Mi sono affrettato a pubblicare la recensione del film appena visto, col fine di mettere in secondo piano quella recentemente pubblicata da BatzuBaxter. Questo primo pomeriggio abbiamo visionato Acacia. La prima intenzione di tutti noi sembrava più quella di pranzare insieme vista la foga con cui ci siamo buttati sulle cibarie quasi ignorando la prima mezzora di film. Meglio così perchè almeno quella è passata in fretta! Riponevo moltissime aspettative in.. ACACIA chissà poi perchè, di cosa mi illudevo parlasse il film se non di un albero? La locandina mi aveva messo in guardia mostrando un bimbo con la mamma.
Il bambino inizia a fare comunella con una bambina vicina di casa, con cui trascorre qualche momento felice, e con lo spoglio albero di Acacia piantato in giardino. L'albero pare sia la vera mamma del bambino, il quale ci passa sempre più tempo addosso, causando così il suo graduale rinfoltimento.
Acacia è così vuoto di idee e contenuti che pur essendo koreano dura solo 1ora e 40. L'albero salva in parte il film con il suo fascino. Ho apprezzato il suo modo di difendere i bambini, facendo cadere rametti fioriti, esalando profumi che mandano in coma, radunando formichine che uccidono. Durante il lungometraggio sono disseminati gli incubi del padre ginecologo, un po' fuorvianti e messi giusto per seminare terrore, senza successo. Davanti a immagini che scorrono lente e prive di senso qualche sbalzo di volume vorrebbe farci saltare sulla poltrona, bah.
Altro passo falso di Park al Ghisoni Film Festival nella sua terza stagione, quella che avrebbe dovuto ridare dignità al cinema koreano. 

è immensa, e l'illogicità del suo rapporto con Frank suscita risate... spettacolari i modi di uccidere, resi con un bello splatter e con azioni pazzesche, come l'omicidio col fucile. Insomma, un bel lungometraggio, che merita un giudizio certamente positivo.
Mi prendo l'onore e l'onere di aprire le REC del gff3/3 perchè Frank Hehehenlotter è stato in fondo una mia scoperta per il gff,battezzato dalla mia proposta nella edizione paterna, basket case,film che non ebbe la fortuna meritata un po per essere in una edizione piena di motri sacri, un po perchè passato in sordina e con poca attenzione(guardate il commento di Demon a basket case,vi pare adeguato a un film di hehenlotter?..vabbè un po di stanchezza capita a tutti).
Il ritorno del nostro Frank è segnato subito da un titolo polivalente:brain damage viene confuso con brian damage,proprio perchè il protagonista si nomea brian..forse è il titolo originale che è sbagliato, chi lo sa,fatto sta che entrambi reggerebbeno bene(la versione italiana aggiunge,per complicare le cose, "la maledizione di Elmer").Elmer è un vermoide falloforme,che potrebbe sembrare un gigastenco stronzo se non fosse due vispi occhiettini azzurrini e una dentatura stile piranha con qualche filamento blu aggiuntivo.
La caratteristica di questo essere è quella di nutrirsi di cervelli.Incontrerà per caso brian dopo essere fuggito dalla coppia di pensionati che lo nutriva con cervelli di animali di bassa qualità.Brian,che non brilla per acume e spirito di osservazione,non sembra troppo stranito da questa figura che si trova sulla schiena e riempe di sangue il suo letto..anzi accetta la sua proposta di farsi imbucare in cambio di sballo..il paraflu secreto da elmer si insinua nel cervello di brian che rimane incoscio delle sue azioni in preda a sballo allucinogeno:ammazzerà senza capirlo un custode negus,soffocherà con una goda mostruosa(LA GODA!)una squinzia sedotta dal suo fascino sfattone(scena antologica quella della goda, un punto in piu netto..tra l'altro censuratissima nelle versioni originali e addirittura la troupe si rifiutava di girarla durante le riprese,tanto che i tecnici abbandonarono la stanza, forse la filmò hehenlotter stesso),e infine incrinerà il rapporto con la morosa che dopo una crisi di coppia di..mezza giornata?..ripieghera sul fratello di brian per ricevere il sacramento del bombaggio.Anche la ragazzina,che ci mostra le sue nude tettine,finira uccisa da elmer e dalla sua fame sfrenata.Durante la lotta finale coi pensionati che rivogliono la loro dose di elmer(la cui astinenza provoca secrezione di borra dalla bocca)Brian troverà la forza di ribellarsi e stritolera il vecchio elber come una cacchina molle,facendo strabuzzare i suoi veraci occhietti.Ma l'overdose di paraflu ha ormai bruciato(anzi danneggiato) the brian's brain cui non resterà altro che spararsi in testa per aprire un varco alla luce che gli sta fondendo le cervella.
Il film è un peana agli anni 80,con la cultura dei drive-in (se fossi stato un teen in quegli anni avrei portato la mia squinzia a vedere hehenlotter al cinema),la rappresentazione dei bassifondi(spettacolo il club nel bronx newyorkese),la critica sociale sul fenomeno nuove droghe divampanti in quegli anni.helenlotter risce sempre a toccare anche il costume della sua società di cui è in fondo un perfetto esponente.cresce la curiosità di come avrà rappresentato la diversa realtà in bad biology..Film positivo dunque,a dirla tutta non ho apprezzato moltissimo elmer,mi è parso un mostriciattolo fastidioso oltre che un po scarsino(volete metter con la prepotente sagacia di BELIAL( pronunciato belaial))?però il film è piaciuto e ha aperto alla grande l'edizione del doppio 3.Una piccola chicca..oltre al già citato cameo di Duane con belial nel cesto in metro,si nota il poster di reign in blood del gruppo preferio di Demon sul letto interiso di sangue di Brian.
Consiglio per il batzu, se ti è piaciuto questo film guardati anche basket case..non rimarrai deluso dall'esordio di Hehenlotter.
Kitano parte il suo film alla grande con una citazione a Kwaidan in particolare al terzo episodio; una manciata di minuti iniziali sono infatti dedicati ad uno spettacolo di bambole con canti antichi e biwa in sottofondo poi parte il film vero e proprio...un film che può essere visto come un Kwaidan moderno con storie di amore invece che storie di fantasmi...ma è un film che si arricchisce anche della presenza di molti elementi legati alla tradizione e alla filosofia giapponese e a momenti di indagine sul mondo molto profondi
Tre sono le vicende raccontate che avvengono circa nello stesso arco di tempo con alcuni flashback al loro interno per spiegare meglio chi sono i personaggi; le tre vicende non sono nettamente separate con titoli a parte ma convivono incontrandosi solo di sfuggita; la prima e quella a cui è dedicata la maggior parte parla di una felice coppia di ragazzi innamorati: poco prima del matrimonio i genitori di lui lo obbligano a sposare la figlia del capo per cui egli lavora per assicurare al figlio e a sè stessi benessere e sicurezza
La ragazza abbandonata tenta il suicidio, la salvano ma perde la ragione; lui abbandona le nozze per andare da lei e decide di starle sempre accanto...la lega a sè con una corda rossa e per tutti diventano i "barboni legati".
La terza storia parla di una idol amatissima dal pubblico; quando per un incidente decide di ritirarsi dalle scene per non essere più vista, il suo più grande ammiratore decide di diventare cieco per poter stare con lei ma senza vederla come secondo i suoi desideri.
Consiglio di vederlo a tutti; non avevo molto apprezzato Zatoichi di Kitano ma questo Dolls merita assolutamente;
- Brain Damage: la maledizione di Elmer ( Frank Henenlotter, USA 1988 )
HandHell presenta:
- Maniac ( William Lustig, USA 1980 )
Demon Death presenta:
- Acacia ( Ki-hyeong Park, COREA DEL SUD 2003 )
Lord Pain presenta:
- 11:11 – La paura ha un nuovo numero ( Michael Bafaro, CANADA 2006)
- Ultimo mondo cannibale ( Ruggero Deodato, ITALIA 1977 )
- Izo ( Takashi Mike, GIAPPONE 2004 )
- Il tuo vizio è una stanza chiusa e solo io ne ho la chiave ( Sergio Martino, ITALIA 1971 )
Rabid Rats presenta:
- L'occhio che uccide ( Michael Powell, INGHILTERRA 1960 )
- La morte non ha sesso ( Massimo Dallamano, ITALIA 1968 )
Fuori concorso: Svezia, inferno e paradiso, Luigi Scattini, ITALIA 1968 )
La terza bombola propone un'edizione molto simile alla prima: ritornano infatti subito Takashi
Mike e Ki-Hyeong Park (quest'ultimo anche questa volta raccomandato) ansiosi di confermarsi uno, di rifarsi l'altro; poi si è verificata di nuovo una doppia estrazione di film di uno stesso regista: Massimo Dallamano...Cosa avete fatto a Solange però dovrà aspettare essendo uscito dopo "La morte non ha sesso"; Ritorna anche Frank Henenlotter, l'uomo, che darà il via all'edizione con il suo secondo film Brian Damage; Maniac era un film che volevo togliere dalla listazza poi però l'ho tenuto,convinto che fosse un film della Hammer (come La morte va a braccetto con le vergini) direttoda Michael Carreras negli anni 60, comunque anche questo Maniac anni 80 ora mi interessa; DemonDeath raccomanda Acacia senza badare alle voci che dicono che in Corea non sanno fare film dell'orrore, Pain invece sceglie un film francese amatoriale che nessuno di noi però possiede...speriamo di trovalo in tempo codesto MALEFICIA. Altro ritorno importantissimo è quello di Ruggero Deodato con il suo primo film sui cannibali dal titolo "Ultimo mondo cannibale"; simpatica poi la vicinanza del sesto e del settimo titolo: il titolo più breve di sempre (Izo) e poi quello più lungo (Il tuo vizio è una stanza chiusa e solo io ne ho la chiave);La proposta di Rabid è il classico Peeping Tom - L'occhio che uccide: una buona dose di vecchiume ci vuole proprio; si chiude l'edizione con il già citato film di Dallamano. Interessante il fuori concorso proposto da Pain: un mondo movie sulle abitudini sessuali svedesi, assolutamente da non perdere
2° 4,66 - Black Symphony - Tuno Negro (Vicente)
3° 4,50 - Spoorloos (Sluizer)
4° 4,10 - Kwaidan (Kobayashi)
4° 4,10 - Survive Style 5+)
6° 3,90 - The car (Silverstein)
7° 3,70 - Fantasie di una tredicenne (Jires)
8° 3,60 - Dolls (Gordon)
9° 3,58 - La casa delle ombre lunghe (Walker)
Fc- Dolls (Kitano)
Schiacciante vittoria per REC che ottiene anche la seconda miglior media voto di sempre in un'edizione secondo me ottima; se il primo posto era più o meno prevedibile il resto della classifica era più incerto; come spesso accade il secondo posto se lo aggiudica un film rivelazione dal quale ci si aspettava poco o niente: Tuno negro. Spoorloos si prende un terzo posto meritato poi abbiamo i due film orientali a parimerito. Sotto la sufficienza troviamo The car e poi a pochi punti di distanza Fantasie, Dolls e la casa delle ombre lunghe tre film che hanno avuto in comune una valutazione (uno e mezzo) che li ha portati ad una media voto troppo bassa rispetto a quella che si meritavano. L'edizione ha visto uscire anche due 6/6 come la precedente; Bazzu da il massimo a REC, Rabid il massimo a Valerie; Io personalmente non ho dato insufficienze anche se qualche piccola imprecisione di valutazione l'ho fatta...comunque la classifica non sarebbe mutata anche con mezzo punto in più di qua e di la
Particolare e divertente film dell'esordiente Sekiguchi; difficile da commentare; ci vengono presentate delle vite che si incrociano solo in certi punti, ognuno dei personaggi ha la sua peculiarità ed originalità: il capellone che continua a combattere contro una figura femminile, la donna in carriera dalla fervida immaginazione, l'associazione che vende la morte con il killer inglese e il suo traduttore, il padre famiglia ipnotizzato che si crede un uccello, più un gruppo di ladruncoli sgangherati in cui nasce un amore gay e delle ragazze che si raccontano le violenze subite; il problema del film è secondo me che ,una volta presentati e caratterizzati i personaggi (secondo me molto bene) il film continua a riproporre le medesime situazioni più e più volte; il capellone continua ad uccidere, seppellire e ritrovare la ragazza in casa, il killer continua a chiedere a tutti quale sia la propria funzione nella vita, il traduttore continua a tradurre, la pubblicitaria continua a immaginare spot che diventano sempre più brutti e il fidanzamento dei due gay è lento; sono quindi le interazioni tra i vari personaggi a far evolvere (piacevolmente) le varie vicende: il capellone si rivolge ai killer per uccidere definitivamente la donna ma quando questo avviene egli si scopre assuefatto alla presenza in casa della ragazza e vorrebbe interrompere il lavoro, il giovane gay si dichiara quando viene ferito a morte dal killer...
Film con grandi pregi (colonna sonora, scenografia, colori) e qualche intoppo (alcuni effetti sono un pò così così...ad esempio alcuni momenti di combattimento...l'attore inglese diventa insopportabile già alla sua seconda apparizione) con un senso volutamente non chiaro ma che lascia un senso di gioia e voglia di vivere qualunque sia la nostra funzione nella vita. Bellissimo il finale; l'assenza di un nudo integrale (si è vista solo qualche caviglia) ha pesato; un film che sarà sicuramente rivalutato col tempo ma che per via di quella positività di fondo non ha trovato fortuna in questo festival di cinema sostanzialmente horror
Dopo tre minuti di titoli in viola su sfondo bianco alternati a flash in cui conosciamo la giovane protagonista del film e accompagnati dal tema musicale portante del film inizia Valerie a tyden divu; sarebbe potuto finire lì oppure andare avanti un'ora in più dell'oretta e un quarto che il risultato non sarebbe cambiato: il film è un capolavoro; Valerie è una tredicenne di famiglia nobile che ha perso i genitori e vive con la nonna Elsa in una grande casa con tante stanze; lei ha la sua: bianca e immacolata dove per tante notti si è coricata serena e sicura,ignara dei pericoli del mondo esterno
Riposando in serra, una notte il suo amico Orlik le ruba gli orecchini, lei vede un mostro e subito dopo un furetto, la ritroviamo a farsi il bagno nel torrente e Orlik le restituisce gli orecchini; questi orecchini nascondono un segreto, la nonna le dice di disfarsene; intanto Valerie diventa donna proprio nella settimana in cui in paese stanno arrivando degli artisti per festeggiare il matrimonio del ricco e avaro fattore con la bella Hedvika, alla quale carovana fa seguito l'arrivo dei missionari; Valerie guidata da un potere magico racchiuso nei suoi orecchini vede un mostro tra la folla; la nonna sembra sapere qualcosa che non vuole dire alla nipote; il reverendo del paese, anch'egli dalle sembianze mostruose, obbliga la giovane a guardare sua nonna flagellarsi davanti a Gracian, il missionario; ma Orlik arriva in suo aiuto
La nonna decide di accettare la proposta del governatore, severo capo di Orlik: succhiare il sangue alla giovane sposa Hedvika per ritornare giovane e bella in cambio però egli vuole la casa che appartiene a Valerie; Orlik allora regala a Valerie una perla dicendo che la salverà; durante la festa Gracian però si accorge di Valerie e la sera prova a possederla salvo poi resistere alla tentazione quando vede che lei sta per cedere; continuano i pericoli e le tentazioni per Valerie che però li affronta con coraggio anzi con curiosità; la ragazza non sembra affatto impaurita, i suoi occhi, il suo corpo sembrano attratti dal peccato e dal male che la circondano e poi ha con sè la perla di Orlik e gli orecchini della madre...non teme neppure di essere arsa viva quando è accusata dallo stesso Gracian di aver tentato di sedurlo.
Valerie non ha paura perchè quello che vede è solo un mondo di fantasia che rispecchia in un certo modo quelli che sono i sogni, le paure, i desideri, le aspettative di una tredicenne che sta diventando donna; che cosa è vero che cosa è falso nel film? Sono davvero morti i suoi genitori? Orlik è suo fratello o il suo innamorato? Perchè il reverendo,il governatore sono mostri? Perchè sono allo stesso tempo anche suo padre e un furetto? Certo il film è un insieme di fantasie e non proverò neanche a dare dei significati alle visioni (altrimenti dovrei ammettere che anche i film di Polselli hanno un significato) ma non sono fantasie create dal nulla; Valerie ha dei sogni,delle paure,molta gioia e tanta tristezza dentro di sè che la portano a creare ,poco prima del sonno o durante, un mondo in cui sperimentare quello che il giorno dopo dovrà provare sulla sua pelle
La bellissima Jaroslava Schallerovà interpreta Valerie, una ragazza che si prepara ad affrontare il mondo senza tirarsi indietro; finirà per lei la settimana delle meraviglie e sarà ora di svegliarsi e andare ma intanto perchè smettere di fantasticare? C'è un mondo creato da lei in cui tutto gira intorno a lei (commovente il girotondo finale), in cui lei è oggetto di desiderio di uomini,donne,preti, in cui lei stessa è libera e desiderare quello che vuole: dal vizio più peccaminoso all'ideale più sublime.
Attori,ambientazioni,costumi,trucchi,musiche,effetti speciali,fotografia,lingua originale,colori,titoli,breve durata,nudi,animalismo,biwa...tutto perfetto ed emozionante
Piccole e grandi aspettative dei prodi Ghisoniani per il nuovo film di Balaguerò, un regista spagnolo a me sconosciuto (ho proposto il film a caso pensando fosse americano) ma che pare abbia firmato altri interessanti movies tra i quali Fragile e Experience.
L'emergenza è apparentemente banale: una signora sta facendo un casino d'inferno sbraitando dal suo appartamento. Sul posto troviamo le famiglie dello stesso palazzo e i nostri salgano nell'appartamento indicato a controllare cosa succede. La vecchia ha una camicia da notte imbrattata di sangue e appena un paio di vigili con una guardia giurata le si avvicinano ella salta al collo di uno mordendolo e strappandogli un pezzo di collo e attaccandogli anche un morbo misterioso del quale ancora non sappiamo nulla. Il ritmo del film impenna, tra gli abitanti del condominio si diffonde grande agitazione e anche tra i giovani giurati in sala un po' di curiosa inquietudine. La guardia perde molto sangue e va portata in ospedale ma Attenzione non è più possibile uscire dal palazzo. Come mai? Ancora non si sa, arrivano solo un paramedico di new york e un uomo delle forze dell'ordine e in men che non si dica il palazzo viene sigillato e messo in quarantena, un altoparlante dall'esterno ordina a tutti di non uscire dall'edificio per alcuna ragione ma tranquilli va tutto bene e sopratutto sono solo cazzi vostri!
I nostri due continuano a girare, intervistano i condomini e veniamo a conoscenza delle loro storie e dei loro pettegolezzi. Una mamma frigna perchè la bambina ha bisogno delle medicine che il papino è andato a acquistare (beato lui), una famiglia di vietcong sono preoccupati per l'anziano nonno bloccato al terzo piano e gli altri non esitano a dare la colpa al vecchio o a un cane. La situazione degenera in maniera esponenziale, i nostri cercano una via di fuga, il morbo dilaga... Da ricordare la nostra scoiattolina che pur non denudandosi attizza gli spettatori ad ogni sua apparizione, sempre più accaldata e sporca di sangue.
REC si inserisce nella lista dei "real movies" da noi vivisezionati come il più realistico a mio parere. Non ci sono grandi errori di ripresa se non quando il cameraman riavvolge il nastro di un pezzo per rivedere la vecchia pazza, chissà poi perchè, sembra che la scena sia stata inserita apposta per essere l'unica non ripresa dalla telecamera ma dagli occhi dei protagonisti. La visione soggettiva trasmette con successo la tipica ansia di una visione reale o pseudotale. Nella seconda parte la tensione è palpabile e i ghisoniani se la fanno sotto, il tutto culmina in un saltone di gruppo da record nel finale. Balaguerò è bravo a girare con realismo anche tutta la prima parte, in cui sembra davvero di assistere ad uno di quegli squallidi programmi notturni.
Uno per edizione; anche NOROI ci aveva messo dietro all'obiettivo all'inizio della stagione. Ho preferito il titolo giapponese per la sua capacità di coinvolgere con un linguaggio fresco, arricchito anche dalle immagini della televisione giapponese e dalla simpatia del conduttore. REC ha dalla sua un ottimo finale e la bravura del regista nello sfruttare la torcia della telecamera come unica fonte di luce e il buio come eterna fonte di terrore.Per la regia di Pete Walker, nel 1983 fu girato The House of The Long Shadows, bel film che giunge ora al Ghisoni.
Kenneth Magee è uno scrittore che una sera discute di romanzi d'amore ottocenteschi col suo editore. I due fanno una scommessa, determinata dal fatto che Kenneth ha detto che chiunque oggi saprebbe scrivere un romanzo come quelli al centro della discussione, ormai superati: lui scriverà un romanzo di successo in 24 ore nel maniero gallese dell'amico, per 20000 dollari. Kenneth si dirige così in Galles e, dopo un lungo viaggio sotto la pioggia e dopo l'incontro con una coppietta, un lugubre capostazione e una vecchietta incappucciata e dai modi bruschi, giunge, a sera, a destinazione. Accesa una candela, si mette al lavoro, ma è interrotto dai rumori provocati da un uomo e una donna, entrambi anziani, che si dicono i custodi della proprietà, promettendogli di non disturbarlo. Ma Kenneth non può continuare, infatti poco dopo arriva una donnina bionda che, dopo che il suo travestimento da
vecchietta incappucciata (si scopre chi era la vecchina della stazione) è andato buco, rivela al protagonista che c'è un grande pericolo in quella casa e che deve andarsene. Lo scrittore non ci casca, e i suoi sospetti che sia stato l'editore a mandargliela per vincere la scommessa vengono comprovati da una telefonata, che egli la ode fare all'amico; non sente però che quest'ultimo dice alla sua gregaria che non ci dovrebbero essere custodi nel castello. Ella però glielo dice, suscitandone solo indifferenza. Da questo momento è un continuo arrivare di personaggi, che con ogni scusa con chiavi loro entrano in casa. Ultimo di questi, un uomo che dice di essere il solo a avere il diritto di essere lì, perchè presto diverrà proprietario della dimora. Tuttavia permette agli altri di restare e gli va bene cenare assieme a loro. Durante la cena, si scopre la verità: tutti i visitatori (escluso l'ultimo) sono membri di una stessa famiglia, che ha sempre vissuto lì. Essi svelano a Kenneth, all'amica e al neoproprietario di aver imprigionato uno di loro nella soffitta 40 anni prima, per punirlo di aver ucciso una ragazza. Ora lo vogliono liberare. Ma in soffitta non c'è nessuno: solo bambole verminose e il pupazzo di un impiccato. Evedentemente il prigioniero si è liberato e ora tutti temono si voglia vendicare. Il timore si fa realtà: uno dopo l'altro, i vari personaggi vengono uccisi, e restano solo due: un membro della famiglia e il futuro proprietario. Si scopre allora che quest'ultimo è in realtà il parente imprigionato, che è fuggito 40 anni prima, e che non lui aveva ucciso la ragazza, ma l'ultimo altro rimasto, che uccide. Kenneth, difendendosi dalla sua follia, lo fa fuori. Ma tutto si rivela uno scherzo: appare ridacchiante l'editore, autore di tutto per vincere i 20000 dollaroni. C'è dunque una trama dentro la trama, e con un colpo di scena si scoprirà una terza cornice, la storia vera, che si concluderà in
modo davvero penoso.
Il film non mi è dispiaciuto: la storia del parente malvagio è accattivante e mi è piaciuta, così come le scene in cui si scopre che in cantina non c'è nessuno, rese in modo da generare tensione. I personaggi non è che siano caratterizzati al meglio, neanche lo scrittore, protagonista della storia, tuttavia sono simpatici e si fanno ricordare. Le ambientazioni sono oscure al punto giusto per un buon film horror. Il sistema delle scatole cinesi fa scadere un poco il finale, ma complessivamente non ci si può lamentare.
un film con la classica prepotenza dell’avanguardia cinematografica spagnola. L’inizio è una bomba,anzi 2 bombe! La fantastica apparizione delle poppe strepitose di Carla Hidalgo, dopo 5 secondi dall’inizio del film gasa per bene il pubblico gff che si prepara ad assistere a un miscuglio di trovate geniali che terranno in piedi il film per ben più di un’oretta..


Data la mia responsabilità della presenza di codesto film in Listazza, mi sono assunto l'onere della quadruplice recensione che gli spetta. Kwaidan è un lunghissimo film composto infatti da 4 episodi non collegati tra loro, tutti però tratti da leggende giapponesi. L'arrivo di Shock Trauma alla fine del secondo episodio ha fatto sì che la visione fosse separata in due puntate, salvando così la vita ai 3 giurati che non avrebbero altrimenti retto tanta lunghezza e lentezza. Adesso inizio a parlare del film in questione.
Per la prima mezzora abbiamo assistito alla lettura dei titoli di inizio in giapponese antico. Poi finalmente il primo episodio: Capelli Neri. Un giovane samurai abbandona la moglie per andare a cercare di meglio, conosce la figlia di un riccazzo e la sposa. La ragazza si rivela una stronza, va a svegliarlo dal suo riposino pomeridiano per accusarlo di essersi approfittato della sua posizione. Il samurai allora torna a casa dalla prima moglie che nel frattempo non si era mossa dal telaio e non è invecchiata di un giorno. Gli racconta un po' di cose e poi subito a letto ma la mattina dopo avrà una brutta sorpresa. Il secondo episodio si intitola La donna delle nevi. Due boscaioli vengono sorpresi da una donna che alita su uno di loro uccidendolo. Il giovane protagonista viene risparmiato a patto che non racconti a nessuno l'accaduto. Egli dopo un po' di tempo incontra una donna e se ne innamora. I due si sposano, lui si bomba un procace manichino e con gli anni nascono 3 bellissimi bambini. La moglie però non invecchia mai destando invidia e pettegolezzi tra le lavandaie locali. Una sera il protagonista si accorge della somiglianza tra la moglie e la donna delle nevi e senza un motivo preciso decide di punto in bianco di rivelare la storia che non avrebbe dovuto raccontare a nessuno. Il finale non lo scrivo anche perchè non me lo ricordo. Fine della prima parte.
All'inizio della seconda serata di visione di Kwaidan un giurato, il ViolentViolet, si aggiunge ai 3 sostenendo di aver visto da solo i primi due episodi. Un paio di domande trabocchetto da parte del sottoscritto smascherano però una visione solo parziale dell'opera di Kobayashi. Viola perde così il diritto al voto fino a quando non si scagionerà imparando a suonare un antico strumento giapponese: LA BIWA! Dovete sapere che durante la visione dei primi due episodi, il BatzuBaxter, oltre a sparlare di fotografia spicciola e riflettori dotati di luce propria e mossi a caso, lamentò l'assenza di una vera e propria colonna sonora in favore di qualche sparuto suono metallico. Il terzo episodio ci punisce così iniziando con circa 50 minuti di racconto suonato e cantato della battaglia tra i Taira e i Minamoto, un pezzo forte dei menestrelli giapponesi. L'insostenibile nenia mi priva addirittura dell'arma sonno, dove spesso mi rifugio in questi casi di noia mortale.
Il protagonista è un monaco cieco, un vero e proprio fenomeno della Biwa, un prodigio alle 2 corde. Un bel giorno viene assoldato da un gruppo di fanatici che lo invitano a esprimere la sua arte tutte le notti in mezzo al bosco. Lui esegue, onorato dalla presenza del re, ma di giorno torna con delle occhiaie strepitose che destano sospetti tra i colleghi. Essi lo seguono e scoprono le sue scappatelle notturne. Si accorgono che il ragazzo sta in realtà suonando per degli spettri, lo ricoprono allora di scritte magiche così che gli spettri non possano piu vederlo e prelevarlo la notte dal suo giaciglio. Il pittore dimentica però di scrivere sulle orecchie che, essendo l'unica parte visibile agli spettri, faranno una pessima fine. L'ultimo episodio si intitola In una tazza di te. Di questo non so dirvi molto perchè sinceramente ero stremato dalla biwa e non sono riuscito a seguire con attenzione. Ricordo però un uomo che vede una faccia riflessa in una tazza, ne beve il contenuto e per questo passa qualche brutto guaio.
Scelsi di acquistare questo film per far luce su alcuni temi e dettagli che ricorrono sovente nei film orientali più recenti: i capelli neri, la donna giapponese, il telefono, la tele che non prende canali, l'ascensore etc. Non ho risolto i miei interrogativi ma almeno sono venuto a conoscenza di uno stupendo strumento musicale del quale proporrò l'acquisto al corpo musicale santa cecilia.
Dal canto mio mi rendo conto di essere stato troppo severo con il film, non tanto per problemi di mancata storicizzazione (i primi 2 episodi tutto sommato scorrono) ma per la lungaggine del terzo episodio e la caduta di tono del quarto. Un titolo comunque gradito e importante che non poteva non fare la sua apparizione al Ghisoni Film Festival.







Se un film si potesse giudicare solo da una scena, la scena qui illustrata in 7 fotogrammi qualificherebbe in men che non si dica THE CAR per le fasi finali del GFFIII; sapientemente costruita con questa finestra nera alle spalle verso la quale il nostro sguardo è richiamato grazie ad una piantina su un vaso che si muove all'esterno e grazie all' utilizzo della fotografia che va a far risaltare la finestra buia sullo sfondo...ed infatti ecco accendersi un lumino giù in fondo alla strada e pian piano avvicinarsi insieme al ruggito del motore di THE CAR che senza pietà sfonda la casa uccidendo la donna del protagonista ed andandosene con la stessa velocità con cui è arrivata...un evento che lascia molti strascichi all'interno del film e ci proietta verso un'atmosfera da unhappy ending...cosa che invece non avviene (anche se la vera sceneggiatura prevedeva un ritorno della macchina in compagnia di 6 amiche identiche a lei);
il classico finale americano con botti, inseguimenti, miccette con la sola particolarità che il violento riabilita (anche se solo in parte) la sua immagine contribuendo alla distruzione del mostro (invece che morire di morte violenta per contrappasso divino); l'alcolizzato che invece secondo i principi classici di una sceneggiatura hollywoodiana doveva sacrificare la sua vita per farsi perdonare di aver causato la morte di molti a causa del suo vizio invece non fa niente, chi lo vede più...e soprattutto la sua fidanzata, quella con quell'enorme cofano davanti che fine ha fatto?
sua macchina, le cui chiavi sono in mano della morosa per un giochetto d'amore fra i due, Saskia scompare. Dopo un'ora e tre quarti, lui si accorge che lei non
torna, e va a cercarla; solo la cassiera ricorda di averla vista e gli dice che era vicino alla macchinetta del caffè. Ma Saskia proprio non si trova, e la situazione è aggravata dal fatto che Rex non può muoversi di lì, a causa delle chiavi della macchina non in suo possesso. Tornato non si sa come in Olanda, l'uomo passa tre anni nell'ossessione di trovare l'amata (che tanto amata non era, dato che già si è consolato con un'altra): va addirittura in tv per raccontare la sua storia e per invitare il rapitore di lei a farsi vivo. Ed ecco che a un certo punto riappare un omino col pizzetto che già il pubblico aveva visto nelle scene dell'autogrill: egli va a casa di Rex e, prendendosi un sacco di pugnetti e calcetti che non farebbero male a un moschino, gli dice di chiamarsi Raymond e di essere responsabile di ciò che è successo a Saskia, e soprattutto che se vuole soddisfare la sua ossessione deve seguirlo. Durante il viaggio verso i luoghi del rapimento, Raymond cerca di fargli capire le sue motivazioni, e quando si fermano in un parchetto gli dice che se vuole scoprire la verità deve bere un caffè misto a droga che ha lì. Dopo un po', stupidamente Rex beve...