Nella tarda serata del 29 Settembre 1975 un temporale di estrema violenza investì una zona paludosa, prospicente il mare di Fly Lake, Georgia. Il vento abbattè le linee elettriche dell'alta tensione e centinaia di migliaia di volt si scaricarono nel terreno melmoso lasciando senza corrente la piccola ,isolata cittadina di Fly Creeck. Nelle ore che seguirono l'uragano gli abitanti di Fly Creeck furono coinvolti in avvenimenti che gli scienziati giudicarono come una delle più spaventose stranezze della natura, mai prima d'allora verificatesi.
Eccone la storia.......parte così il film d'apertura del gffii8; un film che aveva tutto per essere bello ma che ha fatto il possibile per non esserlo.
Mick ,il fidanzatino di Geri, la ragazza più stimata del paesino, viene da New York fino in Georgia per trovare la sua amata ma ancor di più per vedere la merce del celebre robivecchi della zona; fermatosi nel bar per bersi una cioccosoda, ivi trova un verme nel suo bicchiere. Il poliziotto del paese accusa Mike di aver fatto una ragazzata tipica degli stranieri che vengono dalle grandi città...quando scoprirà che lui è il ragazzo di Geri dirà alla ragazza che non si sarebbe mai aspettato che lei potesse stare con uno così e che quello al massimo andrebbe bene per la sorella Alma, una svergognata tutta canne e alcohool. Geri non da retta al burbero sceriffo cacciatore di gonnelle, invece Mike si visto che subito si cambia gli abiti bagnati davanti ad Alma, condivide con lei l'erba e si intrattiene con lei oltre che , in seguito, lasciare Geri sola con Roger. Roger è il figlio dell'allevatore di vermi del paese (il paesino vive di pesca e antiquariato) e vicino di casa di Geri di cui è perdutamente innamorato ma è troppo bifolco per farsi avanti.
Comunque...quando i due sposini vanno dall'antiquario non trovano che uno scheletro; chiamano il poliziotto...lo scheletro non c'è più, il poliziotto li accusa di aver fatto un altro scherzo; poco dopo ritrovato lo scheletro nel furgone di Roger, Mick ha un piano: portare Roger a pesca con loro, lasciarlo da solo con la sua ragazza, tornare allo scheletro, staccarne il teschio, andare dal dentista del paese (che sa benissimo dove si trova pur essendo lì da un paio d'ore), entrare di nascosto, trovare al primo colpo le radiografie dei denti dell'antiquario e capire finalmente dal confronto tra le carte e i denti del teschio che l'antiquario è morto. Non ho mai visto un personaggio più idiota di questo!
Ma il nostro eroe farà in seguito altre scoperte sensazionali cioè che sono stati i vermi ad ucciderlo e che i vermi sono stati resi aggressivi dall'eletricità nel terreno causata dalle linee elettriche abbattute.
Succedono poi altre cose che van dette: Roger è assalito dai vermi, suo padre viene divorato, il poliziotto pure e nel giro della notte tutta la città viene mangiata dai vermi...
Il film aveva un'idea interessante, un titolo invitante, un addetto agli effetti speciali davvero in gamba e ci sono delle ottimi scene (i vermi dalla doccia, i vermi nella faccia di Roger, l'albero caduto) ma tutto accompagnato da una sceneggiatura insensata e da comportamenti folli. Tra quello che è bagnato ma non si cambia perchè deve andare a vedere l'antiquario, tra quello che pensa che uno scheletro di uomo possa essere venduto tanto da guadagnarsi i soldi necessari per sposarsi, tra la cena in cui sono tutti inspiegabilmente tranquilli tranne la madre che è l'unica che ancora non sa nulla ed è tutta nervosa, posso davvero dire che i vermi sono i più intelligienti.
Finale positivo anche se non ci viene risparmiata un'ultima insensatezza :“stai lì non muoverti”: il protagonista si mette a fare l'eroe quando il pericolo è ormai passato.
Gli attori del film sono state tutte delle meteore nel mondo del cinema tranne il protagonista (Don Scardino) che però ha ottenuto maggior successo come regista televisivo.. peccato perchè sia Alma sia Roger mi sono piaciuti, il secondo sarebbe potuto diventare un'icona per tutti i bifolchi del mondo.
Il seguito di hostel inzia collegandosi alla fine del primo episodio:il giovine baxter,sfuggito all'elite hunting,si rifugia in una casa lacustre con la ragazza,ma purtroppo viene raggiunto e decapitato dall'organizzazione,e la sua testa viene spedita in Slovacchia(nella stanza delle teste dove appare anche la testa del regista Eli Roth).dopo l'appendice al primo episodio si parte col secondo che vede protagoniste tre ragazze che studiano arte a roma(con la grande Edwige Fenech come insegnante).si vedono un uccellino e le prime pere.Adescate dalla modella Axelle,le 3 giovini sono convinte ad andare alle terme in slovacchia invece che a praga a vedere una partita di calcio.grande scelta.a parte uno scalo in Islanda per andare effettivamente alle terme già visitate dal nostro tommyknocker(grande setting)la scena torna nel famigerato ostello e nel magazzino della morte.Ma questa volta si vede il funzionamento dell'elite hunting dal punto di vista del compratore...le 3 ragazze,ancor prima di essere catturate,sono messe in un'asta online dove i vari maniaci del mondo fanno la loro offerta per poterle eliminare..un e-bay della morte insomma.I fortunati vincitori che ammazzeranno Beth e Whitney sono 2 cialtroni americani.La terza ragazza,la bellissima Lorna,viene comprata da una lesbosadica che si crede la reincarnzazione di Elizabeth Bathory,e la secca a testa in giù con una falce,facendosi un delicato bagno con schiuma di sangue..scena forte,come le altre di tortura e splatter..sicuramente anche qui la componente "forte" non è mancata.così si passa all'esecuzione delle altre 2 ragazz;,mentre Todd(il galletto americano che ci regala un epico momento di pompus interruptus) non riesce ad ammazzare Whitney,sfregiandola solo involontariamente e viene dato in pasto ai cani per non aver assolto il contratto con l elite hunting(che obbliga i compratori adf uccidere la vittima,pena la morte)Stuart,il finto timido,si rivela uno schizzato violento,completa l'opera di todd decapitando Whitney e comincia il suo lavoro di tortura su Beth..compie l'errore di farsi uccellare dalla ragazza,che gliela fa annusare,lo colpisce e minaccia l'uccellino con affilate cesoie.La situazione si ribalta.Beth,ricca ereditiera,compra la sua libertà pagando il boss Shasa(boss di tutto in zona,ammazza anche un bambino come memento per gli altri),fa volare l'uccellino lasciando morire stuart dissanguato,e col revenge finale decapita Axelle la traditrice,la cui testa finisce su un campetto di calcio come palla per i futuri campioni slovacchia.
Il film è crudo,ben girato,divertente e ricchissimo di citazioni e camei(strepitosa presenza di Ruggero Deodato nella parte del torturatore cannibale),soprattutto del cinema italiano.molta psicologia e personaggi ben delineati,sangue a iosa,tensione e atmosfera. La sconcertante rappresentazione dell'asta,vissuta come un gioco dai vari ricconi del mondo è metafora di una critica sociale capitalistica non indifferente:chi ha il grano ha il diritto anche di uccidere.Mi sono piaciuti molto i 2 americani,gli attori sono stati molto convincenti,tanto da non far pesare una sorta di doppia personalità.Come detto le scene splatter sono la componente migliore del film,con grandi effetti speciali,anche se,nell'inevitabile paragone col primo,hostel 2 mi sembra mezzo gradino sotto..soprattutto per l'esiguo numero di nudi,mi aspettavo molto di più, e poi le protagoniste donne non mi han convinto in pieno (perchè son donne,perchè erano antipatiche,perchè non si spogliavano etc.). Cmq il film dà una lettura più profonda del fenomeno elite hunting,una lettura biunivoca e propone al grande pubblico situazioni estreme finora assolutamente di nicchia:sbaglia chi critica hostel come una americanata per la massa,secondo me Roth ha il merito di portare situazioni crude e fino a poco tempo fa concesse solo al cinema alternativo ad un pubblico molto più vasto,contribuendo a una nuova dialettica del rappresentabile(anche se sempre per minori di 18 anni).Non è cosa da poco secondo me, e non che credo che un film,anche horror,per essere bello o estremo debba necessariamente essere di nicchia film come hostel,saw ci dimostrano il contrario e ci conferma che i tempi,purtroppo, cambiano.
Incollo qui una recensione fatta qualche giorno fa, quando non si conosceva ancora il nome del vincitore. Prima di iniziare porgo quindi ufficialmente i complimenti al nostro amico Sato per la sua qualificazione al Masters of Ghisoni!
Bisogna sapere che le fanciulle hanno ognuna una passione diversa. La più carina è fissata con l'estetica del corpo, veste body demodé, fa ginnastica, si stacca i peli allo specchio. La più paffutella ha sempre voglia di mangiare, non fa altro che parlare di cibo e appena può si rifugia nelle sue scorpacciate. Infine la preferita dal nostro protagonista: un tipo molto particolare. Durante la preadolescenza infatti subisce uno shock mestruale che le toglie completamente il sonno. Riesce a tirare avanti riposandosi attaccata ad uno speciale apparecchio a sua volta collegato ad un cactus, l'unica pianta che non fa rumore. La sua condizione infatti le consente di sentire amplificati anche i rumori più deboli, un po' come lo schizzato di Sounds Like. Tutto questo frastuono la infastidisce, mentre il cactus, evidente simbolo fallico, con il suo totale mutismo la rilassa.
La droga inventata dal ragazzino ha un effetto collaterale: chi se la somministra vuole esagerare con la propria passione, nella ricerca del piacere totale. Così la fissata per l'estetica inizia ad abbellire il suo corpo infilandosi prima spilli nelle orecchie e poi piercing e spilloni ovunque, in un tripudio di buchi, sangue e ottimi effetti speciali. Ma il top splatter lo raggiunge senza dubbio la golosa. Prima decide di friggersi una mano impastellata e mangiarsela ancora bollente, senza nemmeno un po' di sale o di limone. Poi prosegue con l'autocannibalismo passando dal carpaccio di vagina alle crudité di capezzoli per finire col dolce: occhio umano estratto con una forchettata. Scene incredibili che hanno turbato anche noi incalliti del sangue che credevamo di aver visto tutto.
La storia d'amore tra il protagonista e la sempresveglia intanto procede, tra chiacchere infantili e sogni pruriginosi. Nel finale entrambi si spogliano e si iniettano l'ultima dose del super painkiller. Crediamo di aver capito tutto, perchè lei si dedica completamente al cactus del ragazzino, il quale contraccambia dedicandosi alla passione preferita della maggior parte degli uomini: fottere. Demon Death presenta:
- Eat the schoolgirl ( Naoyuki Tomomatsu, GIAPPONE 1997 )
- Il patrigno ( Joseph Ruben, USA 1987 )
- Dahmer - il cannibale di Milwaukee ( David Jacobson, USA 2002 )
Rabid Rats presenta:
- La cosa ( John Carpenter, USA 1982 )
- Valerie on the stairs ( Masters of horror II, Mick Garris, USA 2002 )
- E tanta paura ( Paolo Cavara , ITALIA 1976 )
- L'invasione degli ultracorpi ( Don Siegel, USA 1956) )
Fuori concorso: Fratelli ( Abel Ferrara, USA 1996 )
Un sorteggio davvero interessante quello della bombola che ci offre un'edizione variegata e sulla carta bellissima; si inizia con un titolo suggestivo: Squirm, poi la raccomandazione di Lord Pain ci riporta in Spagna e negli anni 60 con La Residencia di Serrador; giunge poi la nuova scommessa orientale di DemonDeath che propone un titolo e un regista da lungo attesi. Il patrigno è un titolo rischioso: potrebbe essere un capolavoro così come una schifezza, me ne assumo io la responsabilità avendolo inserito in lista. Dahmer è in teoria l'anello debole dell'edizione ma viste le sorprese che hanno offerto i film meno attesi non c'è nulla di già scritto; la mia proposta è più che altro un'occasione per colmare una lacuna oltre che una possibilità a Carpenter di far vedere quanto vale. E arriva anche uno dei pochi masters davvero attesi; riuscirà Mick Garris a ripetere il miracolo dell'anno scorso? E riuscirà Cavara dopo l'incredibile secondo posto della sesta edizione a qualificarsi al masters con il suo "e tanta paura"? Si chiude con un classico, per ora il film più vecchio dell'intero GFFII: l'invasione degli ultracorpi. DemonDeath propone come fuori concorso Fratelli di Abel Ferrara
2° 4,75 - Macchie solari (Crispino)
3° 4,64 - Hostel 2 (Roth)
4° 4,37 - Calvaire (Du Welz)
5° 4,25 - Matango (Honda)
6° 3,91 - Hiruko the goblin (Tsukamoto)
7° 3,90 - Killer klowns from outer space (Chiodo)
8° 3,80 - Duel (Spielberg)
9° 3,12 - The damned thing (Hooper)
Fc- Signori il delitto è servito (Lynn)
E' ancora un film orientale ad aggiudicarsi l'edizione: Naked blood ha messo d'accordo tutti. La settima edizione si è svolta molto rapidamente, c'è stato il record di sei film in una settimana poi siamo ritornati ad un ritmo normale e potrebbe anche esserci il record di velocità nelle recensioni (tutte in una settimana), purtroppo il numero di voti è stato leggermente inferiore rispetto alla scorsa edizione. Possiamo trovare anche alcune simpatiche uguaglianze con la edizione numero 7 dello scorso anno: anche la c'era un hostel e anche in quel caso ci fu un disguido in fase di spoglio a causa del voto mancante di Peppino (qui invece sia Rabid, sia Demon conoscevano un paio di valutazioni ancor prima dello spoglio), inoltre come fu per Mucha Sangre, anche Naked blood trionfa con una media perfetta di 5 ottenuta grazie a quattro voti uguali dei tre padri e Handhell. Tornando alla classifica si possono notare le medie vote molto alte, segno che l'edizione è stata molto positiva; macchie solari ottiene il secondo posto, hostel 2 il terzo. Calvaire raggiunge il quarto avendo la meglio su Matango,solo quinto. Si scende sotto il quattro e troviamo Hiruko the goblin che di un centesimo va meglio dei clowns assassini. Duel cade immeritatamente in ottava posizione solo perchè Lord Pain ha voluto farci ridere dandogli un due e poi firmandosi con la sua "l" (2L-DUEL) e ultimo, meritato, il master di Hooper. Il fuori concorso, non ancora visto da tutti, è un grande film.
in una sera stellata un lampo illumina il cielo: una coppietta e un bifolco vedono il fenomeno e si dirigono verso il punto in cui il corpo celeste è caduto; giunge prima il bifolco che trova un tendone da circo e un pagliaccio che gli spara. Poi la coppia entra nel tendone e si accorge che qualcosa non quadra: circuiti elettrici, motori: si trovano all'interno di una nave spaziale aliena. Gli alieni in questione sono una razza aliena con le sembianze di pagliacci non particolarmente raccapriccianti ma con cattive intenzioni verso la razza umana: imprigionarli nello zucchero filato.
I due scappano e avvertono la polizia ma trovano il vecchio commissario brontolone e l'ex ragazzo di lei che ovviamente non è ben disposto ad ascoltarli. Ma la minaccia si è estesa: i clowns sono giunti in città e stanno facendo stragi...per fortuna il giovane poliziotto scopre il loro punto debole.
Killer klowns from outer space , il cui titolo è un omaggio al film di Ed Wood (Plan 9 from outer space, film che ha la fama di peggior film della storia) è un film che punta molto sulla simpatia che è in grado di suscitare; se l'operazione simpatia non funziona il film non funziona ma se l'operazione simpatia va in porto il film potrà addirittura essere elevato ad alti livelli valutativi come dimostra il voto di Bazzu Buster.
I clowns sono simpatici e carini e il loro modo di uccidere mai banale (la testa del teppista, il commissario ventriloquato, l'ombra cinese), i comandi della loro nave sono dei birilli giocattolo, i loro fucili sparano pop corn, le loro prigioni sono bozzoli di zucchero filato, i loro mezzi di trasporto biciclettine o moto invisibili e all'interno dell'astronave tendone c'è un vero e proprio luna park.
I klowns colpiscono senza motivo e senza avviso e non si fermano neanche davanti ai bambini, la loro voglia di scherzare è pari a quella di uccidere. Insomma quando ci sono i klowns il film è ottimo quando invece ci sono gli uomini le cose vacillano, alcuni dialoghi sono proprio senza senso; la buona rappresentazione dell'America anni 80 non basta a giustificare alcuni comportamenti stranissimi dei
personaggi ma anche questi vengono presi sul ridere come delle gags divertenti. Gli effetti speciali si dividono in buonissimi (morti, ombre, moto invisibile) e pessimi (effetti elettrici, trasformazioni uomo/bozzolo), le scenografie mi sono molto piaciute: colorate e fantasiose.
C'è anche la componente teppismo, il negus e un'otima canzone (Killer Klowns dei Dickies) scritta apposta per il film, se ci fosse stato anche il nudo sotto la doccia i voti si sarebbero alzati di molto.
Un film assolutamente geniale e originale per l'idea che ha avuto però una realizzazione influenzata dai alcuni limiti tecnici e di sceneggiatura. I tre fratelli Chiodo purtroppo non hanno continuato a fare film.
Anche se Belga di nascita Du Weltz lo si può considerare stilisticamente francese (come, ad esempio, stessa regola può applicarsi ad Haneke).
I francesi sono degli stronzi, forse proprio per questo mi piacciono.
Supponenti, presuntuosi e manieristi…in poche parole adorabili…questo sono i francesi. Il fatto che poi abbiano delle grandi competenze tecniche e che riescano a fare un buon film anche con pochi spiccioli accresce il loro tasso d’antipatia. Se si considera inoltre che riescono anche a distribuirli i loro film sono proprio odiosi.
Questa piccola premessa per sottolineare quanto sia “coraggioso” Calvaire.
Il furgone di uno sfigato cantante per ospizi si blocca in una sperduta località della campagna Belga (quasi identica a quella del nord francese), qui entra in contatto con dei pazzi criminali.
La trama sembra quella di altre centinaia di migliaia di film di genere horror…ma questo non è un film horror (in senso stretto) né tantomeno simile ad altri.
Du Weltz, alla sua opera prima, dirige un film concentrato sull’aspetto intimista dell’orrore rappresentando come apice massimo di tale aspetto la totale ed assoluta disperazione dei protagonisti.
Ognuno, infatti, di coloro che appare sullo schermo custodisce (più o meno palesemente) un dramma interiore capace di alterarne la percezione della realtà. Tutti i protagonisti (soprav)vivono di speranze, di attese, di aspettative…e tutti alla fine ne rimangono vittima.
Calvaire è proprio questo, un viaggio nella sofferenza fisica e psichica dell’intera razza umana e non solo (come potrebbe apparire) dello sfigato protagonista.
La fotografia plumbea e sfocata rende ancora più inquietante degli ambienti che già di per sé lo sono, il ritmo quasi in tempo reale degli avvenimenti scandisce come un vecchio pendolo l’evolversi della tragedia. Ciò che è davvero apprezzabile in questo film è che ciò che potrebbe apparire banale in effetti non lo è.
Il tema della follia è cosa assai frequente nei film horror, ma qui sveste i panni della pura malattia mentale per mostrarsi nel suo aspetto meno commerciale: la disperazione…disperazione quasi esclusivamente collegata all’amore.
Talmente esasperata da spingere una ottantenne ad offrire le sue grazie, ad una austera direttrice di ospizio a trasformarsi nella più infuocata delle ninfomani, di convincere chi ha perso il proprio cane di averlo ritrovato in un vitello, di spingere ad uccidere senza pietà chi si è visto rubare il vitello…
Calvaire ha una forza espressiva ed un impatto visivo poco comuni, alcune immagini sono talmente evocative da non richiedere spiegazioni o giustificazione…la danza propiziatoria all’interno della locanda al ritmo di un pianista sui generis, che ricorda molto la “Haka”, la danza maori degli “all backs”, merita più di una menzione, così come le gite in trattore con Bartel che racconta barzellette e canta e Marc Stevens vestito da donna ed insanguinato su retro od anche le pratiche erotiche inflitte al vitellino…
La scelta di Du Weltz di chiudere il film non con colpi di scena o con la classica vendetta della vittima (tipica dei rape & revenge), ma con una frase d’amore è geniale.
Quel “ti ho sempre amato” recitato in ginocchio in aperta campagna merita una standing ovation e dimostra come ci sia ancora in giro gente che sappia fare cinema a dispetto del botteghino… purtroppo tali prelibatezze non vengono mai dalle nostre terre.
L'ennesimo film nipponico della settima edizione ci riporta agli anni 60..c'era la ricostruzione di un paese distrutto dalla guerra,c'era l oppressione americana che indirettamente aveva il controllo dei centri nevralgici del sol levante, e c'era la volontà di ricreare quell'unità nazionale che aveva quasi portato a vincere la guerra del pacifico..c'era bisogno di individuare dei nuovi nemici immaginari contro cui combattere per valorizzare di nuovo quegli ideali tipicamente nipponici che parevano svaniti con la seconda guerra mondiale e che gli americani passassero da colonizzatori indesiderati a vero e proprio retaggio culturale.Perciò il giappone decise di dedicarsi alla creazioni di mostri che entrassero nell'immaginario collettivo..per cominciare si volle sfruttare qualcosa che non era veramente spaventoso ma che potesso costituire un "altro" contro cui porsi,seppur molto blando.La scelta del fungone matango fu, a livello sociale, molto apprezzata.il nemico si poteva temere ma ci si rendeva conto che non era un granchè,e che i valori,se mantenuti,l'avrebbero sopraffatto.in questo contesto di altissima critica sociale si inserisce l'opera di honda..diciamo subito un film piuttosto scarso,pur stotìricizzando,ma
proprio attraverso la storicizzazione ha un suo perchè..il titolo faceva presagire qualcosa di clamoroso..invece ci troviamo di fronte a funghi mutanti che trasformano gli uomini in uomini-fungo.i membri di una crociera della tokyo-bene vengono sospinti da una bufera su un isola sconosciuta e verosimilmente contaminata dalle radiazioni(altra sottile storicizzazione). l unico cibo disponibili sono dei funghetti di plastica che crescono ovunque..dapprima non vengono mangiati,per paura che siano velenosi,ma alla fine,per mancanza d'altro,uno dopo l'altro tutti i protagonisti finiscono vittime del matango,cosi come era successo agli elementi di un'altra barca naufragata sull'isola.si innalzano alcuni personaggi particolarmente schizzati,su tutti lo scrittore arrapato,ma il protagonista vero è sergio,la versione nipponica del cugino sergio che riesce a mantenere la razionalità e la compostezza del samurai in tutte le occasioni,e per non cadere nel disonore di abbandonare la sua donna ormai perduta,diviene volontariamente anchesso un matango, e finisce come cavia da esaminare(insieme ad altre ipotetiche vittime dell'atomica).
Il film non mi è piaciuto molto,ma dopo una recensione così storicizzata l'ho apprezzato un po di più...beh non ho sottolineato molto gli aspetti negativi(tra cui nenie,personaggi irritanti e indistinguibili,insopportabile presenza di funghi) ma in fondo, visto l'anno di realizzazione,è stato un po sopra le aspettative.
Ecco un altro regista (Tobe Hooper) che svolge da bravo alunno il suo compitino: come un tema in classe segue la traccia del professore (sangue,morti,paura,male) trae spunto dal materiale a disposizione e inserisce delle citazioni a brani (film) celebri senza sforzarsi troppo ma limitandosi alle proprie letture (regie) personali ; ecco quindi la pece de “il custode” ritornare in piccolo stile, ecco lo stile flashato del precedente master a tentare di creare emozioni, ecco la solita tavola calda che a questo punto credo sia di proprietà di Hooper.

Nella cittadina di Cloverdale lo sceriffo Reddle è alle prese con dei casi di morte inspiegabili: il muratore che si prende a martellate, quell'altro che si tagliuzza....questi fatti gli riportano in mente il tragico episodio avvenuto 24 anni prima quando,bambino, vide il padre uccidere la madre e poi venire ucciso da una “cosa”, una forza maligna che il padre stesso prima di perdere la ragione ha chiamato “la cosa dannata”; intuendo che il padre ne sapeva qualcosa di più apre il suo scrigno dei ricordi e trova degli articoli di giornale che riguardano dei casi di morte inspiegabili proprio come quelli che lo coinvolgono da vicino. La cosa si muove e pare seguire proprio i Reddle;l a cosa dannata è un virus, è il male stesso che può colpire chiunque in qualsiasi momento e a cui è quasi impossibile sottrarsi.
Come dicevo è un master che non mi ha certo colpito; pur avendo una storia forte anche se non originale la vicenda è stata condotta seguendo la rigida scaletta del saggio breve (o puntata di una serie televisiva) senza mordente e senza fantasia e il tutto viene salvato solo dalle belle scene di sangue specialmente quella delle martellate.
I personaggi sono ridicoli, si salva, ma non so se per motivi artistici o naturali, la mogliettina del protagonista. Finale aperto assolutamente gratuito e un terzo occhio che rimane tutto da spiegare.
La cosa dannata è chiaramente un simbolo del terrorismo; è risaputo che dopo l'11 Settembre l'americano medio sa di non poter dormire sonni tranquilli, il bambino scioccato e la bandiera americana sono l'immagine simbolo di questo master politicamente scorretto.
Hiruko è una divinità solare minore della mitologia giapponese,figlio della coppia cosmogonica izanami e Izanagi,da cui viene abbandonato dopo la nascita per il suo aspetto deforme. diviene famoso in una manga nipponico dove prende il ruolo di demone,un po come il lucifero cristiano o il premutos ghisoniano. Proprio questo fumetto è la fonte d'ispirazione del film,in pratica una storia di acchiappafantasmi con notevoli rimandi mitologici:il professor yabe ha scoperto la tomba del demone hiruko e lo spirito risvegliato fugge dal luogo di detenzione ammazzando indirettamente i vari personaggi,costringendoli al suicidio,una volta impossessatosi del corpo della giovine tsukishima.il suo antagonista sarà l'archeologo Hieda coadiuvato da Masao,sulla cui schiena appaiono i volti delle vittime del goblin(probabilmente goblin proprio perchè uscito comunque da una caverna rocciosa e dallìaspetto vagamente riconducibile ai personaggi fantasy..mah probabilmente hiruko il demone,o ancor meglio solo hiruko sarebbero stati titoli piu appropriati). la morte indotta,come una liberazione da parte hiruko è probabilmente il concetto più poetico(o fantasy che dir si voglia)espresso,nonchè quello più chiaro di un film assolutaamente ostico da comprendere perchè spazio dalla mitologia al fumetto,soprattutto quest'ultimo,tanto da accettare situazioni assurde(rimanda un po a riki-oh).su tutti spicca l'occhialuto Kono gelato,subito seccato..poi c'è l'inutile giardiniere folle e un linguaggio sottotitolato improbabile(tumulo,categorico e protuberanza usati in quantità industriale).filastrocche fastidiose,plagi dei ghostbusters e gag risibili che fanno perdere serietà al film stridono con ottime morti,testa che appaiono ovunque,fiotti di sangue.molto fiacco il finale,anche l'assenza di pere influisce sulla mediocrità globale del film,che risulta un calderone con molte verdure ma con poca broda. la broda!
Tsukamoto,dopo la sperimentazione di tetsuo, continua a dare libero spazio alla sua inventiva sfruttando tematiche fantasy e postmoderne..è uno tsukamoto agli esordi,comunque già delineato nello stile e quindi non particolarmente apprezato dal sottoscritto.però è innegabile la bravura nel creare atmosfere particolari,l'ho sempre visto difettare nella creazione di una storia,messa in secondo piano rispetto allo stile,il che è paradossalmente accaduto in questo film che sembrava quello dalla sceneggiatura piu lineare..però il fatto che i film piu recenti di tsukamoto siano indubbiamente piu maturi mi lascia ben sperare...si parla anche della realizzazione di tetsuo 3...
Di macchie solari e di Armando Crispino non ne sapevo nulla se non che c'era Mimsy Farmer e il titolo internazionale (Autopsy),il motivo per cui lo ho scelto è che c'è un Dylan Dog dallo stesso titolo , uno dei pochi che non ho letto, e non lo potevo leggere senza prima aver visto il film (nei commenti troverete la recensione anche al fumetto).
Siamo a Roma. Dopo quattro rapidi suicidi in successione e una turista americana che sale in taxi con un prete ci troviamo in un obitorio dove conosciamo la protagonista femminile del film: Mimsy Farmer è Simona Sanna, una ricercatrice che sta per ultimare la sua tesi dal titolo: Suicidi semplici e suicidi simulati: chi? come? perchè?
Teniamo a mente questi tre quesiti perchè con l'andare avanti del film li porreremo a noi stessi.
Simosa Sanna ha un padre di nome Gianni, piacente, giovanile e amante delle donne anche molto più
giovani di lui, inoltre nutre un grande amore per la figlia; al loro primo incontro nel film la bacia sulla bocca. Simona studia i corpi morti e ne è in un certo modo affascinata, ecco perchè ama molto l'arte orrorifica di Danielle, un'artista macabra che ha ottenuto finanziamenti da Gianni in seguito ad una tresca. Simona ha anche una specie di ragazzo: Riccardo (Ray Lovelock), fotografo e pilota dilettante ma lei vuole “conservarsi in frigo” finchè non avrà preso la specializzazione. Ivo invece è l'addetto alle autopsie, un sempliciotto che desidera il corpo di Simona, possibilmente vivo. Durante una autopsia ad uno dei suicidi Simona ha delle visioni: i cadaveri si alzano e abbozzano una copula.
Tornata a casa Simona conosce Betty, la turista dell'inizio, capelli rossi, accento americano: lei vive di sopra nell'appartamento di Gianni ma dice di non conoscerlo. Simona le crede poco. Rivevuta una telefonata Betty esce, va dal prete (Padre Lenox, un ex pilota che aveva ucciso 10 persone in un incidente) che si scopre anche essere suo fratello e si confessa ;poi incontra qualcuno....la mattina dopo viene ritrovata morta su una spiaggia con una pistola in mano. Tutti pensano al suicidio ma sul cadavere c'è il segno di un'iniezione. Essendo Betty una ex tossica si crede che sia stata una ricaduta nella cocaina a farle compiere quel gesto, ma padre Lenox sospetta del padre di Simona col quale davvero Betty aveva
una relazione; Simona dopo aver teorizzato che siano le macchie solari di quella calda Estate a causare l'ondata di suicidi non sa più a chi e a che cosa credere, si ritrova coinvolta in qualcosa che non sa spiegare e intanto il suo animo è combattuto tra la castità e la sfrenata passione, il rapporto distaccato con Riccardo e l'amore più che paterno per il padre la portano in continuazione a offrirsi e poi ritrarsi con il risultato che si concede ad una persona che in verità non ama ( e non per soldi) e, ancora più strano, che si innamora del prete. Conosciamo inoltre lo zio di Simona cui Betty aveva spedito una lettera ma che lui nasconde, e il portiere che offre al padre di Simona una pistola per proteggersi; è proprio lui il successivo corpo da studiare: suicidio o omicidio? Chi? Come? Perchè?
Da qui in avanti manca ancora un'ora di film in cui accade davvero di tutto e sarebbe troppo lungo raccontarlo. L'esperienza Macchie solari è stata pazzesca; ho riempito cinque pagine di apputi cercando di non perdermi niente, scrivendo senza guardare il foglio per paura di perdermi qualche fotogramma importante e faticando a stare dietro al ritmo folle del film. Un delirio. Penso che in questo film ci sia tutto quello che uno scrittore di gialli possa concepire ma si va ben oltre con il film che prende pieghe scientifiche, religiose, astrologiche, storiche, magiche, visionarie, sportive, erotiche, fotografiche, animaliste...c'è di tutto.
Forse meno curato esteticamente rispetto ad altri film del filone (ma questo film difficilmente può essere considerato del filone: è un caso a sé stante) tuttavia Macchie Solari presenta un sacco di sperimentazioni di regia e montaggio oltre che narrative; Crispino sfrutta tutte le possibilità del linguaggio cinematografico e tutte le tecniche a lui note per offrirci un bombardamento di immagini dalle quali non abbiamo scampo. Forse ci dimenticheremo dei personaggi, delle sottotrame e dei moventi ma mai dell'esperienza in sé:incredibile,paragonabile solo al viaggio nello spazio e nel tempo di 2001 odissea nello spazio. Le musiche di Morricone sono solo una delle categorie per cui il film verrà candidato agli oscar
David Mann, il cui nome indica che egli è simbolo dell’uomo qualunque, percorre una strada in mezzo a uno dei numerosi deserti degli USA. Egli si sta dirigendo a un non ben precisato appuntamento,e non vuole tardare. All’improvviso si trova accodato a un’autocisterna che trasporta sostanze infiammabili e il cui gas di scarico lo fa tossire. Egli supera il pesante mezzo,suscitando il risentimento del suo autista, che lo supera a sua volta. Inizia così una serie di reciproci sorpassi, finchè l’autocisterna fa uscire fuori strada David tamponando la sua auto dal retro. L’uomo si ferma spaventato a un autogrill, dove inizia anche una rissa con un innocente camionista, accusato di essere il guidatore dell’autocisterna maledetta,che a sorpresa è parcheggiata anch’essa fuori.Uscito, David riprende il viaggio, ancora impaurito e dando segni di squilibrio, quand’ecco che si ritrova dietro il grosso mezzo che pure aveva visto ripartire prima di lui dall’autogrill. Egli vorrebbe lasciarsi superare, ma inizia un duell ocon l’autista del camion, che più volte cerca di ucciderlo e più volte si ferma ad aspettarlo quando lui decide di arrestarsi e aspettare che sia lontano. Dopo ore di viaggio nel terrore e nella semifollia da esso causato, David riuscirà a…
Il film pare non essere piaciuto molto al pubblico ghisoniano: è stato accusato di essere lento e troppo noioso. La storia non ha una trama molto complessa, e si svolge tutta sulla stessa strada. Tutte queste critiche mi trovano d’accordo, ma credo che il film comunque abbia la positività di essere molto originale per l’anno (1971) e molto ben curato per essere il primolungometraggio di uno Spielberg 24enne. Inoltre ritengo che esso sia interessante per l’analisi che viene fatta di come un uomo qualunque, mediocre e anche un poco codardo, reagirebbe dinanzi a un pericolo improvviso e mortale, che cambia di colpo le sue abitudini e le sue convinzioni. David inizia un processo psicologico che parte da un’ansia esagerata e prosegue con paure e tremori, fino a raggiungere il limite della pazzia causata dal terrore. Per finire: il film è effettivamente lungo e lento, un poco noioso, ma interessante e molto , molto originale. A me è piaciuto, anche se non è dei più spettacolari.
L'opera prima del celebre frontman dei White Zombie ha ricevuto parecchi consensi e parecchie bocciature. Pur non ricordandomi recensioni ufficiali avevo la sensazione che il film potesse essere grandioso oppure una grandiosa stronzata. I commenti negativi di Bonebraker e quelli positivi di altri mi davano speranza.
Due coppie di amici giornalisti viaggiano per la provincia americana alla ricerca di curiosità da scrivere in un loro pezzo. Una sera piovosa si imbattono in vero e proprio pane per i loro denti. Presso una stazione di servizio un tizio travestito da clown ha costruito un esilarante tunnel degli orrori assolutamente da visitare: il Captain Spaulding's Museum of Monsters and Madmen. Nel breve giro vengono raccontate le gesta di famosi serial killer della storia tra i quali anche il miticheggiante doctor Satan, che affascina in particolare i ragazzi, desiderosi di saperne di più. Il clown allora fornisce loro una mappa per raggiungere l'albero del dottor Satana..
Sulla strada caricano una graziosa autostoppista, che li conduce dritti dritti nella tana del lupo. E' la vigilia di Halloween, mentre Rufus si prende cura della loro macchina, che ovviamente ha bucato, essi vengono presentati ai restanti membri della famiglia: una ragazza che balla e canta in playback, un nonno, un tipo alto e sfigurato e la mamma di tutti, una milf non proprio desiderabile.
I ragazzi sono invitati a cena, iniziano a intesirsi e a preoccuparsi, la situazione degenera in maniera inquietante e graduale. Rimaniamo tutti stupiti quando la macchina viene effettivamente riparata e messa in strada, i 4 sono liberi e possono andare via... ma quando uno scende per aprire il cancello alcuni fantocci mascherati appesi a delle croci iniziano ad animarsi, scendono e danno vita a una scena a di poco spettacolare. Zombie e il fratello avevano organizzato tutto per divertirsi un po', via con le mazze da baseball e questa volta i giornalisti sono costretti a trattenersi per molto più tempo nella dimora del dottor Satana. La polizia e il padre di una ragazza si mettono sulle tracce degli scomparsi, dando vita a ulteriore divertimento per i cattivi e per gli spettatori. E' vero, il regista pecca di manierismo, usa alcuni effettacci digitali per dare un po' di ritmo con immagini forti, flashback. Ma il risultato è assolutamente godibile! Quando i poliziotti e il padre trovano le ragazze crocifisse, sfregiate, mutilate, parte una dolce musica retro, il ralenti.. e via al massacro!
L'ultima straordinaria sezione deve ancora iniziare, quella che mi ha convinto a dare il massimo dei voti.
I coniglietti rosa, la caccia, la messa nera, il face painting, l'incredibile mondo sotterraneo, le litanie sataniche, la paura, la morte. E il tanto ambito finale così come piace a me, assolutamente senza speranze.
La casa dei mille stronzi ricalca, con la sua prima parte, uno dei più classici plot dell'horror americano: un gruppo di sfigati un po' troppo curiosi finisce tra le grinfie di una famiglia di psicopatici stronzi che si diverte seviziandoli e uccidendoli. Che poi si parli di scopiazzature o di citazioni questo è un limite sottile che sta a ciascuno giudicare. Inoltre, come già detto, Zombie si avvale di alcuni espedientucci fotografici e registici abbastanza ruffiani (flashback scattanti di immagini colorate, melodie in contrasto con le immagini, scena epica sottolineata da grande inquadrature nel silenzio più totale, come i parecchi secondi che precedono l'esecuzione del poliziotto etc.) che però non ho trovato fastidiosi ma godibili.
Il ritratto della famiglia americana e del mondo di Spaulding è dipinto con forti tinte Burlesque, sicuramente un elemento innovativo e interessante.
Io ho apprezzato molto il film anche perchè ha toccato alcune corde che da sempre mi affascinano, probabile che l'ambito musicale di provenienza del regista abbia contribuito a titillare la mia sensibilità personale con alcuni riferimenti stranamente rari nel mondo dell'horror, su tutti la stupenda cerimonia satanica.
Il commissario Tellini (Giancarlo Giannini) sta indagando sulla morte di Maria Zani (Barbara Bouchet), che svolgeva mansioni di vario tipo in un centro di massaggi. Si scopre che la Zani tradiva il marito il quale viene subito accusato dell'omicidio riuscendo però a sfuggire alla polizia; egli vuole dimostrare la propria innocenza e cerca con l'aiuto de “Il Catapulta”, un investigatore privato, di trovare l'uomo con cui la moglie si appartava; il commissario segue tutt'altra pista: una fotografia che ritrae la Zani con l'amante; da un particolare incredibile nella foto (il jet in picchiata) riescono a trovare la casa dell'uomo proprio nello stesso momento in cui il catapulta conduce il marito in quel luogo (forse anche lui ha seguito le rotte aeree, non lo sappiamo).
Commissario e marito si uniscono in un inseguimento sui tetti dell'amante che tanto ha ricordato il videoclip dei Beastie Boys :”Sabotage”; si termina con la morte sia del marito (che precipita giù) sia dell'amante , investito dal vero assassino che intanto aveva già fatto fuori la pellicciaia (Annabella Incontrera). La vicenda si complica con giri di cocaina e foto scottanti: alcune ragazze del centro massaggi decidono di confessare quello che sanno alla polizia ma puntualmente vengono uccise prima che riescano a parlare....tutte queste morti però conducono inevitabilmente la polizia al centro dove apparentemente non vi è alcuna persona sospetta se si esclude un cameriere gay e un massaggiatore cieco. Del Catapulta intanto si è smarrita ogni traccia.
La tarantola dal ventre nero trae il suo titolo da una scena semi-documentaristica a metà film in cui un entomologo (che poi scopriremo essere un importatore di droga) mostra al commissario che il nemico mortale della tarantola è la vespa: prima paralizza il ragnone con una puntura poi la uccide e depone le sue uova nel di lei ventre; un meccanismo che ricorda all'incirca il modo di uccidere dell'assassino.
La storia qui non è difficile da seguire o troppo intricata: è semplicemente piena di cose e di personaggi inutili (anche se divertenti). Nella sua illogicità risulta essere un film logicissimo: le cose vanno così :stop! Le vicende secondarie sono quasi interamente estranee alla linea principale del racconto cioè la caccia all'assassino ma si esauriscono sempre poco dopo che vengono aperte, non confondono le idee; esse portano via via all'eliminazione di ogni possibile sospetto e di ogni possibile movente...fatto sta che restano solo due sospettati che in tutto quello che accade nella prima ora e dieci non c'entrano nulla.
Ammetto però di aver capito come il film sarebbe finito molto prima; sicuramente questo è dovuto all'esperienza e ai tanti film del genere vivisezionati ma la prevedibilità della soluzione gioca tutta a sfavore del film. Da come ne ho parlato finora sembra che il film mi abbia fatto schifo; tutt'altro!
IL film si inserisce comunque in un filone che adoro e ai limiti di sceneggiatura (scritta da una donna)
rispondono grandi attori, belle ragazze (quasi tutte coi capelli rossi), begli omicidi, la coppia delle BB (Barbara Bach, Barbara Bouchet), ottime musiche del maestro Morricone e una regia e un montaggio sicuri.
Probabilmente i difetti di sceneggiatura sono una delle caratteristiche del giallo all'italiana (o thrilling), molte volte si tende a peccare per eccesso, a voler aggiungere troppo; in questo caso la cosa è evidentissima ma essendo questi eccessi decisamente divertenti il film non ne risulta troppo penalizzato. Barbara Bouchet (Inspiegabilmente dimenticata lo scorso anno) è segnalata all'oscar come miglior Prugna
Un nome,una leggenda,che diviene infine realtà al gff dopo un lungo periodo di ricerca del rarissimo capolavoro.Il babbuino piu famoso del mondo,Shakma,viene reso iperaggressivo da esperimenti genetici effettuati dagli "scienziati" di un centro noto più per i giochi notturni che per l'effettivo lavoro sulle cavie:accade infatti che gli improbabili dottori,sotto la diligenta guida del sommo professore,giochino a una specie di gioco di ruolo che li terrà occupati per tutta la notte.il premio del gioco sarà la principessa,una minorenne che vorrebbe concedersi al vincitore a meno che si tratti del pollo di turno,il giovine con la maschera..nessun problema,perchè costui è il primo a cadere sotto gli artigli di shakma..Il babbuino, infatti,non era stato soppresso nonostante fosse diventato pericoloso per un errore(che appare pero assolutamente voluto)dell'ammaestratore di cavie.La scimmia impazzita diviene il protagonista assoluto,attorno al quale girano le altre comparse,che servono soprattutto a creare momenti divertenti per allentare l'altissima tensione creata da Shakma(interpretata da Typhoon il babbuino,candidato all'oscar come migliore attore).devo ammettere che questa bestia assatanata con i suoi urli diavoleschi mi ha davvero impressionato,e ha contribuito al successo del film,che ritengo il migliore in concorso in questa edizione.Posseduto,indemoniato e terribilmente cattivo,una scimmia che rende al meglio il personaggio del cattivo assetato di sangue,un mostro davvero di primo livello,soprattutto perchè assolutamente reale...chi di noi ora,andando un qualsiasi zoo,non proverà un po di ansia di fronte alla gabbia dei babbuini?
In conclusione un film ben costruito nonostante il misero budget,che fa divertire il pubblico che viene ovviamente portato a tifare per la scimmia...come detto i personaggi secondari sono secondo me ben riusciti(il babbo,il prof,il negus) e qualche imprecisione di regia viene risanata da una sceneggiatura veramente convincente.Molto bello.
Curiosità zoologica: il nome Shakma è una storpiatura inglese del termine zoologico Chacma utilizzato per definire i babbuini sudafricani(Papio Ursinos),ovvero i babuini più grandi in natura. In realtà il nostro Typhoon è un Papio Hamadryas, originario del corno d'africa e diffuso anche sul mar Rosso,un po più piccolo e caratterizzato dalla tipica criniera,la barba bianca,che lo rende ancora più spaventoso quando si incazza...
"attenzione,state per entrare nella contea dei babbuini"(Cit.)