Una famigliola sta andando a festeggiare il Natale dai parenti. Il padre al volante ha un colpo di sonno, vanno a sbattere con un'altra macchina guidata da una madre con la bimba in fasce. Muoiono tutti tranne la ragazza, figlia primogenita della famigliola, che finisce in coma e fa uno strano sogno a metà tra realtà e follia. Pur girato bene il film non mi è piaciuto. Il tema della strada infinita è sempre oggetto di interesse ma qui si avverte subito che qualcosa non quadra, che quello che stiamo vedendo non può stare accadendo veramente. Oltre all'idea non originale e alla sceneggiatura scarsa, tutta questa pazzia che ad uno ad uno colpisce i vari personaggi è fastidiosa, insopportabile nei personaggi femminili. Il vero interesse di questo film è rappresentato dall'interpretazione di Ray Wise (noto anche come Leland Palmer): qui ha la libertà di fare quello che vuole, siamo in un sogno, può dare sfogo a tutta la sua creatività e invece no, proprio questo sogno non gli consente di fare la cosa più importante per un attore cioè creare un personaggio,dargli spessore; ed è inutile il tentativo di farlo diventare qualcuno con le parolacce dette in continuazione.
Prendiamo in esame inoltre la componente umoristica del film:
-Muore Brad,il primo ragazzo
-Maryon(figlia):”E' morto! Non possiamo lasciarlo qui!”
-(padre):”Già! Spostalo un po' più in là!”
oppure la scena del taccuino su cui Leland appunta le cose che deve fare per essere un padre migliore...non un sorriso si è sollevato nella cantina degli orrori.
La crisi e i litigi familiari presenti nel sogno possono essere interessanti da un punto di vista psicoanalitico , per la serie: ecco come l'inconscio mette in scena tutto quello che hai dentro; inoltre ad un certo punto si parla di una certa Hellen,amante di Leland, e mi pare la stessa Hellen che appare nel finale nei panni dell'infermiera: è un caso o Maryon, in coma, dà alla amante del padre, o presunta tale, un nome udito in ospedale? La mente,quando si sogna, è impossibile da controllare! Questa interessante apertura dimensionale tra sogno,inconscio e realtà mi pare una cosa molto alla Lynch; in effetti ci sono molte citazioni e riferimenti alla filmografia di Lynch in questo film (Lost Highway, Twin Peaks (Ray Wise,torte, caffè,la scena del canto) che ho gradito, così come alcune immagini che ti restano impresse (la macchina che si allontana con qualcuno dietro che batte sul vetro (vedi locandina) è una di queste).
Da segnalare nel finale anche la comparsa dell'attore più brutto mai incontrato finora: un certo Steve Valentine.
Trattandosi di un'opera prima, il regista Jean Baptiste Andrea merita comunque grande rispetto
Ho raccomandato questo film nella prima edizione del GFFII, avevo una gran voglia di vederlo, incuriosito da un film di Shimizu diverso da the Grudge, completamente affascinato dal titolo MAREBITO.
Un reporter gira con la sua telecamera per riprendere scene di vita e di morte, un giorno in metropolitana riprende un uomo che, in preda ad una visione terrificante, si suicida conficcandosi un coltello in un occhio. Da quel giorno Masuoka inizia ad analizzare la ripresa, vuole scoprire cosa vedeva l'uomo, vuole lui stesso vedere quello che l'uomo vedeva, qualcosa di così terrificante da preferire la morte ad una seconda visione.
Ossessionato dalla ricerca della paura e dell'infilmabile inizia ad inoltrarsi nei meandri sotterranei della metropolitana. La sua discesa agli inferi lo porta in una dimensione di mezzo, dove l'uomo suicida è la sua guida e alcuni barboni stanno lì ad aspettare di morire. La costanza di Masuoka viene premiata: un giorno riesce ad entrare in una porta bidimensionale che lo catapulta in un sottosuolo fuori dal tempo e dallo spazio, trova una strada che potrebbe condurre ad Agartha, trova una ragazza incatenata in una piccola grotta, bianca, selvaggia, bellissima, nuda.
A questo punto invece di seguire il suggerimento urlato a gran voce da tutta la platea, l'uomo decide di accogliere la creatura in casa sua e accudirla come un animale. Cerca invano di insegnarle a parlare, scopre che si nutre solo di sangue, tra i due nasce una relazione di stretta dipendenza simile all'amore, ma i cattivi sanno tutto di lui e lo mettono in guardia.
Tanti sono gli interrogativi che nascono durante la visione di Marebito, ma come ben sappiamo Shimizu non ama molto dare risposte. Tuttavia la presenza di frasi così chiare e inequivocabili a fianco di concetti più confusi e metafisici mi ha portato a pensare che se le prime sono rari sprazzi di vita reale, la gran parte del film è solo la visione distorta e schizofrenica del protagonista. La donna con l'impermeabile giallo che ogni tanto importuna l'uomo, verso la fine del film scopriamo che è la moglie, la quale è al corrente del fatto che chi vive con lui è loro figlia, dice -I have a right to see my girl- prima di venire uccisa. Il reporter va a vivere sotto le stelle, ma un giorno una telefonata alla matrix gli fa capire che la creatura è ancora a casa sua che lo aspetta. Lo struggente bacio finale e la morte nella metropolitana inquadrato dalla telecamera mi portano a pensare che la visione premorte non è altro che la visione che l'uomo ha di se stesso, della sua esistenza così degradata da preferire la morte.
Restano un mistero i DERO, misteriosi subumani bianchicci. Sono fiducioso nel fatto che una futura attenta seconda visione possa dare qualche risposta in più.
Marebito è un'opera lenta ma non per questo noiosa, realizzata in maniera sublime. Al di la dei pregi tecnici ho apprezzato lo spirito di innovazione e la capacità di affrontare una tematica con un linguaggio quasi illeggibile ma assolutamente affascinante. Sono quasi nulli i riferimenti ad altri film horror giapponesi, Shimizu si concede solo una scena in ascensore e il già citato impermeabile giallo.
Non è mancata la paura, che mi ha tenuto incollato al divanetto della Cantina con gli occhi sbarrati durante le prime sequenze, quando si vaga nelle scale buie della metropolitana, meandri che esistono ovunque e che sono riservati a chi ha voglia di morire.
Dimenticavo: l'attore protagonista è quel mattacchione di Shinya Tsukamoto, che stasera vivisezioneremo attraverso Nightmare Detective.
Gli appassionati del Blog (migliaia) si chiederanno -ma il Demonaz dopo settimane che non recensisce niente doveva buttare il tempo a recensire Pinocchio?- Non è un film brutto, rispondo io, ma è un po' peso, comunque è una tappa (non) fondamentale del cinema underground giapponese.
Pinocchio è una specie di androide creato da una spietata industria robotica, destinato a soddisfare i capricci di signore facoltose e ninfomani insaziabili. Il primo modello emesso, il 964, è un vero bidone, vista la sua incapacità di mantenere un'erezione e la sua bruttezza estetica. Pinocchio viene sbattuto in mezzo alla strada e recuperato da una balorda che si diverte a guardare i passanti con il binocolo. Lo porta nel suo nascondiglio underground e cerca di insegnargli a vestire, a parlare, a mangiare a sbafo al supermarket. La casa di produzione però invia 3 emissari spericolati incaricati di recuperare l'androide e di eliminare la sua educanda.
Ok ammetto di essermi lasciato affascinare dal titolo, le tre cifre iniziali, il progetto amatoriale sperimentale orientale.. il paragone con Tetsuo è d'obbligo, ma in questo caso la mancanza di una trama logica mi è sembrata solo una corsa sfrenata verso l'assurdo e verso nessuna meta. Il tentativo di trattare una tematica è apprezzabile ma il discorso cinematografico non regge, intasato com'è di sfoggio tecnico di dubbio valore e fine a se stesso. Pinocchio è un film scioccante quanto lungo e barboso, la durata ideale poteva tranquillamente essere la solita oretta da film amatoriale, tagliando tante prolissità disturbanti per i contenuti ma soprattutto per la lungaggine estenuante.
Il film comunque è un'opera coraggiosa, ben realizzata nonostante il budget (immagino) limitato, piena di idee e di regia, in alcuni momenti affascinante al di la degli sbatacchiamenti della telecamera.
Di indiscusso valore le estreme interpretazioni di tutto il cast, nel quale brillano il pinocchione e la sua amica.
Sconsiglio la visione del film soprattutto a chi ha appena mangiato -c'è un quarto d'ora circa di vomito e vomitofagia- e a chi ha il mal di testa, non c'è una battuta che non sia urlata a scuarciagola.
Dopo la vita, ovvero la leggenda di villa Inferno:
principio nonostante abbia più volte fatto nascere dei dubbi sulle sue preferenze sessuali.
L'effetto spiritico che più mi ha colpito è sicuramente quello determinato dagli occhiali di Fischer: quando se li toglie ringiovanisce di almeno 30 anni.1° 4,66 - Marebito (Shimizu)
[Guadagna la qualificazione per i Masters of Ghisoni]
2° 4,50 - Dopo la vita (Hough)
3° 4,42 - Mio caro assassino (Valerii)
4° 4,10 - Evilenko (Grieco)
4° 4,10 - Reazione a catena (Mario Bava)
6° 3,70 - De lift (Maas)
7° 3,50 - Sounds like (Anderson)
8° 3,00 - Hansel e Gretel (Simonelli)
9° 3,00 - Dead End (Andrea)
FC - 964 Pinocchio (Shozin Fukui)
Commenti a caldo: per il sottoscritto ,RabidRats, la classifica è abbastanza giusta anche se il mio film preferito è stato "dopo la vita", piuttosto non mi sono piaciute le medie voto, a mio avviso troppo basse per questa edizione che è stata indubbiamente positiva; la motivazione di alcuni cali di media è dovuta ad alcuni voti popolari decisamente controcorrente: il popolo in questa edizione,come in alcune del GFFI infatti non ha avuto tanto la funzione di consacrare il vincitore per i propri meriti (all'appuntamento con marebito eravamo solo in tre) ma di affossare alcuni tra i principali avversari di Shimizu (Valerii e hough)per alcuni loro demeriti o per una non ancora consolidata conoscenza del voto ghisoniano.
A parte un paio di inversioni di posizione sul podio la classifica ufficiale rispetta la mia personale. Il fuori concorso, orientale come il film vincitore, completa l'edizione dimostrando che ...aspetto ad esprimermi
Andrej Romanov Citakilo era un professore di scuola elementare, era un comunista, era un marito,non aveva figli perchè il sesso non gli interessava, il sesso non interessava ai comunisti, a lui interessava educare i bambini secondo le dure leggi di vita del comunismo e quando è stato accusato di pedofilia è andato a lavorare come spia per il partito nascondendosi dietro un lavoro per il servizio ferroviario. Così Andrej Romanov Citakilo, che nel film assume il cognome Evilenko,girava per l'U.R.S.S., guardava il suo paese cambiare, i vecchi ideali sparire, guardava bambini giocare e ragazze sognare, le guardava con i suoi occhi freddi,quasi ipnotici, gli occhi di un bambino che aveva perso i genitori troppo presto e non aveva potuto superare la vergogna di un padre arrestato e ucciso perchè era contro ciò in cui lui più credeva: lo Stato.
Malcolm McDowell intrepreta alla perfezione un ruolo difficile,la sua recitazione oscura tutto il resto del cast tranne i bambini, innocenti angeli che vanno in paradiso (si veda la canzone cantata da Dolores O'Riordan) dopo esser passati nelle sue vicinanze, e una giovane ninfomane che collaborerà involontariamente al suo arresto.
vie d'uscita. Due compagni, uguali davanti allo Stato, uguali davanti a Dio, nudi, si scambiano i ruoli: chi dovrebbe rispondere fa le domande e l'interrogatore diventa interrogato , si denuda ,ci mostra anche il pipino; questa scena dice già tutto: è inutile perdersi in discorsi vuoti e iniziare a palpeggiarsi.
ha a che fare con i bambini tutti i giorni.
Tonino Valerii stupisce tutti sin dall'inizio con la doppia i alla fine del nome..non sarà l'unica perla regalata da questo film,a mio parere ottimo. Si parte con una ruspa che decapita "il Paradisi",personaggio che muore subito ma che resterà presente nella trama e anche dopo.Una storia che mette uno contro l'altro i membri di una famiglia scapestrata unite da un precedente fatto di sangue:la morte della bambina Stefania e del padre,tal Moroni, un riccone della zona, dopo un rapimento mai chiarito.Paradisi Umberto muore subito,come detto,in un modo veramente eccezionale,ce ne ricorderemo a fine GFFII.il suo presunto assassino,Anzuini Mario,viene trovato impiccato,ma non è suicidio bensì omicidio,come evince l'ottimo commissario di polizia Peretti Luca(che ricorda in alcuni tratti il Bezzi di napoli violenta),che lavora ostacolato dai suoi colleghi incapaci,Marò,Pittone,Salvadei,Cardozzi..Il Peretti,prima di iniziare la sua indagine,si concede una bombatina con la fidanzata,regalandoci il primo nudo.Appare una chiave misteriosa che il Paradisi lascia alla moglie,che porta a indizi sulla risoluzione del caso della morte della bambina.Ma chiunque fornisca indizi viene ucciso:la moglie del Paradisi appunto,la maestra della bambina Rossi Paola, (interpretata dalla bella Shepard Patty,che regala uno strip che suscita boato in platea), squartata da un seghino elettrico,il barbone che trova nel laghetto l'indizio rivelatore...Il Peretti(George Hilton)riesce comunque a trovare indizi anticipando l'assassino fino a ritrovare la prova inconfutabile posseduta a sua insaputa dalla "pezzente"cui riesce a salvare la vita.Nel climax finale il commissario riunisce tutti i famigliari(che potrebbero essere tutti colpevoli)ed espone la sua accusa in maniera memorabile,con una invettiva contro l'assassino che fa scaturire l'applauso spontaneo del pubblico in sala.L'atmosfera da giallo/thriller,rafforzata dalla colonna sonora di Morricone Ennio, è encomiabile.La sfida commissario/assassino riempe di tensione l'evolversi della vicenda.Moroni Oliviero,il monco,sarà indicato nel disegno di Stefania senza una mano,e verrà sancita la sua colpevolezza.Una grandissima sceneggiatura,lineare nello sviluppo,con flashback al punto giusto,un bel cast,una regia curata.Credo proprio che ci ricorderemo di Tonino Valerii,autore tra l'altro del grande film "Il mio nome è nessuno",con il grande Mario Girotti.
Citazione:"la storia di stefania è anche la storia della tua follia,mio caro assassino"
Il millenium hotel ha una peculiare caratteristica:l'ascensore si mette ogni tanto ad ammazzare le persone che vi salgono:dapprima 4 "giovini"dopo un festino al ristorante rischiano l'asfissia,poi è una strage ,l'operaio,il cieco,la donna eccetera.L'unico in grado di fermare,o almeno di controbattere il temibile ascensore,manco a dirlo è l'eroe nazionale olandese,Huub"Motta"Stapel,nella parte di un tecnico testardo che vuole risolvere il problema nonstante tutti i veti impostigli da polizia e azienda.Diciamo la verità,il nostro Huub rimane l'elemento migliore di questo film,senz'altro deludente rispetto alle attese...Cazzo Maas ci aveva esaltato così tanto con Amsterdamned che non si riteneva possibile facesse un piccolo flop con un film dotato di un tale titolo..Ma de lift non offre quella coralità estrema,quella suspence che ci si aspettava:le uccisioni e l'amosfera di questo ascensore dotato di vita propria sono sì caratterizzanti ma non completamente convincenti,c'è qualche effetto speciale di valore ma anche,di contro,sceneggiatura che puzza di casualità(ad esempio la crisi famigliare di Huub,assolutamente inutile nella storia e solo accennata tanto da risultare momento riempitivo fine a se stesso).Il computer killer responsabile del malfunzionamento dell'ascensore rimane una spiegazione piuttosto plausibile,la parte dell'indagine insieme alla reporter è forse quella migliore dal punto di vista della sceneggiatura.Paasso indietro per il maestro olandese.
Piccola delusione questo classico di Bava che sulla carta doveva essere uno dei suoi capolavori. La Cantina invece ha avvertito poche vibrazioni positive. E dire che le puppe e il sangue ci sono stati, in quantità discrete.
Ho apprezzato l'idea di costruire una sceneggiatura praticamente senza protagonista: chi si prende le redini dopo poco muore, un meccanismo che ricorda i tasselli del domino. Il problema è che in questo modo non si partecipa alla storia, che oltre ad avere un unico movente un po' debole (la conquista della palude) patisce uno sviluppo un po' confuso, per tutti. Possibile che alle 4 di pomeriggio 4 giurati sveglissimi facevano fatica a stare dietro agli intricati conflitti di interessi dei personaggi? Forse colpa dell'assistente alla regia Lamberto, giovane combinaguai.
Tecnicamente s'è vista qualche bella luce e idea fotografica, ma una regia un po' appannata rispetto ai virtuosismi ai quali Mario ci aveva abituati. Non ho notato grandi movimenti di macchina, più che altro giochini di sfuocati abbastanza inutili. Gli effetti speciali invece sono buoni e tra le frequenti uccisioni c'è qualcosa di godibile, anche se alcune sono davvero assurde - una signora viene impiccata in ginocchio, un lungo spiedino infilza due amanti più letto, un tizio muore per una sforbiciata a una gamba, anzi no era vivo.
Reazione a catena non è un cattivo film, ma senza dubbio il peggiore tra i bavosi visti finora. Non mi ha emozionato come Lisa e il diavolo, ne mi ha affascinato come La maschera del demonio, ne mi ha divertito come gli Orrori del castello di Norimberga.
In generale questa edizione sta soffrendo a mio parere la presenza di troppi film simili e oltretutto consecutivi. Sul genere ci siamo cuccati Hansel e Gretel (che è del 90 ma dimostra 20 anni di più) e poi in successione Mio caro, Dopo la vita e questo Reazione. Tra i quattro posso dire di aver preferito il titolo di John Hough, Bava piccola bocciatura.
Una coppia perde il figlioletto,stroncato da una malattia cardiac; dal tragico evento la moglie cerca di superare il trauma con il tentativo di fare un altro figlio e sviluppa una capacità extrasensoria grazie alla quale avverte la presenza della vita nelle donne,anche dopo due giorni dal concepimento; il marito invece comincia a sentire tutti i rumori anche i più piccoli e insignificanti e questa sua particolarità è iniziata proprio sentendo l'anomalia nel battito del cuore del figlio. Questa malattia gli causa seri problemi lavorativi e sociali perchè il suo super udito lo obbliga a sentire le falsità e i pettegolezzi dei colleghi e dello psicologo.La situazione si aggraverà...
Prodotto dalla rinomata Cineduck che ha curato l'intera serie "Lucio Fulci presents", Hansel e Gretel di Giovanni Simonelli (al suo primo e finora ultimo film diretto) apre ufficialmente il GFFII in modo positivo, non tanto per la qualità del film quanto per il divertimento ricevuto dalla visione e dalla numerosa compagnia accorsa alla cantina nonostante l'orario pomeridiano insolito.
Presi dall'euforia di un ritrovo inaspettato i 3 Padri si sono concessi la goduria di stilare la prima edizione del Ghisoni Film Festival Parte Seconda. Mano alla Bombola, nuovo aggeggio infernale estratto dai bui meandri della Cantina degli Orrori, abbiamo iniziato sorteggiando 5 film presenti nello Zoccolo Sacro, ovvero i titoli appartenenti alla Listazza che hanno ricevuto il pieno consenso dagli addetti ai lavori. Le "X" infatti sono state accuratamente dispensate nelle ultime settimane dai 3 Padri e da HellHand, investito per il GFFII della nuova carica di Geniere. E' nota a tutti la sua vasta conoscenza dell'universo del cinema estremo e la nuova carica gli permetterà di prendere parte a importanti decisioni, finora appannaggio esclusivo dei 3 Eletti. Ma questi sono dettagli che verranno chiariti con la pubblicazione del Nuovissimo Regolamento Rivisitato del GFFII. Mentre la Bombola frullava numerini uno dopo l'altro, il Geniere appariva per magia in collegamento telefonico suggerendo la sua proposta e i Tre Padri dispensavano la propria Raccomandazione Divina a 3 film esterni allo Zoccolo. Risultato: una lista spettacolare, che rischia di surclassare addirittura la mitica prima edizione del GFFI. L'ordine di visione dei film è stato anche quello sorteggiato con l'ausilio della Bombola, che ormai incandescente ha dato un risultato un po' bizzarro che ci riserveremo di modificare leggermente a seconda dell'organizzazione delle serate e della presenza in sala.
Lord Pain presenta: