiotta di costosi medicinali.
Quando il garzone rimane solo con la pianta si accorge che si apre come una bocca e ama cibarsi di sangue e frattaglie. Nel giro di pochi giorni la pianta cresce a dismisura, così come la sua fame insaziabile e così come la fama del negozio, dove tutti accorrono per vedere il prodigio della natura. Seymour si dà da fare per alimentare di notte la pianta dapprima con pezzi di cadavere, poi con interi corpi. La vicenda si arricchisce di irresistibili personaggi, come il signor Pulp (il dentista sadico) e il suo cliente masochista Wilbur Force, niente popo di meno che Jack Nicholson, allora appena 23enne.
Alla faccia di chi dice che i film vecchi per essere apprezzati vanno contestualizzati, storicizzati.. la Piccola ha 47 anni e non ha bisogno di scusanti; è intrigante, avvincente, inquietante, stridente e soprattutto mi ha fatto ridere come mai avevo riso per un film vecchio. Ovviamente non possiamo pretendere grandi effetti speciali, comunque la megapianta di pezza è accettabile e trangugia qualsiasi cosa in maniera fumettistica.
Ho sentito qualcuno contenstare il film in quanto non-horror, il registro in effetti è più da black comedy. Ma se penso a film molto apprezzati come la Casa 2, che non sono altro che una grande barzelletta infarcita di smorfie ed effetti speciali digitali, allora preferisco farmi una sana risata con questi strampalati dialoghi dal sapore vintage.
Citazione: -dove mi porti stasera Seymour? -ecco mi sono ricordato che non ho un soldo -non fa niente possiamo passegiare lungo la spiaggia o roba simile -ho un'idea magnifica potremmo cenare a casa mia, mia madre è un'ottima cuoca!
2° 4,66 - Il fiume del grande caimano (Martino)
3° 4,50 - La setta (Soavi)
4° 4,33 - Ceremonia Sangrienta (Grau)
4° 4,21 - La terza madre (Argento)
6° 4,12 - The Screwfly Solution (Dante)
7° 4,08 - Nightmare Detective (Tsukamoto)
8° 3,25 - Phantasm III (Coscarelli)
9° 3,16 - Feast (Gulager)
FC - Metropolis (Fritz Lang)
Si è chiusa un'edizione positiva con il vincitore più meritevole. Roger Corman trionfa giustamente seguito a ruota da Martino e il grande caimano. La setta guadagna,come già fu per la chiesa, il terzo posto e la stessa media voto di 4,5. Assoluta sorpresa la quinta posizione per la terza madre che ha ricevuto ben due cinque e un 5 e mezzo prima di fare i conti con gli altri quattro voti più moderati (ma come ha fatto a prendere quseti 5 se tutti all'uscita del film ne abbiam parlato male?). Passata la paura per alcuni voti mancanti,ritrovati poi al sicuro nella tasca del mio marsupio, si conclude lo spoglio con il rammarico per non aver ricevuto i voti di HandHell
Questa recensione mi è costata molta fatica, ogni riga che scrivevo finiva col confutare la precedente, ogni difetto si rivelava come un pregio, raramente viceversa! Questo è dovuto alla ricchezza di temi, caratteri,psicologie che il film racchiude in sé e per cui reputo necessaria per tutti una seconda visione, con magari più pubblico rispetto ai soli tre padri (forse neanche Hand hell lo ha visto)e in un orario migliore che una seconda serata.
Ceremonia sangienta rivisita, basandosi su fatti reali avvenuti in Ungheria verso la fine del XVI secolo e inizio XVII, la storia di Elizabeth Bathory (nel film Erzsebet Bathory),una contessa ungherese e la più prolifica assassina seriale di questo paese.
L'immersione di Jorge Grau nel contesto ungherese è ben resa dai costumi, dai dialoghi, dalla superstizione del popolo ; è proprio una processione del popolo ad iniziare il film. La meta è il cimitero,lì si sta riesumando il cadavere di un uomo accusato di vampirismo. Il marchese(Espartaco Santoni),marito di Erzsebet è irritato per l'ignoranza dei suoi compatrioti; egli,uomo colto, dedito alla nobile arte dell'allevamento dei falconi, non può tollerare queste manifestazioni pubbliche di arretratezza; però lo vediamo partecipare con interesse e partecipazione al processo del defunto che, una volta dimostratane la colpevolezza, verrà decapitato, bruciato e le sue ceneri disperse nel fiume...come mai? Dopo aver preso un medaglione al vampiro, se ne va. La sera stessa muore.
Erzsebet intanto porta avanti la sua noiosa vita, troppo piena di sé per implorare al marito l'amore che le nega, su consiglio della vecchia nutrice che le racconta della donna più bella del mondo vissuta proprio in quel castello(guarda caso chiamata Elizabeth), inizia a desiderare l'eterna giovinezza e bellezza: il sangue di colomba o meglio ancora di vergine è il mezzo più adatto per ringiovanire la pelle e abbellire il seno.
In paese iniziano a venire uccise delle ragazze, alcune sono,o sono state, serve della contessa: Nadja, Sandra, Inge, e i sospetti vertono proprio sul marchese defunto: la sua morte ha suscitato non pochi dubbi e qualcuno afferma di averlo visto in giro dopo la sua dipartita. Presto viene aperto una nuova indagine di vampirismo ma le cose non sono come sembrano.
La sceneggiatura non accenna per un solo minuto a cedere, la regia è buona: Grau ci mostra dei dettagli con insistenza, dettagli che poi tornano al centro dell'attenzione nei momenti decisivi (il buco nel soffitto). Gli omicidi non vengono mai troppo mostrati, le grida bastano da sole a farci temere il peggio per le ragazze e anche per la bimba che la contessa invita a giocare con le bambole, bambole molto appuntite. La rappresentazione d'epoca ha esaltato ,chi più chi meno;il volgo ignorante e le sue assurde cerimonie (ma si può fare un processo ad un morto?) fungono da critica sociale, da elemento realistico ma anche per creare un momento di comicità quando il dottore nel finale dice “Vorrei che il buon nome del marchese, l'unico uomo intelligiente che abbia conosciuto in questo luogo,si salvasse dalla voracità di quelle belve”. Gli attori sono tutti bravi,i personaggi hanno spessore,sono veri! Espartaco è l'uomo che tutti noi vorremmo essere (per il nome,per la bravura al piano,per il dominio sulle donne: “toglimi le scarpe!”), poi c'è la
vecchia nutrice, la moglie e la figlia del vampiro trovato morto nella bara,il dottore,le servette,il poliziotto. Un' attrice che merita un discorso a parte è Ewa Aulin,la cameriera Marina, il personaggio più ricco del film: ella è una ragazza di campagna (“sono solo una povera ragazza”) ma punta ad un più alto rango: egli in un primo incontro viene rifiutata dal marchese quantunque sia in possesso di un'erba magica, la seconda volta lo seduce con i suoi mezzi,senza magia e per il marchese sarà dura compiere il gesto finale,che ancora mi è difficile comprendere(perchè uccide la ragazza? E' davvero un codardo come poi lo accusa la moglie e non riesce a ribellarsi al suo volere? O come dice è spinto dalla volontà di “iniziare una nuova vita”) .Lucia Bosè ,nel ruolo di Erzsebet viene messa in ombra volutamente,sia in bellezza,se paragonata alle quattro ragazze uccise, sia in carisma: ella sembra una vittima, trascurata dal marito,insicura,costretta a chiedere consigli alla nutrice, addirittura non sembra lei la protagonista del film, Espartaco ha sicuramente più minuti di pellicola...ma tutto è architettato per il gran finale in cui seduta,tronfia, sul suo trono, si lascia morire dopo essere stata lei,assasina e causa di morte .Ma la sua non è una vittoria, il marito infatti non resiste al fascino di Marina anche se la uccide
Da applauso le scene dei bagni nel sangue,specie quella in cui lo vediamo colare dalle cosce e anche la privazione della lingua. Ottima la ricostruzione con il flashback.
A scapito del film è andato sicuramente il pessimo audio e l'insufficiente qualità video della nostra copia ma anche alcuni momenti in cui Grau ha stentato, ritardando scene che secondo me se fossero arrivate prima avrebbero avuto un effetto doppio e nascondendo troppo le nudità, fattore che va tenuto in considerazione nel GFF
Veloce e diretto,ecco un film sicuramente godibile per una simpatica serata di splatter.Feast fa il verso al classico film americano della casa(o bar)che viene attaccata da mostriciattoli più o meno intelligenti.viene subito in mente tremors(senza però fare un paragone che non potrebbe mai reggere)mentre le atmosfere sono assolutamente tarantiniane(dal tramonto all'alba).In uno sperduto baretto/stazione di servizio nel deserto americano,ove ognuno perde tempo nelle sue attività preferite(biliardo,alcool,prostituzione,abbordaggio,pulizia delle pistole)giunge un malato di mente armato di fucile che si presenta come "l'eroe che vi salverà il culo",e viene immediatamente divorato da uno dei mostri carnivori che si porta appresso.tra lo stupore generale comiciano a morire i primi personaggi,il villico viene infettato dalla bava verde di un mostro,anche un altra presunta eroina cade nella battaglia impari con gli animaloidi,che fanno fuori anche vecchi e bambini(è sempre cibo).dopo varie peripezie si salvano in 3,che scappano verso luoghi sicuri dove saranno liberi dai mostri(forse).simpatica la ovvia gag finale della vecchia nascosta nel cesso che viene mangiata alla fine quando i mostri sembrano ormai debellati,lasciando presagire un feast 2. Insomma,davvero nulla di nuovo in questo splatter movie che però,come detto, risulta essere godibile,inserendo i vari clichè dei cinema americani di genere:l'ignoranza innanzitutto,per la quale si distinguono i protagonisti,pistole,sangue,un po di nudismo,il texano,il camionista ,la vecchia,l'eroe stupido etc..il suo non prendersi sul serio,ad esempio non fornendo assurde spiegazioni all'esistenza dei mostri,che sbucano e tornano da chissàdove,evita al film di diventare un mattone grazie anche a un ritmo sempre sostenuto,intervallato in maniera secondo me inopportuna dalla presentazione in fermo immagine dei personaggi. Insomma un horror rapido che da' l'impressione della botta e via,in cui risaltano effetti interessanti e qualche gag ad effetto.un film decisamente per tutti,certamente non eccelso,che è riuscito a mantenere viva l'attenzione in sala ma che d'altra parte difficilmente non finirà nel dimenticatoio.
Il nightmare detective è un ragazzo che ha il potere di infiltrarsi negli sogni altrui, la sua missione è capire il motivo degli incubi e dissolvere le inquietudini. Un giorno qualcosa va storto con un signore che non ne vuole sapere di uscire dal coma così l'investigatore dell'incubo abbandona la professione e si chiude in camera a guardare il muro. Presto però la polizia avrà bisogno di lui perchè l'ispettore Keiko Kirishima (gran bella gnocca) è sulle tracce di un serial killer che tramite il sogno induce al suicidio persone già un po' tribolate.
Insieme al simpatico collega riccioluto Wakamiya, con cui condivide una breve storia di tenerezze, Keiko si reca dall'ex nightmare detective per convincerlo a dare una mano. La procedura da seguire per venire uccisi dal killer "0", che poi non è altri che il solito impareggiabile Tsukamoto, è comporre un numero sulla tastiera del proprio telefono, coricarsi e aspettare di morire. Ovviamente tutti i protagonisti vogliono provare il macabro gioco, che solitamente funziona in pochi minuti, se non c'è un Akumu Tantei alla ribalta nei paraggi..
Il film prometteva molto bene, la trama è intrigante e abbastanza cervellotica ma meno degli altri lavori del regista. La sensazione è che anche Shinya si sia piegato a una certa tendenza commerciale di fare film comprensibili e accessoriati di un insopportabile happy ending. L'aggiornamento alle tecniche di ripresa digitali e a un'estetica contemporanea ci sta, il film è molto curato, le immagini gradevoli, la tecnica come al solito ricca, anche se in alcuni frangenti sfiora il manierismo. Per esempio il modo in cui il ragazzo esce dai sogni passando attraverso acquosi strati bidimensionali è bellissimo e affascinante, mentre il modo in cui la telecamera viene sballottata in soggettiva del killer in avvicinamento alle vittime dopo poco risulta solo una debole traccia dei fasti stilistici che furono.
Se devo scegliere preferisco il Tsukamoto di Vital, aggiornato esteticamente ma alle prese con una sceneggiatura alla sua altezza, che tratta temi attuali e impegnati, vita, morte, autopsie, non un killer che arriva dai sogni e dal telefonino messi insieme.
Seghe mentali a parte ho un po' bocciato il film più che altro per il finale, davvero mieloso. Forse sono stato un po' severo, per il resto Nightmare Detective è un'interessante e gradevole visione che mi sento di consigliare a tutti.

citazione: questo è il primo caso che seguo sul campo ma purtroppo il mio collega Wakamiya è morto, non posso fare finta di niente
consigli: non chiamate lo 0 da cellulare o da rete fissa
considerazioni: in due edizioni abbiamo visto due film con Tsukamoto attore
ricorrente scenetta “me la dai,non me la dai,me la dai, non me la dai”, almeno sono apprezzabili i due personaggi inediti: il bambino e la panterona che hanno qualcosa da dire e si dan da fare per arricchire il film con qualche elemento di spessore (tra i quali non vanno escluse le spagnolette della pantera); se aggiungiamo qualche bella scena di teste spappolate e bucate dalle sfere riusciamo a salvare anche qualcos altro in questo pandemonio in cui i mostriciattoli (simili a quelli che ci sono ne”la terza madre”,avete notato”) ricoprono un ruolo sempre minore e in cui solo le musiche funzionano da buon collante tra una scena e l'altra.Pur favorevole e fan delle lunghe saghe horror propongo di non vedere il quarto episodio e il quinto che sta per uscire prima del GFFIV
Le grandi aspettative per il ritorno di Soavi,con uno dei titoli
più attesi della seconda edizione, vengono parzialmente rispettate.Certo,con il precedente de"la chiesa"era difficile chiedere di più al bravo regista,coadiuvato nella sceneggiatura dal buon vecchio Dareo. Ma l'opera risulta essere interessante:Un santone americano ci porta alla conoscenza di una setta satanica che,dal passato americano(col mitico trucidamento degli hippies e delle loro tettine),giunge sul suolo tedesco, con la vecchia fissa di procreare un anticristo. La setta dei senzavolto,infatti,sceglie a francoforte,prossima residenza di MonsterMind,una giovine particolarmente sfigata amante di coniglietti in tutte le sue forme,che diverrà madre dell'anticristo.Il contatto viene stabilito da un vecchio barbone che gira con una scatola.Da babbazza quale è,la protagonista Miriam lo accoglie addirittura in casa,incurante dei segnali demoniaci che stanno divampando in città.è anche goffa e col sonno pesante,tanto da non accorgersi che il vecchio le infilerà nel naso un insetto demoniaco estinto da millenni,in una delle scene più cruente del film.Mentre cominciano i primi incubi(molto ben costruiti),il vecchio trova nella casa di Miriam il luogo della connessione con gli inferi, nei misteriosi sotterranei della casa della cui esistenza miriam non si era mai accorta(!).prima di morire il vecchio,con un siero portentoso,richiama i demoni.Giunge a supporto il giovine medico,che odia i conigli ma ama il pelo,tanto da provarci con miriam già col cadavere a fianco.
Intanto una melmina blu (il seme del male)comincia a spargersi dai sotterranei,appare in maniera inspiegabile una asiatica,Katrin,l'amica di miriam,attaccata dalla sacra sindone del demonio,diviene una mignotta che regala una grandissima scena sul retro di un camion.Insomma,succede un po di tutto,con le grandi trovate tipiche di soavi,(bellissima la risurreziomne di Katrin che insulta miriam,colpevole di non regalare la giusta dose di nudismo,prima di tagliarsi la gola) che tra un omicidio e l'altro giunge alla resa dei conti finale.Quasi tutti i personaggi,infatti,sono membri della setta,in attesa dell'arrivo del santone americano(chiamato Damon)per il grande momento della fecondazione.a una giovane ancella viene strappato il volto(grande momento)per permettere al capro nero(il vecchio) di tornare in vita.infine tra teppismo,esplosioni,omosessualità,lesbianesimo, e chi più ne ha più ne metta,nasce il temibile anticristo,ma miriam non accetta la vittoria della setta e si butta nel fuoco col bambino,seguita nel rogo dal vecchio risorto.Incredibilmnte la donna rimane nuda(sempre senza far vedere nulla) e illesa,salvata dallo stesso bambino che ha condannato alla morte,in un finale piuttosto patetico che stona decisamente col livello del film.
probabilmente l'ho un po sottovalutato,perchè la lunghezza e la pesantezza hanno fatto mancare un ritmo deciso.La sceneggiatura criptica con forti momenti horror è stata decisamente apprezzabile,inserita in un contesto "intenso".forse ha un po esagerato,mettendoci veramente di tutto,ma la fantasia di Soavi è sempre degna di lode. Per le singole scene il film sarà più volte degno di menzione d'onore. Credo che in una edizione più "debole" avrebbe potuto puntare parecchio in alto,merito cmq nel tenere alto il nome del cinema italiano.
Una terribile epidemia colpisce il mondo. La razza umana rischia di estinguersi.Gli uomini iniziano ad uccidere tutte le donne. Dall' equatore fino ai poli è un rapido diffondersi del morbo la cui origine rimane un mistero. In breve tempo nessuna donna è più al sicuro. In questo parapiglia Dante sceglie di seguire le disavventure di una madre e una figlia costrette a fare i conti col tanto amato marito e padre (Jason Priestley), guarda caso epidemologo così virile da non ricorrere all'unico mezzo per non essere infettati: la castrazione.
per il futuro,sia per bravura sia per fascino ma gli altri attori sembrano messi lì a caso per riempire i buchi di una sceneggiatura non sempre ben scritta e,gravissimo, senza una conclusione. L'analogia tra l'epidemia che colpisce l'uomo e il discorso iniziale sulle mosche che dovrebbe dare il titolo al master non è molto chiaro tuttavia il master, senza scomodare letture politiche forzate( come invece altri recensori in rete fanno solo per ricordare il precedente master di Dante) fa riflettere sull'importanza della donna nella nostra società e dimostra,come ho sempre affermato, che il maschilismo è sbagliato