Mi accingo a recensire "La maschera della morte rossa", bel film risalente all'anno 1964 e diretto da Roger Corman, con la inimitabile interpretazione di Vincent Price.
Il padre della giovine tenta di sfruttare la situazione per uccidere Prospero, ma viene fermato e eliminato, mentre Gino è condannato a tornare al suo villaggio preda della malattia. E qui compare un personaggio spettacolare: la Morte Rossa stessa, un uomo vestito di rosso e incappucciato, che farà comprendere a Prospero come siano vano le ambizioni e la gloria del mondo...

Lord Pain presenta:
- Maleficia ( Antoine Pellissier, FRANCIA 1998 )
- La maschera della morte rossa ( Roger Corman, INGHILTERRA 1964 )
Demon Death presenta:
- Three extrems ( Fruit Chan / Park Chan-Wook / Mike Takashi, HONK KONG / COREA DEL SUD / GIAPPONE 2004 )
Hand Hell presenta:
- M, il mostro di Dusseldorf ( Fritz Lang, GERMANIA 1931 )
- L' iguana dalla lingua di fuoco ( Riccardo Freda, ITALIA 1971)
- Ils ( David Moreau / Xavier Palud, FRANCIA 2006 )
- Quella strana ragazza che abita in fondo al viale ( Nicolas Gessner, USA 1976 )
Rabid Rats presenta:
- El dia de la bestia ( Alex De La Iglesia, SPAGNA 1995 )
- Il plenilunio delle vergini ( Luigi Batzella, ITALIA 1973 )
Fuori concorso: Fascisti su Marte, Corrado Guzzanti, ITALIA 2006
2° 4,75 - The toxic avenger (Kaufman)
3° 4,58 - Il mulino delle donne di pietra (Ferroni)
4° 4,30 - Quattro mosche di velluto grigio (Argento)
5° 4,25 - Terrore dallo spazio profondo (Kaufman)
6° 4,20 - La casa del diavolo (Zombie)
7° 3,40 - The eye 2 (Pang Bros)
8° 3,10 - Il cervello dei morti viventi (Sasdy)
9° 2,16 - Il bosco 1 (Marfori)
Fc- A snake of June (Tsukamoto)
La Casa del Diavolo riparte praticamente da dove eravamo rimasti con La Casa dei 1000 Corpi: la famiglia Zombi viene rintracciata e sta per soccombere sotto l'assedio della polizia. Sono rimasti Rob (che Rabid dice non essere Rob Zombie ma un attore che gli somiglia), la fidanzata, la mamma e forse un altro che muore. La mamma viene arrestata e gli altri due riescono a fuggire.
Le forze dell'ordine si inseriscono tra i ruoli protagonisti in questo episodio, con lo sceriffo che deve vendicare il fratello e desidera la morte dei cattivi più d'ogni altra cosa.
Rob e Sheri si procurano una macchina, un paio di ostaggi, una stanza d'albergo e una dose massiccia di divertimento, violenza fisica e psicologica, nudità gratuite. Intanto i poliziotti interrogano e torturano (e poi uccidono) la mamma della famiglia. E' il momento in cui i ruoli si capovolgono, il buono va al di la della legge e si trasforma in un sadico senza pietà. Ospitati dal fratello negro del clown i nostri vengono traditi, incastrati e immobilizzati, in un finale molto intenso in cui lo spettatore non può fare a meno di schierarsi dalla parte dei cattivi.
Rob Zombie per quanto mi riguarda c'era riuscito anche nel primo episodio e forse è proprio questo che mi piace tanto dei suoi film. Esalta la bellezza del cattivo, il suo carisma, il suo fascino. Da lacrimoni il lunghissimo ralenti finale in cui i 3 fuggono verso li destino con nelle loro menti le immagini di sorrisi spensierati, come 3 figli dei fiori in un campo, in controluce, le risate...
Dal fogliazzo: "io non vorrei fare già una critica ma questa che è una scena che andrebbe sbrigata un po' in fretta perchè ha il ralenti?" (Pian) in effetti la sparatoria iniziale è lentissima, col ralenti ci va giù pesante.. La sigla comunque è bellissima con i tipici fermi immagine più nome attori un po' da telefilm.. dopo 3 righe di fogliazzo c'è già la candidatura all'oscar fotografia.
Protagonista del film è Oskar, un 12 enne come tanti ma non tantissimi: nella sua classe è lo zimbello dei bulli che lo tormentano in continuazione, a casa vive con la madre, il padre vive lontano, va daccordo con entrambi ma sente forse la mancanza di una famiglia vera e trova conforto nella lettura delle gesta dei serial killer di cui ritaglia tutti gli articoli di giornale; tiene con sè un coltello a serramanico che però non usa mai per difendersi ma col quale si sfoga fingendo di aggredire i bulli; eccolo qua:
e questo è il capo dei bulli:
Ultimamente i giornali riportano spesso notizie di cronaca nera perchè un assassino gira proprio nella città uccidendo e svuotando le vittime del sangue; scopriamo quasi subito che l'assassino è il nuovo vicino di casa di Oskar, un tale di nome Hakan che viene dalla Russia con quella che dice essere sua figlia: ecco qui il nostro uomo:
Dopo quello di Sporloos ecco un altro killer imbranato e soprattutto lentissimo; ma egli non è un cattivo, nè uno studioso calcolatore, egli uccide per qualcun altro: la giovane vampira Eli, un mostro nel corpo di una eterna dodicenne, ma che per restare in vita ha bisogno di nutrirsi; egli si espone in prima persona per procurarle cibo
Ma la sua lentezza unita forse alla stanchezza di questa vita spesa ai servizi del vampiro lo portano alla cattura; in un ultimo atto d'amore dona il suo sangue a Eli prima di sfracellarsi al suolo.
Lui vuole essere gentile con lei ma lei è una ragazza diversa: non festeggia il compleanno che non sa neanche quando sia, non mangia caramelle, non ha mai ricevuto un dono; lei lo aiuta a trovare il coraggio per ribellarsi ai bulli cosa che però lo metterà nei guai.
dice il vero!
Restata sola si procaccia il cibo da sola ma senza volerlo viene vista da un tipo della zona che inizia a cercarla per la città come se non bastasse Eli morde anche sua moglie contagiandola. Eli e Oskar si aiuteranno a vicenda nella risoluzione dei loro problemi.
Dopo aver fatto una sparata clamorosa dicendo che i film sui vampiri non mi piacevano molto mi sono imbattuto in una serie di film che mi hanno fatto ricredere: Lat den ratte komma in è uno di questi. Ambientato nei primi anni 80 in una Svezia gelida ricostruisce egregiamente il contesto storico con una attenta cura alle scenografie e alle notizie radiofoniche e televisive, inoltre presenta bene la figura dello straniero russo, guardato sottecchi; è quindi una vicenda di vampiri urbana, ambientata nella realtà, non in un contesto fantastico; ottima regia del non esordiente ma quasi Thomas Alfredson, ottima fotografia, ottimo uso della macchina da presa con sfondo spessissimo fuori fuoco, ottima colonna sonora che quando c'è (non spessissimo) è a volte solo sussurrata così come la recitazione degli attori che si perde nel silenzio delle immense pianure innevate; ottime le interpretazioni tranne forse un pò i bulletti, non riuscitissimi; bravissimi i due bambini alla loro prima esperienza su un set cinematografico.



Il film si chiude così: sia lieto sia triste, aperto a qualsiasi interpretazione gli si voglia dare: una dolce parabola sulla tolleranza di ciò che è diverso da noi e di ciò che si è, una triste storia d'amore che conduce alla morte, una cupa storia di vampiri e assassini.
Terzo e ultimo giallo della famosa trilogia degli animali di Dario Argento, 4 mosche di velluto grigio riprende le tematiche dei suoi predecessori(uccello e gatto) e apre le porte a quella sfumatura onirica e soprannaturale che diverrà il tratto fondamentale della produzione argentea.

La trama: Protagonista è Roberto Tobias, anzi Tobaias un fricchettone abbastanza figo sposato con mimsy farmer ma solo per i soldi. Si trova invischiato in una sorta di complotto credendo di aver ucciso un uomo ed essere stato fotografato da una marionetta che comincia a perseguitarlo senza però ricattarlo(primo grosso indizio). Le continue persecuzioni spingono Tobaias prima a rivolgersi a Dio(mede), un irsuto clochard magistralmente interpretato da Carlo Pedersoli, poi ad assumere un investigatore privato dell’interesse per la puzzazza. Egli è difatti un frocio.

Nel frattempo si ripete un incubo (noiosetto) di una decapitazione tipicamente araba. Tobaias,smarrito e spaventato,decide che il modo migliore per risolvere la situazione è bombarsi la cugina della moglie, la fighissima dalia, suscitando ammirazione da parte del pubblico.
Nel frattempo muoiono la governante impicciona, l’uomo assassinato che in realtà non era morto e l’ingaystigatore Arrosio, che ha risolto per la prima volta nella sua vita un caso( o almeno così dice prima di morire in un cesso). Dopo averci mostrato un collezione di gonnelline muore tristemente anche Dalia,anche se non sembra aver scoperto nulla (indizio). Finalmente entra in scena la polizia che si inventa la trovata della fotografia alla retina per svelare il volto dell’aggressore (sottolineo che questa teoria è assolutamente non realizzabile dalla scienza odierna). L’immagine è di quattro mosche e viene messa sul velluto grigio. Una volta spiegato il titolo tutto appare più chiaro(beh quasi).L’immagine della mosca è la riproduzione di un ciondolo dell’assassino che è…ormai l’avrete capito tutti quindi non faccio spoiler. Lo scontro finale con l’assassino si materializza in un ottima sequenza in cui alla fine Tobaias viene salvato da Dio(mede) e l’assassino viene decapitato scontrandosi con un camion(??)
Un film macchinoso,non certo il migliore a livello di sceneggiatura e ritmo,ma che ha un suo perché,oserei definirlo particolare. Ci sono scene assolutamente inutili(la visita alle pompe funebri?),manca la componente di sangue tipica di Argento ma c’è comunque una bella rappresentazione del periodo storico che stava per iniziare:i favolosi anni 70.

Se molto blande appaiono le motivazioni (l’assassino uccide perché Tobaias assomiglia a suo padre, la scena di decapitazione è un presagio della morte dell’assassino),molto buona è invece la realizzazione,con un Argento in grande spolvero. Il ralenty finale girato con una tecnica particolare e innovativa per l’epoca (Argento utilizzò un prototipo tedesco per realizzarla) è veramente molto bello e innalza la qualità del film, la cui macchinosità aveva intorpidito gli astanti.
Bravi anche gli attori, su tutti il già citato Pedersoli e dalia,che ricorderemo per le sue coscette e perché all’epoca era la moglie del baffo più famoso e inguardabile dell’horror, Donald Sutherland
Ah, l’assassino è la moglie di Tobaias.
Traduzioni e numerazioni di titoli hanno spesso offerto risultati esilaranti (basta pensare a "La casa": c'è la casa, la casa 2, ci sono due "la casa 3", la casa 4, la casa 5 e la casa 7 saltando la casa 6) ma questo è un caso davvero unico, anzi UNO
Non del tutto casuale questo accenno a "La casa" di cui il bosco è un chiaro tentativo di omaggio o plagio, sia per la trama essenziale: quattro/5 persone nelle grinfie di un potere malvagio che si risveglia nel bosco (o nella casa) sia per una attenzione rivolta principalmente allo splatter e all'effetto speciale puramente artigianale sia per alcune tecniche di ripresa e movimenti di macchina, il più evidente: la soggettiva del male che avanza velocemente verso i protagonisti...il paragone non è neppure lontanamente immaginabile anche se entrambi i film riescono a divertire: la casa per la sua reale simpatia e la bellezza degli effetti speciali (premio oscar GFF a La casa 2) e bravura dei protagonisti, il bosco per il contrario di tutto questo.
è una giovine inglese o americana che ci stordisce con un insopportabile finto accento inglese che tra l'altro molto spesso dimentica di fare: lui, Diego Ribon
è il fidanzato della ragazza; dopo una vacanza a Venezia (basta!) raccontata solo tramite foto durante i titoli di testa decide di portarla sulle Alpi a fare trekking pei boschi uno. Due incontri segnano la loro gita: quello con una ragazza misteriosa (già vista da noi nel bel prologo del film) e con un narratore di storie horror che parla solo tramite una macchinetta che gli conferisce una voce elettronica tipo Stranges, il vocalist dei Gemelli Diversi: cost' ultimo racconta una storia macàbra che si inserisce nel film come una storia a sè stante dacche non avrà nulla a che fare con quanto segue; trattasi in realtà di un cortometraggio girato precedentemente da Marfori e che ha voluto inserire nel film dato che nessuno lo aveva visto prima

E' un tipo di horror che adoro quello in cui il male è protagonista assoluto, arriva e colpisce senza ragione e senza perder tempo, mi viene in mente proprio Inferno di Dario Argento oltre che La casa, ma lì il male era provocato dalla lettura del Nekronomikon qui è talmente immotivato e spietato da far davvero paura poichè i protagonisti sono condannati a morire senza una ragione (se non consideriamo la loro stupidità come una colpa)



Dopo il meritato successo di the Eye, film di indiscutibile valore, i fratelli Pang promisero di restare su questo livello con il film successivo, nientepopodimeno che..
THE EYE 2

Purtroppo come spesso accade le promesse non vengono mantenute. The eye 2 è la storia di una figa di Honk Hong, anzi di una gran figa di honk hong capace di sedurre gli spettatori col le sue labbrone,ma totalmente instupidita dal suo essere donna da non cogliere i messaggi che il suo eye 2 gli fa giungere. Joey (Shu Qi,la cui carriera comincia con softcore e film erotici) è una tipa non tanto a posto,le cose non vanno bene col suo ganzo e invece di parlargli tenta subito il suicidio. Fallisce miseramente, quasi volutamente. Dopodichè comincia a vedere i fantasmi..questi fantasmi non fanno in fondo nulla di male tranne una donnetta che è un pochino più invadente nei confronti di joey(o meglio Jo Ey). Dopo non molti eventi significativi Jo ey si renderà conto che questi fantasmi si aggirano intorno alle donne incinte per entrare nella loro baggiana e formare il nascituro a loro immagine e somiglianza..Sconvolta dal fatto, subito jo ey tenta ridicolmente il suicidio di nuovo(ma è possibile che debba sempre essere l’unica soluzione asiatica?)con un doppio carpiato dalla sua stanza d’ospedale. Il fantasma però non le permette di morire perché il suo destino e liberazione è la reincarnazione nel nuovo nato/a..Jo ey capisce così(e l’avrebbe capito prima se l’avesse chiesto) che i fantasmi non sono lesivi per i bambini ma ne daranno l’impronta futura..sono infatti le anime dei nonni, zii,persone legate al nascituro la cui anima non ha ancora trovato pace in attesa della reincarnazione..un po meno sensato il fantasma che perseguita Jo ey, che è la moglie del suo ragazzo suicidatasi(tanto per cambiare) appena scoperto che il marito risponde alle telefonate di altra gente…Alè.
Film che c’entra poco col suo predecessore, non è né copia né sequel, e questo è un male. Al di là dell’impari paragone con the Eye il film non è malaccio, tenuto in piedi soprattutto dalla già citata Shu Qi, che è in fondo la cosa che ci ricorderemo di più..anzi, è l’unica cosa che ancora mi ricordo…
Un po di foto per ravvivare la memoria.




Trucco ed effetti speciali in The toxic Avenger sono il fiore all'occhiello, la ciliegia sulla torta, la punta di diamante: si veda il trucco del mostro (che ci viene mostrato in volto solo a metà film dopo che a lungo lo abbiamo visto combattere di spalle), l'uomo infuocato, lo splatter efficace, le morti originali e divertenti e gli spettacolari inseguimenti e capottamenti di automobili. E non è tutto: assai alta ed elevata è la presenza di nudo e belle donne, divertenti i dialoghi e alcune gags, il tutto in una storia divertente e ben raccontata che dopo questa significativa foto mi appresto a raccontare:
Melvin è un bifolco di una cittadina chiamata Tromaville; lavora in una palestra come spazzino e lavapavimenti ed è deriso da tutti e tutte per i suoi difetti e la sua babbaggine, come se non bastasse si attira l'ira di tutti con la sua goffaggine e disattenzione; i ragazzotti pensano di fargli uno scherzone: una stangona lo seduce e lo convince a vestirsi da ballerina con completo rosa e poi lo porta in uno stanzino buio dove però c'è tutta la compagine pronto a sfotterlo. Egli accerchiato e deriso si butta giù dalla finestra finendo dentro un fusto di sostanze tossiche deposto su un camion parcheggiato lì sotto: inizia la sua mutazione: un uomo lo tocca e prende fuoco.
Melvin diventa il vendicatore tossico: acquisisce una statura e una forza eccezionale che sfrutta per vendetta nei confronti di chi lo sfotteva ma anche per difendere gli indifesi; salva un poliziotto irlandese, padre di famiglia numerosa, dalle angherie della teppa locale capitanata da Faccia di Sigaro, difende vecchi e bambini, bersagli preferiti da un gruppo di ragazzi che gioca a prendere sotto i passanti con la propria macchina (bambini, vecchi, italiani, ebrei: ogni categoria ha un suo punteggio) e durante un tentativo di rapina e stupro interviene a salvare una bella ragazza cieca che, non vedendo le sue orribili sembianze, se ne innamora; assistiamo quindi al loro idillio amoroso finchè The toxic avenger scopre di avere un problema: uccidere è diventata una cosa istintiva che non riesce a controllare e teme di poter far del male alla donna che ama; la città che lo acclamava come un eroe ora gli da la caccia, interviene l'esercito e il sindaco corrotto di Tromaville vuole la sua testa.
Non aggiungerò altro alla trama. Come dicevo la storia è molto piacevole: divertente ma anche ben costruita con personaggi ben caratterizzati (il mostro e la ragazza) e gli altri demenziali e divertenti al punto giusto: non mancano i "tipi" per eccellenza: i negus, la teppa, le puttane, il sindaco corrotto, il poliziotto nazista, Ben Duro, il babbo, il professor Merdon e la massa che diventa protagonista nel finale; simpatiche citazioni a Elephant man di David Lynch e omaggi a David Bowie prima dell'elemento che caratterizza e da pregio a questo strano film ,vale a dire i riassuntoni: a 40/45 minuti da inizio film e poi ancora nel finale partono dei lunghi riassunti del film con le immagini più significative di quanto visto fino ad allora montate alternate alle scene del presente (l'idillio amoroso e il finale) e accompagnate da una bella canzone puramente anni 80 che finisce e ricomincia; forse lunghi ma ben fatti e ben inseriti nel racconto (ci fanno poi rivedere le scene migliori quindi ancora più positive).
Mi scuso per le foto di bassa qualità e di scarso interesse, anche questa qui sopra non è molto bella ma avevo solo queste non avendo salvato il film:se avessi potuto estrapolare mi sarei concentrato su due scene: min.55: scena dell'Hula Hop (mostro e ragazza ondeggiano le anche per far girare il cerchio di plastica) e *scena hot: nello spogliatoio femminile la bionda toglie il costume bianco: poppe perfette! *sauna accesa e poi SBAM! Fuori le pere e inizia il pastrugnamento! Arriva Toxic. Chiappe alla brace, oltre che a ricordare alcune morti ben fatte e originali e alcuni dei combattimenti demenziali tra Toxic e i teppisti; le gags spesso sfociano nel piattume e nella banalità più vergognosa specialmente quelle che si straniano dal contesto orrorifico (Toxic prende un sacco di colpi accidentali ai gioielli di famiglia, la cicciona che dice "tirami il dito!" e altre frivolezze tipo quelle che vediamo sulla tv italiana)
Nel complesso credo che nel bene e nel male The Toxic Avenger era un film che andava visto: ideale per un'allegra serata in compagnia senza l'obbligo assoluto dell'attenzione ad ogni costo (tanto ci sono i riassunti) e in grado di divertire senza mai stancare; complimenti quindi a Kaufman e alla Troma! esistono due sequel del film: the toxic avenger 2 e 3 entrambi del 1989