1° 4,75 - Riky-Oh (Nam Nai Choi)
[Guadagna la qualificazione per i Masters of Ghisoni]
2° 4,72 - La maschera del demonio (Mario Bava)
3° 4,71 - Rosemary's Baby (Polanski)
4° 4,30 - Tha addiction (Ferrara)
5° 4,16 - Creepshow (Romero)
5° 4,16 - Lost Highway (Lynch)
7° 4,14 - Society (Yuzna)
8° 3,80 - Alta tensione (Aja)
9° 3,40 - Non violentate Jenifer (Zarchi)
FC - Amsterdamned (Maas)
1° 5,25 - Freaks (Browning)
[Guadagna la qualificazione per i Masters of Ghisoni]
2° 4,75 - Holocaust 2000 ( De Martino)
2° 4,75 - Session 9 (Anderson)
4° 4,25 - The Brood (Cronenberg)
5° 4,25 - Splatters (Jackson)
6° 3,66 - La montagna del dio cannibale (Martino)
7° 3,57 - Paura nella città dei morti viventi (Fulci)
8° 2,75 - 976 Evil (Englund)
9° 1,80 - Riti,magie nere e segrete orge nel 300 (Polselli)
FC - 6,00 Il settimo sigillo (Bergman)
1° 5,00 - Mucha Sangre (Pepe de las Heras)
[Guadagna la qualificazione per i Masters of Ghisoni]
2° 4,60 - Hostel (Roth)
3° 4,50 - La chiesa (Soavi)
3° 4,50 - Visitor Q (Mike)
5° 4,00 - Basket Case (Henenlotter)
5° 4,00 - Der Todesking (Buttgereit)
7° 3,60 - Compleanno di sangue (Thompson)
8° 3,40 - Demonia (Fulci)
9° 3,00 - I drink your blood (Durston)
FC - Nuda per Satana (Batzella)
Bill Whitney, giovane rampollo di una ricca famiglia di Beverly Hills, ha qualche problema, è convinto infatti che la sua famiglia e tutto ciò che gira intorno ad essa abbia qualcosa di “strano”.
Le sue paranoie precipitano quando un suo amico gli fa ascoltare la registrazione di una chiacchierata familiare.
A volte l’importanza di alcuni film prescinde dal loro effettivo valore artistico.
E’ così che il peso dell’esordio registico di Yuzna affonda le sue radici nella lettura, non tanto tra le righe, di una società americana vissuta all’ombra dell’edonismo reaganiano. La sua forza è racchiusa nel paradigma di come, purtroppo, questo teorema sia universalmente applicabile.
Yuzna si diverte a denigrare, offendere, ridicolizzare e condannare una classe sociale, una casta privilegiata, mettendone alla gogna vizi e debolezze e facendo della sua prerogativa principale (la manipolazione della carne) lo strumento principe con cui enfatizzare tali aberrazioni. Maestro nel modellare e creare forme con membra e sangue, prerogativa di cronembergiana memoria, Yuzna espone al pubblico ludibrio il marciume che si cela dietro una rassicurante e radiosa facciata (anticipando di 10 anni Mary Harron ed il suo, poco riuscito, American Psycho) e rimarcando con sfacciato cinismo alcuni aspetti di tale orrore, come la pratica dell’inglobamento di un membro di ceto inferiore e la di lui suzione. Oltre l’aspetto puramente etico Society irrompe nello scenario cinematografico stravolgendo gli schemi del cinema horror americano di quegli anni, introducendo elementi fino ad allora solo suggeriti, come la palese critica sociale (non più metafora) e una sagace ironia. Elementi già utilizzati in maniera significativa solo da Dan O’Bannon per il suo “Il Ritorno dei Morti Viventi” (non a caso Yuzna ne firmerà il terzo capitolo) e rielaborati e rivisti splendidamente, in tempi più recenti, da Trey Parker. Il linguaggio filmico di Brian Yuzna è ancora un po’ acerbo e la sceneggiatura in alcuni momenti latita, ma “Society” regge per tutta la sua durata, con l’apice creativo del quarto d’ora finale, da incorniciare e tramandare ai posteri per la devastante bellezza. Lo sforzo effettuato da “Screaming Mad George” per gli effetti speciali è lodevole (considerando il risicato budget), anche se a tratti troppo “plastico”, stesso discorso per le interpretazioni dei protagonisti in alcuni passaggi un po’ legnosi, tuttavia “Society” rimane un film “fondamentale”.
Yuzna ci racconta come funziona il mondo, ci svela i suoi segreti più reconditi, ci mostra l’orrore dietro la maschera e chiude il film sussurrandoci che, probabilmente tutto è destinato a rimanere tale e che nessuno si accorgerà mai di cosa succeda dietro la facciata…o meglio farà finta di nulla.
Hell Hand
Alla vigilia del grande evento ci ritroviamo, per la penultima serata del GFF9, nella Sala del Terrore. Questa sede ufficiale era stata trascurata per un po' di tempo in favore della Cantina con il suo accattivante Biliardino, ma con il GFF9 ha ripreso fascino e vigore.
Il film si presenta con la fama di capolavoro, l'unione di un tema di fondo horror con la direzione di uno dei miei registi preferiti mi ha spinto a metterlo in fondo alla mia edizione, secondo dei tre grandi botti finali che solitamente chiudono gli spettacoli pirotecnici.
Anni 90, Kathleen, una studente di filosofia, viene trascinata in un vicolo da un'affascinante donna in nero (Sciorra) e vampirizzata con un morso al collo. Dal giorno seguente Kathleen inizia a mordicchiare le persone che le stanno vicino, allargando a macchia d'olio la dipendenza al sangue. Prima un professore, poi la sua amica sosia di John Lennon, poi chiunque le capiti sotto tiro, compreso il Moro. Una sera, a caccia di prede, si imbatte nel capo dei vampiri (Walken), che con autorevolezza la dissangua e la mette in riga, essere demoni non è bello e non è facile e soprattutto: -Tu non sei niente- e -Il dolore è una cosa che tutti conosciamo ma per capirlo occorre essere speciali-. Con questa frase sembra denunciare l'incapacità dell'uomo di sopportare le difficoltà e la sua debolezza nel rifugiarsi nelle dipendenze e nelle soluzioni amorali. E' di questo che parla il film, di dipendenza e di Male, il Male per eccellenza che arriva da dentro l'uomo, dipinto con i frequenti richiami alle tragedie più orribili della storia (My Lai, l'Olocausto) e impersonato dai Vampiri. Tutto il film viaggia quindi su questa doppia analogia, la dipendenza dal sangue come fosse eroina e la diffusione del Male sotto forma di morbo vampiresco. La memorabile orgia di sangue rappresenta l'apice del concetto, mentre il risveglio all'ospedale e la catarsi le ho viste come la redenzione finale dell'antieroe, uno dei marchi di fabbrica del regista.
Significativa anche la frase che il carnefice ripete alla vittima prima di vampirizzarla -Dimmi di andare via, ordinamelo-. E' il Male che, assolutamente riconoscibile, tenta l'uomo, il quale pur consapevole dei rischi non ha la forza per sottrarsi.
Dal punto di vista estetico il film è estremamente suggestivo, la fotografia è molto curata e la direzione varia, alterna riprese a mano libera a movimenti lenti e puliti, dove le scene si consumano in tutta la loro atrocità prendendo forza anche da questa contrapposizione. Altre atmosfere, anche se statiche e concentrate su un particolare (la presenza invadente del sangue per esempio), disperdono nell'aria della Sala una sensazione di disgusto e disagio non comuni. Altri punti forti tipici del regista sono la scelta dell'ambientazione, la solita new york senza speranze; le musiche, contemporanee e incalzanti come la vicenda, che parte lenta e non smette più di accellerare; lo staff, Abel si circonda spesso degli stessi collaboratori: St.John sceneggiatore, Walken attore, Kelsh alla fotografia; le interpretazioni degli attori, Lili Taylor si esprime in maniera sublime, entrando perfettamente nella dimensione di dolore che avvolge i film di Ferrara; infine la violenza, onnipresente, esplicita, disturbante.
Perchè il bianco e nero? Continuavo a chiedermelo durante la visione, e ho guardato il film concentrandomi su un aspetto: il nero assoluto rappresenta il Male e Kathleen piano piano si ricopre di queste ombre nere. Esse si confondono con il sangue, nel bianco e nero contrastato infatti il rosso scuro non può che risultare nero.
The Addiction Vampiri a New York è un film stupendo ma molto serio, negativo, non lascia spiragli all'ironia se non in piccolezze che ho notato solo con una seconda visione di spezzoni, per esempio la scena in cui Christopher si fa i gargarismi con un bicchiere di sangue di Kathleen. Insieme al clima serioso da film d'autore impegnato qualcuno ha sofferto della lentezza iniziale e dei continui rimandi storici e filosofici, apparentemente criptici e fini a se stessi. E' bastato rivederlo in parte e collegarlo alle altre opere del regista per comprendere un po' meglio tutto il concetto e l'ottimo lavoro di fondo. 
Inequivocabile è invece la capacità del film di shockare con immagini e riprese davvero ben fatte, mi viene in mente l'inizio del festino finale, quando Kathleen succhia il sangue al vecchio e lo sputa in camera, poi il devasto totale e in fine l'overdose, lei che vomita sangue, poi viene trasportata su una barella con gli abiti completamente inzuppati.. sequenze da brivido, da cineteca.
Concludendo posso dire che come spesso accade per i film d'autore anche questo ha bisogno di una seconda visione per essere apprezzato al meglio, purtroppo le regole del Ghisoni sono ferree, la votazione fulminea, sono sicuro che in tanti lo hanno sottovalutato.
Dello stesso regista, da segnalare per il GFFII -Ultracorpi l'Invasione Continua- un remake meno impegnato ma ben fatto, che rivedrei molto volentieri.
Citazione: "Ho conosciuto un uomo, un veterinario, ci ho passato un paio di notti. Lo sai cosa fa tutto il giorno? Scanna gli animali. Lavora al mattatoio e sta nel sangue fino alle caviglie. Gli ho chiesto come mai e lui dice che una carriera dopo 4 anni di studi universitari non vale quello che gli hanno insegnato in Asia. Di notte se ne va in giro col suo furgone, raccoglie gli autostoppisti e li porta dove vogliono."
Dopo una breve pausa a causa della mia settimana di “vacanza” il GFF riprende per il gran finale (della prima fase)…il film che ci prepariamo a vedere è quello che tra gli 81 in gara è meglio posizionato nella classifica web di imdb: Rosemary’s Baby di Roman Polanski,anno 1968. Alla chiamata rispondono un nuovo adepto che fino ad oggi solo la distanza geografica aveva tenuto lontano, la ragazza già presente alla serata Lynch, Shock Trauma,quasi sempre presente al GFF9, e i tre padri, due dei quali giungono con un’ora di ritardo…ma non è tempo di dare spiegazioni…cala il silenzio e la sala del terrore illuminata con centinaia di candele ci accoglie per quello che ha tutta l’aria di essere un gran film.
Rosemary è una giovane donna di città dalla faccia pulita, bella e semplice, con poche fantasie per la testa e l’unico suo sogno è quello di una vita serena in compagnia dell’uomo che ama e magari di un figlio…proprio con questa prospettiva lei e suo marito Guy,un attore pubblicitario ed eterna seconda scelta quando fa provini per dei ruoli importanti a teatro, si trasferiscono in un appartamento più spazioso in centro città infischiandosene delle dicerie sui fatti malsani avvenuti tra quelle mura in passato: la loro casa dovrà dare vita, non ricordare morti di chissà quanto tempo prima.
Fanno subito conoscenza, anche se in una circostanza tragica, dei loro vicini, una coppia anziana e leggermente invadente, con la quale però soprattutto Guy inizia a legare moltissimo affascinato dal carisma e dall’esperienza, anche in ambito teatrale, di Roman. Dopo parecchi tentativi finalmente Rosemary rimane incinta ma in circostanze piuttosto strane e un sogno in cui viene posseduta da un demone non la rassicura molto; decide perciò di rivolgersi ad uno specialista e sono proprio gli anziani coniugi a consigliarle il celebre dottor Sapirstein il quale le vieta ogni medicinale prescrivendole una cura a base di un’erba maleodorante.
Eppure Rosemary continua a sentire un dolore ma non vuole parlarne a Guy, non ora che è arrivata per lui la grande occasione con una parte di protagonista in un’importante dramma. Ma che ne è stato della vista del primo attore?
Un amico di Rosemary vuole metterla in guardia verso qualcosa ma finisce in coma; in un libro però Rosemary trova una coincidenza poco rassicurante per lei e per il suo bambino.
Una storia costruita perfettamente dove ogni tassello, ogni personaggio, ogni dettaglio vanno a ricollegarsi nel miglior modo possibile in un insieme davvero solido.
Grande sceneggiatura quindi che si accompagna ad una grande regia e a buone musiche. Per quanto riguarda gli attori ho trovato fenomenale Mia Farrow ma anche il marito(John Cassavetes) regala grandi momenti.
La coppia di vecchi è una coppia insopportabile; tuttavia c’è chi ha dato un oscar a Ruth Gordon(Minnie,moglie di Roman) per questa parte… certo riuscire ad entrare nei panni di un personaggio odioso così bene deve essere una prova di gran talento ma per i poveretti che devono sentirla ciarlare per due ore ardua è l’impresa.
Memorabile tra gli attori terziari il ragazzo di colore che manovra l’ascensore.
Il film ha pochissimo sangue e ancor meno ci mostra il piccolo demonietto, inoltre non si è creata in me quella tensione che un horror con poco sangue e pochi effetti speciali dovrebbe creare…ma ciò non significa che il film non mi abbia interessato e appassionato anzi…diciamo che il film non mi ha coinvolto emotivamente forse perché non sono mai stato incinta.
Il finale inizialmente mi aveva deluso poi ripensandoci può andare bene così, ma l’ipotesi di una culla che cadeva dal tetto mi intrigava, prima che partissero i titoli di coda in corsivo rosa (spettacolari)
Inoltre mi chiedo perché Polanski non abbia inserito,magari nelle sequenze oniriche, quella bellissima immagine che è raffigurata nella locandina del film.
Dopo “per favore,non mordermi sul collo” che non mi era piaciuto molto Polanski realizza un grande film che però non batte quello che ritengo il suo miglior film tra quelli che ho visto: il pianista(2002)
Approfitto della pausa lavorativa forzata per fare un post apposito pr la serata più attesa dell'anno, ameno di 8 ore dal'inizio...
riprendo la scaletta dell'evento,ormai confermata:
ore 19:30 ritrovo e accoglienza
ore 20:00 Pizza
ore 20:30 visione di Society the horror e successiva votazione in sesti
ore 22:10: spoglio delle ultime tre edizioni
e a seguire:
- visione di "assassinio al convegno bandistico", il film realizzato da noi
-scelta del ripescato
-abbinamenti per il master of ghisoni
-visione di "amsterdamned"
...poi si vedrà...
il tutto sarà intermezzato da partite al biliardino e al calcetto.
In collegamento telefonico ci sarà Hand Hell
è preferibile l'abito elegante
la tensione è già altissima..ieri sera sono stai definiti criteri per la scelta del ripescato:ricordo di seguito che il regolamento del ripescaggio è modificato nel seguente modo ufiiciale:
Partecipano alla fase finale i 9 film vincitori delle 9 edizioni del GFF, più un decimo film che viene ripescato.Tra igli 8 film non finalisti delle 9 edizione verranno selezionati 9 film(uno a edizione)col critrio di preferenza dei 3 padri o dell'ordine in classifica generale in caso di mancata maggioranza in fase di scelta.tra i 9 ripescati verrà stilata una miniclassifica dei primi 3 posti.il valore numerico delle classifiche dei ripescati sancirà il film definitivamente ripescato per il master of ghisoni.in caso di parità numerica si procederà alla votazione aut-aut dei 3 padri.
segnalate qui le vostre impressioni/idee per la serata
Film dai plurimi titoli(nacque come day of the woman,io personalmente lo avrei lasciato così),è divenuto un classico del filone rape-revenge,meritatamente direi.Molti paragoni sono stati fatti,in sede di visione,con l'ultima casa a sinistra,già oggetto di visione Gff.Non voglio fare paragoni,ma quello che più mi ha colpito è la crudezza e il distacco con il quale viene trattata la storia,senza quella comicità grottesca spesso utilizzata per rendere più sopportabile un tema difficile da trattare.NOn basta quindi il personaggio del "babbo" che anzi porta in risalto la figura del reietto..anche la mancanza di colonna sonora,il setting bucolico e la rappresentazione della violenza che supera il classico teppismo dei bifolchi sono la parte forte di questo film,in cui qualche assurdità durante la "revenge",tra l altro un po sbrigativa,ha fatto perdere qualcosina.La trama è assolutamente essenziale:una giovane prugna nudista(Camille Keaton,per l interpretazione,viene aggiunta tra le papabili per la best actress gff)va a scrivere un romanzo in una casa isolata di campagna.non manca però di arrazzare i giovini fannulloni del posto,che penseranno di divertirsi a modo loro violentandola e tentando di ammazzarla.Per colpa del "babbo" la donna sopravvive e invece di fare la cosa più logica(andarsene,chiamare la polizia o se proprio li vuole ammazzare assoldare un killer)si improvvisa vendicatrice facendo fuori i 4 malcapitati,senza che nessuno sospetti nulla..interessanti alcuni aspetti del revenge,l adescamento per ammazzare uno dei balenghi(che etichetta il tutto con..quelle di new york sono tutte così) e soprattutto la scena madre dell'uccisione del babbo,che Jennifer, tramite un complesso sistema di carrucole, riesce ad impiccare con la sola forza delle esili braccia mentre sta avendo il primo amplesso con la stessa ragazza.Nemmeno il nostro Stan sopravvive alla vendetta tranciato dal motoscafo(che la cittadina jennifer manovra come se fosse nata sul lago).Interessante il rovesciamento delle parti:per la prima metà del film la donna fa bella mostra della sua stupidità,nella seconda i bifolchi passano da sadici professionisti a imbecilli senza alcun barlume di intelligenza(persino Stan per salire sul motoscafo va ad aggrapparsi all'elica,giusto per farsi triturare meglio..si rasenta l'assurdo).Al di là di questi momenti di impossibilità non violentate jennifer è davvero un bel film,estremo nella sua semplicità,forte ma molto efficace,utilizzando semplicemente l'immagine realistica della violenza un pò casuale..forse un po troppo realistica,è stato censuratissimo e la carriera del regista Meir Zarchi ne ha risentito..terminando.Il regista però si sarà sicuramente consolato con Camille Keaton,con cui è stato sposato per vari anni. L'attrice ha tra l'altro esordito sugli schermi in Italia nel film Decameroticus.Da trovare,così come il seguito,Savage Vengeance, ovvero I spit on your grave 2.
La pioggia scesa in prima serata cessa, a far compagnia ai giurati presenti nella sala del terrore restano solo il vento e i lampi; oltre ai tre padri e shock trauma da segnalare una new entry femminile attirata dal fascino misterioso di David Lynch e del suo Lost Highway: un film coraggioso,sia da dirigere sia da proporre ad un festival dell’orrore.In questo film più che mai l’orrore non corrisponde al sangue (che scorre molto modestamente ),l’orrore di Lynch è l’inconscio, l’ignoto,quello che magari abbiamo rimosso ma che inesorabilmente ritorna(l’omicidio,il tradimento), è l’incapacità di creare uno scudo da ciò che ci opprime,l’incapacità di dimenticare.
Trama:C’è Fred Madison che suona il suo sassofono tenore, c’è sua moglie Renèe che ama la dolce vita, ci sono delle videocassette fuori dalla porta che riprendono la loro casa: prima dall’esterno,poi da dentro lungo i suoi bui corridoi ,fino alla loro stanza da letto, e nel letto un po’ si dorme, un po’ si fa all’amore, un po’ si fanno gli incubi.Poi l’incubo prende forma e si presenta a colui che lo ha sognato; e dopo aver incontrato il suo stesso incubo alla festa di Andy, un regista di film porno,Fred uccide la moglie.
Condannato a morte Fred riesce,all’interno della cella, a creare il proprio scudo: crea così la vita di Pete Dayton,un giovane abile meccanico: ma il trucco funziona per pochissimo: gli incubi reali tornano in forma inconscia anche in questo mondo privato che ha costruito; torna la sua donna,fisicamente e anagraficamente diversa, ma è sempre lei, torna Dick Laurant il gangster che l’aveva spinta a girare i filmini pornografici, torna Andy e tornano i suoi crimini (l’uccisione di Andy , di Dick Laurant e della moglie), tornano anche quelle note che suonava al club quando la sua testa era altrove, le vuole scacciare e ci riesce,quelle, ma poi tornano le false parole di sua moglie “mi ha offerto un lavoro”, “ci siamo conosciuti a quel tal locale”, parole di tradimento che terminano con un’ ammissione mai avuta da sua moglie ma sempre sentita nel proprio inconscio “non mi avrai mai!”.
Pete Dayton scompare così com’era apparso,resta solo Fred che tenta ancora di fuggire attraverso il mondo creato dai suoi ricordi ma è tardi,mentre immagina che la polizia lo sta inseguendo,il sedile della sua auto(nient’altro che la sedia elettrica) viene oltrepassato da una scarica elettrica e quello che prima era solo un mal di testa ora sono dei violenti scossoni che friggono il cervello del nostro protagonista.
Il mio riassunto è già un’interpretazione del film, semplicistica sicuramente, ma valida in alcuni suoi aspetti: quando il protagonista del film diventa Pete credo si sia tutti d’accordo sul fatto che in realtà quella sia solo una creazione della mente di Fred che tenta di evadere dalle proprie colpe ,più difficile capire che cosa ci sia di vero e reale quando il protagonista è Fred, chi sia in realtà l’uomo misterioso (un simbolo del lato cattivo di Fred, un personaggio davvero esistente che assiste al rapimento del gangster o ha un’altra identità); i tasselli a volte sembrano ricomporsi, a volte si allontanano.
Da notare e tenere come importante spunto di riflessione che il film finisce con la stessa battuta con cui inizia e il protagonista la pronuncia e contemporaneamente la ascolta: per questo motivo questo film (ma anche mulholland drive e altri lavori di Lynch) sono associati al nastro di Moebius,simbolo dell’infinito, l’unica figura che può essere percorsa per tutta la sua superficie senza avere un punto di partenza e uno di arrivo ma che comunque ti riconduce sempre lì dove hai cominciato a percorrerla: questo è il cinema di Lynch, un cinema che vuole raccontare una storia senza dare un inizio e senza dare una fine e probabilmente un film che puoi apprezzare anche se lo vedi in un ordine diverso da quello canonico (alla sua presentazione a Cannes fu apprezzato eppure il terzo rullo del film era stato proiettato prima del secondo).
Lynch inoltre spesso non fornisce neanche il tempo dove avviene ciò che racconta e passato e presente si mescolano (vedi lo scorrere del tempo nella loggia nera di twin peaks)invece il luogo ce lo da quasi sempre (Dune,Twin Peaks,Lost Highway(è il nome di un hotel, evitiamo la traduzione italiana),Mulholland Drive,INLAND EMPIRE(è il nome di un quartiere, assolutamente non tradurre con “l’impero della mente”))come ad indicare che non dobbiamo perderci nei luoghi del film(la strada,il deserto,la casa) ma nel film stesso.
Tornando al nostro film direi che è ottimamente girato e recitato, la colonna sonora originale di Badalamenti è sempre ottima e anche la sceneggiatura,nella sua difficile decifrabilità, è stupenda.
Alla terza visione del film posso dire che rivederlo non aiuta a capirci qualcosa di più anzi le possibili interpretazioni crollano rivedendolo(quella da me fatta qui era quella che avevo in precedenza e ora come ora la sento vacillare)tuttavia il film non perde il suo fascino e il suo humour,però si perde un po’ la tensione(la prima volta mi ero spaventato in un paio di scene e la tensione era stata molto più forte).
Termino qui però credo che tornerò presto con nuove riflessioni che sicuramente non porteranno a trovare un significato universalmente valido per il film, ma del resto nessun film ha un significato universale perché il vero film è quello che crea lo spettatore nella sua mente e nel suo cuore.
Da segnalare anche il delizioso spuntino e l’animato cineforum in cui si è discusso su Lynch in generale e in cui, ancora smarriti dal film appena visto, alcuni giurati pasticciano con i propri ricordi e confondono le proprie identità
Citazione:"Preferisco ricordare le cose a modo mio, non come sono avvenute realmente"
L'email di invito alla serata GFF9D avvertiva il pubblico che il film in programma fa parte della categoria MAXISPlatter, motivo per cui è stato scelto dal sottoscritto come rappresentante asiatico della mia edizione. Non sapevo inizialmente si trattasse di un altro film tratto da un fumetto, mi sono trovato involontariamente con due film fumettosi pur non essendone un amante. Comunque perchè splatter o perchè fumetto la gente non è venuta, Pain si è ritirato all'ultimo momento senza scuse o motivazioni, il Rabido e io ci siamo ritirati nell'intimità della Stanzetta del Terrore, luogo noto per aver influenzato positivamente diverse proiezioni. E così tra un sorso di birra e una pinzata di spaghetti cinesi abbiamo riso e ci siamo esaltati per tutta la serata pur essendo solo in 2, il divertimento sarebbe stato moltiplicato se fossimo stati di più! Peccato.
Riki non è un ragazzo come gli altri, lui è più forte. Fin da bambino lo zio lo mette in guardia di questo potere e più tardi negli anni lo allenerà con un corso da karate kid formato CEPU, in cui Riki impara ad incanalare l'energia e rompere lapidi di pietra al volo. Riki è un ragazzo buono, ama vestire di tinte pastello e giocare agli aereoplanini con la sua ragazzina, ma un giorno per colpa della droga perde tutto quello che gli sta a cuore, si becca 5 proiettili in corpo e finisce in carcere. Caso vuole che in un'ala della prigione venga coltivalo l'oppio, Riki si incazza come una bestia e decide di uccidere tutti, proprio perchè la droga è stata la causa del suicidio della sua amata. Il film quindi si erge, dal punto di vista della trama, su debolissime motivazioni e ridicoli comportamenti da eroe buono, ma non è questo che conta. Tutti vogliamo solo veder combattere Riki, vogliamo che lui vinca, che distrugga tutti nel modo più acrobatico e sanguinolento possibile!
Story of Ricky è un bel filmetto, scorre veloce senza annoiare, sfiora e supera l'assurdo in parecchie occasioni con l'accortezza di non prendersi mai sul serio. La regia è ottima e la sceneggiatura variegata. In film di questo genere si può correre il rischio di imbattersi in una serie infinita di interminabili combattimenti con nemici sempre più forti.. Riki invece è veloce a prenderle e a darle, non annoia mai e soprattutto vince sempre! Pare che il tutto sia stato girato in una scuola, adesso che ci penso certe dinamiche del carcere erano in effetti poco chiare.. per esempio quando parte un combattimento interessante i detenuti fuggono dalle celle per andare all'aperto a tifare.

Per dare un'idea di cosa vi siete persi.. in uno dei primi combattimenti Riki viene accecato con una polvere speciale e gli vengono recisi i tendini del braccio con una coltellata. A terra e quasi spacciato avverte la presenza di un tombino dell'acqua che rompe con una gomitata, generando un geyser che gli permette di sciacquarsi gli occhi. A questo punto può riannodarsi con dita e denti i tendini recisi, poi tira un coppino al suo avversario facendogli schizzare fuori un occhio. Egli riconosce la sua superiorità e fa Karakiri, ma è solo un trucco perchè prima di morire si estrae gli intestini dalla schiena e con questi cerca di strangolare Riki, il quale lo lancia in aria e lo prende al volo in fase discendente con un pugno che gli frantuma la testa!!

Concludendo, anche dal punto di vista estetico il film ha dato soddisfazioni. Alcune fotografie sono davvero intense e su tutte le sequenze di combattimento tra le fiamme. Gli effetti splatter sono artigianali ma ben fatti, solo in un paio di occasioni deludono: la testa di legno che si infilza sui chiodi e il fantoccione finale con i capelli che sembravano quelli della parrucca di Roddi Piper. La colonna sonora è gradevole, contiene un paio di temi sdolcinati davvero belli. Ah dimenticavo, per stare in tema di festival bandistico, Riki è un eccellente suonatore di piffero e sa anche fare 3 note con una foglia (il tema portante della colonna sonora).
