
- Kwaidan ( Masaki Kobayashi, GIAPPONE 1964 )
- Spoorloos ( George Sluizer, OLANDA 1988 )
- The car ( Elliot Silverstein, USA 1977 )
Demon Death presenta:
- REC ( Jaume Balaguerò, SPAGNA 2007 )
Lord Pain presenta:
- Black Symphony - Tuno Negro ( Pedro Barbero / Vicente Martin, SPAGNA 2001 )
- La casa delle ombre lunghe ( Pete Walker, INGHILTERRA 1983 )
Rabid Rats presenta:
- Fantasie di una tredicenne - Valerie a tyden divu ( Jaromil Jires, CECOSLOVACCHIA 1970 )
- Survive Style 5+ ( Gen Sekiguchi. GIAPPONE 2004 )
HandHell presenta:
- Dolls ( Stuart Gordon, USA 1987 )
Fuori concorso: Dolls ( Takeshi Kitano, GIAPPONE 2002 )
L'edizione numero due per la prima volta non presenta nessun film italiano; è una specie di esorcismo visto che è da Gennaio 2007 con "L'isola degli uomini pesce" che un film italiano non vince un'edizione anche quando ce n'era qualcuno che meritava (come nell'edizione appena finita); speriamo che dalla prossima possano ritornare più forti che mai; in compenso abbiamo due film spagnoli, uno inglese, uno olandese (dopo i successi di Dick Maas) e il primo e forse unico film horror proveniente dalla Cecoslovacchia...inoltre due americani e due giapponesi. Si inizierà con Kwaidan un film bello vecchio e per questo mal visto da alcuni, attesissimo da altri...poi tocca al "Mistero della donna scomparsa" titolo italiano di Spoorloos. Inevitabilmente i film che vengono maltrattati da Bazzu prima ancora di essere visti vengono estratti dalla sorte: ecco quindi "senza troppa convinzione" The Car di Elliot Silverstein. Propostona di DemonDeath è REC sicuramente il film della scorsa stagione che più mi interessa, quella di Pain è invece "Tuno Negro" forte della sua frase di lancio: "La ignorancia mata!" , poi tocca a Pete Walker un regista di cui volevo assolutamente vedere qualcosa e la sorte (insieme con l'ostruzionismo di alcuni in fase di compilazione di X) ha voluto che vedessimo come suo primo film al GFF l'ultimo film da lui diretto: la casa delle ombre lunghe. Per la mia raccomandazione ringrazio HandHell per la traduzione dei sottotitoli, spero che "Valerie and her week of wonders" non deluda. Survive Style 5+ è atteso più che altro per la presenza di un attore sosia di un nostro compaesano in versione giapponegus; si chiude con Dolls di Stuart Gordon e con l'omonimo fuori concorso di Kitano
2° 4,90 - Cani arrabbiati (Bava)
3° 4,80 - Noroi (Shiraishi)
4° 4,75 - L'anticristo (De Martino)
5° 4,19 - Le tombe dei resuscitati ciechi (De Ossorio)
6° 4,08 - Diamanti sporchi di sangue (Di Leo)
7° 4,00 - Sheitan (Chapiron)
8° 4,00 - Il buio si avvicina (Bigelow)
9° 3,10 - Yeogo Goedam (Park)
Fc- Bad Timing (Roeg)
Dopo il primo film della prima edizione ricordo di aver pensato "Vincerà un altro film orientale!" : è andata così ma purtroppo non con il film che mi aspettavo (e che meritava forse di più); Fudoh riesce infatti a superare il connazionale Noroi ottenendo un'ottima media voto considerando il numero di 6 votanti. Cani arrabbiati ottiene un meritato secondo posto mentre il già citato film di Shiraishi giunge terzo a causa di un inaspettato tre e mezzo del Matador. Un'edizione bellissima con una sola media voto insufficiente e arricchita da ben due 6 (anticristo e near dark) e 6 cinque e mezzo (2 per noroi, 2 per Fudoh, uno per l'anticristo, uno per diamanti sporchi di sangue) con un paio di 2 a ridimensionare gli entusiasmi...per un totale record di 52 voti. L'anticristo con un'ottima media voto di 4,75 (come Holocaust 2000) arriva quarto poi più staccati i resuscitati ciechi e diamanti sporchi di sangue; con media voto 4 Sheitan e Il buio si avvicina ma il film francese si aggiudica la settima posizione per esser tato valutato da una persona in più; ultimo posto meritato per Yeogo Goedam; molto bello il fuori concorso.Speriamo in altre edizioni simili
Tratto da un fumetto giapponese : Gokudô sengokushi: Fudô questo film del 1996 ha lanciato Takashi Miike anche in ambito internazionale.
Si crea una squadra speciale, fedele a lui e lui soltanto, forti, speciali e soprattutto giovani; molti sono i bambini addestrati da lui stesso come strumenti di morte ma i suoi assistenti più fidati sono due ragazze, studenti come lui: una uccide senza pietà spacciandosi per cameriera,l'altra lavora part-time come spogliarellista utilizzando la sua patatina come arma impropria. Un ragazzone in motocicletta che entra nella stessa classe di Riki Fudoh verrà accolto nella banda dopo aver dato prova della sua forza smisurata.
Fudoh è stato un film divertente ed originale; Mike fin dai suoi primi film si diverte ad andare contro ogni tabù e contro ogni regola di ciò che si può e di come lo si può rappresentare; il film non ha infatti alcun minimo scrupolo a mostrarci piscia, sangue mestruale, esseri ermafroditi, bambini assassini e bambini uccisi...a differenza di Gozu però il tutto è inserito in un contesto chiaro, con una sceneggiatura scritta e non improvvisata e la storia di lotta e genealogia di famiglie yakuza è molto interessante; inevitabilmente però il film, tratto da un fumetto, non ha il tempo materiale di approfondire le cose e i personaggi perciò rimangono alcuni vuoti e parti sbrigate un pò alla svelta;
ad esempio c'è una lunga parte dedicata all'ingresso di Aizone nella banda ma poi questo all'interno di essa non ha mai ruolo attivo, anzi, prima sembra morire, poi lo si vede tornare ma non fa niente fino alla fine; il finale aperto è giusto anche perchè i combattimenti troppo lunghi alla fine stancano...e la lotta col fratello (che tra l'altro uccide le due mitiche ragazze) dopo un pò mi ha stancato anche perchè il finale era inevitabile e intuibile.
Roma,1974, un anno dopo L'esorcista, due anni prima di Omen, Alberto De Martino il Grande dirige "L'anicristo" ;la mia raccomandazione per la prima edizione era dovuta.
Ippolita Oderisi (Carla Gravina) è una ragazza costretta sulla sedia a rotelle in seguito ad un incidente stradale in cui la madre perse la vita; il padre Massimo (Mel Ferrer) la porta in una cappella dedicata alla Vergine per ottenere la grazia; proprio quando si trova lì una ragazza indemoniata torna in sè dopo aver toccato la statua della Madonna mentre un uomo pazzo rifiuta di toccare il pezzo di marmo dipinto a mano,e fuggendo come un forsennato sotto la pioggia si va a buttare giù da una torretta; scossa dall'avvenimento e dal
fatto che un minuto prima di lei la Madonna ha fatto un miracolo ma a lei no Ippolita inizia a far preoccupare chi le sta accanto a causa di alcuni squilibri mentali in particoloare il fratello Filippo (Remo Girone), un finocchietto sempre tirato a puntino, che le si avvicina sempre di più e la fa vedere da uno psichiatra; quest' ultimo crede che l'immobilità delle gambe di Ippolita non sia dovuta ad una menomazione fisica ma ad un problema mentale della donna; tenta così attraverso un procedimento ipnotico di far rivivere a Ippolita il trauma dell'incidente e della morte della madre per guarirla, ma l'ipnosi funziona troppo bene e si scopre che la donna è la reincarnazione di una strega vissuta nel medioevo, accusata di stregoneria e arsa viva dall'inquisizione; Intanto Ippolita sempre più sconcertata dagli avvenimenti e dalla scappatella del padre con l'amante tedesca Greta fa un sogno strano, molto reale, attraverso il quale scopre i piaceri della carne e guarisce dal suo blocco...dentro di sè però ora sta nascendo l'anticristo.
Ella inizia a dare i numeri, insultare tutti e offendere pesantemente Greta, il padre ,il fratello, lo zio prete,lo psichiatra; a nulla serve l'intervento di un santone sudato e bifolco che tenta di guarirla con spillloni e polverine...le sue manifestazioni sataniche diventano sempre più numerose e pericolose...fino a quando si renderà necessario l'intervento di un esorcista.
Un film che mi ha appassionato come da tempo non mi accadeva; Carla Gravina recita da Dio la parte dell'indemoniata rendendo alla perfezione la trasformazione da ragazza fragile a vera e propria furia; nel finale poi il suo esorcismo ,la sua liberazione dal demone che la
possedeva ,è resa molto bene con un'interpretazione convincente in una scena resa ancora più maestosa dal colosseo che, fotografato in maniera divina da Aristide Massaccesi, fa da sfondo alla salvezza dell'anima di Ippolita , purificata tra l'altro da una pioggia incessante che lava via i peccati ma non bagna i capelli dei personaggi. Questa è solo l'ultima di una serie di scene davvero spettacolari: l'inizio con questa massa di donne starnazzanti che strillano,si strappano i capelli, leccano il pavimento, il tutto in segno di adorazione ma in verità sembrano più indemoniate della ragazza realmente posseduta. Poi il sogno ambientato in una specie di girone dantesco dove viene celebrata una Comunione blasfema con una testa di
rana e in cui Ippolita rivive il rito praticato dalla strega sua antenata prima di essere posseduta dal demone caprino (tralascio ogni commento sulla scena del vero capro). Poi l'arrivo del santone che offre un intermezzo grottesco per criticare le figure ,diffusissime in Italia, dei "guaritori"; e poi tutti i faccia a faccia dei vari personaggi con Ippolita che li insulta,vomita loro addosso, li stuzzica, li seduce...e tutte le manifestazioni dei suoi poteri. Gli effetti speciali sono la grande pecca del film: perchè non usare un manichino, una mano finta o eliminare un mobile volante invece che ottenere quegli effettacci andando ad affiancare due metà pellicola in modo che si veda solo la mano senza il corpo oppure sovrapporre due pellicole per creare donne volanti,sparizioni, mobili che con uno zoom sembrano volare in avanti sulla testa di qualche poveretto? Erano così necessarie quegli effetti?
Il film affronta il tema religioso senza paura e senza falsi rispetti di facciata; L'anticristo è sfacciato, volgare, blasfemo e il tutto è ancora reso più sacrilego per l'ambientazione romana, a due passi dalla sede della Chiesa; alcuni dialoghi su scienza/fede/concilio di Trento sono di una banalità esaltante (è un complimento!) e la vittoria del bene altro non fa che riaffermare la presenza costante e incombente su ognuno di noi di un Male pronto a colpire in ogni istante. Grande film!
A fianco : Remo Girone
Quattro malviventi compiono una rapina ai danni di un'industria farmaceutica: intercettano il furgoncino portavalori, uccidono l'omino con la valigetta, sparatoria, fuggono in auto, uno di loro viene colpito a morte, prendono 2 tipe in ostaggio, una la sgozzano per sicurezza e poi via. La macchina perde benzina così devono presto sequestrare un altro mezzo e continuare la fuga con alla guida un uomo che dovrebbe portare un bambino malato e sedato all'ospedale.
Questo film di Bava non è un horror, ma è il più convincente visto al Ghisoni negli ultimi mesi tra quelli girati dal celebre regista italiano. La violenza dei tre rapinatori e la loro volgarità è insostenibile. Bava gioca con le musiche, i sottofondi sono sempre allegri anche nei momenti più crudeli. La fotografia è all'altezza della situazione e la regia è estremamente efficace, riesce a restituire il clima pazzo e soffocante che i malcapitati devono sopportare per ore. I personaggi sono perfetti nella loro caratterizzazione: il capo banda, il Dottore, è il più freddo e calcolatore ma al tempo stesso il più cattivo. Non distoglie mai la sua attenzione dalla fuga, è disposto a qualsiasi cosa pur di non venire scoperto e catturato. 
Riccardo, il padre del moccioso, è bravissimo a interpretare il ruolo dell'uomo preoccupato ma lucido, a cui interessa solo la salute del figlio, inoltre un gradito finale a sorpresa ci darà modo di apprezzare ancora di più il personaggio.
Citazione: -mi dispiace in questo caso deve pagare l'intero percorso. -va bene paghiamo, quant'è?. -che volete farci il regolamento parla chiaro, se fosse per me vi farei passare senza pagare ma -non importa, quant'è? -capisce se si chiude un occhio per uno poi bisogna farlo per tutti. sarebbe troppo comodo non crede? -Allora quanto!?
Una ragazza in fin di vita: Milena (Theresa Russell) viene portata di corsa in ospedale, con lei c'è un uomo, il dottor Alex LInden (Art Garfunkel) che dice di avre ricevuto una sua richiesta di aiuto e dopo essersi subito recato a casa sua la ha trovata in quello stato: la ragazza ha assunto parecchie pasticche per suicidarsi; all'ospedale l'uomo viene raggiunto dall'ispettore Netusil (Harvey Keitel) che inizia a fargli domande sui fatti e successivamente ad investigare su questo caso di tentato suicidio; crede infatti che il dottor Linden, psicologo e professore di tal materia non dica esattamente le cose come stanno.
La storia tra i due è travagliata; lui la desidera ardentemente e la vorrebbe avere sempre per sè, le chiede anche di sposarlo, lei invece, pur amandolo, vuole restare libera e godere di ogni istante della vita senza restrizioni o limiti...liti, abbandoni, gelosie,tradimenti fino al duro finale che si ricollega con l'inizio del film.
Grande prova degli attori a partire da Theresa Russell (che da lui a due anni sarebbe diventata la moglie del regista Nicolas Roeg) che crea un personaggio riuscitissimo mischiando personalità e fisicità, cambiando acconciatura ad ogni scena, spogliandosi in quasi tutte; Art Garfunkel se la cava bene anche se questa rimane la sua unica esperienza come attore nel cinema; inguardabili i suoi capelli. Bravi anche i secondari Keitel e Dennholm Elliot (il marito Stephan);
principalmente a Vienna, capitale della psicoanalisi con alcune scene sul confine...un flashback molto bello ci porta anche a Casablanca dove i due sono in vacanza e dove Linden fa la sua richiesta di matrimonio che mette bene in luce i due diversi caratteri e da inizio alla crisi tra i due; il film è una storia d'amore che però si concentra principalmente sui momenti più oscuri di una relazione: il dubbio, il sospetto, la gelosia, il desiderio di possesso dell'altro/a (spettacolare la scena sulle scale con lei che si strappa via le mutande e lo incita a bombarla gridando e dando di matta); il finale è duro ma l'ultimissima scena ci lascia intendere che comunque c'è stato il perdono; in italiano il film è stato intitolato "Il lenzuolo viola" , dal lenzuolo dove ella viene trovata in fin di vita, il titolo originale invece pone l'attenzione su un elemento( l'ora) che di fatto permette all'ispettore di scoprire la verità; molto forti le scene in sala operatoria mentre si cerca di salvarle la vita e allo stesso tempo cercare di capire qualcosa di più sull'accaduto analizzando il suo corpo...avendo intravisto quelle scene pensavo che il film potesse essere messo in concorso . Ottima anche la colonna sonora jazz.
Il film secondo me eccede nella costruzione a flashback andando a creare confusione dove non ce ne sarebbe bisogno; giusto iniziare dalla fine e poi ricostruire i fatti ma gli altri flashback non trovano una vera giustificazione per la costruzione della trama, essi sono però necessari per creare quel flusso emozionale continuo che caratterizzava anche le scene migliori di A Venezia...un dicembre rosso shocking (l'inizio, la scena d'amore,il finale): immagini slegate tra loro (ma non è il montaggio intellettuale russo per cui si mette un'immagine che metaforicamente rappresenta la stessa cosa che sta avvenendo - ad esempio un clarinettista viene ucciso e la scena viene inframezzata con l'uccisione di un insetto) ma montate in modo da creare una continuità di movimenti tra un'immagine e l'altra, il movimento della prima si conclude nel movimento dell'altra (Linden sta tirando su la mutandina di Milena e il movimento finisce con l'ispettore che tira su il lenzuolo - Milena finge di mordere il braccio al dottore e si vede uno zulù che finge di mordere un serpente, poi si torna su Milena che smette di mordere - oppure in "A Venezia" il nano fa un leggero movimento con la testa come per dire "No!" e si vede il vescovo che muove la testa nella stressa direzione svegliandosi come da un incubo) altre volte invece le immagini vengono accostate per analogia di forma (c'è un oggetto circolare in primo piano si passa ad un'immagine con un'altra cosa circolare) oppure un dialogo iniziato in una scena finisce nell' altra (l'ispettore fa una domanda a Linden, risponde MIlena stessa in un flashback), quindi continuità di suoni ma anche analogia di suoni ("A Venezia": la madre grida per la bambina morta,stacco,siamo a Venezia con un trapano che continua il grido della donna);
meno chiari alcuni zoom sugli oggetti rossi anche perchè dopo non passava a nuove immagini che partivano dal colore rosso, però sono stati divertenti.
Il film è del 1978, per la regia di Fernando Di Leo. Cassinelli è Guido Mauri, un criminale detto "Uomo d'Acciaio" che opera nella banda di Rizzo, boss che travaglia Roma colle sue rapine. Guido sta terminando una di queste con un suo compare, allorchè viene arrestato e condannato a 5 anni. In prigione si convince di essere stato tradito dal suo stesso capo. Uscito, va in autobus a casa con Maria, amica-amata. Li assalgono dei briganti, che fermano l'autobus e fanno scendere i passeggeri per derubarli; Guido fugge, ruba la macchina a un passante e uccide i malviventi, senza però poter evitare che Maria sia uccisa da uno di essi. Al commissario, sua vecchia conoscenza, che dopo il fatto gli chiede cosa ora abbia intenzione di fare per vivere, Guido fa capire che Rizzo vuole ucciderlo, adducendo come prova il fatto che i malviventi che hanno assalito l'autobus su cui era erano in realtà sicari. Andato a casa, egli si ritrova il mitico Tony, uomo di Rizzo, che a suon di pugni e di "Conforme" gli dice di non rivelare alla polizia cose pericolose. Il dì dopo Tony lo reincontra, e lo porta da Rizzo che vuole parlargli. Lui rifiuta il dialogo e anzi minaccia di morte l'ex capo, che per risposta gli dice di andarsene dalla città se non vuole che sia lui a ucciderlo. Guido, ovviamente, essendo un "Uomo d'Acciaio", rifiuta, e anzi organizza col compare con cui era stato arrestato un furto di diamanti a carico del boss. Ai diamanti è interessato anche Enzo, da pronunciarsi con la E aperta e la Z moscia, figlio della povera Maria e amante di Lisa, che gli dice che lo lascerà se non la mantiene da nababba. Tony scoprirà però che è stato Guido a fare il colpo e lo cercherà sino a che i due non si incontreranno a casa di Lisa; qui Lisa farà a Guido una rivelazione che sarà un duro colpo per lui.
In un villaggio turistico la bella Betty incontra Virginia, una sua ex amica e compagnia di letto; Virginia è in compagnia di Roger, un ragazzone che ,conosciuta Betty, dimentica che ci stava provando con l'altra causandone l'ira; Virgina quindi scende dal treno in corsa e se ne va per una vacanza alternativa...malauguratamente capita proprio in un antico cimitero dei templari che erano morti dopo essere stati resi ciechi a causa di un particolare rito che prevedeva un cocktail di sangue di donna...essi seppur ciechi ci sentono benissimo e quando la ragazza accende la radiolina essi si risvegliano, non solo risvegliano addirittura i loro cavalli e decidono di pattugliare il loro territorio in sella ai loro destrieri; Virginia tenta di scappare ma niente da fare, i resuscitati ciechi compiono su di lei l'antico rito; 
L'esordio di De Ossorio (che purtroppo scopriamo avvenire dopo che la morte già ce lo ha portato via) è accolto con una presenza numerosa di pubblico; i giurati del GFF hanno risposto positivamente alla chiamata dei resuscitati ciechi; e il film non ha deluso....certo i puristi potranno trovare numerosi difetti nel film e sono io il primo a dire che il film ne ha avuti...e non pochi (velocemente: l'effetto della ragazza che brucia è tremendo, alcuni punti morti , alcune scene troppo lente, le poppe della ragazza sacrificata nel rito sono fintissime) ma il tutto è inserito all'interno di un progetto importante e ben pianificato: la ricostruzione storica è molto ben curata (costumi, autentiche tombe egiziane, riti, leggende), le caratterizzazioni dei personaggi ben rese (anche quelli secondari: tipo dell'obitorio, poliziotto, bibliotecario) in particolare si va ad indagare la loro identità sessuale variegata;
Gli ho tenuti per ultimi apposta perchè sapevo che non avrei trovato parole per descriverli: loro, i resuscitati ciechi, i veri protagonisti del film.... sono i mostri più belli che io abbia mai visto, delle figure spettrali nei loro mantelli fuligginosi, sui loro cavalli morti che cavalcano a rallentatore e con le loro manine ossute...li ho guardati con grande ammirazione e rispetto; se dovessi diventare uno zombie vorrei diventare un resuscitato cieco.La seconda chance data dal Gff alla corea finisce tristemente come il predecessore bushinsaba,anche se non nocca i livelli pietosi di two sisters, fortunatamente mai inserito nel nostro autorevole festival. La mia proposta aveva,oltre al voler valorizzare un cinema orientale che non fosse il rinomato nipponico,l’importante funzione di anticipare con questo film uno dei 3 grandi titoloni della stagione per quanto riguarda la corea: Memento Mori,dello stesso filone dei whispering corridors,di cui yeogo goedam è il capostipite.
Insomma,non è poi così brutto,ma sulla bilancia le cose negative pendono eccessivamente a sfavore di codesto film…la trama,classica storia di fantasmi nella scuola,non è tanto banale in sé,ma monotona nella sua struttura e realizzazione..in breve,Jin ju,studente di una scuola coreana sprovvista di amiche(si poteva sfruttare un po di lesbianismo ma cio non è stato fatto) si suicida/viene uccisa dalle compagne perché la madre o la zia è una presunta strega. ogni 2-3anni il fantasma ritorna a scuola attraverso una ragazza che cerca amicizia e spinge al suicidio/omicidio chiunque non accetti la sua amicizia o la ostacoli (professori in primis). Ritornano elementi del fantasma nelle ragazze che la incontrano(pittura,arte in genere,taglio di capelli,buchi nel naso) fino a che l’amica di infanzia di Jun-ji,divenuta professoressa nella stessa scuola,riesce a convincerla di esserle amica e a liberare lo spirito nei corridoi della scuola..almeno per ora.
Il personaggio migliore,una cattivissima studentessa coi codini dotata di poteri vari,che avrebbe incrementato la valutazione del film di almeno punti due in caso di esposizione delle pere,viene uccisa senza senso a metà film. le macchiette sono scarse,le attrici clamorosamente ripetitive(nel senso che non si distinguono),il che,se è gioco forza in un film di ritorni di spirito,complica non poco la comprensione del film. il tutto in un clima sonnolento che suscita più triste ilarità che paura.
Insomma, Yeogo goedam ha fallito. Ma sono convinto che nelle 3 cartucce che la corea può ancora sparare troveremo qualcosa degno del gff.. Perlomeno per le teorie sulla probabilità...
Bart, Ladj, Thai e Jasmine, quattro ragazzi parigini, si trovano una notte in discoteca. Qui incontrano un’altra ragazza, Eva, che fa la barista lì e che li invita nella sua dimora di campagna. Bart e Thai (Ladj è già accompagnato, nonostante teoricamente un’altra lo aspetti a casa, da Jasmine) sperano già che Eva si conceda loro.
Giunti alla casa, che dalla durata del viaggio per arrivarvi dev’essere a circa 150 km da Parigi, i giovini conoscono Joseph, che Eva presenta loro come custode. Egli, il classico bifolco, è un po’ suonato e sembra anche pericoloso, perché utilizza spesso metodi alquanto violenti per farsi capire. Il secondo personaggio strambo che appare è un bimbo cogli occhiali che pare più suonato di Joseph. Nonostante questi indizi che porterebbero chiunque un poco logico a sospettare, i tre rimangono, forse ingannati dalla apparente benevolenza nei loro confronti da parte del custode, o forse troppo attratti da Eva. Joseph fa conoscere a Bart una sua cugina, più suonata di una campana, che a gesti (farfuglia giusto qualche verso folle) gli fa capire di essere fortemente attratta da lui, come peraltro da tutto ciò che è maschile. Il custode invita poi i ragazzi a una fonte termale in una grotta, e mentre fanno il bagno giungono altri parenti di Joseph, che con gli altri personaggi della casa condividono la caratteristica di essere un po’ suonati. Bart litiga, a causa
della cugina di Joseph, con uno di loro. Tornati a casa mangiano tutti tranquillamente, e iniziano a fare discorsi sulla religione e sul diavolo. Joseph racconta loro una strana storia, di un uomo che aveva ingravidato la sua stessa sorella, pattuendo col diavolo che l’anima del frutto del suo incesto sarebbe andata a quest’ultimo. Poco a poco si scoprirà che la storia non era proprio inventata, e che i ragazzi si trovano lì forse proprio per aiutare Joseph, in realtà non custode ma capofamiglia della casa, a fornire un pupazzetto al bimbo di cui è incinta sua “moglie”…
Il film contiene qualche scena geniale o almeno capace di alzare il suo punteggio, ma direi che la trama è proprio sfruttata e risfruttata: la storia di un gruppetto di giovini incoscienti che vanno in una casa e vi trovano una famiglia di pazzi assassini è già stata rappresentata molte volte, anche meglio che in Sheitan. “Non aprite quella porta”, “La casa dei mille corpi”, in parte “Turistas” sono solo alcuni dei titoli di film simili a questo. Sheitan mi ha suscitato le stesse sensazioni di questi tre film, anche se qualcosa di originale lo possiede (pur non venendomi in mente niente di particolare, a distanza solo di qualche giorno…). I personaggi generano subito l’antipatia dello spettatore, come in “Turistas” o nel pessimo “Adam e Evil”; non è un caso che usi altri titoli e li paragoni a questo per farmi capire meglio: da ciò si capisce l’originalità di “Sheitan”. Sul finale si può dire che è alquanto velocizzato e messo un po’ tra il grottesco e il tragico… Insomma, non proprio un disastro, ma poco ci manca.