
Data la mia responsabilità della presenza di codesto film in Listazza, mi sono assunto l'onere della quadruplice recensione che gli spetta. Kwaidan è un lunghissimo film composto infatti da 4 episodi non collegati tra loro, tutti però tratti da leggende giapponesi. L'arrivo di Shock Trauma alla fine del secondo episodio ha fatto sì che la visione fosse separata in due puntate, salvando così la vita ai 3 giurati che non avrebbero altrimenti retto tanta lunghezza e lentezza. Adesso inizio a parlare del film in questione.

Per la prima mezzora abbiamo assistito alla lettura dei titoli di inizio in giapponese antico. Poi finalmente il primo episodio: Capelli Neri. Un giovane samurai abbandona la moglie per andare a cercare di meglio, conosce la figlia di un riccazzo e la sposa. La ragazza si rivela una stronza, va a svegliarlo dal suo riposino pomeridiano per accusarlo di essersi approfittato della sua posizione. Il samurai allora torna a casa dalla prima moglie che nel frattempo non si era mossa dal telaio e non è invecchiata di un giorno. Gli racconta un po' di cose e poi subito a letto ma la mattina dopo avrà una brutta sorpresa. Il secondo episodio si intitola La donna delle nevi. Due boscaioli vengono sorpresi da una donna che alita su uno di loro uccidendolo. Il giovane protagonista viene risparmiato a patto che non racconti a nessuno l'accaduto. Egli dopo un po' di tempo incontra una donna e se ne innamora. I due si sposano, lui si bomba un procace manichino e con gli anni nascono 3 bellissimi bambini. La moglie però non invecchia mai destando invidia e pettegolezzi tra le lavandaie locali. Una sera il protagonista si accorge della somiglianza tra la moglie e la donna delle nevi e senza un motivo preciso decide di punto in bianco di rivelare la storia che non avrebbe dovuto raccontare a nessuno. Il finale non lo scrivo anche perchè non me lo ricordo. Fine della prima parte.

All'inizio della seconda serata di visione di Kwaidan un giurato, il ViolentViolet, si aggiunge ai 3 sostenendo di aver visto da solo i primi due episodi. Un paio di domande trabocchetto da parte del sottoscritto smascherano però una visione solo parziale dell'opera di Kobayashi. Viola perde così il diritto al voto fino a quando non si scagionerà imparando a suonare un antico strumento giapponese: LA BIWA! Dovete sapere che durante la visione dei primi due episodi, il BatzuBaxter, oltre a sparlare di fotografia spicciola e riflettori dotati di luce propria e mossi a caso, lamentò l'assenza di una vera e propria colonna sonora in favore di qualche sparuto suono metallico. Il terzo episodio ci punisce così iniziando con circa 50 minuti di racconto suonato e cantato della battaglia tra i Taira e i Minamoto, un pezzo forte dei menestrelli giapponesi. L'insostenibile nenia mi priva addirittura dell'arma sonno, dove spesso mi rifugio in questi casi di noia mortale.

Il protagonista è un monaco cieco, un vero e proprio fenomeno della Biwa, un prodigio alle 2 corde. Un bel giorno viene assoldato da un gruppo di fanatici che lo invitano a esprimere la sua arte tutte le notti in mezzo al bosco. Lui esegue, onorato dalla presenza del re, ma di giorno torna con delle occhiaie strepitose che destano sospetti tra i colleghi. Essi lo seguono e scoprono le sue scappatelle notturne. Si accorgono che il ragazzo sta in realtà suonando per degli spettri, lo ricoprono allora di scritte magiche così che gli spettri non possano piu vederlo e prelevarlo la notte dal suo giaciglio. Il pittore dimentica però di scrivere sulle orecchie che, essendo l'unica parte visibile agli spettri, faranno una pessima fine. L'ultimo episodio si intitola In una tazza di te. Di questo non so dirvi molto perchè sinceramente ero stremato dalla biwa e non sono riuscito a seguire con attenzione. Ricordo però un uomo che vede una faccia riflessa in una tazza, ne beve il contenuto e per questo passa qualche brutto guaio.

Scelsi di acquistare questo film per far luce su alcuni temi e dettagli che ricorrono sovente nei film orientali più recenti: i capelli neri, la donna giapponese, il telefono, la tele che non prende canali, l'ascensore etc. Non ho risolto i miei interrogativi ma almeno sono venuto a conoscenza di uno stupendo strumento musicale del quale proporrò l'acquisto al corpo musicale santa cecilia.
Come commento tecnico trascrivo un paio di frasi dal libro di Giacomo Calorio "Horror dal Giappone e dal resto dell'Asia".
"Kobayashi rigetta qualsiasi registro realistico e situa tutte le vicende su un piano nettamente simbolico" e poi
"[...] K. mantiene uno stile austero e elegante, ma ancora più rarefatto e composto, tanto da riuscire a suggerire una realtà da incubo con un semplice cambiamento di registro che sovverte il placido silenzio delle lunghe inquadrature.".

Dal canto mio mi rendo conto di essere stato troppo severo con il film, non tanto per problemi di mancata storicizzazione (i primi 2 episodi tutto sommato scorrono) ma per la lungaggine del terzo episodio e la caduta di tono del quarto. Un titolo comunque gradito e importante che non poteva non fare la sua apparizione al Ghisoni Film Festival.
PS.: sono in treno col Babio estraendo alcune screenshot dal film da inserire nella recensione, così rivedendo alcuni pezzi mi sono balzate alla mente un paio cose che non posso fare a meno di aggiungere: le sopracciglia altissime di moda in quegli anni e la fotografia incantevole che incornicia ogni fotogramma di Kwaidan. Scenari da sogno, nella neve, nella pioggia, nel sole che buca visionari cieli rossi, effetti speciali perfetti, occhi nel cielo e fiammelline sospese con dei fili (quasi) invisibili, un dispendio di riflettori e gelatine colorate davvero molto apprezzato.