Prima di Maleficia, Pellissier era un semplice calciatore di serie A, attaccante di una piccola squadra in lotta per non retrocedere..poi nella bombola della 6 edizione il suo nome viene invocato da una raccomandazione paterna: sospinto da una forza malefica Pellissier fa 7 gol in 4 partire,batte da solo la juve e salva il chievo. Potenza del Gff,potenza del titolo più atteso dell’anno. Unico esemplare dell’amatoriale francese e opera prima e unica di Antoine Pellissier, Maleficia nella sua povertà di mezzi apre molte porte con largo anticipo su presunte
innovazioni di regia degli anni 2000 e sfida (perdendo) la solita boria francese per la quale il cinema francese è troppo elevato culturalmente per sviluppare un genere creato dai maestri italiani, o forse troppo invidioso.
Maleficia è la storia di una famigliola variegata e fastidiosissima che si imbatte in un rito satanico dai colori sgargianti e dalle litanie orrende (che audio!). Dopo aver osservato sangue,urla,sacrifici e schifezze varie viene loro in mente che forse non ci si trova nel luogo più adatto per una scampagnata..ma è troppo tardi. d’incanto appaiono dal nulla Zombi, vampiri, demonietti, santoni cyberpunk. Il tutto è frullato insieme dal grande filone conduttore del gore più estremo,casereccio e casuale ma spesso di effetto,che risulta essere la vera ragione d’essere di questo film.
Certo non lo è la trama,praticamente inesistente, e nemmeno i personaggi,forse si salvano il santone e qualche troia,nemmeno l’audio originale fa guadagnare punti(le urla in francese e in italiano sono pressoché simili uaaaaargh iiiihhhhh aaaaaahhh uuuuuuhhhh.
E’ interessante soprattutto la scena d’inizio,un’ambientazione bucolica del rito satanico con colori surreali che ,voluti o no,hanno un effetto onirico di grande impatto..peccato il finale che rasenta l’assurdo con il solito discorso meta cinematografico che si poteva evitare,ma forse serve a sottolineare quanto gli attori siano in realtà degli zotici (l’avevamo capito da soli) e quanto il regista sia un grande…un film da vedere,nella sua difficoltà narrativa e interpretativa,per avere un quadro più completo di un genere che sa stupirci soprattutto quando cade sempre più in basso.


- Kuroneko ( Kaneto Shindo, GIAPPONE 1968 )
DemonDeath presenta:
- A l'intérieur ( Alexandre Bustillo / Julien Maury, FRANCIA 2007 )
RabidRats presenta:
- The wicker man ( Robin Hardy, INGHILTERRA 1973 )
- Korei ( Kiyoshi Kurosawa, GIAPPONE 2000 )
- L' etrusco uccide ancora ( Armando Crispino, ITALIA 1972)
- Hard Candy ( David Slade, STATI UNITI 2005)
LordPain presenta:
- Infermiere maniache ( Leon Paul De Bruyn, BELGIO 1990 )
- Predator ( John McTiernan, STATI UNITI 1987 )
- Violent shit ( Andreas Schnass, GERMANIA 1989 )
Fuori concorso: La regina degli uomini pesce, Sergio Martino, ITALIA 1995
2° 4,80 - M (Lang)
3° 4,30 - El dia de la bestia (De La Iglesia)
4° 4,20 - Three extremes (Mike/Park/Chan)
5° 4,00 - Il plenilunio delle vergini (Batzella)
6° 3,91 - La maschera della morte rossa (Corman)
7° 3,50 - Ils (Xavier Palud)
8° 3,16 - L'iguana dalla lingua di fuoco (Freda)
9° 2,62 - Maleficia (Pellissier)
Fc- Fascisti su Marte (Guzzanti)
Ils - Essi. Film francese ambientato in Romania, interamente costruito sul mistero dell'identità del babau e sul relativo colpo di scena finale. Le vittime: inizialmente madre e figlia in una tipica scena alla dead end con tipico incidente in macchina e tipica morte non spiegata. Poi i due veri protagonisti, cioè una coppia di innamoratini che vivono in una casa sperduta in mezzo alla campagna. Lei maestrina carina, piena fin qui di sicurezze prima e di paure poi. Lui scrittore-cazzeggiatore, passante le giornate a giuocare a flipper, amante della fica, pessimo cuoco. L'agguato è alla porta, ma chi sono i cattivi? Semplici malintenzionati? Extra-terrestri? Zombie?
Protagonista è un prete (Alex Angulo), insegnante di teologia che in seguito ai suoi lunghi studi sulle letture ha scoperto che la fine del mondo è prevista per la notte di Natale del 1995, dat in cui a Madrid verrà concepito il demonio; la sua missione è quello di riuscire a scoprire il luogo esatto in cui avverrà questo parto leggendario e impedirlo uccidendo la bestia che deve nascere sotto qualunque aspetto essa si riveli; per capire il luogo esatto in cui nascerà egli deve prima diventare amico di Satana, richiamarlo a sè attraverso gesti malvagi che gli facciano capire le sue intenzioni reali di compiere il male, riuscire ad evocarlo e diventare un suo suddito, pronto a donargli l' anima...prima di ciompiere la sua missione si confessa da un prete il quale purtroppo farà una brutta fine





Quello che nessuno si aspettava funzionasse, funziona: uno scarafaggio risponde all'evocazione ma non può entrare nel pentacolo, i ter voltano lo sguardo e vedono arrivare un capro. Il demonio però non è sciocco, capisce le reali intenzioni del prete e manda loro un messaggio scritto sullo zolfo: esto no es un juego! Una frase interessante è stata detta in precedenza: il diavolo ama burlarsi degli uomini imitando Iddio...nascerà quindi come lui, in povertà...Dopo una fuga inutile dal davanzale sopra la scritta della Schwepees, continua la caccia al tesoro con un partecipante in più , Cavan, che nel frattempo è tornato agli studi televisivi per mandare la sua troupe in cerca di informazioni su tutti i casi ufficiali di vendita al demonio della propria anima. Prete e Jose sempre più braccati dalle forze dell'ordine seguono ogni pista possibile: una conferenza su Nostradamus, un concerto dei Satannica, ma niente da fare..il prete sembra perdere le speranze quando Cavan trova la soluzione e li contatta attraverso il suo programma





Il difetto di El dia de la bestia è, come già successo appunto nel fantastico Tuno Negro, quello di esagerare...non tanto negli effetti speciali del capro, del cielo rosso e affini che neanche a me sono piaciuti molto è vero...ma non sono pecche così gravi anche perchè il caprone e la sua camminata sono superdivertenti...ma di esagerare in alcuni passaggi di trama con trovate che non servono allo svolgersi dei fatti nè alle caratterizzazioni dei personaggi: mi riferisco in particolare all'uscita dal davanzale sulle lettere illuminate della Schweepes, una scena esagerata e di cattivo gusto oltre che inutile: Jose sotto l'effetto di droghe si diverte a saltare giù... gli altri con una forza sovrumana lo tengono, poi addirittura creano una catena e stanno lì sospesi nel vuoto...da dimenticare! Lo stesso vale per il nonno e per lo spropositato uso di droghe in generale...inutili momenti che tentano di strappare sorrisi...non ce n'era bisogno perchè già di suo il film è molto divertente...ricorderei almeno la sfilata dei re magi con Jose che spara tra la folla e il primo a prendersi la pallottola è Baldassarre


Tree Extremes è una raccolta di mediometraggi girati da grandi nomi dell'horror asiatico: Mike Takashi rappresenta il Giappone, Fruit Chan la bandiera di Honk-Kong e infine Park Chan-Wook dalla temutissima Korea. Il primo episodio -The Box- è proprio del caro amico Mike che ci ha tenuto compagnia parecchie volte finora, stupendoci sempre, esaltando o deludendo ma sempre nel segno dell'eccesso.
Mi aspettavo anche in questo caso qualcosa di molto forte, in realtà The Box è un racconto molto curato e delicato di una malinconica storia. Kyoko è una ragazza che scrive romanzi a mano, con una stupenda calligrafia. L'editore per premiarla le regala una scatoletta contenente una carillon e una freccetta. Su dolci ma inquietanti note ci si rende conto che Kyoko convive con le apparizioni spettrali di una piccola sorella. Un flashback ci racconta tutto quello che è successo quando entrambe avevano circa 6 anni e lavoravano col padre in una specie di circo magico.
Neve, fiamme, bauletti, rose rosse e bianche, collanine... simboli? Semplicemente ricordi, incubi, stupende riprese intensamente fotografate. Pochi misteri rispetto al solito Mike, che tra passato e presente ci racconta tutto per filo e per segno. The Box rimane una semplice intrigante storia, ma anche un raffinato esercizio di stile, capace di incantarci e a tratti anche di spaventarci.
Miriam Yeung e Bai Ling sono le protagoniste di Dumplings, l'episodio girato dall'amico Fruit. Non so se la traduzione del titolo è Ravioli, fatto sta che Dumplings di ravioli parla, tortellini giapponesi particolari che grazie al loro ripieno rossastro gelatinoso hanno il potere di ringiovanire chi li mangia. Una donna sulla 40ina si reca dall'esperta della pasta fatta in casa, la scollata artista del bocconcino ripieno.
Non passa molto prima di capire che il magico ripieno non sono altro che feti sminuzzati, una cura costosissima ma efficacissima contro l'invecchiamento della pelle, metafora esasperata dei prodotti attualmente in commercio, mix a base di placente e rare parti di animali sacrificati per la bellezza di ricche donne insoddisfatte. La massima efficacia della cura del tortello viene raggiunta se la sua dispensatrice intona, durante il pasto, canti tradizionali giapponesi.
Nella famosa scena la musica parte melodiosa salvando l'episodio dalla sicura condanna che avrebbe ricevuto in caso di canto a cappella prolungato per più di un minuto. Incanto e orrore per i giurati presenti in Cantina, prima affascinati dalla bellezza della cuoca e poi nauseati dalla sua cattiveria, sulla scia di un progressivo inasprimento dello splatter. Il sangue e le scene esplicite aumentano e il Rabid su tutti barcolla temendo il peggio, il riinizio della stagione dello sbocco.
La cura procede imperterrita e inizia a presentare, oltre all'effetto desiderato, qualche controindicazione. Intanto qualcuno intuisce già che nel finale la protagonista si troverà di fronte a una durissima scelta che fa riflettere.
Il third episiodio è come previsto una delusione. Inizia bene con una particolare vampira ma sono solo poche scene di un film nel film. Da segnalare il fiotto di sangue esagerato che impensierisce ancora una volta il Babio. Dopo poco la storia sprofonda in lunghi dialoghi, in giochi di morte e dolore, amputazioni, elucubrazioni.. riflessioni che non capisco dove vogliono parare.. interpretazioni discutibili... Insomma, il Park che nei primi minuti fa sfoggio di tecnica, deliziando, in seguito si limita alle parole.
Dal fogliazzo: emerge durante la visione che tutti i giurati hanno vissuto spietate coincidenze durante la giornata. Il numero tree si è presentato nelle circorstanze più svariate e sempre incutendo timore reverenziale. Il secondo episodio è quello che ha ricevuto più segnalazioni per l'oscar: disturbante per le scene degli abborti, hot per la scena della bavata d'acqua e per la zia mei quando si abbassa per impastare e mostra una scollatura del tutto simile a quella di una collega di Pian. Nel terzo episodio viene citato John Waters che avevo chiamato una decina di minuti prima. "Nel frattempo il Babio ansima come un cavallo, ondeggia, sta covando la boccata... è la stagione... anche l'anno scorso, con mucha sangre... e il tiramisù..." Chiudo citando BB: "il primo e il terzo episodio sono estremi perchè sono agli estremi del film".
A Dusseldorf si aggira un maniaco che uccide piccole bimbette attirandole a sè con promesse di regali, dolciumi, palloncini; dopo l'ultima vittima scatta in città la psicosi del mostro: tutti sospettati e tutti sospettosi, il solo rivolgere la parola a un bambino può farti ricevere un'accusa se sei fortunato, un linciaggio se ti va peggio. L'assassino dopo aver mandato una lettera alla polizia senza ricevere risposta decide di farsi conoscere alla stampa aumentantando ancor più il panico in città; su di lui pende ora una taglia molto alta.











Non è facile parlare di un film che non solo HA FATTO ma E' la storia del cinema: io ho trovato solo una cosa che non mi ha convinto: se lui non è in sè quando uccide, se non può controllare ciò che fa e non si ricorda i suoi crimini perchè poi scrive alla polizia e alla stampa in un momento di luicidità dicendo che non ha ancora finito di uccidere? Per il resto il film non è una semplice grande storia ma un'ottima rappresentazione di una società frustrata dalle vicende storiche e sulla via di intraprendere una strada particolare, immersa in un'aria di pessimismo che si riflette anche nel tipico bianco e nero dell'espressionismo tedesco; nel singolo caso la cittadina di Dusseldorf racchiude in sè i diversi strati sociali mettendoli tutti dinanzi ad una stessa riflessione morale: che cosa fare di questo mostro che uccide i bambini?
Nello stupendo processo finale e nelle due riunioni sentiamo le idee , i discorsi , le opinioni di poliziotti, ladri, mendicanti, madri, chiacchiere da bar, tesi di un avvocato: parole che ancora oggi sentiamo dire o sono oggetto di discussione quando ci troviamo dinanzi a casi di questo genere. Dove sta la ragione? Ucciderlo senza pensarci su? Processo regolare? E se poi tra 20 anni (anche prima in Italia )esce e uccide ancora? E cosa devono dire le madri delle bambine uccise? Problemi morali che ancora oggi non hanno una risposta e che infatti anche Fritz Lang non sa darci: non sappiamo che cosa deciderà il processo al mostro, il film chiude prima, lasciando aperte questioni insolvibili se non nella mente di Iddio.

va, ma non per i barattoli, bensì per minacciare di sfratto una glaciale Rynn. Nonostante le proteste di questa, va in cantina, dove scopre qualcosa di orribile; tenta di uscire, ma cade dalle scale e muore. Rynn tenta di accendere la macchina della signora per riportarla a casa di questa, ma viene vista da Mario, un ragazzo un po' strano che fa il mago nelle feste dei fanciulli. La aiuta e i due diventano amici, anzi di più. Stanno in casa, amoreggiano spesso interrotti dallo zio poliziotto di Mario, il cui cognome è Potesda o qualcosa del genere, fino a che arriva il maniaco: vuole sapere che fine h fatto sua madre e picchia Mario, che però si rialza e lo caccia di casa con una lama nascosta nel bastone da mago. Rynn racconta a Mario tutti i suoi segreti: in cantina c'è il cadavere di suo padre, morto da poco, e ella ha ucciso sua madre, avvelenandola. Gli dice anche della signora caduta dalle scale, e la seppelliscono. Mario però si prende una polmonite. Sola in casa, Rynn riceve un'altra visita poco gradita...
L'origine del titolo è spiegata , senza troppa convinzione, da un poliziotto che durante il film suppone che il killer sia come un'iguana per la sua capacità di mimetizzarsi e convivere tra le sue vittime fino al momento in cui può colpire e ucciderle. Aiutandomi col fogliazzo di appunti proporrò l'elenco dei personaggi, degli indizi, dei morti.

era sua moglie (ma non credo sia proprio così), olandese di nascita .Essa viene ritrovata nel bagagliaio della macchina dell'ambasciatore svizzero in Irlanda, sposato in un matrimonio di facciata con questa donna; eccone due foto

-La governante: ella conosce la verità e viene uccisa per farla tacere
-La madre di Pistilli: sorda e ceca al tempo istesso, inutile personaggio semi comico
Da segnalare anche il finale: l'ambasciatorte sta per tornare in patria dove il suo crimine è stato reso noto da Pistilli alle autorità ma egli non lo sa e crede che il figlio sia stato accusato anche del primo omicidio; sale sul battello e inizia a fumare, il film non finisce, si guarda intorno ma il film non finisce, guarda Freda e gli fa un cenno: "E' finito o no?" - "Ancora un attimo!" - COntinua a fumare fino all'uscita della scritta "fine".
il bob esce di pista
...il bob si schianta contro l'albero
Di seguito la filmografia di Riccardo Freda, da vedere per dimenticare questo passo falso: