Non ho intenzione di dilungarmi a recensire quello che è stato un mio errore di Listazza. Il film è stato inserito insieme ad altri di Cronenberg pensando si trattasse di un horror o simil genere. Dopo qualche minuto di film ci accorgiamo che il registro è decisamente serioso-amoroso e l'unica cosa di inquietante è il dubbio che ci attanaglia dall'inizio e si conferma nel finale.
M Butterfly è un buon film, una tragedia che parla d'amore, di inganno, di culture diverse. Non è certo un horror ma è un film ben fatto, girato in maniera sobria ma attenta come al solito alle luci, agli ambienti, alle atmosfere. Ci ho fatto casso solo rivendendo qualche scena: Cronenberg utilizza un espediente, una particolare bandieratura della luce sui volti, il protagonista a volte sembra avere davanti agli occhi un'ombra nera, proprio a rappresentare la sua cecità. Proseguendo con l'analisi tecnica.. le musiche sono ovviamente di qualità, provengono da una delle opere più famose al mondo. Le interpretazioni sono delicate e toccanti e un plauso va anche al doppiaggio: non si poteva rendere meglio l'idea di una voce da trans.
Scena da oscar:
Molto tempo fa abbiamo visto, su mia proposta e ufficiale raccomandazione, Creepshow II. Il mio intento era portare alla Cantina il celebre episodio della zattera, il resto mi interessava relativamente, la visione ha confermato le mie aspettative.
Citazione:
Davvero angosciante e ben fatto, la suspence si sente. C'è spazio anche per un graditissimo intermezzo romantico durante il quale l'amico di Cisko abusa della ragazza sopravvissuta spongliandola e accarezzandola, prima che venga anch'essa raggiunta e sfigurata dall'olio maledetto.
Nell'ultimo episodio una donna, tornando a casa dopo una notte passata con un escort, stira un autostoppista che poi ritorna a terrorizzarla e ucciderla. Ancora buoni gli effetti speciali e una fugace ma sempre gradita apparizione di tettine.
Avevo inserito questo film in edizione con un obiettivo chiaro: fare uscire il primo 6/6 del GFFII: gli ingredienti c'erano tutti: un cast stellare, la presenza garantita di nudo, la giusta dose di ironia e un sottofondo horror interessante. La visione inizia con 10 minuti di ritardo a causa di una renza di DemonDeath che ci ha costretto ad evacuare la cantina
Il barone Frankenstein (Udo Kier) si trova nel suo castello in Serbia insieme al fedele assistente Otto (Amo Juerging) e ai due figlioli (Nicoletta Elmi (già vista in reazione e catena e gli orrori del castello di Norimberga oltre che in Profondo rosso) e Marco Liofredi) avuti dalla relazione incestuosa con la sorella (Monique Van Vooren). I lunghi studi del barone Frankenstein l'hanno condotto ad un punto cruciale per il futuro dell'umanità: egli ha trovato il modo di dare la vita. Ma non vuole fermarsi: egli vuole creare una nuova razza, superiore in forza e in morale, una razza perfetta che racchiuda in sé le caratteristiche somatiche della razza serba, diretti discendenti dei grandi greci e alla quale lui possa mettersi a capo per
creare un mondo migliore. Cerca quindi in paese i pezzi migliori sia in bellezza sia in salute; la donna è già pronta (Dalila Di Lazzaro), manca ancora una testa maschile che abbia un naso importante e un cervello che abbia nell'atto sessuale il suo chiodo fisso. Dove se non in un bordello il barone può trovare un uomo disposto ad accoppiarsi con chiunque; ma per un equivoco invece che l'aitante villico Joe D'allesandro il barone taglia la testa al di lui amico che è tutt'altro che attirato dalle passioni terrene avendo il progetto di farsi frate. Quando l'esperimento sembra fallire il barone vede crollare il suo sogno eppure non si arrende e decide di riprovarci ma intanto nel castello sta per succedere di tutto.
Flesh for Frankenstein (titolo originale) è
un po' come gli esperimenti del barone: mette insieme gli attori migliori e più belli (Joe D'allesandro e Udo Kier), degli effetti speciali importanti pur nella loro realizzazione trash, nudismi studiati, dialoghi mai banali e sempre divertenti e tutte quelle che cose che rendono grande un film ma non riesce a raggiungere la perfezione per gli errori più stupidi, talmente strani che la loro
prevedibilità non era possibile: in particolare nel film ho riscontrato
alcuni errori di montaggio: spesso quando si passava dal piano americano al primo piano e ancora più spesso quando si ritornava al piano americano i movimenti non erano continui, alcune volte le luci erano diverse e addirittura c'è un punto in cui mi sembra che Otto nel primo piano guarda da una parte quando nella scena precedente stava guardando dall'altra. Otto, personaggio fuori
dagli schemi è un personaggio fantastico, ma la sua depravazione
a cui assistiamo nel finale mi è parsa eccessiva soprattutto nei confronti della serva Olga, un personaggio di cui invece si sarebbe potuto fare a meno (ma forse nei film di Morrissey è necessario avere nel cast almeno una moglie di Fantozzi). Bellissimi e bravi i due mocciosi che acquistano fin dall'inizio una notevole importanza che aumenterà ancora di più nel finale a sorpresa, bella Dalila Di Lazzaro nel suo mutismo e anche Monique Van Vooren nel suo fascino di 48enne; l'amico di Joe è un personaggio riuscito nella sua passività.
La recitazione e il doppiaggio sono affidati a dei professionisti, magari fosse sempre così...Udo e Joe sono incredibili con le loro movenze,le loro espressioni e le loro battute sempre divertenti (Joe che ripete “Beh..Si! , Udo che dice:”Un uomo...due donne...deve essere potentissimo!”) anche se ogni tanto ce ne sono altre meno chiare (“Per conoscere la morte, Otto, devi fottere la vita fino alle budella”).
Altre scene mitiche sono quella dello schiaffone, quella in cui Udo parla della scienza, la posa di Joe quando va al bordello, il calcione di Joe all'amico e la scena della cena oltre che la carneficina finale. In contrasto a queste ci sono alcune scene troppo trash (la clava con cui Otto stordisce la gente, il pipistrellone)
Il film tratta svariati argomenti (lotta di classe, immortalità, scienza, creazionismo) e affronta una trama ricca e articolata; l'operazione Wahrol/Morrissey era molto impegnativa per questo venne chiamato Antonio Margheriti ad aiutare il regista americano; il suo apporto è notevole così come quello di Claudio Gizzi alla colonna sonora che alterna ai suoi brani originali l'overtoure del Tannhauser ma tutto ciò non basta a creare un film da 6/6 anche se ha gettato le basi per un nuovo esperimento dal titolo Blood for Dracula
Molteplici titoli caratterizzano l'esordio di Jesus Franco al gff,nonchè la sua prima esperienza di cannibal movie.lo stile inconfondibile del regista spagnolo appara evidente sin dall'inizio,in quanto non lesina di mostrare la cosa che piu ama e che più interessa:la figa. Intermezzata da momenti nella giungla dove alcuni negri corrono ignudi,ecco apparire,anch'essa ignuda, la fantastica Ursula Buchfellner,nel film Laura,strepitosa modella pronta a giungere all'apice della sua carriera.Intanto nella giungla una donna viene sacrificata al mostro dell'isola maledetta,che si nutre di donne dopo averle violate(letteralmente pussy eater).Si cominciano così a intravedere i primi gattoni con tanto di zoomate tipiche del regista,unite alle macchiete giunglaiole di grande effetto,tra cui la sciamana negra,anch'essa con una altissima qualità di nudo,specie quando si dimena posseduta e dei bianchi irsuti suonatori di bonghi stranamente inseriti nella tribu degli zulù.Laura viene rapita da dei malandrini locali tra cui spicca il vecchio col cappellaccio,capace di bombarsi l'altra splendida bionda del film e di violare laura incatenata in una scena pseudofetish sotto lo sguardo degli altri succubi.
Entra finalmente in scena l'eroe, Peter,interpretato da Al Clever,pseudonimo di Pierluigi Conti,nostra vecchia conoscenza per aver interpretato capisaldo come demonia, murderock e l'aldilà, riconoscibile per il baffo biondo e l'imponente espressività. Il Conti sbarca sull'isola insieme al pilota e tratta coi rapitori,cercando di gabbarli senza successo.ne nasce una sparatoria e la marmaglia si disperde.Laura riesce a fuggire nella giungla,i ricattatori inseguono, i salvatori si rifugiano su una barca dove troviamo la figlia dell'ambasciatore,coinvolto suo malgrado nella vicenda,la quale ci regala un nudo indimenticabile.Dopo aver spiegato al Conti le usanze dell'isola(rimanendo rigorosamente nuda)sollazza il pilota appena conosciuto.Purtroppo però il mostro giunge sulla barca proprio durante la copula,ammazzando entrambi.Laura nel frattempo è catturata dalla tribù e viene preparata per il sacrificio,lavata da tre donne nude.Così mentre il mostro si prepara a divorarla,allenandosi con l'altra bionda rimasta in vita,il Conti si fa dapprima uccellare come un novellino dal vecchio,che riesce però ad ammazzare fortunosamente durante una colluttazione in acqua;poi per salvare Laura il Conti scegie la via più improbabile,uno strapiombo inviolabile.Giunge infine lo scontro finale tra il mostro nero armato di fallo e l'albino conti,armato praticamente di nulla.Vince a sorpresa ilconti con l'ennesimo colpo di fortuna, e dopo aver recuperato Laura nuda e svenuta,non lesinando le palpate,e aver liberato l'isola,rientra alla base con la barca,prendendo il sole con la modella,rigorosamente in topless.

Eccessivamente criticato,secondo me Sexo canibal è davvero un bel film ricco di situazioni e momenti esaltanti come piacciono a me,e con scene che hanno strappato applausi alla platea.Certo,la spettacolarità dei nudi(ci saranno piu di una candidatura all'oscar)e la folta presenza negus sono un punto di forza,ma anche la sceneggiatura è carina,anche se alcuni dialoghi sono un po scontati.Il mostro ricorda porno holocaust e certe riprese vogliono citare cannibal holocaust e i vari film di cannibalismo italiano.Certo non siamo sullo stesso livello,ma Franco ci mette molto del suo,la sua mano si vede.Un film certamente divertente,in cui le pecche passano in secondo piano.Inoltre ha avuto il merito di farmi conoscere il maestro Franco,ora il piu scaricato nella cantina,che speriamo di rivedere presto.ù
Cit. "io non giudico gli uomini,li amo" (ursula buchfellner)
2° 4,60 - Il mostro è in tavola barone Frankenstein (Morrisey)
3° 4,58 - Garden of love (Ittenbach)
4° 4,50 - L'esorcismo di Emily Rose (Derrickson)
5° 4,00 - Creepshow 2 (Gornick)
6° 3,70 - Sexo Canibal (Franco)
7° 3,25 - Family (Landis)
8° 2,50 - M Butterfly (Cronenberg)
9° 2,25 - Zhixi - Suffocation (Zhang)
Fc- L'uomo puma (De Martino)
Inattesa vittoria per Turistas che si prende il primo 6/6 dell'anno; non è solo questo voto a sancire la sua vittoria ma anche un 5 e mezzo e un cinque secco che giungono a supplire a due ben più ragionevoli (per me) 4/6. In generale è stata un'edizione parecchio positiva e l'uniformità di giudizio che stavamo riscontrando nelle ultime edizioni è scomparsa (tranne che in pochi casi come Creepshow 2): è capitato infatti che uno stesso film abbia preso un 1 e mezzo e un cinque e mezzo e tutta la gamma possibile dei voti è stata utilizzata tra i vari film: dall'1 al 6; tutto ciò ha causato parecchie discordanze e critiche ai voti altrui tuttavia ha reso lo spoglio della quinta edizione uno dei più avvincenti mai fatti. Sugli altri gradini del podio troviamo meritatamente il film diMorrisey e quello di Ittenbach e al quarto posto L'esorcismo di Emily Rose a dimostrazione che non sempre un film visto da sole tre persone è favorito. A metà è appunto Creepshow 2, il perfetto esempio di film da metà classifica, poi si scende sotto la sufficienza con Sexo Canibal e la classica settima posizione del master of horror; nella gara all'ultimo posto la spunta Zhixi mentre M Butterfly finisce ottavo; il fuori concorso se fosse stato in edizione avrebbe ottenuto un piazzamento di rilievo.
Complimenti a Stockwell per l'ottimo risultato!
Rabid Rats persenta:
- La casa dei mille corpi ( Rob Zombie, USA 2003 )
- MIriam si sveglia a mezzanotte (Tony Scott, UK 1983 )
- L'inquilino del terzo piano ( Roman Polanski, FRA 1976 )
- We all scream for ice cream ( Master of horror II, Tom Holland, USA 2007 )
DemonDeath presenta:
- SHakma, la scimmia che uccide ( Tom Logan, USA 1990 )
- Rabid grannies ( Emmanuel Kervyn, BELGIO 1988 )
Lord Pain presenta:
- La tomba ( Bruno Mattei, ITALIA 2004 )
Fuori concorso: Caligola ( Tinto Brass, ITALIA 1979)
La sesta edizione ci propone dei titoli importantissimi e a lungo attesi: si parte con un doppio appuntamento col giallo all'italiana anni 70, il mio genere preferito, con Cavara e Barilli pronti a stupire, poi la mia proposta questa volta affidata totalmente alla sorte (Zombie è forse l'ultimo dei registi che avrei voluto proporre); è Tony Scott a proporre il suo Miriam si sveglia a mezzanotte, attesissimo nonostante la trama vampiresca, poi c'è il ritorno di Polanski con un film sulla carta fortissimo. Dopo la parentesi master of horror verso il quale nessuno ha grandi aspettative sebbene il regista Tom Holland sia acclamatissimo (non si sa bene per cosa) ecco la proposta di DemonDeath: Shakma ...ieri le pareti della cantina hanno tremato alla lettura del titolo. Rabid grannies non ha suscitato particolare entusiasmo, speriamo che l'origine belga del film abbia qualcosa che ci faccia sorprendere; si chiude con l' esordio di Bruno Mattei al GFF con quello che può essere considerato il capolavoro trash del nuovo millennio: La Tomba. Il fuori concorso è firmato da Tinto Brass con il caro Malcolm McDowell nei panni del giovane Caligola in un film tutt'altro che pornografico,forse.
Il film inizia avvisandoci subito che Emily Rose è morta. Capite che se fosse stato un film sull'esorcismo di Emily Rose molti avrebbero perduto interesse per la visione essendo già a conoscenza del tragico finale, ma per fortuna il film tratta del processo all'esorcismo di Emily Rose: lo spettatore entra così in un'ottica diversa. I protagonisti in campo non sono più padre Moore, Emily Rose (Jennifer Carpenter,figlia del noto regista), l'avvocato del diavolo e la legale dell'arcidiocesi, ma sono la fede,la scienza e la giustizia che ,personificandosi di volta in volta nei personaggi citati e in altri secondari, si affrontano in un processo difficilissimo.
La scelta quindi di un horror che si svolge per più della metà del tempo in un'aula del tribunale è vincente, così come l'alternanza di queste parti ai flashback visivi che ci riportano alle vicende vissute rendendo il film più appassionante e giustificandone appieno la sua posizione all'interno del genere horror, cosa su cui inspiegabilmente non tutti sono daccordo (il film potrebbe essere addirittura candidato per l'oscar al film più spaventoso).

Le scelte non vincenti sono invece le classiche idee volte ad esagerare, a strafare: le ore tre di notte, la presenza dei demoni che circonda il prete e l'avvocatessa,l'apparizione della figura nera al prete e alcuni dialoghi tipo “ I demoni non la lasceranno in pace finchè la storia non sarà raccontata” (the ring?), altre cose forzate che inseriscono di prepotenza l'aspetto religioso sono passabili (stigmate, l'apparizione della Madonna a Emily e il fatto che lei non accetta un secondo esorcismo perchè accetta il suo destino: tenere il diavolo dentro di sé affinchè grazie alla sua morte e al successivo processo molti capiranno che il regno dei cieli esiste(chissà come! )) ma non necessarie.
A differenza dei miei due confratelli la parte processuale è quella che ho preferito; coraggiosa e interessante. Sul banco degli imputati si presentano in ordine: - la vicina di casa (superpartes con tendenze pro fede) – il dottore (pro scienza) - Jason,l'amico gay di Emily (pro fede) – quello dell'autopsia (pro scienza) – il padre di Emily (pro fede) – L'antropologa (scienziata pro fede, o almeno pro capacità sensitive) – infine il prete (talmente pro fede che quasi si autoincrimina celando alla sua legale alcuni dettagli come la presenza di un dottore durante l'esorcismo(-il dottore (pro ignavia) travolto da un auto in una scena discutibile nella sua frettolosa realizzazione) .

A parte la coppia di attori avvocati un po' scarsina e alcune fasi del processo che lasciano qualche interrogativo (se uno fa un'obiezione il giudice non dovrebbe accoglierla o respingerla? c'è un punto in cui lei fa un'obiezione ma si va avanti come se niente fosse) e la scena dell'apparizione della figura nera con successiva orrenda scena della fuga del prete fuori dalla casa con telecamera fissata su di lui (nella foto), Derrickson dirige il film molto bene aiutato da validi collaboratori e ricevendo fior fiori di dollaroni dai produttori del Martini e aggiungendo anche la vicenda secondaria dell'assassino che uccide una coppia per far nascere dei dubbi all'avvocatessa se davvero quello che sta facendo sia giusto.
Che cosa ha ucciso davvero Emily Rose? Il diavolo? O il prete che che le ha consigliato di sospendere le cure mediche previste? O sono state proprio le pastiglie a spaccare le cellule cerebrali di Emily che in fase di esorcismo avrebbero dovuto attivare i processi sensoriali in grado di rispondere positivamente all'intervento del prete?
Domande che non troveranno risposte definitive nel buon finale ma rimarranno aperte lasciandoci come unica certezza quella di doverci alzare “IN PIEDI!”.

Un discendente azteco, o atzeco, di nome Vadinho e dal volto inconfondibile è alla ricerca dell'uomo puma, un fantomatico superuomo discendente da una razza aliena giunta sulla Terra secoli prima che grazie alla sua tecnologia avanzata aveva favorito la costruzione dei famosi templi. La popolazione azteca da allora in poi sarebbe stata protetta da una discendenza di uomini puma con enormi superpoteri e natura divina. Vadinho riesce nella sua missione: l'uomo puma si trova in America e si chiama Tony Farms: per esserne certo deve sottoporlo alla prova divina: buttarlo giù dal terzo piano di un museo e controllare il suo atterraggio. Accertata l'identità inizia ad addestrarlo, intanto il malvagio Kobra, entrato in possesso della maschera dell'uomo puma in grado di 1-controllare le menti, 2- riprodurre le teste di chi la guarda per poi praticare del voo-doo con esse 3- creare una bariera invisibile ed insuperabile attorno ad essa, ordina che l'uomo puma, nemico di sempre (Kobra presumibilmente ha origini extraterrestri), venga ucciso e manipola una bella ragazza,figlia del governatore olandese, per sedurlo e farlo finire in trappola.
La storia non è affatto male; partendo da un personaggio con un nome originalissimo rubacchia un po' qua e un po' là dai vari film di fantascienza, di supereroi, di alieni, di divinità e comprime tutto in un'oretta e mezza secondo una logica fantascientifica accettabile. Le prestazioni degli attori sono la cosa migliore: l'uomo puma e soprattutto Vadinho bucano lo schermo, la bella Sydne Rome è una presenza molto intrigante e il celebre Donald Pleasence
offre il suo volto per un cattivo abbastanza credibile.
Scoprire pian piano tutti i poteri dell'uomo puma è stato uno spasso: il volo- la vista al buio- il passaggio attraverso i muri – il teletrasporto...ma la migliore è la capacità di morire temporaneamente a proprio piacimento: sarà proprio grazie a questa trovata che l'uomo puma riuscirà a sottrarsi al terribile comando impostogli dalla maschera: quello di togliersi la vita. Ci sono anche altri temi interessanti che vengono trattati (non da ultimo l'amore della ragazza per l'uomo puma in grado di vincere la manipolazione della maschera, un potere più forte di qualsiasi potere del puma, tranne la morte temporanea ovviamente); il tutto è accompagnato da una musichetta simpatica. Capitolo effetti speciali:La metamorfosi da uomo a uomo puma, avviene
attraverso l'indossare un mantello... grande! l'effetto volo è ridicolo, penso che nessuno, neanche un bambino, si illuda per un solo momento che Superman stia volando sul serio; gli altri pur restando nell'insufficienza sono un po' meglio. Va comunque dato merito a De Martino di averci provato.
Il regista dirige abbastanza bene il tutto anche se in certi casi riutilizza la stessa scena troppe volte (quando Superman spicca il volo verso i cattivi) inoltre soffermarsi così tanto su un effetto speciale così scarso come quello del volo non è stata una buona scelta
l'uomo puma è un film di fantascienza, rarissimi in Italia, che può sucitare molte critiche ma che si vede piacevolmente ed è in grado di divertire e appassionare.
L'attrice è segnalata per il premio prugna
La serie dei Masters ci regala codesto godibile film, intitolato “FAMILY”.


A me è piaciuto, anche più del passato Master intitolato V WORD. La trama è bella e ben fatta, il finale tragico. Simpatici i protagonisti: tutti e tre hanno terribili segreti da nascondere e lo fanno con maestria. Lo consiglierei a tutti come un film semplice ma godibile.
Cina: Shen Xiao è un fotografo che ama immortalare modelle a poppa di yacht in alto mare. Ma il suo vizio è rischioso, durante un estenuante shooting con la sua preferita, Jiang Lili, egli cade in acqua e rischia di soffocare. Così si apre questo film particolare, durante il quale si succedono situazioni sempre simili e diverse, una struttura interessante ma che può risultare un po' monotona. E' difficile ricostruire una trama sensata e cronologica, soprattutto se non si vuole svelare la sorpresa finale. Il film infatti è come un alternarsi di scene viste da occhi diversi, in momenti uguali o differenti, montate in maniera intrigante e mai scontata.
E via con i flash back di lei che suona come una pazza, l'acqua che bolle, l'archetto che si sfilaccia.. probabilmente il momento preciso in cui Shen raggiunge nella vita reale il definitivo esaurimento nervoso che solo con l'aiuto della vecchia psicologa riuscirà a superare.
Voglio ricordare alcune scene di straordinario impatto: lui che sente gemiti mostruosi e inizia a scavare nella sabbia, Melzi che suona fino a distruggere il violoncello in un duetto con il fischio della teiera, la breve e frenetica apparizione di Shen in discoteca con la modella, la prima volta in cui il cane nero entra in casa e il nostro protagonista cerca di acchiapparlo, tra luci e ombre.
Un film a due facce, un mix tra splatter e telenovelas sia per la storia sia per lo stile delle riprese e le ambientazioni che saltano da una casa diroccata luogo di massacri ai salotti mondani delle case per bene tedesche. Uno stile horror particolareggiato soprattutto nei movimenti zombeschi che sono intrisi di scatti spettrali e delle morti spettacolarmente esagerate. Il tutto accompagnato da qualche trovata umoristica
come la televendita horrorifica e qualche inserto alla “una rotonda sul mare” come i ricordi del passato hippy di Rebecca. Questi momenti che con qualche alto e basso sono comunque sempre affscinanti e originali sono alternati con dialoghi estenuanti e lentezze inverosimili che stonano con il ritmo e la tensione che si respira altrove (su tutte la scena iniziale). Vero è che anche queste parti più noiose e a volte banali sono state comunque seguite da me con interesse vivo grazie all'onnipresente ottima colonna sonora che anche nei dialoghi più inutili accompagna il film tant'è che al minuto 40 quando per la prima volta si ferma la colonna sonora (in concomitanza con l'apertura della porta della casa) il pubblico si sente nudo, scoperto e ci si aspetta che possa succedere ogni cosa.
Il discorso fotografico mi sembra piuttosto ben curato ma quasi ho rimpianto l'immagine grezza ma decisamente più efficace del precedente Premutos. Ittenbach ha gestito il tutto discretamente curando alla grande alcune cose e sorvolando su altre
alle quali probabilmente importanza di meno: la ricostruzione della strage del passato è affidata ad un lunghissimo monologo di oltre cinque minuti in cui l'attore ha dovuto fare uno sforzo inumano per non scoppiare a ridere e ricordare quel che doveva dire (eccolo in una foto mentre lancia qualche occhiata disperata al gobbo). Il finale ciclico con lei che si prende a cuore delle sorti della bambina, vittima delle beghe dei grandi, come fu per lei mi è piaciuto, altrettanto il ritorno del male ma le risate finali sono a dir poco improbabili.
Concludendo Garden of Love è stato un film altalenante (anche per le scene di Rebecca sull'altalena) ma con degli spunti interessanti che hanno prevalso in positivo ; si è registrata inoltre una sorta di rispetto a prescindere per tutto ciò che è accompagnato dalla firma di Olaf Ittenbach